La Veglia Pasquale cuore del mistero cristiano Indicazioni liturgico-pastorali

Indicazioni liturgico-pastorali

 

La Veglia Pasquale

cuore del mistero cristiano

 

 

Premessa

 

Per antichissima tradizione nella notte di Pasqua si celebra la grande Veglia “in onore del Signore”, detta “madre di tutte le sante veglie” (S. Agostino). In questa notte il Signore “è passato” per salvare e liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù; in questa notte Cristo “è passato” alla vita vincendo la morte. In essa la Chiesa annuncia e celebra la Risurrezione del Signore, fondamento della nostra fede e della nostra speranza. Anche se per la Chiesa che celebra è sempre Pasqua e la domenica è celebrazione della Pasqua, la ricorrenza annuale ha un’intensità impareggiabile: per la solennità e ricchezza dei simboli “ci rappresenta quasi visivamente il ricordo dell’evento” (S. Agostino).

 

Fedeltà alla tradizione vivente della Chiesa

 

La Pasqua, grazie allo Spirito che ci accompagna, ci fa rivivere l’esperienza, che del Risorto, ha fatto la comunità apostolica alle origini della Chiesa. Come Popolo di Dio, pellegrino nel tempo, possiamo oggi rivivere questa esperienza trasmessa e attualizzata nella fede, nel culto e nella comunione; possiamo vivere l’incontro con il Risorto, “non solo come una cosa del passato, ma nella comunione presente della fede, della liturgia, della vita della Chiesa” (papa Benedetto XVI). Questa è l’autentica Tradizione della Chiesa, la vera tradizione della Chiesa, che non è mai “trasmissione di cose o di parole, una collezione di cose morte”.

Non lasciamo che la tradizione vivente sia opacizzata dalle tradizioni degli uomini, le diverse tradizioni popolari, che, pur attraenti e rispondenti alle istanze della gente, rischiano di dare prevalenza agli elementi secondari, spettacolari ed emotivi, estinguendo l’afflato spirituale che ne era all’origine. Non lasciamo che le nostre comunità si lascino prendere dalla nostalgia di un passato che non c’è più e perdano il contatto con questa realtà vivente. La legittimità e verità dei riti e delle tradizioni popolari si misura dalla capacità di ridestare e mantenere in vita il legame con l’esperienza dell’incontro col Risorto.

In questa prospettiva si è posto il recente Convegno liturgico del 25 e 26 febbraio scorso, che ci ha offerto preziose indicazioni per la Veglia Pasquale, che non vogliamo far cadere. Esse richiamano quanto già prescritto nella Lettera Paschalis sollemnitatis della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (16 gennaio 1988), nel Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (17 dicembre 2001) e negli Orientamenti liturgico-pastorali e norme per le feste religiose, che ho consegnato unitamente alla lettera pastorale “Oltre la soglia lungo il cammino della storia  (2015). Tali orientamenti vanno accolti ed osservati in spirito di umiltà e di fedeltà alla tradizione liturgica della Chiesa.

La prima disponibilità che chiedo è quella di non aver paura di intraprendere un percorso di purificazione della nostra fede di stampo tradizionale, troppo spessa condizionata da forme stereotipi, vuote di valore, che rischiano di oscurare il vero significato dei riti liturgici. Le comunità parrocchiali devono prepararsi alla Pasqua durante la Quaresima, seguendo un cammino spirituale e liturgico, nel quale siano coinvolti i consigli pastorali, i cori e i gruppi liturgici, le confraternite. In esso i fedeli siano accompagnati, illuminati ed istruiti nella comprensione dei riti della Settimana Santa.

In particolare, sia adeguatamente preparato il Triduo Pasquale, coinvolgendo il consiglio pastorale, il coro e il gruppo liturgico. Sono giorni da vivere con grande partecipazione interiore. Ciò è possibile solo se vi è stata una specifica preparazione.

 

Alcune indicazioni liturgico-pastorali

 

  1. Sul Triduo pasquale

 

  1. Si educhino i fedeli al senso della liturgia, preparandoli a vivere i vari momenti della settimana santa ed avendo cura di spiegare nel migliore dei modi il significato e la struttura dei riti che si celebrano e di prepararli a una partecipazione attiva e fruttuosa.
  2. Grande attenzione sia data alla liturgia del Triduo Pasquale che culmina nella grande Veglia, in cui la chiesa celebra i misteri dell’umana redenzione dalla Messa vespertina del giovedì nella Cena del Signore fino ai vespri della Domenica di Risurrezione. Questo tempo è chiamato il “triduo del crocifisso, del sepolto e del risorto” o anche “triduo pasquale”, perché con la sua celebrazione è reso presente e si compie il mistero della Pasqua, cioè il passaggio del Signore da questo mondo al Padre. Con la celebrazione di questo mistero la chiesa, attraverso i segni liturgici e sacramentali, si associa in intima comunione con Cristo suo sposo.
  3. Il Triduo Pasquale va celebrato nelle chiese parrocchiali, evitando di duplicarlo in quelle non parrocchiali e raccogliendo in unità le comunità parrocchiali più piccole e vicine, soprattutto se affidate allo stesso sacerdote o quando per la vicinanza delle chiese o per lo scarso numero dei partecipanti non possa aversi una celebrazione ben preparata e solenne. Si tenga conto che per compiere convenientemente le celebrazioni del triduo pasquale, si richiede un congruo numero di ministri e di ministranti, che devono essere accuratamente istruiti su ciò che dovranno compiere.
  4. Si cerchi, con l’aiuto dell’ufficio liturgico, di trovare le giuste soluzioni per i riti della pietà popolare legati ai giorni del Triduo.
  5. Si aiutino i fedeli a riscoprire il senso spirituale del sabato santo, in cui la chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e morte, la discesa agli inferi e aspettando nella preghiera e nel digiuno la sua risurrezione. Raccomando la celebrazione dell’Ufficio delle letture e delle Lodi mattutine con la partecipazione del popolo.  Dove ciò non è possibile, sia prevista una celebrazione della parola di Dio o qualche altro pio esercizio rispondente al mistero di questo giorno. Restino esposte nella chiesa per la venerazione dei fedeli l’immagine del Cristo crocifisso o deposto nel sepolcro o un’immagine della sua discesa agli inferi, che illustra il mistero del sabato santo; ovvero l’immagine della beata Maria vergine addolorata. Ricordo che in questo giorno la chiesa si astiene del tutto dal celebrare il sacrificio della Messa. La santa Comunione si può dare soltanto in forma di viatico. Non è consentita la celebrazione dei sacramenti, eccetto quelli della penitenza e dell’unzione degli infermi.

 

  1. Sulla Veglia pasquale

 

  1. La Veglia pasquale ha un’impostazione liturgica che non può essere modificata a proprio arbitrio: dopo il “lucernario” ed il “preconio pasquale” (prima parte), la Chiesa nella liturgia della Parola medita sulle meraviglie compiute dal Signore sin dalla creazione (seconda parte) e nella liturgia battesimale con i suoi membri rigenerati nel Battesimo (terza parte) è invitata alla Mensa Eucaristica, memoriale della morte e risurrezione del Signore, in attesa della Sua venuta (quarta parte). Nella partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore, offre sè stessa in sacrificio spirituale, per essere sempre più inserita nella sua Pasqua.
  2. La Veglia Pasquale sia curata con attenzione e diligenza nella sua bellezza ed armonia, in modo da offrire al popolo cristiano la ricchezza dei riti e delle orazioni. E’ importante che sia rispettata la verità dei segni, che sia favorita la partecipazione dei fedeli, che venga assicurata nella celebrazione la presenza dei ministranti, dei lettori e della “schola” dei cantori. Si favorisca altresì la partecipazione e coinvolgimento dei gruppi, dei movimenti e delle associazioni, in modo che tutti, riuniti insieme, possano sperimentare il senso di appartenenza alla comunità ecclesiale.
  3. La Veglia pasquale deve svolgersi di notte e terminare prima dell’alba della domenica. Usanze e consuetudini contrarie, che talvolta si verificano, così da anticipare l’ora della celebrazione della veglia pasquale nelle ore in cui di solito si celebrano le messe prefestive della domenica, non sono ammessi.
  4. La Veglia Pasquale inizia al di fuori dalla chiesa davanti al fuoco. Il fuoco nuovo e la luce del cero sono simboli di Gesù risorto che vince le tenebre del male. In un luogo adatto, si prepari il rogo per la benedizione del nuovo fuoco, la cui fiamma deve essere tale da dissipare l’oscurità ed illuminare la notte. I fedeli si raccolgono intorno al fuoco, avendo in mano una candela.
  5. Nel rispetto della verità del segno, si prepari il Cero Pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, mai fittizio, per poter significare che Cristo è la Luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicate nel Messale.
  6. La processione, con cui il popolo fa ingresso nella chiesa, deve essere guidata dalla sola luce del cero pasquale. Ad ogni sosta, si accendono al cero successivamente le candele del sacerdote, dei ministri e dei fedeli e infine quelle della chiesa. In tal modo la chiesa è progressivamente illuminata, l’oscurità è vinta dalla luce.
  7. Il Preconio Pasquale sia cantato dal diacono o in sua assenza dallo stesso sacerdote o da un cantore, in modo che sia evidente che il culmine della liturgia del fuoco o della luce è il canto dell’Exultet, che, per primo, nella liturgia e nella tradizione della Chiesa, dopo l’acclamazione a “Cristo Luce del mondo” all’ingresso del Cero nella chiesa al buio, saluta la Risurrezione del Signore.
  8. La lettura dei testi biblici è parte essenziale della Veglia pasquale. La proclamazione delle letture previste dalla Liturgia della Parola sia adeguatamente preparata. Tutte le letture siano lette, dovunque sia possibile, in modo da rispettare completamente la natura della veglia pasquale, che esige il tempo dovuto. Tuttavia dove le circostanze di natura pastorale richiedono di ridurre il numero delle letture, se ne leggano almeno tre dall’Antico Testamento; non venga mai omessa la lettura del cap. 14 dell’Esodo con il suo cantico. La liturgia della Parola è essa stessa una meditazione alla luce dei riti che si compiono, per cui l’omelia del sacerdote, a carattere kerigmatico ed esortativo, sarà breve, immediata ed efficace.
  9. Il Canto del Gloria sigilla l’itinerario della lettura dell’Antico Testamento compreso alla luce del Risorto e ne è l’inno gioioso che prepara ad accogliere l’annunzio della Resurrezione nell’Epistola, nel Rito del Canto dell’Alleluia e nella proclamazione solenne del Vangelo. Può essere accompagnato dal suono delle Campane che nel ritmo ascensionale della Veglia, rompe il silenzio, anche ad esse imposto all’inizio del Triduo, e dal suono pieno dell’organo.
  10. Il Vangelo sia proclamato solennemente, possibilmente leggendolo dall’Evangeliario, che, portato in processione all’ambone, senza candele, come prescritto dalle rubriche, ma, alla sola luce del Cero, è simbolo del Risorto che parla alla Chiesa e la invia ad annunciare la Risurrezione.
  11. La liturgia battesimale associa alla Pasqua di Cristo la nostra. Pertanto, la Veglia pasquale è vissuta in pienezza, quando la comunità  può presentare degli adulti o dei bambini per il battesimo. Ma anche quando questo non è possibile, la comunità sia consapevole del fatto che il suo rinnovamento pasquale esige un impegno più grande nell’attuazione delle promesse battesimali. La benedizione dell’acqua battesimale avvenga al fonte e, dovendo celebrare la Veglia nelle chiese parrocchiali, si usi la formula per la benedizione del fonte, anche quando non ci sono battezzandi.
  12. Non si tralascino le Preghiere dei fedeli e la processione offertoriale che porti all’altare il pane (le ostie), il vino e l’acqua, nonché doni per i poveri.
  13. Culmine dell’intera Veglia è la Comunione Eucaristica che si abbia cura di fare sotto entrambe le specie del pane e del vino consacrate nella stessa celebrazione della Veglia.

 

  1. Una prassi da evitare

 

Si deve evitare l’usanza di svelare, o far salire (con effetti scenici tra i più vari) la statua di Gesù Risorto distogliendo dall’autentico significato del rito che si sta celebrando, risultando un elemento “di disturbo” nella strutturazione della Veglia stessa. Diverse sono le ragioni che la dissuadono:

 

  1. Il rischio di far passare erroneamente il messaggio che vi sia un momento preciso della Veglia in cui risorgerebbe Gesù e che tale sarebbe il canto del Gloria, quando invece la celebrazione della Risurrezione non è rappresentazione (mimesi) di un evento a cui nessuno ha mai direttamente assistito, ma azione liturgica (anamnesi) ovvero presenza misterica dell’evento pasquale dell’evento annunciato e testimoniato dagli Apostoli. Gesù è risorto e i fedeli lo incontrano nella celebrazione della Veglia già nel fuoco nuovo acceso e benedetto, come in tutto il prosieguo della Veglia nelle diverse parti in cui è strutturata.

 

  1. La perdita del ritmo ascensionale della Liturgia della Parola che culmina non nel canto del Gloria ma nel rito del canto dell’Alleluia e del canto del Vangelo della Risurrezione. Ciò evidenzia che l’annuncio della Resurrezione è frutto della testimonianza apostolica raccolta nella Parola di salvezza del Vangelo, possibile ancora oggi attraverso la testimonianza di fede, speranza e carità operosa in ciascuno di noi e nella chiesa nella sua interezza.

 

  1. La statua del Cristo risorto va collocata precedentemente nel luogo in cui sarà esposta alla venerazione dei fedeli, in modo che all’accensione delle luci della Chiesa essa appaia già visibile ai fedeli e la si incensi unitamente al Cero pasquale. Rimanga esposta per la durata della Veglia e per tutto il giorno di Pasqua, ma sia riposta nel luogo in cui viene solitamente conservata dopo i Secondi Vespri della Domenica di Resurrezione.

 

  1. Il Cero Pasquale

 

Il Cero Pasquale, che è il vero simbolo del Risorto, si collochi presso l’ambone o vicino all’altare, e rimanga acceso in tutte le celebrazioni liturgiche del Tempo Pasquale sino alla domenica di Pentecoste. In seguito il Cero venga conservato con il dovuto onore nel battistero, per accendere alla sua fiamma le candele dei neo-battezzati nella celebrazione del battesimo. Nella celebrazione delle esequie il cero pasquale sia collocato accanto al feretro, ad indicare che la morte è per il cristiano la sua vera pasqua. Non si accenda il cero pasquale fuori del tempo di Pasqua né venga conservato nel presbiterio

 

  1. Sulla tradizione dell’Affruntata o Cunfrunta

 

Laddove il giorno di Pasqua è presente la tradizione dell’Affruntata o Cunfrunta, che rappresenta a livello popolare l’incontro della Madre con il Figlio Risorto, occorre fare di tutto perché il suo svolgimento non interferisca con la celebrazione liturgica più solenne della domenica di Pasqua né abbia a prevalere su di essa. Il su richiamato Direttorio sulla Pietà popolare e la Liturgia raccomanda di evitare inappropriate commistioni.

 

  1. Disposizioni finali

 

  1. Affido all’Ufficio liturgico di seguire con diligenza l’applicazione di queste disposizioni e di dare seguito ad ogni eventuale richiesta di aiuto e di chiarimento, prevedendo ed organizzando momenti di formazione.

 

Ogni sacerdote ed operatore pastorale deve attenersi a queste disposizioni accogliendole come scelta di amore alla Chiesa, che unisce in un solo cuore ed in un’anima sola la comunità credente. Il loro rispetto aiuta a cogliere la preziosità dei riti liturgici ed a vivere il senso dei riti e delle azioni liturgiche tra loro connesse, superando ogni eccesso di spettacolarizzare coreografica.

Francesco Oliva, Vescovo

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