Giovanni: un profeta scomodo che parla ancora all’uomo di oggi Testo integrale dell'Omelia pronunciata oggi a Bivongi dal vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva

Natività di Giovanni Battista

(24 giugno 2018)

 

 

 

 

 

 

 

Oggi la Chiesa celebra la Natività di Giovanni il battezzatore, l’unico santo, insieme a Maria, di cui festeggiamo la nascita. La grandezza di Giovanni Battista non è legata certamente al solo fatto di essere parente di Gesù. La sua vera grandezza sta nell’aver assolto la missione di precursore del Messia, di essere stato colui che ha preparato la venuta di Gesù.  Va in questa direzione la presentazione che ne fa San Paolo: “Giovanni aveva preparato la sua venuta, predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele”.

Giovanni è colui che prepara la venuta del Salvatore, colui che indica la via per accogliere il Messia. Non è una via facile, scontata, comoda, ma una via che prevede la conversione. Convertirsi è invertire la direzione di marcia, cambiare rotta, cambiare vita. E’ scegliere di stare dalla parte di Gesù. Senza conversione, senza abbandono della via del male, dell’arroganza. della corruzione, dell’ingiustizia e del peccato non è possibile incontrare Gesù. In questo senso Giovanni invitava al battesimo, inteso anch’esso come evento di purificazione, di rinnovamento interiore. Immergersi nel Giordano e farsi battezzare richiedeva l’umiltà di lasciarsi dietro le proprie malefatte ed impurità, cercando il perdono e l’incontro con la misericordia di Dio. Oggi il nostro mondo ha bisogno di conversione: di fronte ai muri che vengono eretti, ai rigurgiti nazionalisti che chiudono i confini degli Stati, agli egoismi che rifiutano i migranti.

Giovanni è colui che indica Gesù: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo”. “Diceva: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”. “E’ lui che dovete seguire”. Giovanni si mette da parte, perché è Gesù che deve essere incontrato ed accolto. E’ Lui il Messia, il Salvatore.

Il Battista è un grande, perché indica, mostra, fa incontrare Gesù. Egli afferma la superiorità del Messia: di fronte a lui si sente meno che niente. Lo ha indicato presente e poi si è ritirato. E’ finita la sua missione. C’è ancora oggi chi come Giovanni Battista ci indica Gesù. Sarà il nostro parroco, un sacerdote, il catechista, un maestro, il genitore, il proprio nonno e la propria nonna. Ciascuno di noi può essere uno che indica agli altri Gesù: solo se vive la sua fede con coerenza, ogni giorno.

Abbiamo bisogno di chi ci indica il Signore. Abbiamo bisogno di chi non a parole, ma con la testimonianza della vita ci fa vedere Gesù. La forza della testimonianza di Giovanni vale più di ogni parola.

Giovanni è un profeta che parla ancora all’uomo di oggi: un profeta scomodo, che va controcorrente, affatto di moda. Il suo stile di vita austero e scomodo dà fastidio a chi ama comodità e successi. Ma come tanti di noi oggi incerti e pieni di dubbi, anche lui ha i suoi momenti NO. In carcere dubita dell’identità di Gesù. Gli manda un’ambasceria: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Questa domanda non è posta come una fredda domanda accademica o da catechismo: è espressione del dramma che sta vivendo. Lui, innocente, dentro le mura di una prigione! Davanti a lui solo lo spettro della morte. Ma Dio vede questo? Perché resta in silenzio e non interviene? Perché è il giusto a dover pagare?

Nella domanda di Giovanni Battista, vediamo i nostri dubbi, le tante domande su Dio, sulla fede, sulla vita e la religione. Non è una domandina da due soldi: né per il Battista che è in carcere e rischia la vita per la sua coerenza morale, né per noi che ci diciamo cristiani.

Questa domanda-dubbio di Giovanni fa parte del suo cammino di fede: il dubbio non esclude la fede. La fede non è una verità scientifica, di cui non si può dire diversamente, ma un atto di affidamento alla nostra libertà. Cartesio, grande filosofo e matematico del XVI secolo, scriveva che “Il dubbio è l’inizio della sapienza”. Il dubbio porta a cercare ancora, a cercare di più e a non fermarsi.

In sintesi, la grandezza di Giovanni Battista è data da una personalità, che assomma in sé delle virtù che non sempre è facile riscontrare. Anche oggi:

L’umiltà di accettare quello che si è e portare avanti la missione ricevuta: è lui che dovete seguire.

la coerenza con cui condanna il comportamento adultero di Erode e paga di persona. Gesù dirà di lui: che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? No, vi dico. Quante canne sbattute dal vento ci sono anche oggi! Quanta gente incoerente, compromessa, corrotta, che però non finisce in carcere come è finito Giovanni!

La sobrietà nel suo modo di essere, di vestire, nel non cercare l’avere, il possesso, le ricchezze.

Giovanni Battista è un santo che ha ancora tanto da dire ai nostri giorni. Chiediamoci: siamo – come lui – pronti a riconoscere Gesù quando ci passa accanto? Quando si mostra nel fratello più povero, nell’ammalato, nel carcerato e nel migrante? C’è in noi il coraggio e la gioia di mostrare Gesù a chi incontriamo sul nostro cammino? Sono domande che consegno a me e a quanti hanno avuto la pazienza di ascoltarci.

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