UN’ESTATE TRA ARTE E FEDE NELLA DIOCESI DI LOCRI – GERACE EDIZIONE 2017 Il Progetto

 

 UN’ESTATE TRA ARTE E FEDE

NELLA DIOCESI DI LOCRI – GERACE

EDIZIONE 2017

Le opere d’arte sono la testimonianza della bellezza del Creato, quella bellezza suprema che trova la sua origine e il suo compimento in Dio

(Papa Francesco I, La mia idea di arte, Mondadori 2015)

Progetto ideato da GIUSEPPE MANTELLA

Coordinamento del progetto

GIUSEPPE M

 

ANTELLA – DON FABRIZIO COTARDO- DON ANGELO FESTA

PREMESSA

Dal 17 luglio al 14 agosto 2017 si svolgerà presso la cittadella Vescovile di Gerace (RC), il II tirocinio formativo, Un’estate tra Arte e Fede nella Diocesi di Locri-Gerace 2017, parte integrante del Progetto di studio e restauro promosso da Sua Eccellenza Mons. Francesco Oliva, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, ideato da Giuseppe Mantella, coordinato insieme a don Fabrizio Cotardo e don Angelo Festa, in collaborazione con MiBACT (Segretariato Regionale della Calabria), Regione Calabria, Città Metropolitana di Reggio Calabria, Comune di Gerace, al quale aderiscono per la collaborazione scientifica il Dipartimento PAU dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, il corso di Conservazione dell’Università di Trento e Verona, Facoltà di Lettere, Laurea Specialistica in “Conservazione e Insegnamento restauro dei materiali” , ed il Dipartimento dei Beni Culturali, Facoltà di Storia e Beni Culturali della Pontificia Università Gregoriana, l’Università di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, , l’ Accademia di Belle Arti dell’ Aquila e il corso di formazione professionale di “ Collaboratore Restauratore dei Beni Culturali” di Reggio Calabria ,il cui obiettivo è promuovere la conoscenza, il recupero, il restauro, la conservazione e la restituzione, ove possibile, alla loro funzione, dei manufatti storico-artistici di interesse sacro e religioso, individuati come particolarmente bisognosi di attenzione all’interno del territorio della Diocesi di Locri-Gerace.

La Diocesi di Locri – Gerace, che si estende da Monasterace a Bruzzano nella provincia di Reggio Calabria, conserva all’interno delle proprie chiese e santuari opere di particolare rilievo sia dal punto di vista storico artistico che religioso. Si tratta di un patrimonio comune, poco noto e poco valorizzato, proprio per questo bisognoso di una maggiore attenzione che ne promuova la conoscenza, ne garantisca la protezione e, in alcuni casi, la sopravvivenza, per fini di pubblica fruizione.

Per i “beni culturali di interesse religioso”, il ruolo della fruizione assume spesso una valenza che si lega indissolubilmente alla pratica del culto, alla storia della chiesa, del suo popolo; ciò comporta che le istanze di salvaguardia non possano prescindere dalle pratiche devozionali e dal sentimento religioso che ne è parte integrante.

Sarebbe dunque auspicabile, nell’ambito della tutela dei beni culturali di interesse religioso, favorire un clima di fattiva collaborazione tra la Chiesa Cattolica e lo Stato, richiamando quanto esplicitamente affermato nell’Accordo concordatario del 1984 in riferimento «alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese», e ribadito nelle successive intese fra la conferenza dei Vescovi e lo Stato, fino al più recente accorso stipulato fra la CEI e il Ministero per i Beni le attività culturali, firmato a Roma nel gennaio del 2005.

Riconosciuta la rilevanza specifica di beni culturali di interesse ecclesiastico la programmazione degli interventi dovrà prevedere l’apporto di competenze diverse che precedano e affianchino le operazioni conservative, fornendo un quadro completo sulla storia, sulla composizione materica e sullo stato di fatto dei manufatti sui quali si intende intervenire.

Competenze diverse che possano armonizzarsi per fornire quella che Giuliano Volpe, archeologo, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, definisce una visione olistica del “bene”; capace di “conciliare la preziosa e irrinunciabile specializzazione disciplinare con una moderna interdisciplinarità, sollecitando confronti, interazioni, integrazioni, in un continuo dialogo tra saperi umanistici e tecnico-scientifici, abbandonando definitivamente le forme esasperate dello specialismo disciplinare, settoriale e autoreferenziale, incapace non solo di comprendere fenomeni complessi, ma anche di far fronte alle sfide di una tutela non più solo difensivistica, limitata cioè ai (pur necessari) vincoli, ma capace di progettualità e di confronti propositivi con la società contemporanea”. Immaginando un approccio globale e integrato, che sia realmente interdisciplinare, si potrà affrontare la complessità degli interventi.

Sarà dunque opportuno, predisporre “strutture miste di ricerca, formazione, tutela e valorizzazione; coinvolgere nella pianificazione progettuale le università, con la collaborazione sistematica di docenti, ricercatori, tecnici e funzionari, con la condivisione di laboratori, biblioteche, strumentazioni, l’integrazione di competenze e di professionalità, a tutto vantaggio sia della formazione di elevate figure professionali, sia della ricerca e della sperimentazione sia della stessa tutela del patrimonio”.

In tale contesto, indispensabile diverrà l’apporto dell’università, luogo deputato alla ricerca, non solo nel predisporre programmi e metodologie, ma anche nel partecipare attivamente allo svolgimento delle operazioni di studio e approfondimento della conoscenza dei beni oggetto degli interventi che si intendono avviare. Una collaborazione che sarà tanto più proficua quanto più nella sua realizzazione verranno coinvolti, non solo professori e tecnici, ma anche le nuove generazioni che in quelle università si vanno formando. Si immagina infatti di predisporre una partecipazione fattiva e concreta degli studenti che diventino i protagonisti dei progetti conservativi nei quali potranno sperimentare e mettere concretamente alla prova le nozioni acquisite negli anni di studio.  In questo modo l’operato delle strutture miste cui si è fatto riferimento, e che si intende predisporre per progetti di conservazione, potrà divenire anche luogo di formazione per giovani studiosi e ricercatori che, dal confronto e dall’integrazione fra le competenze diverse messe in campo, potranno accrescere il proprio percorso e maturare la propria esperienza.

Proprio per questo il progetto di seguito illustratosi prevede il coinvolgimento, insieme con gli enti preposti alla tutela – che, oltre a dettare le linee guida dei progetti e predisporre i piani di intervento, vigileranno sulla loro esecuzione materiale – anche di ditte private, la cui competenza nel campo del restauro sia comprovata da una pregressa e certificata esperienza. I giovani chiamati a partecipare, ciascuno nel proprio settore, potranno così trovarsi ad operare in un contesto concreto, nel quale potranno dialogare con entità diverse da cui apprendere modi e metodi di un corretto approccio al lavoro e contesti operativi reali grazie ai quali intessere eventuali rapporti professionali che potranno permettere loro, in un futuro che ci si auspica non troppo lontano, un più agevole e diretto ingresso nel mondo del lavoro.

Affinché il progetto che si intende avviare sia davvero di ampio respiro, il reclutamento dei giovani coinvolti nei diversi interventi dovrà rispecchiare la realtà attuale, attingendo ai più diversi contesti formativi nel campo della conservazione. Si prevede infatti che oltre agli studenti del Dipartimento Patrimonio, Architettura, Urbanistica (PAU) dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria diretto dalla Professoressa Francesca Martorano , al corso di Conservazione dell’Università di Trento e Verona facoltà di lettere, laurea specialistica in conservazione; insegnamento restauro dei materiali, professore Sante Guido  ed al Dipartimento dei Beni Culturali, Facoltà di Storia e Beni Culturali della Pontificia Università Gregoriana, professore Ottavio Bucarelli, afferenti alle diverse discipline già richiamate,  debbano essere coinvolti nelle operazioni di studio e recupero anche igiovani iscritti alle  Scuole  per restauratori  ed assistenti restauratori attive in Italia ed all’estero. A fronte di questa apertura, va per contro rimarcato il carattere identitario che si vuole dare all’iniziativa, evidenziando il valore della cultura locale e della tradizione artistica e religiosa del territorio in modo tale che sia proprio la Calabria e la Diocesi di Locri-Gerace con la sua specificità, a costituire carattere distintivo degli interventi: per questo si intende promuovere la pubblicazione di un Bando aperto anche ai giovani della Diocesi, il cui percorso formativo comprenda le discipline interessate, in modo tale che siano soprattutto  le giovani generazioni locresi a prendersi cura della propria terra e della propria storia, facendosi carico di un recupero che, tra arte e cultura, divenga  il luogo del loro riscatto.

 IL PROGETTO

 I laboratori verranno allestiti nei locali della cittadella vescovile di Gerace, le opere oggetto di studio e interventi conservativi sono stati individuati prendendo in considerazione il nord il centro e il sud la Diocesi stessa, con opere segnalate durante tutto l’anno dai parroci, esemplificativi della tipologia degli interventi possibili e ideale prototipo di un futuro piano integrato di recupero e manutenzione da attuarsi sul territorio con continuità.

Se gli enti preposti alla tutela – Soprintendenza e Diocesi – saranno chiamati a fornire indirizzi e direttive e successivamente a coordinare le fasi degli interventi,  le  Università  forniranno  il contributo di studenti e ricercatori specializzati e specializzandi  nell’ambito storico-artistico e archivistico per le specifiche ricerche volte a ricostruire le vicende pregresse dei manufatti, nel campo dell’architettura e del restauro per rilievi grafici, ricostruzioni virtuali e analisi compositive, nel settore delle indagini diagnostiche mirate alla conservazione dei Beni culturali, per analisi qualitative e quantitative delle materie costituenti gli oggetti di intervento.

Mentre gli studenti delle scuole di restauro riconosciute in Italia ed all’estero, si occuperanno della messa in sicurezza delle opere prese in considerazione per il progetto Arte e Fede 2017, come anche gli studenti del corso di restauro delle Accademie di belle arti coinvolte.

Gerace. Cattedrale

 Esternamente l’edificio appare come una fortificazione caratterizzata dall’alta e compatta parete di pietra calcarea, tuttavia gli elementi architettonici si fondono plasticamente in maniera coerente ed armonica. La chiesa venne innalzata nell’ultimo periodo bizantino e terminata in epoca normanna. Ha pianta basilicale a croce latina e terminazione triabsidata; l’interno è diviso in tre grandi navate da una doppia fila di colonne marmoree in stili diversi provenienti da templi e ville di età antica.

L’intervento previsto si concentrerà su centinaia di frammenti in marmi policromi degli altari barocchi, un tempo collocati all’interno del tempio e rimossi nel corso del XIX secolo perché considerati incongrui con le forme rigorose e spoglie della struttura romanica-normanna; abbandonati nel giardino del monastero dei cappuccini di Gerace, giaccionodimenticati da ormai moltissimi anni. Si intende oggi recuperare tali manufatti, proseguendo il faticoso e scientifico lavoro già realizzato su oltre 250 frammenti  nel corso della edizione Arte e Fede 2016, per collocarli nel museo in fase di progettazione presso la stessa Cattedrale, quale significativa testimonianza della storia dell’edificio e delle diverse fasi attraversate con allestimenti e ornamentazioni legate al mutare del gusto nei secoli. La prima operazione che si è già compiuta, in previsione del cantiere da realizzare tra luglio ed agosto 2017, è stata l’individuazione e la ricognizione dei pezzi erratici presenti nel giardino al fine di valutare, con la massima approssimazione, la consistenza dei materiali da recuperare.

Per l’intervento sarà predisposto un laboratorio allestito in loco, dove verranno portati gli elementi marmorei che costituivano gli antichi altari  per procedere quindi  allo studio ed alla loro messa in sicurezza. La storia degli altari verrà indagata grazie alla competenza di ricercatori in campo storico archivistico, mentre altri allievi si occuperanno del rilievo grafico, digitale e 3D dei singoli pezzi per avere un quadro preciso ed esauriente delle parti da ricomporre, anche in modo virtuale, in previsione della loro ricollocazione museale.

Una particolare attenzione verrà data alla tecnica esecutiva degli intarsi marmorei che compongono le specchiature decorative delle mense liturgiche secondo la più tradizionaleornamentazione barocca. I singoli tasselli colorati erano infatti accostati in perfetti incastri a comporre ricchi disegni policromi a schema geometrico o disegno fitomorfo. Incollati con colofonia sono oggi in molti casi soggetti a collassamento con conseguente e paventato distacco; la ricognizione e la catalogazione dei singoli elementi delle antiche crustae marmoree si pone dunque come necessario e imprescindibile momento del progetto conservativo.

Saranno utili alla ricerca e alla redazione del progetto di restauro anche mirate indagini scientifiche volte a circostanziare nel dettaglio lo stato conservativo dei manufatti.Si procederà quindi alla loro messa in sicurezza, alle operazioni diconsolidamento  e pulitura degli stessi, dopo una attenta analisi del loro stato di conservazione.

LE OPERE

Dopo un’attenta ricognizione eseguita  in Diocesi e verificate le diverse criticità  presenti su opere conservate nelle diverse chiese, si è deciso di prendere in considerazione, al fine di eseguire le operazioni  di messa in sicurezza ed in alcuni casi di restauro, opere provenienti dalle chiese di:

Camini, chiesa di Santa Maria Assunta in cielo :

dipinto su tela del XVIII sec. raffigurante “Madonna del Rosario”, cm

dipinto su tela del XVIII sec. raffigurante “Immacolata Concezione”, cm

Siderno superiore, Chiesa di san Nicola

dipinto su tela del XVII sec.  raffigurante Madonna del Lume,

Statua lignea XVIII  raffigurante  “Madonna della Purità”

2 Reliquiari del XVII sec in argento, un frammento di ostensorio del XVII sec.

Bianco: Chiesa matrice

Statua in marmo sec XVI, raffigurante “Santa Caterina di Alessandria”,

Dipinto su tela XVII sec, opera di Francesco Cozza “San Michele Arcangelo”

Stilo: Chiesa di san Francesco

Statua lignea raffigurante San Francesco di Paola opera attribuita a A. Testa XIX sec.

Crocifisso ligneo, opera del XVIII sec

2 Turiboli in argento XVII sec.

Sant’Ilario, Santuario di Sant’Ilario

Dipinto su tela attribuito a Francesco Cozza , XVII sec. “Madonna con Bambino”

Roccella Ionica: Chiesa Matrice

Reliquiario in argento XVIII sec.  contenente le reliquie di   San Vittore

Ostensorio in argento XVII sec.

Pisside in argento opera del XVIII sec

Platì: Chiesa matrice

Paramenti sacri XVIII sec.

Bombile

Statua in marmo raffigurante Madonna della Grotta, Gagini, XVI sec.

Gerace

Dipinto su tela raffigurante San Martino, opera del XVIII sec.

Frammenti marmi policromi, appartenenti agli altari settecenteschi della Cattedrale.

ENTI, ISTITUZIONI E PERSONE

Progetto ideato da: Giuseppe Mantella Restauro opere d’Arte

Coordinamento:  Giuseppe Mantella, Don Fabrizio Cotardo, Don Angelo Festa.

Alta sorveglianza Soprintendenza SABAP RC-VV Calabria : Architetto Mariolina Reggio, Dottoressa Maria Cristina Schiavone .

 PROMOTORI

 Diocesi di Locri – Gerace

Sua Ecc.za Monsignor Francesco Oliva

Regione Calabria

Dott. Salvatore Bullotta

Segretariato Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria

Segretario Regionale Dott. Salvatore Patamia

Con il patrocinio di:

Università Mediterranea di Reggio CalabriaDipartimento PAU

Dipartimento di Patrimonio, Architettura, Urbanistica(PAU) Prof.ssa Francesca Martorano e del Prof. Franco Prampolini

Università di Trento e Verona,

 Il corso di conservazione L’Università di Trento facoltà di lettere laurea specialistica in conservazione; insegnamento: restauro dei materiali, Prof. Sante Guido.

Pontificia Università Gregoriana

Dipartimento dei Beni Culturali, Facoltà di Storia e Beni Culturali della Pontificia Università Gregoriana (Dott. Ottavio Bucarelli).

Università di Napoli Federico II

Accademia di Belle Arti di Napoli

 Accademia di Belle Arti dell’ Aquila

corso di conservazione materiale lapideo

 Corso di formazione professionale di “Collaboratore Restauratore dei Beni Culturali” di Reggio Calabria

 Citta’ Metropolitana di Reggio Calabria

Architetto Francesca Neri

Comune di Gerace

Sindaco Giuseppe Pezzimenti

 Giuseppe Mantella Restauro Opere d’Arte

Nella persona del titolare Dott. Giuseppe Mantella, con la collaborazione di Flavia Gazineo,  Ilaria  Maretta, Silvia Orsi, Laura Liquori,

 CALENDARIO DEGLI INTERVENTI 

GERACE 17 luglio 2017- 14 agosto 2017

 

 

 

 

 

 

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