In sinodo incontro al Natale! MESSAGGIO DI NATALE di S.E. monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

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MESSAGGIO DI NATALE

 

In sinodo incontro al Natale!

 

Quest’anno il Natale ci trova in cammino sinodale. Un cammino che da più di duemila anni è illuminato dall’annuncio dell’angelo ai pastori:

«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,1-14).

Questo annuncio ci dà tanta gioia e ci spinge ad uscire dalle nostre paure. Il Natale è l’evento che forma la comunità di coloro che vanno incontro al Signore come i pastori, accettando la sfida del camminare insieme anche nella notte oscura, in un’esperienza di fede, che regala luce e speranza, pace e salvezza. Un’esperienza, che rende viva la memoria del Dio vicino, “Parola fatta carne”, che non smette di parlare e di comunicare con noi. È l’esperienza di un cammino con Dio, che ha scelto di essere con noi, laddove siamo, abitiamo, lavoriamo, fatichiamo, soffriamo. Un Dio che ci accompagna, mostrandoci la benevolenza del Padre, nel quale e per il quale siamo “fratelli tutti”. Quale realtà più bella della fraternità che unisce e fa di popoli diversi una famiglia, ove Dio è padre di tutti? Popoli diversi che nella diversità della propria identità e cultura sono chiamati a vivere la meravigliosa ed impegnativa esperienza del camminare insieme!

Continuiamo a celebrare la nascita di quel “bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12). Duemila anni di storia sono il cammino di una comunità che vede in quel bimbo il Dio, che, divenuto «figlio di Maria» (cf. Lc 2,7), assume la condizione umana, segnata dal limite e dall’incompiutezza. Un bimbo “normale”, che, per crescere e maturare, ha bisogno di cura, delle cure di mamma e papà. Le fasce in cui è avvolto prefigurano già quelle della sepoltura. Sì, perché la sofferenza fa parte della vita alla pari della persecuzione che incombe sempre sulla vita di chi spera e crede nell’amore che si fa storia. Nella liturgia bizantina del 24 dicembre le fasce sono chiamate «teofore», portatrici di Dio, testimonianza della sua passione, morte e risurrezione:

«Santissima è la mangiatoia, teofore le fasce: la vita, in esse avvolta, spezzerà le catene della morte, stringendo i mortali per renderli incorruttibili, o Cristo, Dio nostro».

Nelle «fasce» possiamo cercare e riconoscere la gloria di Dio. Sono fasce che rimandano alle tante cure, che Maria, insieme a Giuseppe, ha prestato a Gesù, perché potesse crescere e raggiungere la sua maturità. Come Gesù ognuno di noi, ogni uomo ha bisogno di cure, l’uno delle cure dell’altro. E ogni cura prestata al più bisognoso è prestata a Lui, come rivela, facendo riferimento al giudizio finale: “lo avete fatto a me” (Mt 25,31-46). Sicché nessuno davanti a chi è nel bisogno può dire: non m’interessa, sono problemi suoi! Il Natale è un religioso appello allo stile della cura ed alla vita come relazione di cura.

Viviamo il Natale!

Saliamo con la mente a Betlemme e con i pensieri dell’anima contem­plia­mo la Vergine che si appresta a partorire nella grotta il Signore dell’universo e Dio nostro; Giuseppe, considerando la grandezza delle meraviglie di Dio, pensava di vedere un semplice uomo in questo bambino avvolto in fasce, ma dai fatti com­prendeva che egli era il vero Dio, colui che elar­gi­sce alle anime nostre la grande misericordia” (Uff. del Vespro Bizantino).

Nel suo vero orizzonte, il Natale si compie nella povertà ed essenzialità dei segni, che non si conciliano col consumismo e l’individualismo. Quel bimbo avvolto in fasce, che adoriamo come il Dio con noi, scardina le nostre paure, converte il nostro malessere quotidiano. Non siamo abbandonati a noi stessi! Da quella grotta, rifugio di animali, in Betlemme, sorge un orizzonte nuovo, una luce che illumina il cammino. Lasciamoci conquistare da Lui! È vero il Natale, che mette al centro Gesù, che alimenta la convinzione “che non c’è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c’è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere” (Dostoewskij). Non c’è Natale senza Gesù, senza che Lui abiti la nostra vita, senza che Lui ci cambi dentro. Nulla può ridare senso e bellezza al Natale, se manca Lui, se ci sentiamo padroni assoluti della nostra vita e del mondo intero. La vera sfida è lasciarci salvare dal Natale, continuare a camminare con l’Emmanuele. Senza di Lui non possiamo vivere né costruire alcuna vera umanità. Senza Colui che ha scelto di camminare con noi, la nostra vita perde l’orizzonte.

Un Natale per noi!

Celebrando ogni anno il Natale, il nostro camminare insieme va avanti, non rimane nel passato, si rinnova nell’oggi della vita. È Natale quando Dio viene in noi, nasce in noi, quando la mia vita s’innesta nella sua in modo da poter dire: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2, 20).

Il Natale è ancora una bella notizia? Se non lo fosse, che motivo avremmo di festeggiarlo? La bella notizia nel nostro tempo così complesso è: il Signore è qui con noi, ora, nella sofferenza di un’umanità in cerca di speranza. È l’annuncio che Dio ha assunto la nostra carne, tanto da rivelarsi nel volto di ogni uomo. Egli cammina con noi, soffre accanto a noi, ci considera suoi figli nonostante tutto… nonostante le nostre infedeltà, i nostri voltafaccia, i nostri compromessi. Il Natale è “vangelo”, se lo viviamo ed accogliamo nel suo vero significato. Se accogliamo il Signore nella quotidianità, nella carne del sofferente e nel volto degli ultimi. Se reagiamo di fronte alle tante ingiustizie della nostra società che colpiscono soprattutto i più piccoli e deboli. Ingiustizie anche tra noi in Calabria, ove recenti indagini statistiche segnalano la presenza di cento mila bambini in condizioni di povertà.

Ritorniamo a celebrare il Natale nella sua verità. Non bastano le luminarie che illuminano le nostre strade. Quelle sono un fatto commerciale, capaci di suscitare a livello emotivo il clima della festa. Né bastano gli acquisti e i regali: rischiano di ridursi a puro fatto consumistico. È Natale se veramente rimettiamo Gesù a fondamento della vita, se accogliamo la sua persona e il suo Vangelo, se è Lui a dare senso alle nostre scelte. Un mistico del XVII secolo, Angelo Silesio, affermava: «Nascesse mille volte Gesù a Betlemme, se non nasce in te, tutto è inutile».

Salviamo il Natale, se torniamo a credere che non siamo onnipotenti, che al di sopra c’è un Dio, un padre che ci vuole bene, che non ci strumentalizza né ci giudica, ma si prende cura di noi, ha misericordia, è accanto a noi pronto a soccorrerci e sostenerci.

Ritorniamo alla semplicità ed umiltà del presepe, a quel Bimbo posto nella mangiatoia, che ci indica nella povertà, nella solidarietà e nell’umiltà ciò che più conta. È questo il Natale che salva. Ricordiamo al mondo d’oggi: non siamo noi a salvare il Natale, ma il Natale, il Dio-con-noi, salva noi. È vero Natale, quando accogliamo Dio che ci viene incontro e con coraggio ed amore ci facciamo vicini all’assetato, al forestiero, all’ignudo, al malato, al carcerato. Quando diveniamo protagonisti di ospitalità e ci facciamo sentinelle per molti, che, disperati e abbandonati, incontrano muri e barriere di filo spinato.

Buon Natale a quanti soffrono o sono ricoverati negli ospedali, nelle terapie intensive, agli anziani soli o ospiti nelle strutture sanitarie.

Buon Natale ai medici e a tutti gli operatori sanitari, che notte e giorno con disponibilità e amore si prendono cura degli ammalati.

Buon Natale agli Amministratori e ai governanti del nostro territorio, perché sia al centro dei loro interessi sempre il bene di tutti e di ciascuno. Nessuno veda la politica come un orticello, ove realizzare i propri interessi e quelli del proprio gruppo e dei propri amici.

Buon Natale alla comunità diocesana. Considero un bel dono del Natale la riapertura al culto della Cattedrale, dopo i lavori di restauro. Era necessario questo intervento di restauro, di messa in sicurezza e di adeguamento liturgico in quella che è la chiesa madre della diocesi, simbolo di unità. Insieme alla Basilica Concattedrale di Gerace è un riferimento significativo per tutte le attività liturgiche più importanti della diocesi. È un momento di gioia per tutti.

Buon Natale alle comunità parrocchiali, che sono state più impegnate nella prima accoglienza di tanti migranti, che hanno trovato nel porto delle Grazie in Roccella Ionica un porto sicuro ed un’ancora di salvezza.

Buon Natale a quanti si sono prodigati nel volontariato, nelle associazioni e nelle Caritas diocesana e parrocchiali.

Buon Natale in famiglia! Siano le nostre famiglie comunità accoglienti, ricche di vita e di relazioni fraterne.

Il Dio della pace ci sia vicino e ci benedica.

✠ Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

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