Non perdiamo mai la speranza nel Dio che cammina con noi III Domenica di Quaresima - Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva

III Domenica di Quaresima / A

Messa trasmessa su Telemia

(Cattedrale di Locri h. 10.30)

Una domenica diversa, questa, senza la partecipazione attiva all’Eucaristia. Diversa per chi si nutre di essa con perseveranza. Non certo per chi da tempo l’ha ormai abbandonata. Il divieto di partecipare in assemblea a questa celebrazione è per noi un vero sacrificio, ma necessario per tutelare la nostra e l’altrui salute. Lo facciamo volentieri se questo giova al bene del nostro paese. Non possiamo perciò approvare gli atteggiamenti individualistici improntati a forme diverse di egoismo che portano a non rispettare le indicazioni date in questo momento di emergenza. Ma le disposizioni del momento che non ci permettono di essere insieme attorno all’altare non ci devono far perdere il senso comunitario della domenica, che vede riunite le nostre comunità.

Vorrei salutare tutti i sacerdoti che celebrano l’Eucaristia in privato, da soli nelle chiese. L’Eucaristia fa la chiesa, crea la comunità. Senza l’Eucaristia non c’è la Chiesa. Lo sappiamo bene. E non intendiamo perciò privarci di essa. Ma l’Eucaristia che viene celebrata in tutte le chiese, anche senza la presenza del popolo, è sacramento di unità, di comunione e di condivisione. In questo caso condivisione di una sofferenza che sta interessando l’Italia ed il mondo. Il rischio di contagio da coronavirus tocca tutti in un mondo interconnesso. C’è una globalizzazione che, se spesso favorisce l’indifferenza che crea scarti di umanità, può in altri momenti convertirsi in globalizzazione della solidarietà.

Mi piace vedere sulle tante panche vuote qui davanti a me ciascuno di voi, che seguite da casa questa celebrazione. So che siete in tanti a pregare. Sento vicini e presenti tutti voi che ci seguite attraverso questa emittente Telemia ed i suoi operatori, che ringrazio per la bella e significativa collaborazione.

Prego per tutti voi come penso anche voi fate per me.

C’è qui su questo altare il mistero reale e presente del Cristo incarnato. Quel Cristo che si fa pane e bevanda, Parola di verità che ci cerca, ci viene incontro come va incontro alla Samaritana, con la quale intreccia un intimo dialogo. Lui è lo Sposo, l’atteso, Lei è la samaritana, la donna che, avendo sperimentato tanti fallimenti e delusioni amorose, è in cerca del vero amore, quell’amore che scopre in Gesù, Messia e salvatore. E’ Gesù l’acqua zampillante che ha dissetato la donna samaritana e che disseta ciascuno di noi. In Lui ritroviamo la forza che ci sostiene e ci aiuta a guardare oltre il momento presente. Egli è acqua fresca, pura, che purifica e dà vita.

Vedo qui presente davanti a questo altare chi giorno e notte costantemente in ospedale cura i malati. Prendendosi cura di loro, si prende cura di Cristo stesso.

A tutti i medici e agli infermieri che stanno affrontando questa pandemia, prendendosi cura delle persone malate, esprimo la comune gratitudine. Su di loro conta molto la nostra comunità, sperando che presto si abbia a scoprire il farmaco guaritore. Intorno a loro si ricompatta la nostra comunità civile e religiosa e si realizza un profondo senso di unità e di solidarietà. Quell’unità di cui il nostro paese aveva assolutamente bisogno, per capire come costruire, nel tempo che ci è dato da vivere, le vie per un futuro di speranza e di riconciliazione.

Questa Quaresima è una Quaresima ‘diversa’, ‘speciale’, che può diventare una grande opportunità di recupero di essenzialità, di silenzio, di reciproco aiuto. Un’opportunità per fare un passo indietro rispetto all’attivismo, alla frenesia e al chiasso, che riempivano il nostro tempo e le nostre piazze, facendoci perdere quel centro di unità permanente che abbiamo in Cristo. Colui che – nel racconto del Vangelo di oggi (Gv 4) – offre alla samaritana l’occasione per rileggere la sua vita e riscoprirne la verità.

Viviamo perciò un tempo di provvidenzialità, che ci aiuta a recuperare il senso del silenzio, la coscienza della fragilità, il valore della vita sociale da custodire e tutelare.

Il papa Francesco c’invita a pregare per quanti portano avanti l’organizzazione della vita sociale in queste difficili contingenze.

Non poteva capitarci una Quaresima più completa da certi punti di vista: drammaticamente dura, difficile, ma proprio per questo perfetta. È un camminare nel deserto, andando incontro alla luce della Pasqua, anche se i riti pasquali restano ancora molto incerti nel loro svolgimento. Disponiamoci sin da ora a vivere una quaresima ed una Pasqua diversi, ove – al di là di ogni rito e celebrazione liturgica – rimane l’incontro col Risorto come realtà da vivere e sperimentare nel concreto della vita e nelle scelte quotidiane.  Non lasciamoci prendere dalle paure e dagli sconforti. E soprattutto dalla tentazione del popolo d’Israele, che, sperimentando la sete e la fame nel deserto, imprecava contro Dio, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?». Senza lasciarci prendere dallo stesso dubbio, invochiamo il Signore e chiediamogli: se ci sei, fatti sentire, rendici la certezza della tua vicinanza, la gioia di essere da Te protetti da ogni forma di contagio. Sappiamo – come scrive San Paolo nella II lettura di oggi – che “la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.

Non perdiamo mai questa speranza nel Dio che cammina con noi.

E’ vero, c’è deserto attorno a noi. Ma nel deserto si avverte maggiormente fame e sete. Come fu per il popolo d’Israele. Come fu per Gesù che al pozzo di Sicar in pieno giorno ha chiesto da bere alla donna samaritana. Ma questa – riconoscendo chi le stava accanto – chiese a Gesù: «Signore, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

Chiediamo anche noi quest’acqua. L’acqua viva e zampillante è il Signore stesso che ci accompagna e non si allontana da noi, che si fa nostro cibo e bevanda e c’invita: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò»! (Mt 11, 28).

Buon CAMMINO DI QUARESIMA NEL DESERTO DI UNA VITA OVE POSSIAMO SCOPRIRE DI NON ESSERE SOLI.

 

✠ Francesco Oliva, Vescovo

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