Lasciamoci guardare da Maria FESTA DELLA MADONNA DELLA GROTTA (Bombile - 1 maggio 2020) - Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva

FESTA DELLA MADONNA DELLA GROTTA

(Bombile – 1 maggio 2020)

 

Quando ci rivolgiamo alla mamma c’è sempre in noi un sentimento di speranza. La mamma ascolta i suoi figli e dona loro fiducia. Maria ci ridona speranza attraverso il Figlio Gesù. Nella prospettiva dei cieli nuovi e della terra nuova: «E vidi un cielo nuovo e una terra nuova» (Ap 21,1).

Siamo in un momento in cui tutti ci aspettiamo qualcosa di nuovo: magari la fine di questa pandemia, inizio di un periodo di minori restrizioni in condizioni di sicurezza di fronte al pericolo del contagio. Questa sete di novità che c’è nel nostro cuore non riguarda solo noi stessi, ma il mondo intero. Nel nostro mondo globalizzato siamo tutti interconnessi. Mai come in questo tempo il contagio di uno mette a rischio la salute dell’altro: ogni comportamento corretto e prudente giova all’altro e viceversa la disattenzione dell’uno grava sull’altro. E allora ecco il desiderio che qualcosa di nuovo accada. Questa attesa non è destinata alla frustrazione ed al nulla.

Una nota di speranza ci viene oggi in questo luogo sacro che continuità la tradizione mariana dello storico Santuario della Madonna della grotta. La bellissima statua che qui veneriamo ci dà tanta serenità e fiducia: dà volto alla madre che vuole condividere con noi la gioia dell’annuncio dell’angelo: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E’ risorto” (Mt 28, 1-10). E’ un annuncio della vittoria della vita sulla morte, della gioia sulla tristezza. Un invito a non aver paura che Gesù Risorto rinnova ai discepoli: “Non temete, andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno” (Mt 28, 10).

Non abbiate paura”, “Non temete” ridanno gioia e speranza. Il Risorto, nostra speranza, dirada le nostre paure. Sorge un’aurora nuova in mondo avvolto dalle tenebre. Nessuna vera novità sarebbe possibile senza la pasqua, l’evento che trasforma la nostra esistenza in una vicenda salvifica. Sulla croce Gesù s’è offerto come vittima di espiazione ed ha stabilito una nuova alleanza. E’ l’alleanza che ci proietta verso cieli nuovi e terra nuova. Noi possiamo partecipare con Gesù a questo evento di vita e di resurrezione. Risorti con Lui possiamo essere liberati dagli affanni delle cose della terra ed avere lo sguardo rivolto alle realtà che stanno oltre.

Per noi Maria è tempio dello Spirito Santo, dimora di Dio tra gli uomini (Ap 21,1-5). E’ lei che ci avvicina a Dio e ci mostra suo Figlio Gesù. Anche noi siamo suoi figli e non smetteremo mai di implorare il suo aiuto e di restare vicini a Le. Lasciamoci guardare da lei. In questo difficile momento, in cui ci siamo sconvolti da un virus invisibile che minaccia la nostra vita. Quando lei ci guarda, vede la nostra condizione e la nostra sofferenza. Per lei non conta il nostro peccato quanto l’essere figli. Maria ci tiene per mano come le madri tengono per mano i loro figli e li accompagnano con pazienza nella loro crescita. Lei è la donna che crea nella Chiesa l’atmosfera della casa, abitata dal Dio della novità. Nelle nostre case ove siamo da tempo segregati, possiamo vivere questa sua presenza amorevole.

Papa Francesco c’invita a riscoprire la bellezza di pregare il Rosario a casa in questo mese di maggio. Il rosario fatto a casa ci aiuta a riscoprire la preghiera mariana in una dimensione particolare, “quella domestica, che le restrizioni della pandemia ci hanno “costretto” a valorizzare, anche dal punto di vista spirituale”.

Oggi primo maggio, festa di San Giuseppe lavoratore e del mondo del lavoro, rinnoviamo la nostra disponibilità ad essere collaboratori di Dio nell’edificazione della creazione. Possiamo esserlo con il nostro lavoro obbedendo alla missione che ci ha affidato il Creatore. Sin dagli inizi Egli ha posto “l’uomo e la donna nel giardino di Eden, perché lo coltivassero e lo custodissero (Gen 2,15). Il lavoro per questo non è un optional, ma un’esigenza fondamentale. Senza il lavoro l’uomo perde la sua dignità e viene stravolta la sua missione nell’opera della creazione. Il lavoro dà dignità all’uomo. Questa dignità è negata a chi è costretto a lavorare come uno schiavo, senza un orario definito, sottopagato, senza alcun riconoscimento dei diritti di legge, in condizione di insicurezza sul posto di lavoro. Penso anche alle tante badanti che pur svolgendo un servizio essenziale in casa il loro lavoro non viene riconosciuto. Il lavoro che manca è un’offesa gravissima alla dignità della nostra gente. Ed i sistemi economici e finanziari e l’organizzazione sociale e politica che poco fanno per dare soluzione a questa mancanza sono una grave forma d’ingiustizia. Oggi alla Madonna della Grotta consegno il grido di aiuto di tanti padri di famiglia e di tanti giovani: “lavoro, lavoro, lavoro”. Lo chiedo per il bene ed il futuro di questa terra che di lavoro ne produce veramente poco e che senza il lavoro rischia di divenire un deserto.

A Te Madonna della grotta, raccomando i figli che non hanno lavoro, c’è chi un lavoro non l’ha mai avuto. Volgi il tuo sguardo di benevolenza su coloro che a seguito del contagio covid-19 hanno perso il lavoro, sulle famiglie che soffrono la povertà e l’incertezza del domani. Allontana da questa terra lo spettro della disoccupazione.

A Te Madonna della grotta, presento umilmente la richiesta di questa gente: Che tutti abbiamo un lavoro! Tu sai che spesso, anche quando il lavoro c’è, è precario, temporaneo, malpagato, lontano dall’essere un lavoro libero, creativo, partecipativo, solidale (EG 192). Accogli e sostieni il sogno di “un’economia che metta al centro la persona, la dignità del lavoratore e sappia mettersi in sintonia con l’ambiente naturale senza violentarlo, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile”. Dona coraggio e forza a quanti lavorano nell’assistenza e cura dei malati di covid-19, al personale medico e sanitario, professionale e volontario, ai cappellani degli ospedali e ai sacerdoti che sono vicini agli ammalati, a quanti li assistono con benevolenza. Anche tu, San Giuseppe Lavoratore, che hai avuto la custodia della santa famiglia e te ne sei preso cura, sii nostra icona di speranza. Amen!

✠ Francesco Oliva

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Lascia un commento