La gioia di un nuovo inizio TE DEUM di fine d’anno 2021 (Cattedrale 31 dicembre 2021 – OMELIA)

 

TE DEUM di fine d’anno 2021

(Cattedrale 31 dicembre 2021 – OMELIA)

In questa liturgia di fine d’anno è facile volgere lo sguardo al passato, ripensare al cammino fatto con particolare attenzione alle opere compiute. Forse anche volendo dire ai fratelli con un pizzico di orgoglio: grazie a Dio sono stato bravo! Ma noi ora non possiamo non dire grazie a Dio per essere qui, in questa Cattedrale rimessa a nuovo, con l’abito della festa. La fatica e gli sforzi compiuti in questo delicato intervento di restauro non sono stati vani. Devo ringraziare il Signore per la collaborazione avuta dall’impresa, dal primo all’ultimo degli operai. Per non dire della premura e della sollecitudine oltre che meticolosa attenzione quotidiana di don Fabrizio Cotardo nella duplice veste di parroco committente dei lavori e di direttore dell’Ufficio diocesano BBCC.

Agli inizi di questo anno che volge alla fine si chiudevano le porte della cattedrale per i lavori di restauro. In meno di un anno si sono riaperte. Leggo nel volto di tantissimi fedeli di questa parrocchia, e non solo, la gioia del giorno della riapertura. E’ la gioia di un nuovo inizio, che rinnova il senso dell’appartenenza alla nostra chiesa diocesana. Ogni diocesi ha nella chiesa cattedrale la sua chiesa madre, il centro del culto e della sua vita liturgico-sacramentale. Essa è l’edificio di culto su ogni altra chiesa parrocchiale deve potersi modellare.

Se l’attenzione si volge spontaneamente all’anno passato, facciamolo con umiltà, sapendo dire: grazie a Dio e a quanti sono stati nostri compagni di viaggio. Ma tenere fermo lo sguardo al passato giova poco. Preferisco guardare avanti ed individuare qualche utile percorso per il nostro cammino futuro. Senza con questo voler tracciare un programma, specie in tempo di covid. I programmi sono sempre nella mente di Dio: è Lui che ci ha chiamati ad essere, che guida la nostra vita. Lo fa con pazienza rispettando i nostri ritmi, amando avvalersi della nostra collaborazione. Mettendo in conto i nostri rallentamenti, le cadute e frenate, sa attendere e mostra fiducia nella nostra amicizia.

Neppure voglio parlare di covid, come le comuni preoccupazioni ci porterebbero a fare: sappiamo bene quanto la pandemia abbia condizionato e continui a condizionare la nostra vita. Non sarà essa un motivo di resa, una ritirata in buon ordine nel proprio mondo interiore. Non ci toglierà la fiducia in quel Dio che ci viene incontro, nel Dio che è più forte della pandemia e di ogni altro male. Egli ci annuncia la pace: «Pace in terra agli uomini che Dio ama» (Lc 2,14).  Non solo l’annuncia, ma vuole farcene un dono speciale. Rendendosi vicino attraverso suo Figlio Gesù, che ha fatto sua la nostra debolezza, siamo divenuti suoi figli. Come rivela l’evangelista Giovanni nel prologo: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Vogliamo essere tra questi, riconoscendoci figli nel Figlio. La nostra fede in Gesù, «autore della salvezza e principio di unità e di pace» (LG 9), c’illumina e ci rende capaci di ogni piccolo gesto di fraternità nei confronti del prossimo, specie di quanti sono provati da tensioni familiari o da dissidi di vario genere.

Mi piace alla fine di questo anno lodare e ringraziare il Signore per il cammino sinodale, appena iniziato. Vuole essere un’esperienza di ascolto e di condivisione, che certamente contribuirà a ridare slancio al cammino di fede della nostra chiesa. Vogliamo dire grazie a chi con la forza della testimonianza cammina con noi. Sulla scia di tanti uomini e donne che hanno offerto la propria vita nella fedeltà a Dio ed al Vangelo. Penso a quanti hanno subito e subiscono persecuzioni a motivo della propria fede. E sono veramente tanti. Nell’anno 2021 sono stati uccisi nel mondo 22 missionari. Lo riferisce l’agenzia Fides. Si tratta di 13 sacerdoti, un religioso, 2 religiose, 6 laici. Sono fedeli che hanno rifiutato un cristianesimo di facciata, per andare incontro al Gesù, convinti che per essere vera la fede ha bisogno di essere messa alla prova.

Questa celebrazione di fine d’anno nella memoria di san Silvestro si conclude con la proclamazione del cantico del TE DEUM. Essa ci ha proposto il prologo del vangelo di san Giovanni. Come a dirci che se vogliamo comprendere l’oggi dobbiamo guardare alle origini, far memoria del principio. Ed il principio è la Parola, il Logos che si fa carne, il Dio dell’alleanza, che si comunica a noi ed intende comunicare con noi in ogni attimo della nostra storia. Non intendo soffermarmi a lungo su questo testo, così ricco e profondo teologicamente. Vorrei solo che riflettessimo su un dettaglio molto significativo per noi:

“(il Logos-Parola) era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1, 11).

E’ un richiamo al dramma ed alla contraddizione che abitano il mondo: La luce – Gesù – è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce. E’ questo il dramma della storia umana: il cuore dell’uomo può rifiutare la luce e preferire le tenebre, perché la luce mette a nudo le sue opere malvagie. Odia la luce chi fa il male. E chi fa il male, odia la pace.

La Chiesa dal 1967 per volontà del papa san Paolo VI il primo dell’anno ha voluto che si richiamasse l’attenzione del mondo intero sul valore della pace. In questa LV Giornata Mondiale, papa Francesco c’invita a riflettere sugli strumenti necessari per edificare una pace duratura. Il suo messaggio ha per tema “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace” (Is 52, 7). Quasi a voler dire che ogni uomo ed ogni popolo sono destinatari di questo messaggio e non c’è angolo della terra che non abbia bisogno della pace.

Ma cos’è la pace? La domanda non è fuori luogo. Essa viene posta dallo stesso uomo che provoca guerre e divisioni. Pace non è solo assenza di guerra, ma una condizione generale che vede la persona in armonia con sé stessa, con la natura e con gli altri. Tutti sentiamo bisogno di pace! Non c’è futuro senza pace! Per questo ci è chiesto di deporre le armi della discordia, delle divisioni e di rivestirci dell’abito del perdono e della pace. Non si può dire che siamo nella pace, se ancora troppi conflitti insanguinano il pianeta, se troppe tensioni lacerano le famiglie e le comunità. Ma anche se non vi sono guerre dichiarate, non c’è pace anche nella nostra Locride. Se in essa imperversa la disoccupazione, se il profitto ad ogni costo prende il posto della solidarietà, se il numero dei poveri cresce ogni giorno, mentre le ricchezze sono nelle mani di pochi, che diventano sempre più ricchi. Se gli egoismi individuali soffocano le esigenze del bene comune. Se vengono meno a tutti i livelli il senso di responsabilità e l’etica pubblica.

Si è soliti in queste ore scambiarsi gli auguri per il nuovo anno. Ci si augura tutti un anno di pace, s’invoca per tutti il dono della pace. Sì. La pace è un dono. Dono è qualcosa che ricevi, che ti viene elargito gratuitamente. Non un diritto, qualcosa di dovuto. Il dono non ti è imposto, ma ti è dato per farlo tuo. La pace è un dono fatto alla persona, non all’individuo: è dato a noi, non all’IO. Per questo ricevo la pace non come qualcosa per me, ma come un dono da custodire per comunicarlo agli altri, per costruire relazioni vere. Ricevo la pace, per essere in pace. Ho la pace, se sono in pace con me, con il prossimo, con gli altri e con Dio stesso. La pace è un dono che si fa relazione, trasformando il nostro io in un noi: è l’esperienza più concreta del noi. Pace è allora stare bene con gli altri, con l’ambiente, con Dio. Se stai bene con gli altri stai bene con te stesso e allora sei in pace. La pace è allora un dono da invocare ogni giorno, sapendo essere ognuno di noi artigiano di pace.

Nel suo messaggio papa Francesco ci indica tre vie per costruire una pace duratura. Le richiamo sinteticamente.

A. Il dialogo tra le generazioni.

Il dialogo esige sempre fiducia tra gli interlocutori. Penso al dialogo in famiglia che si realizza proprio attraverso il dialogo tra i suoi membri: dei genitori, tra i genitori ed i figli, tra i figli. La famiglia si realizza se diventa luogo ove si costruisce la pace: è per vocazione la prima palestra di pace. La fiducia si basa sul rispetto ed il riconoscimento dell’altro. Questo riconoscimento nasce già nel grembo materno; si sviluppa in una relazione di accoglienza che è proiettata sempre sull’altro. La famiglia predispone al dialogo. Dialogare in famiglia è ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme. Vivere tutto questo è vivere un cammino di pace.

E allora auguri di un anno di pace a tutte le famiglie, anche e soprattutto a quelle in difficoltà, che stentano a camminare insieme, a quelle cui non è assicurato il necessario per vivere, a quelle che sono nel lutto e nella sofferenza.

Quanto detto per la famiglia vale anche per la chiesa, per la nostra chiesa. C’è bisogno di crescere nell’essere comunità, nel vivere concretamente la comunione nell’esperienza della fede, che si realizza nella relazione con Gesù. Auguro un cammino di pace alla nostra chiesa nel riconoscimento della diversità dei carismi e dei doni che lo Spirito ha donato a ciascuno.

B. L’istruzione e l’educazione come motori di pace.

Non possiamo pensare di costruire percorsi di pace senza l’istruzione e l’educazione. Educazione ed istruzione sono le fondamenta di una società vera, capace di generare speranza, ricchezza e progresso. Occorrono più investimenti in educazione. La nostra Locride, in particolare, per vivere la pace ha bisogno non degli investimenti in armamenti, ma di investimenti in cultura, di risorse per la sanità, per la scuola, per le infrastrutture, per la cura del territorio.

C. Il lavoro.

Il lavoro è un fattore indispensabile per la pace sociale. Ed è quel che più manca nella nostra terra. Quanti giovani non abbandonerebbero il proprio paese se avessero lavoro. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, è via di maturazione, di sviluppo e di realizzazione personale. E’ una grave sciagura l’essere diventato un privilegio di pochi. Auguro un anno di pace fondato sulla possibilità di lavoro per tutti, di un lavoro che si svolga in condizioni di sicurezza. Non possiamo far finta di niente di fronte ai tanti morti sul lavoro nel corso del 2021. La sicurezza sul lavoro è un’esigenza fondamentale, che non può essere sacrificata al profitto.

Buon anno a tutti, ai governanti del nostro paese, a quelli della nostra regione. Auguri a quanti hanno responsabilità politiche e sociali, alle forze dell’ordine e a quanti sono impegnati nel soccorso in mare, a tutte le istituzioni civili e militari. Auguri a quanti curano la nostra casa comune, l’ambiente, il mare, le nostre montagne, i boschi. Auguri ai carcerati e a quanti soffrono difficili condizioni di vita, ai profughi e a tutti i migranti.

Buon anno nuovo ai Sacerdoti, ai religiosi ed alle religiose e ai collaboratori pastorali, al mondo del volontariato e a tutti gli uomini e alle donne di buona volontà.

Buon anno nuovo ai giovani, agli studenti e al mondo della scuola.

Auguri agli anziani, a quanti soffrono a causa della pandemia e di ogni altra malattia. Auguri a quanti di prendono cura di loro, ai medici ed al personale sanitario del nostro ospedale di Locri.

Maria, Regina della Pace, madre degli esuli e dei migranti, che nella sua vita terrena, non hai mai perso la speranza e la pace, abbandonandosi fiduciosa nelle mani di Dio, ci accompagni in questo nuovo anno. Amen!

✠ Francesco Oliva

Vescovo di Locri-Gerace

©2021 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Lascia un commento