Polsi: la Croce e Maria Esaltazione della Croce (Polsi 14 settembre 2017) - Omelia di monsignor Francesco Oliva

Carissimi fratelli e sorelle,

siete accorsi numerosi nonostante le mille difficoltà del percorso. Quest’anno con una croce in più per l’incidente mortale accaduto alla signora Rosa sulla strada che conduce qui a Polsi. In lei onoriamo i tanti tanti devoti della Madonna della Montagna. Gente semplice, del popolo, che viene qui solo per devozione e fede in Maria. Gente che non sente di appartenere ad alcuna “onorata  società”. Con tutti voi devoti qui presenti e con quanti altri che per il disagio della strada non sono venuti, vogliamo vivere questa celebrazione dell’esaltazione della Croce. Una festività che ha avuto origine dal ritrovamento della Croce di Gesù (nel 320) da parte di sant’Elena, Madre dell’imperatore Costantino, e dalla consacrazione della chiesa del santo sepolcro in Gerusalemme (nel 335). Secondo la tradizione fu S. Elena a portare un pezzo della croce a Roma, in quella che sarebbe divenuta la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. In questa tradizione religiosa s’innesta il ritrovamento della Croce avvenuto qui a Polsi circa mille anni orsono. Oggi continuiamo a chiederci: che senso ha questa croce nella nostra vita? Quali sono le nostre vere croci? C’è rapporto tra la croce di Cristo e le nostre croci? La nostra fede ci aiuta a vedere nella croce l’albero della vita che ci mostra l’infinito amore di Dio. Nella croce di Cristo, segno di fallimento, scopriamo una via di riscatto. Il riscatto per la nostra terra, il riscatto da ogni forma di sudditanza e umiliazione. E’ il riscatto degli onesti, degli umili, dei semplici, di coloro che accettano la logica dell’amore, che vengono qui solo per pregare. La nostra terra non merita ed ha bisogno di emanciparsi da ogni forma di arroganza mafiosa.

Carissimi fratelli e sorelle,

riscopriamo la Croce di Cristo! Siamo venuti in pellegrinaggio a Polsi, per riscoprire la Croce. Come avvenne per il pastorello tanti anni fa. Con semplicità e soprattutto con l’umiltà del cuore. Riscopriamo la Croce come la via dell’amore radicale di Cristo. Nella croce di Cristo ci sono tutte le nostre sofferenze, le ferite della nostra umanità. Vedo nella croce i cristiani perseguitati per la loro fede, le vittime della violenza, i nostri tradimenti e quotidiane infedeltà, la brutalità dei nostri peccati, la crudeltà del nostro cuore. Vedo tutti gli abbandonati della società, dimenticati dalla nostra indifferenza.

Non lasciamoci scoraggiare dal peso delle nostre croci. E quando sembra che stiamo per cadere o siamo caduti, ritroviamo il coraggio di tendere la mano a “colui che è stato trafitto”. Se sappiamo accettare e portare la croce in unione con Gesù, si apre davanti a noi l’orizzonte della vita e dell’eternità. Cristo ci attira a sè, per unirsi a noi, ed insegnarci ad amare con il suo stesso amore. Non dimentichiamolo: chi ha paura della Croce non sarà mai vero devoto della Croce di Polsi. Ma non lo sarà neanche colui che vede nella croce uno strumento di morte da fuggire: Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore” (papa Francesco).

Siamo venuti in questo Santuario per chiedere al Signore la nostra liberazione attraverso la Croce. Questo nostro santuario conserva i segreti di storie belle di vita cristiana, di perdono, di incontro con Dio attraverso Maria. Ma anche i segni delle tante ferite della nostra terra. Una terra, la nostra, bagnata dal sangue di migliaia di vittime innocenti, che hanno lasciato dietro lacrime amare e il dolore lacerante dei loro cari e conoscenti. Sono ferite che stentano a cicatrizzarsi e che ci addolorano: ogni violenza commessa contro un essere umano è una ferita nella carne dell’umanità;  e in quella di Cristo.

Quest’anno il 21 marzo abbiamo celebrato in diocesi il giorno della memoria delle vittime innocenti delle mafie. Molte di esse appartengono alla Locride. Ricordiamo al Signore e chiediamo per esse il perdono e la pace. Chiediamo il perdono per i loro assassini. Molti hanno già incontrato la giustizia divina, ma tanti sono ancora nelle carceri a scontare la propria pena. A tutti ma anche a quelli che sono rimasti impuniti chiedo: non continuate a vivere nell’infelicità di una vita di peccato che vi uccide ogni giorno e continua a far male a degli innocenti. Pentitevi, chiedete perdono, fate penitenza e tornate al Signore. insieme chiediamo alla Madre del Divin pastore di purificare la nostra terra dal sangue innocente versato da quanti sono stati uccisi ingiustamente. Consegniamo il dolore delle vittime innocenti delle mafie e quello dei loro parenti alla Croce di Polsi, perché, unitamente al sangue innocente del Cristo, converta quanti ancora si fanno forti della loro appartenenza mafiosa e attraverso il perdono siano spezzate le catene della violenza. E’ vero: la violenza produce altra violenza, l’odio altro odio, e la morte altra morte. La Croce trasforma il dolore in sorgente di vita, se da essa accogliamo la forza del perdono e la riconciliazione.

Scopro tanta devozione verso l’immagine sacra della Madonna della Montagna. Essa ci richiama la bellezza del volto di Maria assunta nella gloria di Dio. Col suo sguardo severo di mamma richiama quanti, covando odio nel proprio cuore, ne hanno fatto il proprio simbolo. No, questo non è possibile. Questo è sacrilego. A nessuno è lecito usare l’immagine sacra della Madonna della Montagna di Polsi con le mani grondanti di ingiustizia e sangue, lasciandosi guidare dal propositi di iniquità e dall’arroganza mafiosa. Contemplando il volto della Madre, facciamo in modo che questo non accada più. Non accada più che l’immagine sacra venga associato a propositi di male. Questo luogo e questa croce tengano sempre viva la memoria del dolore innocente, delle tante vite spezzate. Guardare e venerare questa croce ed il volto severo di quella madre c’interpella. La croce si è fatta ritrovare in questo luogo, perché questa terra ne aveva bisogno. E’ la croce che ci ricorda che Gesù nella nostra terra è stato crocifisso ed è morto. Così come continua a morire e a soffrire per noi. Ma è venuto per dirci che Lui che sembrava sconfitto sulla croce è il vero vincitore. E’ venuto a dirci che la mafia non ha l’ultima parola sulla nostra storia, che può essere sconfitta, proprio perché egli è l’amore più forte della morte e della violenza.

Ai piedi della croce di Polsi vorrei poter incontrare tutti coloro che hanno sofferto la violenza criminale e poter dire loro: preghiamo insieme e perdoniamo, in modo da guardare in avanti con fede e speranza. Il Signore, ricco di misericordia e perdono, non volta le spalle a nessuno: “Dio non dimentica mai i suoi figli e non si stanca mai di perdonarci e abbracciarci con sua misericordia, e non dobbiamo stancarci mai di chiedere perdono e credere nella misericordia di Cristo” (papa Francesco).

Questo santuario deve saper guardare in avanti, conservando la memoria del passato sapendone trarre giovamento. Ho accolto ben volentieri il suggerimento di erigere una monumento a don Giuseppe Giovinazzo, trucidato dalla ‘ndrangheta sulla strada di Polsi il primo giugno dl 1989. Servo buono e fedele di questo santuario, è giusto conservarne viva la memoria. Il suo martirio deve essere ricordato come un monito di quanto la violenza criminale possa fare male. Quella di don Giuseppe è una storia amara di sofferenza e di dolore. La sua fede e l’annuncio della riconciliazione e del perdono devono restare una testimonianza viva del suo ministero in questo santuario. Sarà posto un busto marmoreo all’ingresso dell’area sacra del santuario, perché sia occasione di riflessione per il pellegrino. Un invito forte a fermarsi prima di entrare, ed a pregare per  lui, chiedendogli di accompagnarlo ad onorare degnamente la Regina della Montagna.

Preghiamo insieme la Madonna della Montagna perché tutti i credenti e i suoi devoti si uniscano, per divenire costruttori di pace  in una società profondamente rinnovata.

Riscopriamo e abbracciamo la Croce di Polsi, per ritornare alla nostra vera tradizione di fede e devozione mariana. Ritroveremo così la forza per costruire relazioni nuove fondate sull’amore. L’unica via di purificazione per sconfiggere le forze del male è proprio la croce di Polsi, la croce di Cristo! Amen.

Francesco Oliva, vescovo

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