Lasciamoci illuminare dalla luce di Betlemme Notte di Natale - Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva

Diocesi Locri-Gerace

Solennità del Natale

(Cattedrale di Locri 24 dicembre 2022, ore 23.00)

Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva

mde

In questa santa notte lasciamoci illuminare dalla luce di Betlemme. Siamo noi quel popolo cui fa riferimento il profeta Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. Lo siamo, se siamo pronti ad abbandonare le tenebre del male, della mediocrità, dell’orgoglio, che ci fa sentire superiori agli altri. Non solo ai pastori, anche a noi l’angelo di Dio rivolge l’annuncio gioioso: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.

È l’invito a passare dal timore alla gioia. Non è un passaggio facile. Soprattutto per quanti cercano la propria felicità nell’avere, nelle ricchezze, negli onori e nel potere. Non è facile riconoscere in quel bambino avvolto in fasce il salvatore, il Cristo Signore. Colui che confessiamo come il nostro Salvatore non si è mostrato a noi esibendo forza e potenza. Egli è «l’infinitamente piccolo»! Colui che faceva dire al teologo protestante Bonhoeffer: Cristo nella mangiatoia […] è il Dio che non si vergogna della bassezza dell’uomo, ma vi entra dentro […]. Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è «perduto», ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole, affranto; dove gli uomini dicono perduto, lì egli dice «salvato. Se noi cristiani vogliamo che davvero le ombre della morte siano fugate dalla grande Luce, dobbiamo appropriarci di questo carattere di Dio che si fa piccolo. Non è la grandezza che salva il mondo, ma la piccolezza!

Il Signore, che nasce, ci illumina con la bellezza della sua umiltà e del suo amore! È il Dio che “ha scelto la povertà, la nudità. Ha disprezzato la considerazione degli uomini, quella che proviene dalla ricchezza, dallo splendore, dalla condizione sociale”. Non ha ricercato lo splendore regale. Tutto in Lui avviene nella normalità di una nascita in un luogo sperduto:

“Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio”.

Ciò che fa problema è proprio il disagio estremo di quella nascita, dovuto al fatto che “per loro non c’era posto nell’alloggio”. Il bambino non ha trovato accoglienza, è rifiutato, è straniero in patria, è un immigrato i cui genitori provengono da una regione periferica abitata da gente pagana. È veramente un Dio misterioso, che si nasconde nelle povertà della nostra umanità.

Come possiamo in tanta povertà riconoscere e accogliere “il Verbo che si è fatto carne”?

Lo possiamo, se guardiamo il presepe, se guardiano i pastori, che, “pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge”. Essi erano gente semplice e rozza, che viveva del poco che aveva, legati alle sorti del proprio gregge; erano gli emarginati del tempo. Ma era gente che sapeva cogliere i rumori della notte e lasciarsi attrarre da ogni piccolo barlume di luce. Quando apparve loro l’angelo, la gloria del Signore li avvolse di luce e, pur presi da grande timore, accolsero con prontezza l’invito: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”.

Non restano fermi all’annuncio dell’Angelo, si mettono in moto, cercano nel buio. Riconoscono il Signore nella piccolezza di un neonato in braccio a sua madre.

Ecco la grande sfida di questa notte:

Dio si rivela nella piccolezza, si abbassa, va in cerca degli invisibili, dei pastori. Non ricerca forza e potere, ma tenerezza e piccolezza. Egli prende a cuore la nostra piccolezza, scende a nostro livello. San Paolo ricorda che Gesù “non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,6).

Questa è la storia della salvezza: Dio non ci ha guardato dall’alto per umiliarci e giudicarci; al contrario, si è abbassato fino a lavarci i piedi, guardandoci dal basso e restituendoci dignità”. Lo afferma papa Francesco, per il quale “l’unico momento in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso è per aiutarla a sollevarsi”.

Vogliamo accogliere il Signore? Rivestiamoci di umiltà ed inginocchiamoci davanti alla grotta di Betlemme, dove il Dio che si veste della nostra umanità è al centro e dove gli ultimi ed emarginati occupano il posto più vicino a Lui. Solo facendoci piccoli, umili, semplici, è possibile incontrarlo. Il natale c’invita a riscoprire il valore delle piccole cose: una stretta di mano, un saluto, un gesto di perdono, una visita ad un ammalato, una telefonata ad una persona che non si vede da tempo.

Questo è il Natale vero: Dio viene tra noi, si fa vicino, non cercarlo lontano! È il Natale di un Bimbo povero in braccio a sua madre. Nasce a Betlemme, la “casa del pane”. C’è ancora oggi bisogno di Lui, del suo amore instancabile. È il Dio, che bussa al tuo cuore. È venuto una volta, ritornerà ancora e ti chiede di accoglierlo ancora. È il Natale di un Bimbo annunciato e atteso nel tempo, che nasce lontano dai rumori del mondo e dal chiasso. È l’ora del Dio con noi, che raduna i poveri, i fragili ed i reietti del mondo. Non ama l’effimero e gli inutili affari, allontana la tristezza e l’angoscia. Povero di tutto, per farti ricco di amore. Non aver paura di accogliere con Lui l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato. Qui c’è Dio. Occorre chinarsi, abbassarsi, adorare.

Non perderti dietro alle favole. È vero il Natale del Dio che si fa tenerezza, innamorato della nostra piccolezza. Viviamo un Natale diverso. Per favore, viviamolo in pace, lontani dagli odi e frastuoni, nel silenzio della notte che si apre all’aurora. È la vita di Dio! Se accolto, la storia cambia. Cambia il tuo cuore. Ed il centro non è più il mio o il tuo Io, ma Lui, che nasce e vive per sempre. È il Natale di ogni bimbo che nasce per strada, tra i rifiuti di un mondo senz’anima, in un freddo barcone in cerca di affetto. È il vero Natale del Dio con noi, che in Maria sua madre gioisce e sorride. Lasciamoci sorprendere da questa meraviglia. Viviamo il Natale del Dio, che viene per restare con noi e chiede di prenderci cura dei più poveri, dei deboli, dei fragili, dei profughi e dei senza tetto. È un Dio estroverso, che rifiuta egoismi e chiusure. Lasciamoci avvolgere dalla sua tenerezza. Con gioia annunciamo il suo amore per sempre!

È Natale per tutti! Buon Natale a chi è smarrito e cerca la vita, il perdono, la pace, l’amore. Buon Natale a tutti!

©2022 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Lascia un commento