Servo per amore ORDINAZIONE SACERDOTALE di don Samir Adolfo Vega Morad

ORDINAZIONE SACERDOTALE

DI don Samir Adolfo Vega Morad

(San Nicola di Bari – Bovalino 10 ottobre 2020)

           

            Siamo qui a condividere la gioia della Famiglia di don Ottorino la Pia Società di San Gaetano, partecipando a questo banchetto eucaristico delle nozze dell’Agnello. La nostra gioia è grande per il dono del sacerdozio di questo nostro fratello don Samir, che per l’imposizione delle mani e l’effusione dello Spirito diverrà un ministro di Dio, chiamato ad essere pastore nella Chiesa.

            Ringrazio la Famiglia Gaetanina ed il suo Superiore per questa opportunità di grazia e per il dono alla Chiesa di questo suo figlio in un momento in cui avvertiamo con particolare gravità la crisi vocazionale. Don Samir è un dono grande per la Pia Società di San Gaetano, per tutta la Chiesa, ed anche per la nostra Chiesa. La sua esperienza diaconale ha portato freschezza, entusiasmo e gioia in questa comunità di Bovalino. Divenendo sacerdote sono certo – e tutti ce lo auguriamo – che in obbedienza ai suoi Superiori – continuerà a seminare germi di Vangelo in questa comunità, tra i giovani, in mezzo alla gente, con un’attenzione particolare agli ultimi ed alle periferie, rivolgendo a tutti l’invito a partecipare al banchetto del Regno.

            Sì, già da diacono, caro don Samir, hai fatto l’esperienza del ‘servo per amore’, ora da sacerdote continuerai a servire la chiesa con radicale donazione. Ti sei ben inserito nella realtà di questa parrocchia e della diocesi, non tirandoti indietro di fronte alle difficoltà. Pur provenendo da un paese diverso, non hai avuto difficoltà ad integrarti, mettendo in atto i carismi ricevuti e servendo la comunità con entusiasmo, senza mai arrenderti. D’ora in avanti sarai pastore nella Chiesa. Lo sarai tra la gente per far gustare la bellezza del Vangelo e dell’unione con Gesù. Spesso dovrai faticare incoraggiando a camminare chi rimane indietro. Dovrai essere avanti per indicare il cammino che porta alla vita, a quel banchetto nuziale che fa pregustare sin da questa terra la gioia di sedere alla mensa del pane della vita eterna. A nessuno chiuderai le porte della salvezza. A tutti darai speranza. A chi chiederà il perdono e la remissione dei peccati non mancherai di mostrare il volto misericordioso del Padre. Non dovrai mai far prevalere nella tua vita il tuo “io” esigente. Porrai al centro della tua vita Gesù, quel Gesù che hai incontrato, di cui ti sei innamorato, che t’invita a farti pane spezzato, a partecipare senza riserve alla sua opera. Ogni giorno farai tue le parole del Signore: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Scoprirai il senso della tua vita, pronunciando il tuo ‘sì’ nel donare la vita al Signore, alla chiesa ed al mondo intero. Questo sì quotidiano che rinnoverai all’altare sarà “la sorgente pura della tua gioia” (papa Francesco).

La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, attraverso l’immagine del banchetto nuziale, allude al Regno definitivo, a cui sono convocate tutte le genti, nel giorno in cui Dio eliminerà la morte per sempre ed asciugherà le lacrime su ogni volto. E’ il banchetto del cielo che qui sulla terra pregustiamo nel convito eucaristico.

L’immagine del banchetto è ripresa nella parabola degli invitati alle nozze del figlio del re (Mt 22,1-14). Essa mostra come l’invito del Padre a partecipare al banchetto messianico è rivolto a tutti gli uomini, anche se non tutti accettano di parteciparvi. In realtà accade qualcosa d’inverosimile: i prescelti non accettano di prendere parte alla festa, si scusano col dire di avere altro da fare. C’è chi mostra indifferenza, disinteresse, perfino irritazione, non ritenendo l’invito un guadagno, prigioniero delle sue preoccupazioni, dei suoi interessi ed affari. C’è chi addirittura maltratta e uccide i servi che recapitano l’invito. Ma, nonostante tale rifiuto, la festa nuziale non può essere sospesa. Il re non demorde, manda i suoi servi nelle piazze e ai crocicchi delle strade a radunare tutti quelli che vi si trovano: poveri, abbandonati e diseredati, addirittura buoni e cattivi. Anche i cattivi sono invitati.

Il banchetto nuziale è un’immagine che è riferibile anche al banchetto eucaristico, anticipazione e prefigurazione del banchetto eterno: in esso i fedeli possono pregustare la liturgia della Gerusalemme celeste. L’Eucaristia è un banchetto di festa che Cristo stesso celebra, attraverso il sacerdote, e al quale il cristiano è chiamato a partecipare. Nel banchetto eucaristico ci si ciba del Corpo e del Sangue del Signore, versato per amore. Si rafforza il legame con Gesù, diveniamo membra di un unico corpo, tralci di un’unica vite. Il nostro essere strettamente uniti a Gesù in questa vita ci prepara a condividere la vita eterna, al termine dell’esistenza terrena. In questa prospettiva l’Eucaristia è prefigurazione, ma anche “pegno” e garanzia della salvezza eterna.

Al banchetto eucaristico tutti siamo invitati. Non è un banchetto per pochi intimi. Anche chi sta ai margini, addirittura chi è rigettato e disprezzato è invitato a partecipare. La partecipazione comporta però l’abito della festa, condizione necessaria per vivere in anticipo quella realtà che sarà pienamente realizzata nel convito eterno. Tutti siamo chiamati ad essere commensali, ma nel rispetto delle dovute condizioni. I padri della Chiesa vedono nell’abito nuziale la grazia battesimale, che, grazie alla fede ed alle opere di carità fraterna, ci rende nuove creature.

Come sacerdote, caro don Samir, grazie alla tua azione santificatrice e a quella di ogni sacerdote che consacra il pane ed il vino, è possibile partecipare al banchetto eucaristico e pregustare le realtà del cielo. Avrai il compito dei servi della parabola radunando i fedeli intorno alla mensa domenicale: “Venite alla festa!” e chiamando “Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello”.

Sarai araldo dell’Eucaristia in questo tempo in cui gli stessi cristiani non sembrano avvertire il bisogno del pane eucaristico, disertando facilmente l’Eucaristia domenicale. Dovrai impegnarti molto, per far pregustare il banchetto del Signore. Insieme agli altri presbiteri avrai come primo compito quello di radunare i fedeli nella celebrazione domenicale, insegnando loro che “ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunciamo la morte del Signore, nell’attesa della sua venuta”. Facendo comprendere la priorità dell’Eucaristia nella vita del cristiano. Tutti ne abbiamo bisogno. Senza di essa la nostra vita spirituale inaridisce. Noi cristiani senza Eucaristia non possiamo vivere.

L’Eucarestia domenicale è anche quella sosta che ci rinfranca nella fatica quotidiana: “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (EG 47). Essa c’invita a sostare, mangiando quel pane, che, come ad Elia, ci dà la forza di camminare verso il monte di Dio.

Come ogni sacerdote, sarai chiamato a tenere desta la fede nelle realtà del cielo e nella vita eterna che pregustiamo nel banchetto eucaristico. A chi si accosta alla santa comunione dirai: “Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello” (Ap 19,9). E nominando l’Agnello della cena, richiamerai l’attenzione a quel trono di grazia dov’è assiso l’Agnello immolato (cfr Ap 5,6).

Caro don Samir, vivi l’Eucaristia, sii innamorato di essa, mettila al centro della tua vita e trasmetti a tutti questo tuo amore. Aiuta a riscoprire la bontà di questo pane, “farmaco di immortalità (S. Ignazio d’Antiochia), che predispone alla vita eterna. “Chi mangia di questo pane non morirà in eterno”, dice il Signore. “Dacci di questo pane”. Quando ti sentirai dire questo dai fedeli, vuol dire che hai seminato bene! Il sacerdote è per l’Eucaristia. Non c’è Eucaristia senza sacerdozio. Non per nulla i due sacramenti sono stati istituiti dal Signore nel contesto dell’ultima Cena.

A tutti fai comprendere che il riunirci in assemblea domenicale “non è un momento di evasione in un mondo di sogni, ma è un momento di corroborante serenità comunitaria per resistere alla prova, sotto qualunque forma si presenti: corruzione, tortura, violenza e miseria, così come le conosciamo nel nostro mondo” (X. Léon-Dufour). L’Eucaristia è “sacramento di carità”, una forza di trasformazione della nostra vita nelle dinamiche della carità e della partecipazione alla vita sociale e civile. Il sacerdote dalla sua celebrazione quotidiana attinge energia e vita.

 

Signore Gesù, che hai scelto come tuo sacerdote il diacono Samir,

Tu che ti avvali dell’opera di ogni sacerdote, ministro dell’altare,

per compiere la tua opera di salvezza

rendi tutti noi desiderosi di te, pane di vita eterna.

Aiutaci a riscoprire la centralità dell’Eucaristia domenicale

perché possiamo rinsaldare il nostro legame con Te.

Nella fedeltà alla volontà del Padre,

sostenuti dal dono dello Spirito Santo,

fa che la nostra vita diventi pane spezzato.

Con Maria, donna eucaristica,

madre tua e di ogni sacerdote,

rendici capaci di pregustare la gioia della beatitudine eterna. Amen!

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