Nel segno di Maria tutto è possibile 27ma Domenica del Tempo ordinario - la riflessione di S.E. monsignor Francesco Oliva

 

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Riparto da questo Santuario dello Scoglio, per affidare a Maria il prosieguo del cammino pastorale della nostra Chiesa. Nel segno di Maria, tutto è possibile. Così come a Lei, umile serva del Signore, è stato possibile essere la madre del Salvatore. Come Maria siamo chiamati ad essere docili allo Spirito del Signore, in modo da essere resi capaci di ascoltare e vivere la parola di Dio.            La liturgia di questa domenica ci presenta un’immagine molto comune nelle Sacre Scritture: l’immagine della vigna. La vigna richiama il “sogno” di Dio, il progetto che Egli ha sul suo popolo, sul mondo e sull’intero creato. Dio si avvale dell’immagine della vigna, per descrivere il suo rapporto con il suo popolo, un rapporto definito da un amore paziente, appassionato e fedele. Possiamo dire che il sogno-progetto di Dio, descritto attraverso l’immagine della vigna, è mosso dal suo amore eterno ed appassionato per essa. Eppure il sogno di Dio trova tanti ostacoli. Isaia afferma che la vigna, amata e curata, “ha prodotto acini acerbi” (5, 2.4). Dio “si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi”.

La parabola dei vignaioli ripropone lo stesso tema. Il padrone della vigna verso la quale aveva manifestato attenzioni, tanta cura ed affetto l’affida a dei vignaioli e se ne va. L’affida loro, perché la custodiscano, la curano e la facciano fruttificare. In questo modo mette anche alla prova la loro lealtà e fedeltà. Giunto il tempo della vendemmia, manda i suoi servi a raccogliere i frutti. Ma i vignaioli si mostrano arroganti e prepotenti, comportandosi più che da semplici gestori ed amministratori da proprietari arroganti: rifiutano di consegnare il raccolto, maltrattano i servi, al punto di ucciderli. Ma il padrone si mostra paziente: manda altri servi, più numerosi dei primi. Il risultato non cambia: anche verso di loro solo rifiuto e violenza. Alla fine decide di mandare il proprio figlio; ma quei vignaioli lo uccidono pensando di impossessarsi dell’eredità.

Attraverso la metafora della vigna troviamo un richiamo a tutta la storia dell’antico Israele, ove i servi inviati dal padrone rappresentano i profeti, rifiutati nell’esercizio della loro missione di annuncio, perseguiti e maltrattati. Il figlio inviato per ultimo è il Gesù, anch’egli rifiutato e rigettato. Ma il padrone rimane fedele al suo amore appassionato e fedele, anche se tradito, non trova la stessa corrispondenza. Con questa parabola, Gesù si rivolge anzitutto ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè ai “saggi”, alla classe dirigente. E’ ad essi in particolare che Dio ha affidato il suo “sogno”, cioè le sorti del suo popolo eletto, la sua vigna, perché la coltivino, ne abbiano cura e la custodiscano. Il loro compito è coltivare la vigna con impegno, creatività e operosità. Un compito che non riguarda solo l’antico popolo d’Israele, ma anche il nuovo popolo di Dio, la Chiesa. Riguarda anche a noi. La parabola ha una grande attualità. Il Signore affida anche a noi la sua vigna, che è il suo popolo, il mondo creato con le responsabilità di custodirlo e farlo fruttificare. Anche noi siamo chiamati a lavorare insieme ed a cooperare nel progetto di Dio, a far sì che il suo sogno di un mondo più giusto si realizzi. Ma occorre lavorare nella vigna non spadroneggiando e sfruttandola in modo scriteriato, ma nei limiti del compito ricevuto, quello della custodia e della premura attenta. Dobbiamo sempre ricordarci che non siamo noi i padroni assoluti della vigna, ma il Signore. Da noi Egli si attende che la facciamo fruttificare, che non ne abusiamo come fosse oggetto di sfruttamento senza limiti.

In concreto, lavorare nella vigna del Signore è operare:

nel mondo: portare avanti le proprie responsabilità in modo da renderlo veramente umano e vivibile.

Nella chiesa: ciascuno deve operare secondo i carismi e i ministeri ricevuti. La Chiesa con la sua azione nel mondo contribuisce a realizzare il Regno di Dio, ma le sue infedeltà ne rallentano la realizzazione e ne ostacolano i frutti.

Nella famiglia: adoperarsi in modo da renderla spazio di umanità, una comunità di relazioni fraterne e di amicizia.

C’è un particolare della parabola su cui vorrei ritornare. Dopo aver mandato i servi il padrone della vigna continua a mostrarsi paziente e misericordioso: mandò il suo Figlio pensando che avrebbero avuto rispetto di lui. Ma non fu così. Neanche l’invio del Figlio Gesù fece desistere i contadini dalla loro malvagità. Il Vangelo conclude: la pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo. Il Gesù rifiutato diviene il salvatore e redentore, colui che attraverso l’umiliazione della croce porta speranza e salvezza. Attraverso la “pietra di scarto”, attraverso Gesù, che è la prima pietra che i costruttori hanno scartato, possiamo anche dire attraverso situazioni di debolezza e di rifiuto del bene, Dio continua a mantenere in piedi il suo sogno di umanità nuova, conserva la sua misericordia e benevolenza verso il mondo intero. Accade spesso che gli ultimi, i meno considerati, quelli su cui nessuno scommetterebbe nulla, fanno meglio di tanti altri che hanno pensato solo al proprio tornaconto più che all’interesse della vigna ed al compito ricevuto. La parabola dei vignaiuoli infedeli è allora un invito a cooperare a questa storia di amore, diventando custodi e coltivatori della vigna del Signore, perché porti frutti abbondanti, a metterci a servizio di quel mondo nuovo sognato da Dio.

Invochiamo l’intercessione di Maria Santissima, affinché ci aiuti ad essere collaboratori nella vigna del Signore ed a contribuire a realizzare il sogno di Dio sulla nostra terra. Un sogno che prevede l’impegno e la partecipazione di tutti, un lavoro per tutti, lo sviluppo del territorio, il rispetto della legalità ed il superamento di ogni forma di illegalità e criminalità, la cura della casa comune e dell’ambiente. Per questo sentiamoci collaboratori nel progetto/sogno di Dio, ed operiamo nella vigna nel rispetto della consegna del Creatore, camminiamo nel rispetto delle sue leggi anzitutto e delle leggi che rendono la nostra comunità sana ed ordinata. Camminiamo nella legalità. Come afferma san Paolo nella lettera ai Filippesi: “Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” Ed aggiunge: “Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica”. In altri termini, restiamo fedeli a quanto sin da piccoli abbiamo imparato e ricevuto in famiglia o appreso in Chiesa. Non lasciamoci prendere dalla tentazione di seguire altre vie. Non osservando la legge del Signore ci si allontana dal suo progetto. Seguendo le vie illegali della criminalità o facendosene promotori, si rovina il sogno di Dio.

La Parola ascoltata oggi ci chiede di essere cooperatori di un mondo nuovo, quello pensato da Dio al momento della creazione.

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