“Sii profeta a servizio di Dio e della sua Chiesa, non avere paura di denunciare i mali e le ingiustizie” Ordinazione presbiterale di don Giovanni Armeni

17 settembre 2020. Basilica Concattedrale di Gerace.

Messa con rito di Ordinazione presbiterale del diacono Giovanni Armeni.

Omelia

  1. Saluto e dossologia. In comunione d’intenti e di pensieri, salutiamo anzitutto il carissimo confratello don Franco, Vescovo di Locri-Gerace, in ripresa dopo il delicato intervento chirurgico subito, ha scritto pochi giorni fa alla vostra comunità diocesana: «Grazie, Signore, ed abbi pietà della mia debolezza. Insegnami ad essere tra la mia gente dall’altare del dolore ed a seguirti sulla via del calvario, che è l’unico cammino che porta alla vita. Fa’ che non distolga per viltà il mio sguardo dalla tua croce! E che non dimentichi mai che sei tu a guidarci ed a sostenere il nostro cammino anche quando ci sentiamo nel vigore delle forze». Il Signore lo sostenga, perché presto ritorni al suo ministero ordinario! Salutiamo, le persone di vita consacrata, i diaconi, i presbiteri nel cui Collegio questo candidato viene incardinato, i suoi parenti, amici, conoscenti del diacono Giovanni, oggi eletto al ministero presbiterale, chiedendo unanimemente per lui di perseverare nel servizio della volontà di Dio, perché nella vita e nella missione pastorale cerchi unicamente la gloria dell’Altissimo! Saluto i familiari dell’ordinando: il papà si chiama Enzo. il fratello Antonio, le due sorelle Angela ed Elvira. La tua cara mamma Maria Concetta gioisce con te caro don Giovanni dal Cielo. Saluto il rettore del Seminario Maggiore “Pio XI” di Reggio Calabria e l’equipe formativa, tutti i fedeli di questa Chiesa particolare, oggi qui presenti attraverso coloro che sono intervenuti alla celebrazione eucaristica e al rito di ordinazione! Carissimi, in questa Messa con il Rito di ordinazione presbiterale, riflettiamo insieme su tre punti, desunti ciascuno da una delle Letture proclamate: (1) Dio stesso ci parla mediante la bocca del presbitero; (2) siamo scelti per Grazia; (3) il buon profumo di Cristo.

 

  1. Dio stesso ci parla mediante la bocca del presbitero: Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. L’oracolo profetico, riferito oggi da Geremia, riguarda la sua vera e propria “investitura a parlare” che lo raggiunge dall’alto, nonostante la sua giovane età e la sua riconosciuta inadeguatezza nel parlare. Il profeta dovrà andare verso chi Dio stesso gli indica; dovrà parlare loro senza paura e senza reticenza. Il gesto che Dio compie sulla bocca di Geremia (stese la mano, toccò le labbra) indica che chi, come il presbitero unito al Vescovo mediante l’innesto nel collegio presbiterale, è chiamato ad andare ed a parlare agli altri, non fa che prestare a Dio stesso le sue labbra. Le sue parole non sono più soltanto umane, ma fanno eco alle parole stesse di Dio. Nel brano profetico proclamato, siamo di fronte ad una delle confessioni del profeta, dalla quale emergono dei veri e propri caratteri di un ministero della Parola, che sia il profeta, sia gli altri membri del popolo di Dio dovranno svolgere, soprattutto in condizioni difficili. Il ministero della Parola, proprio del profeta, coinvolge anche la comunità ecclesiale. In questo modo le Confessioni di Geremia possono accompagnare anche chi oggi, come te, carissimo Giovanni, viene chiamato al ministero della Parola, gioia e letizia del cuore. Un ministero, però, non esente dall’esperienza amara di opposizione e rifiuto, di sofferenze e di dubbi, ma che viene comunque sorretto dalla presenza del Signore, faro di luce anche nel buio e nell’angoscia. Siamo oggi in tempi di oscurità, non soltanto culturale ed etica, ma anche sanitaria, a causa della pandemia. Lo scrittore Tzvetan Todorov ha scritto che «negli ultimi due o tre secoli abbiamo assistito in Europa a una vera e propria rivoluzione: il riferimento al mondo divino, incarnato dalla religione, ha cominciato a cedere il passo a valori laici. Siamo sempre in rapporto con qualcosa di assoluto e di sacro, che però ha lasciato il cielo per scendere sulla terra. Non si tratta di affermare che da quel momento per gli europei “la religione è morta”. Le esperienze strettamente religiose e la fede in Dio – comunque venga chiamata – non sono affatto scomparse tra i nostri contemporanei. La religione, tuttavia, non rappresenta più il quadro obbligatorio che struttura sia la società nel suo complesso sia l’esperienza degli individui». Tuttavia, anche nel buio e nella tempesta, dobbiamo come Giobbe, annunciare parole dolci o severe dettateci di volta in volta da Dio attraverso la Madre Chiesa: sono questi i compiti essenziali presbitero? Ce lo ricorda il rito di Ordinazione: in primo luogo, predicazione del Vangelo e insegnamento della fede cattolica; poi, compiti di celebrare con devozione e fedeltà i misteri di Cristo secondo la tradizione della Chiesa, specialmente nel sacrificio eucaristico e nel sacramento della Riconciliazione; dedicazione assidua alla preghiera; consacrare se stesso a Dio insieme con Cristo e infine il dovere di promettere al proprio Ordinario rispetto filiale ed obbedienza. Sarai tu, carissimo Giovanni, degno cooperatore dell’ordine episcopale, pronto a far fruttificare la parola del Vangelo con la santità della vita, la predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore delle persone che ti saranno affidate o che il Signore metterà sul tuo cammino. Sii profeta a servizio di Dio e della sua Chiesa, non avere paura di denunciare i mali e le ingiustizie, mai coprirle, il tuo non sia un annuncio che addormenti, ma che inquieti, (Ez 22,28). Il criterio di autenticità è la coerenza tra ciò che il profeta insegna e vive, in modo particolare, l’assenza di ogni interesse (Mi 3,5-6; Ez 13,1-23).

 

  1. Siamo scelti per Grazia, in virtù della quale siamo quelli che siamo. Nella prima Lettera ai cristiani di Corinto, abbiamo ascoltato Paolo fare il resoconto della forza della grazia in lui: una forza che, innestandosi sulla sua persona e personalità, “fatica”, “lavora” nel suo temperamento e nelle sue doti e in tal modo consente di raggiungere, anche a chi è l’ultimo degli apostoli, neppure degno di tale nome, di trasmettere fedelmente il kérygma. In estrema sintesi, l’Apostolo riconosce che la Buona Notizia, che è il Vangelo, ha una sua forza divina, indipendente dagli sforzi umani, che pure vanno garantiti. Per grazia siamo nati, siamo stati battezzati ed i ministri sono stati ordinati. Per nostro tramite si conserva integro il Vangelo che abbiamo ricevuto ed annunciamo: Cristo morto per i nostri peccati, è risorto il terzo giorno e si manifesta a coloro che sono “chiamati”. Tra questi, per grazia ci siamo anche noi, ci sei anche tu carissimo Giovanni e non sarà mai sufficiente il nostro ringraziamento all’Altissimo.

 

  1. Il buon profumo di Cristo: …mi ha cosparso i piedi di profumo. L’immagine a mio avviso più efficace che Gesù utilizza per commentare il gesto della donna peccatrice nella casa del fariseo Simone, è quella del cospargere i piedi di profumo. Più dell’acqua sui piedi o del bacio sulle gambe e dell’olio sulla fronte, sembra quasi di sentire l’intensissimo profumo – tutto quello che era nel vaso – nella sala da pranzo del fariseo. Quella fragranza evoca, nel giorno dell’ordinazione sacerdotale, i profumi e gli aromi del giovedì santo. Della Bibbia conosciamo soprattutto le parole, i colori e le immagini, non altrettanto i profumi come mirra, incenso, balsamo di Giudea, cassia, nardo, galbano, bdellio, cinnamomo, aloe dal legno odorosissimo. Dal Mediterraneo veniva inoltre importato l’olio al mirto, all’aneto o al basilico. Dal Libano giungeva il cedro, dall’India il calamo aromatico e, ai tempi della costruzione del Tempio di Salomone, il legno di sandalo. Dall’Asia minore proveniva il galbano. Da Ceylon s’importava la cannella, e dall’Himalaya il nardo prezioso. Quanto sono importanti i profumi! N2:09 ella scena biblica della benedizione rubata, il vecchio patriarca Isacco viene letteralmente “preso per il naso”. Cieco, ingannato da suo figlio Giacobbe, crede di riconoscere l’odore degli abiti di Esaù. E quando, dopo aver mangiato, Giacobbe gli si avvicinò, Isacco lo baciò, aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse scambiandolo per il figlio maggiore Esaù. Nella celebre scena della peccatrice di oggi, che cosparge di profumo i piedi di Gesù, questi fa osservare a Simone che lui non ha avuto quel gesto di gentilezza nei suoi confronti. I profumi erano rari e costosi e perciò usarli per la testa ed i piedi dell’ospite, era un gesto di munifica ospitalità e di grande riguardo. In un’epoca in cui le donne andavano velate e non partecipavano alla vita pubblica, Gesù si fa seguire dalle donne, verso le quali dimostra un grande amore e un rispetto impensabile per quell’epoca. La donna che cosparge di olio profumato i piedi di Gesù è “una peccatrice di quella città” (forse designata come tale perché adultera, prostituta notoria o forse semplicemente una donna non conformista), eppure, grazie a quel vaso di profumi e al suo gesto d’amore, ottiene dal Salvatore il perdono dei suoi peccati: “perché – come precisa Gesù rivolgendosi al fariseo – ha molto amato”. Carissimo Giovanni, tra i riti esplicativi della tua Ordinazione presbiterale, tra l’altro ti ungerò il palmo delle mani col sacro e profumato crisma: mantieni costante quel profumo nella tua esistenza celibe e casta, e nella tua vita spirituale e ascetica! Così come il Signore Gesù Cristo fu consacrato dal Padre in Spirito Santo e potenza, questo profumo ti custodisca per la santificazione del tuo popolo e per l’offerta del sacrificio. Diffondi quel profumo in tutta la sala eucaristica perché il buon odore di Cristo trasformi in amore ogni gesto compiuto dal popolo cristiano! É profumo di vita, chi, vive di Cristo e per il suo regno (cfr. 2Cor 2,14‑16) Carissimi presbiteri, se ogni cristiano è stato unto con il crisma sulla fronte, noi lo siamo stati anche sulle mani col l’Ordine sacro. Con le nostre mani profumate e purificate anche nel rito del Lavabo, infatti, ci viene chiesto di svolgere il ministero di purificazione nel benedire, nello spezzare il pane dell’Eucaristia, nel rimettere i peccati e nel compiere le altre azioni sacramentali sacerdotali. Oggi, caro Giovanni, con l’ordinazione e con le tue  mani cosparse dell’olio profumato, sei chiamato a effondere dovunque il buon odore di Cristo con la predicazione. Carissimi presbiteri il nardo per eccellenza è Gesù: profumo dell’amore divino tutto effuso nell’offerta di sé sulla croce! Ecco perché il profumo della nostra fede deve avere ragione dei cattivi odori che ammorbano l’aria. Ecco perché, come fa osservare Ignazio di Antiochia, ci dobbiamo rifugiare «nel vangelo come nella carne di Gesù» [1].

 

  1. Tu es sacerdos in aeternum. In eterno, cioè in questa vita e dopo, per sempre. Che tu sia parroco o collaboratore di una parrocchia cittadina o di un paese dei monti o del mare; ovvero curato di un paese sperduto nelle campagne, o aggiunto ai servizi di curia, oppure delegato per un ambito o un settore della pastorale diocesana, tu Giovanni sei destinato a vivere e praticare, con l’aiuto della grazia di Dio, quel per sempre, nel segreto. Purtroppo, -talvolta- nella solitudine, pur sempre e comunque in rapporto col tuo Vescovo (mai senza di lui), in quanto incardinato in un collegio presbiterale. Magari avrai, un Vescovo santo e colto che ti segue e ti sorride, ma non saprai mai se e fino a qual punto gli interessano i concetti forbiti delle tue omelie ovvero la povertà tua e dei poveri che tu assisti. Sarai circondato dalla simpatia di chi ti sta vicino solo se avvertirà in te l’uomo trasparente e l’uomo della speranza, però nessuno entrerà appieno nel romanzo, tutto tuo ed originale, della tua vita. Hai iniziato a scriverlo questo “romanzo”, dopo il capitolo iniziale della vocazione, da te coltivata in intimità con chi ti ha chiamato, negli anni di una sana formazione, che ora continuerai e diventerà permanente, scrivendo le pagine dei capitoli delle tue aspirazioni e delle tue delusioni, delle tue vittorie e delle tue sconfitte. Romanzo di contrasti interiori, di solitudine, oppure anche romanzo che prevede o cerca un’attesa di fraternità? Chi sa, dicono alcuni. Io, invece, ti dico: non un’attesa, ma una reale fraternità da cercare sempre, perché oggi vieni innestato in un collegio sacerdotale attraverso il Vescovo e, dunque, inevitabilmente fratello di ogni membro del presbiterio. Tu es sacerdos in aeternum, ripetitelo spesso, rifletti e meditalo in un tempo di ipocrisie e di menzogne, di promesse fugaci, di esperienza a tempo, di parole date senza giuramenti e non mantenute. Carissimo Giovanni, tu es sacerdos in aeternum è una consegna che ti affido come un motto, un comandamento. Meditalo ogni giorno, soprattutto nei momenti di scoraggiamento, di solitudine, di stanchezza o di tentazione.

 

  1. Conclusione. O Santa Maria Assunta in cielo, Madre del bell’Amore, noi presentiamo a te questo candidato all’Ordine sacro del presbiterato. Ricorda, con la tua Maternità, a noi cristiani la vera unzione, che è il profumo di Cristo: quello che si manifesta attraverso la vita dello Spirito in ogni buona azione e si riverbera nella santificazione della propria vita: “or sia ringraziato Dio il quale ci fa sempre trionfare in Cristo e attraverso noi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza! (2Cor. 2,14). Il tuo Figlio, Vergine assunta in cielo in anima e corpo, conceda misericordia al corpo e all’anima di questo consacrato ed egli riceva su tutta la sua persona, oggi ontologicamente trasformata, l’inesauribile ricchezza del dono profumato dell’amore, della dedizione, dell’annuncio, del perdono, della presidenza dei sacri riti sacrificali, dell’obbedienza fedele al suo Pastore! Amen.

 

✠ P. Vincenzo Bertolone S.d.P.

Arcivescovo di Catanzaro Squillace

 

ph. di Albano Angilletta

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