Cari fratelli e sorelle, buon Natale!
Il Natale lo celebriamo di anno in anno, ma è sempre nuovo. Ci porta la stessa notizia che ha sempre qualcosa di nuovo: «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile” (Is 9, 5). E’ l’annuncio del regno di Dio: “Regna il tuo Dio”, viene il Signore tra noi. Viene a portarci la salvezza. Ci considera grandi, importanti, superiori agli angeli. Ecco la bella notizia del Natale: siamo figli di Dio.
Il prologo di san Giovanni lo rimarca a chiare lettere: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”. Se siamo figli siamo anche eredi, portiamo in noi l’impronta della sua gloria. Possediamo una dignità che nessuno potrà toglierci. C’è nel nostro DNA l’impronta della sua immagine. In Lui possiamo ritrovare la gioia di lottare e di vivere per un mondo nuovo, che metta da parte le armi e scelga una volta per sempre la via della pace. Egli è nato ed è venuto tra noi, per donarci il «potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). Abbiamo la certezza di essere figli amati, abbracciati dalla sua misericordia.
Per me questo è il dodicesimo Natale che celebro in diocesi, il primo con voi, qui a San Luca. Ho voluto farlo per dirvi che vi sono vicino anche quando questa comunità viene ingiustamente trattata, se non severamente condannata. Sono qui per rendere omaggio alla Mamma Celeste, alla Madonna della Montagna. Accolta in questa chiesa, essendo il santuario di Polsi chiuso per i lavori di messa in sicurezza. E’ stata per me e per il consiglio di amministrazione del santuario una decisione difficile: tenere chiuso il santuario per i lavori in corso. Nessuno avrebbe voluto chiuderlo neppure temporaneamente e non poter fare la festa del 2 e del 14 settembre, e tantomeno di farla altrove. In una situazione di estrema difficoltà ci siamo affidati al Signore ed alla Madonna che ci hanno illuminato, consigliandoci di portare in questa chiesa la sua sacra immagine. C’era bisogno della sua vicinanza. Lei ha fatto il resto, radunando qui carovane e pellegrini. Come avveniva a Polsi. Non posso che dire grazie a Lei e a quanti di voi sono stati vicini a don Gianluca, al rettore don Tonino, ed anche a me, comprendendo le buone ragioni di certe scelte ed evitando maldicenze e calunnie, minacce ad altro sui social. C’è sempre chi cerca di dividere le comunità.
A breve verrà riconsegnato il santuario rimesso a nuovo dopo un importantissimo intervento di messa in sicurezza antisimica. Man mano che i lavori sono andati avanti ci si è resi conto quanto fossero necessari. Sono stati possibili grazie ai fondi pubblici del PNNR. In questo possiamo vedere un segno concreto di vicinanza delle istituzioni. Lo stesso segno di vicinanza lo possiamo vedere nei lavori della strada che collegherà San Luca a Polsi sul percorso fiumara Bonamico-Farnia. Anche questi lavori molto laboriosi e dispendiosi stanno andando avanti. E confidiamo nella professionalità delle due imprese esecutrici perché entrambi i lavori possano concludersi nella primavera e così poter raggiungere il Santuario in tutta sicurezza.
San Luca merita questa attenzione delle istituzioni. Un’attenzione che si è dimostrata anche in altri interventi pubblici, come quello del campetto di calcio nel bene confiscato consegnato alla parrocchia per le sue attività oratoriali, sociali e formative. Per questo non si può dire che San Luca è abbandonata a se stessa. Le istituzioni hanno consapevolezza che questa comunità merita di essere bene amministrata.
San Luca ha tanti motivi per ringraziare il Signore. Per la varietà e ricchezza del suo territorio che attraverso l’estesa e maestosa fiumara del “Bonamico” unisce il mare Jonio all’Aspromonte; per la vivacità, l’intelligenza e l’intraprendenza dei suoi figli. Per la sua storia e la sua cultura, che ha nello scritture Corrado Alvaro e in padre Stefano De Fiores due punte di diamante.
Padre Stefano De Fiores (San Luca, 2 ottobre 1933 – Catanzaro, 15 aprile 2012) è stato un presbitero monfortano, mariologo di fama internazionale, professore ordinario di Mariologia sistematica alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e presidente dell’Associazione mariologica interdisciplinare italiana.
Corrado Alvaro un grande scrittore e letterato che tutti qui conoscono o dovrebbero conoscere. Uso il condizionale perché è un dovere morale farlo sempre meglio conoscere a cominciare dai più giovani. Vantarsi di lui o farne una bandiera senza conoscerlo è un’offesa alla sua persona. Quest’anno ricorre il 130° anniversario della sua nascita (15 aprile 1895).Ovunque si registrano iniziative culturali in sua memoria.
Questa può essere una bella circostanza per ritrovare compattezza e ridare slancio a quanti sono affascinati dall sua figura di cittadino e grande letterato. Adoperandosi concretamente perché quanti sono affascinati dal suo estro letterario e la stessa Fondazione Alvaro possono dare un concreto contributo per restituire lo scrittore alle nuove generazioni con un approccio contemporaneo. Tutta la comunità di San Luca, ed anche i fedeli di questa parrocchia, devono prestare ancora più attenzione a questa figura di letterato, condividere e promuovere ogni iniziativa, diretta a rivalutare la sua opera e la sua figura, recuperando le radici della sua religiosità e spiritualità di matrice cristiana. Di lui si racconta che, ammalato, avendo ricevuto in dono un presepe opera d’una grande artista di Gioiosa, Donna Gemma, fu preso da grande gioia ed i suoi occhi tornarono a brillare come quando da bambino si recava in chiesa per ammirare il presepe del suo paese. La sua era una religiosità tradizionale molto radicata.
Non tutti però sanno che Alvaro è stato un traduttore del vangelo di Marco ed un attento lettore del Vecchio Testamento. Egli era un inquieto cercatore di Dio, del Dio nascosto che ha rivelato a Mosè il suo nome. Alla domanda di Mosè, che gli chiedeva il suo nome risponde «Io sono colui che sono”. Manifesta così l’identità di un Dio che si rivela nascondendosi, che non si lascia definire con parole umane, la cui realtà trascende l’umano. E’ un Dio ineffabile, indefinibile, il totalmente altro. Corrado Alvaro, attratto dal Vangelo di Marco, che traduce regalandone la prima copia alla madre, è un inquieto cercatore del Dio che si è rivelato in Gesù.
Nel Prologo del Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato viene proclamata la profondità del Mistero dell’incarnazione: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”. E chiarisce: “Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”.
Ecco l’essenza del Natale: il Dio nascosto si rivela in Gesù, assume il suo volto di carne, assume il volto dell’uomo. L’Eterno entra nel tempo, il Tutto si nasconde nel frammento. Dio si spoglia della sua divinità, pur restando Dio, e assume le vesti dell’umanità intera nel corpo di un singolo uomo, chiamato Cristo. Il Natale rappresenta questo evento misterioso e potente, carico di significato per l’umanità. L’immenso amore di Dio per l’aumanità l’ha portato a farsi creatura, sino a morire appeso a una croce. Non dimentichiamoci del Bambino che è nato: è il Salvatore, il Figlio di Dio, l’Emmanuele, in Dio con noi. Rifiutando Lui non può esserci Natale. Quel Bambino fragile, in braccio a sua madre trasmette tenerezza, mitezza, invita ad andare incontro agli ultimi, ai più fragili, a rinnovarci interiormente, a vivere nella sobrietà, ad essere liberi dal potere delle cose e dalla frenesia del consumismo. Senza quel Bimbo a Natale non può esserci gioia. Non bastano le luminarie, i cenoni, la moltiplicazione dei regali. Occorre fare spazio a Dio che si è fatto piccolo per esserci vicino. Non accada più quello che è accaduto a Giuseppe e a Maria che a Betlemme “per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2,7).
Le Sacre Scritture ci parlano del Bambino come del Principe della pace, inviso ed odiato dal «principe di questo mondo» (Gv 12,31), che vediamo in azione a Betlemme, dopo la nascita di Gesù, nella strage degli innocenti. Il Natale c’invita a dire “sì” al Principe della pace, a rinnegare la guerra, ogni guerra, alla logica stessa della guerra, che Papa Francesco definiva “viaggio senza meta, sconfitta senza vincitori, follia senza scuse”. Questo è la guerra. Si sente dire ripetutamente dai Capi di stato di non volere la guerra. Ma non la si vuole veramente solo quando si dice “no” alle armi. Come si può riconoscere in quel Bimbo nel presepe il “principe della pace”, se si pensa alla guerra, se si accresce la produzione, la vendita e il commercio delle armi? La gente, semplice e povera, non vuole la guerra, non vive di armamenti, ma di pane. Se si crede nel Natale non si sceglie la guerra. Facciamo posto al Dio della pace nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nel nostro paese. Volgiamo lo sguardo albambino del presepe e “cresciamo insieme con lui” (Agostino, Discorso 196, 3). Che quel Bimbo porti pace al mondo intero. Buon Natale a tutti.



