Presso il lago di Tiberiade Pellegrinaggio in Terra Santa - Il Diario di don Fabrizio Cotardo - 4.

di don Fabrizio Cotardo

23.02.2019

 

Presso il lago di Tiberiade

«Quel mattino in riva al lago

quante cose ho pensato

ogni cosa non ha senso

non so fare il mio mestiere.

Mi sentivo inutile, ma che ci sto a fare,

sei passato per caso e mi hai detto così: Vieni con me, ti darò da fare…».

Queste sono le parole di un canto vocazionale della mia fanciullezza.

Queste sono le parole di un canto vocazionale che raccontano la chiamata dei primi discepoli (Lc 5,1-11).

Queste sono le parole di un canto vocazionale che mi scuote nell’intimo perché mi aiuta a raccontare la mia vocazione.

Oggi siamo stati sul lago di Tiberiade.

Qui il Signore ha chiamato i primi discepoli.

Qui, Risorto, ha conferito il primato a Pietro.

Qui Gesù ha calmato la tempesta.

Mi sono seduto solo, in disparte, sulla riva del lago e ho pianto (e non mi sono vergognato).

Mi sono seduto sul lago e cantando queste parole mi sono profondamente commosso.

Ho pensato a Gesù che passava su quella riva e chiamava i discepoli che, delusi, raccoglievano le reti.

Ho pensato a Gesù quando è passato sulla “riva” della mia vita e mentre, deluso, raccoglievo le “reti” vuote del mio iperattivismo mi ha chiesto di seguirlo.

Ho pensato a Pietro che non capendo fino in fondo la richiesta di Gesù di ributtare le reti in mare, si fida, butta le reti sulla Sua Parola.

Ho pensato a me che ad un certo punto ho dovuto “ributtare in mare le mie reti”, fidandomi di Lui, non delle mie forze, nemmeno delle mie capacità. Anche quando non capivo.

Ho pensato a Pietro che intuisce che Lui è il Signore, si prostra di fronte a Lui e riconosce la propria indegnità.

Ho pensato a me che ogni giorno riscopro la Sua grandezza che sa trarre cose buone dal mio essere sacerdote nonostante i miei limiti, nonostante la mia umanità, le mie infedeltà.

“QUESTA mattina in riva al lago

quante cose ho pensato …” ogni cosa ha acquistato senso.

Qui ho legato il mio cuore perché racconta la storia della Vocazione, della sequela, anche della mia.

È stato un “ritornare” sul posto dove, per la prima volta, ci si è innamorati. E dopo 13 anni ho scoperto che il mio amore è ancora forte, vibrante, appassionato pronto, ancora, a “gettare le reti sulla Sua Parola”.

Abbiamo visitato Tabgha, il luogo dove Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci ed ho chiesto di moltiplicare la fede in ciascuno di noi.

Siamo stati a Cafarnao nella sinagoga dove Gesù ha insegnato, guarito.

Siamo stati a Cafarnao e sulla casa di Pietro abbiamo celebrato l’Eucaristia. In essa ho rinnovato il mio “Sí” per il Signore, per la Chiesa.

Siamo stati sul Monte delle Beatitudini e oggi mi sono sentito beato per il semplice fatto di essere qui e per il grande dono che Dio mi ha concesso: sono Sacerdote e ne sono felice.

Oggi mi sono sentito “beato” perché Lui, il Signore, me lo ha concesso.

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