Quaresima tra speranze e sofferenze MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2022 di S.E. monsignor Francesco Oliva

MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2022

 Iniziamo il cammino quaresimale accogliendo l’esortazione del Santo Padre a vivere il mercoledì delle Ceneri una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Ucraina. Anche se nelle parrocchie non mancano momenti di preghiera per la pace, chiedo di condividere a livello diocesano la Veglia di preghiera per la pace in Ucraina che si farà il mercoledì delle Ceneri alle ore 21 nella Chiesa Cattedrale in Locri. Il nostro pensiero andrà alla gente dell’Ucraina, che sta attraversando terribili momenti di sofferenza per un’ingiusta guerra di occupazione. Pregare per la pace è difendere un valore che non si può barattare. Occorre perciò “battersi per la pace” (don Tonino Bello). “Oggi abbiamo bisogno di pace sociale nelle città e nel nostro mare”, ribatte il card. Gualtiero Bassetti, a conclusione dell’incontro su Mediterraneo Frontiera di pace, tenutosi a Firenze dal 23 al 27 febbraio scorso.

La Quaresima ci consegna tante speranze insieme a tante sofferenze, legate ancora alla pandemia che l’intera umanità sta sperimentando da oltre due anni, cui si aggiunge ora la paura per una guerra insensata che coinvolge il popolo ucraino e quello russo.

Fratelli e sorelle,

sia la Quaresima un’opportunità per crescere nella relazione col Signore, “per prepararci a vivere il mistero pasquale di Gesù, morto e risorto” e “convertirci ad un modo di stare nel mondo da persone già risorte con Cristo (cfr. Col 3,1)” (Messaggio del Consiglio di presidenza della CEI). Papa Francesco ci indica la via:

Praticando l’amore fraterno verso tutti, siamo uniti a Cristo, che ha dato la sua vita per noi (cfr 2 Cor 5,14-15) e pregustiamo la gioia del Regno dei cieli, quando Dio sarà «tutto in tutti» (1 Cor 15,28)”.

“Stare nel mondo da persone risorte” è l’invito a superare la tentazione di vivere con superficialità un tempo liturgico troppo spesso sbilanciato sul versante della pietà popolare con i suoi riti e le sue tradizioni che rischiano di far perdere la bellezza della novità cristiana. Non dimentichiamo che senza la vita nuova in Cristo e senza una fede vissuta, ogni gesto di culto perde il suo sapore.

Il tempo della pandemia, se da una parte ci ha privato di tanti momenti liturgici che la tradizione popolare ci aveva consegnato, dall’altra ci ha fatto riscoprire la bellezza della preghiera domestica, della solidarietà nella sofferenza, del valore della carità e dell’accoglienza. Spesso abbiamo sentito che nulla può tornare come prima. Cresce la comune preoccupazione per il diminuire della partecipazione del popolo alle attività religiose. Come anche la paura di non riuscire a tornare ai livelli di prima. C’è chi ha già consapevolezza che non si possa più pensare ad un ritorno alla cosiddetta “normalità”, come se niente fosse accaduto. Chiedo al Signore che dia a me, ai sacerdoti e a tutto il popolo fedele la fantasia e la creatività nel pensare nuove vie di rinnovamento pastorale, che tengano conto del tempo presente con le sue attese, paure e speranze.

Cari Fratelli e sorelle,

non rassegniamoci ad una fede vissuta stancamente, nella ripetitività di gesti che non dicono più nulla al cuore dell’uomo, ma che fanno perdere la bellezza e la novità del Vangelo. Anche quando questo comporta più impegnative vie di vita evangelica. Non abbiamo paura di ritornare ad un vangelo “sine glossa”, vissuto senza accomodamenti, “senza calmanti”, come dice papa Francesco. Lasciamoci interpellare dal Signore, che ci aiuta a riscoprire vie nuove ed a scorgere l’azione dello Spirito, che solo può aprire ad un tempo di rinnovamento spirituale.

Questo tempo non è semplicemente segnato dalle restrizioni dovute alla pandemia: è un tempo dello Spirito, un tempo di pienezza, perché porta in sé opportunità di amore creativo che in nessun’altra epoca storica si erano presentate.

Viviamo la nostra fede nella sua connotazione fondamentalmente pasquale, che ci fa guardare la realtà con occhi diversi rispetto a come la vede il mondo. Scopriremo che “una sconfitta può essere una vittoria, una perdita una conquista. Cominciare a vivere la Pasqua, che ci attende al termine del tempo di Quaresima, significa considerare la storia nell’ottica dell’amore, anche se questo comporta di portare la croce propria e altrui”.

Il cammino sinodale ci sta aiutando a maturare un modo nuovo di ascoltare la realtà per giudicarla in modo spirituale e produrre scelte più evangeliche.

Chiediamoci: quale azione dello Spirito è possibile riconoscere in questo nostro tempo? Andando al di là dei meri fatti che accadono, quale lettura spirituale possiamo fare della nostra epoca, per progredire spiritualmente come singoli e come comunità credente? Ed ancora allargando lo sguardo: cosa vuole dirci il Signore con questa recrudescenza della guerra che semina panico e distruzione nella popolazione ucraina, e non solo?

Questa quaresima sia soprattutto tempo di conversione all’ascolto. Lo esige il cammino sinodale. Ce lo chiede il Signore ricordandoci come il primo e più grande dei comandamenti è

«Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore» (Mc 12,29; cfr. Dt 6,4). L’ascolto della Parola di Dio e dei fratelli e delle sorelle, in particolare l’ascolto degli ultimi, è prezioso, poiché ripropone lo stile di Gesù, che prestava ascolto a tutti e soprattutto ai piccoli, agli ammalati, alle donne, ai peccatori, ai poveri, agli esclusi. Solo una Chiesa che ascolta è una Chiesa sinodale sensibile al soffio dello Spirito. Proviamo ad essere chiesa dell’ascolto, libera da ogni forma di sterile clericalismo.

Per questo è importante lasciarsi interpellare sugli ostacoli che incontra l’ascolto libero e sincero nella nostra Chiesa e sulle vie per migliorare il modo di ascoltare.

La Vergine Maria, donna dell’ascolto, ci accompagni in questo tempo e lo renda fecondo di opere buone.

Buon cammino quaresimale!

Locri, dalla sede Vescovile, addì, 2 marzo 2022

✠ Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

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