Noi cristiani crediamo in un Dio che si fa prossimo a chi soffre Celebrazione nel Piazzale di fronte all’ex Ospedale di Siderno - Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

III Domenica del Tempo Ordinario
24 gennaio 2021 (Domenica della Parola)
Celebrazione nel Piazzale di fronte all’ex Ospedale di Siderno
Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

 

            Questa celebrazione è un momento di condivisione e di preghiera per le persone malate e per coloro che le assistono, sia nei luoghi di cura che in famiglia. Ci sentiamo vicini a chi soffre e preghiamo per quanti sono venuti a mancare improvvisamente senza neppure il conforto dei propri familiari. Preghiamo per i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario. Lo facciamo con questa Eucaristia, esprimendo loro la nostra vicinanza e rinnovando la nostra fede nella solidarietà fraterna e nel valore della prossimità al malato. Non c’interessiamo di sanità per una questione politica. Guai a politicizzare la sanità! Guai a fare entrare in essa interessi estranei!
            Sappiamo che la nostra Locride sta molto soffrendo a causa dell’espandersi del contagio da COVID-19 ed è tanta la preoccupazione per l’organizzazione della sanità. Lo dimostrate tutti voi con la vostra tenacia ed impegno di partecipazione civile, manifestando davanti a questo ospedale. Insieme a tutti voi desidero richiamare l’attenzione delle istituzioni, chiedendo che questa struttura sanitaria possa recuperare quel ruolo importante per il quale era stata edificata. Non sta a me (non ne sarei capace) indicare la soluzione ad un così grande problema. Condivido il vostro impegno concreto nel chiedere un’adeguata organizzazione della sanità nel territorio, nel rivalutare le strutture sanitarie esistenti, utili in questo tempo di emergenza. Di fronte alle autorità presenti, che ringrazio per la presenza ed il servizio d’ordine svolto, non possiamo non riconoscere che non basta più la buona volontà di tanti medici, infermieri ed operatori sanitari. Ad essi vogliamo dire il nostro grazie. Cari medici, infermieri, personale sanitario, nostri angeli custodi nel momento della sofferenza, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà, noi siamo con voi. Vi diciamo grazie per il servizio che svolgete senza arrendervi di fronte a turni spesso stressanti, senza guardare l’orologio, ma stando il più possibile accanto a chi soffre. Non vogliamo che siate lasciati soli e senza adeguate strutture e attrezzature sanitarie tecnologicamente avanzate. Occorre investire di più in sanità! Lo esige il valore fondamentale della salute! Ci sentiamo offesi quando si specula sulla sanità o si cercano di affermare interessi privati, disperdendo le risorse ad essa destinate. E’ necessario uno sguardo di maggiore attenzione e sensibilità da parte di tutti, per mettere ordine in questo settore, per economizzare al meglio la spesa sanitaria pubblica ed investire in essa in modo razionale maggiori risorse. E’ questa la grande sfida! Una sfida che in questo tempo di pandemia ha messo a nudo tutte le fragilità del nostro territorio. Siamo qui per dire a voce alta che l’organizzazione della sanità c’interessa e che come cittadini non intendiamo arrenderci. La nostra comunità, che non accetta di essere terra ‘perduta e irrecuperabile’ (Corrado Augias), una periferia abbandonata, ha diritto ad una politica sanitaria attenta e rispettosa dei bisogni di cura. Non ci sentiamo cittadini di serie B! Il problema, lo sappiamo tutti, non è solo l’ospedale di Locri: è tutta la sanità del territorio, che preoccupa. In questo contesto anche questa struttura sanitaria può fare la sua parte. Come Chiesa condividiamo questa vostra istanza, ci sentiamo partecipi di questo problema ed intendiamo far sentire la nostra voce. Non dimentichiamo che al centro di tutto ci sono gli ammalati ed il loro bisogno di cura: assicurare loro le cure necessarie è segno di umanità e di civiltà!
            Noi cristiani crediamo in un Dio che si fa prossimo, vicino a chi soffre, vediamo la prossimità al malato ed al sofferente un’espressione del suo amore. Il Dio in cui crediamo si fa buon Samaritano, che con compassione è vicino ad ogni essere umano. E’ questo il Vangelo in cui crediamo, la bella notizia che Gesù ci ha portato: Dio si è fatto uomo e soffre con noi e per noi. Egli è venuto in mezzo a noi per liberarci dal male e guarirci dalle nostre sofferenze. A Nazaret, suo paese di origine, entrato nella sinagoga, aperto il rotolo del profeta Isaia, Gesù legge il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore”. E arrotolato il volume, aggiunge: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». In Lui abbiamo vita e salvezza. Egli è il Salvatore, colui che è venuto a guarire i nostri mali ed a mettere il malato al primo posto nella sua attività: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. Fa passare in secondo ordine la legge umana e religiosa del sabato rispetto al bisogno di cura del malato: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!” Con questo ci mostra che il malato è al di sopra di ogni altro interesse.
            In un altro passo del Vangelo (Mc 3,1-6) Gesù, entrato nella sinagoga, resta colpito dalla sofferenza di un uomo con una mano paralizzata. Se ne prende cura di fronte ai suoi avversari cercavano motivi per accusarlo e stavano a vedere se lo guarisse in giorno di sabato. Gesù disse a quel sofferente: “Àlzati, vieni qui in mezzo!». Ed ai presenti chiese: “È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?”. E guardandoli tutt’intorno, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: “Tendi la mano!”. Egli la tese e la sua mano fu guarita. Con questo Gesù approva e santifica l’operato di quanti in giorno di festa stanno al capezzale del malato, in casa o in ospedale o nei reparti di cura. Nel loro comportamento indica un modo concreto di vivere il comandamento dell’amore e di essere cristiani nei fatti.
            Nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato Gesù, passando lungo la riva del mare di Galilea, chiama i primi apostoli, mentre svolgono il loro lavoro di pescatori. Ad essi dice: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
E: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». Chiede un radicale cambiamento e rivolge l’invito a seguirlo. La conversione richiesta non riguarda solo l’individuo e la sua dimensione privata, ma l’intera società. E’ ogni uomo e tutta la società a dover accogliere questo invito alla conversione. E’ un invito a mettere da parte ogni forma di egoismo, di sete di potere e di ricchezze, a mettere da parte la cultura dell’odio e della violenza, che mette al centro di tutto una economia del disprezzo dell’umano e della vita, che crea scarti, disprezzo dell’ambiente e della casa comune, inquinamento e muri di divisione. Oggi vorrei anche che tutti gioissimo per l’entrata in vigore del Trattato di messa al bando delle armi nucleari, anche se a tutt’oggi non è stato ancora sottoscritto né ratificato dal nostro Paese. E’ comunque un bel passo avanti che fa pensare in positivo, che mostra la capacità del nostro mondo di rettificare le proprie scelte quando essere costituiscono un pericolo per l’umanità. E’ un segno concreto che è possibile cambiare, che la conversione cui invita Gesù è possibile.
            L’invito alla conversione è attuale e riguarda anche noi. La conversione riguarda tutti, anche noi. E’ una conversione che tocca il nostro essere ed agire. E’ invito ad una conversione a 360°, divenendo capaci di uscire da noi stessi, dal nostro individualismo, dalla politica del tornaconto personale. Nella nostra società occorre rivedere tante scelte sbagliate, molte delle quali hanno portato a disattendere le urgenze del mondo della sanità, hanno messo ai margini i poveri e gli ultimi. Conversione è volgere lo sguardo alle persone più esposte e fragili. Senza una radicale conversione sarà difficile ridare slancio al mondo della sanità. E’ questo il Vangelo, la bella notizia che porta gioia. Senza conversione delle persone e delle strutture non usciremo da questa pandemia e sarà molto difficile rimettere su una sanità a dimensione umana.
            Eppure la conversione, se la chiede Gesù, è possibile. Egli chiede di metterci dalla sua parte, di seguirlo, di non chiuderci in noi stessi. Egli vuole consegnarci una bella notizia: Io sono con voi! Non abbiate paura! Ma attenzione: da soli non potere far nulla. Il suo è un messaggio di speranza: la pandemia può essere vinta, c’è un vaccino per tutti, mettete da parte ogni egoismo personale, tornerete a stringervi la mano e ad abbracciarci, i giovani potranno tornare a sognare un mondo rinnovato, starete veramente bene se saprete curare la vostra vita nella sua interezza, nell’anima e nel corpo. Non è ingenuo ottimismo, ma fede nella vita ed in Dio creatore e Signore!
            Affidiamo tutte le persone ammalate, gli operatori sanitari e coloro che si prodigano accanto ai sofferenti, a Maria, Nostra Signora di Portosalvo, Madonna dell’Arco, Salute degli infermi.

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