Festa a Ciminà per il 50° Anniversario di sacerdozio di don Domenico Tropeano Don Tropeano e don Giuseppe Raco hanno ricevuto la nomina a Cappellano di Sua Santità

 

Alla festa per il 50° Anniversario di sacerdozio di don Domenico Tropeano, assieme al vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva erano presenti numerosi sacerdoti; tra questi anche don Giuseppe Raco che con don Tropeano hanno ricevuto da Papa Francesco, la nomina a Cappellano di Sua Santità ricevendo il titolo di Reverendo Monsignore.

 

Testo dell’Omelia pronunciata dal vescovo Oliva per il 50° Anniversario di sacerdozio di monsignor Domenico Tropeano

Cinquanta anni  di sacerdozio sono un traguardo che raccoglie in sé la ricchezza dell’amore e della predilezione di Dio. Siamo in tanti sacerdoti e soprattutto tanti fedeli di questa parrocchia che  don Domenico ha servito per tantissimi anni.

E’ festa di questa comunità che dice grazie al Signore per il bene che ha ricevuto da don Domenico in tanti anni.

Il riconoscimento del santo Padre Francesco è una carezza di affetto per te, don Domenico, per il servizio svolto con amore e dedizione, senza paura e senza tirarti indietro. Ma è anche attenzione del Santo Padre a tutto il nostro presbiterio. Oggi è la festa di tutti i sacerdoti. E’ festa di tutto il presbiterio diocesano.

Dalla nostra gente ogni sacerdote viene chiamato “parroco”. C’è una ragione in questo sentire ecclesiale: la nostra gente non vede un sacerdote che non sia in relazione con un servizio in una comunità. Si è sacerdoti per essere il volto umano di Dio tra gli uomini. Un volto umano che sa dare una carezza ai piccoli, un sorriso agli anziani, una parola di conforto agli ammalati, uno sguardo di compassione al peccatore.

Ma chi è il sacerdote?

Si può rispondere solo con uno sguardo di fede. Il sacerdote appartiene al mistero di Dio, che chiama alcuni a fare dono della propria vita. E’ un uomo che si dona per amore, che rinuncia ad una famiglia per sé, che mette da parte gli affetti umani, per amare tutti senza limiti, tutti nessuno escluso. Il sacerdote antepone l’amore del Signore agli affetti umani, anche all’affetto per una donna. Eppure è ricco di sentimenti. Non è indifferente alla sofferenza dei fratelli. Gioisce con chi gioisce, soffre con chi soffre. Quanto più sa amare tanto più è distaccato dalle passioni. Ama senza limiti, nulla cerca per se stesso.

Amiamo i sacerdoti senza volerne fare oggetto esclusivo di possesso, siamo loro vicini senza impossessarcene. Rispettiamone l’umanità sapendo che egli è consacrato al Signore. Non pretendiamo da lui quello che non può dare. E’ un missionario ed agisce sempre portando un messaggio di salvezza che non è suo.

Il sacerdote sul piano umano vive anche lui momenti di sconforto come Elia. “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché non sono migliore dei miei padri” (1Re 19,4-8). Proprio come accade a noi, quando scoraggiamento e stanchezza ci fanno dire: “Non ce la faccio più, non serve a niente essere buoni, non cambia nulla, non vale la pena vivere il Vangelo!” Ma proprio in queste situazioni il Signore si rende presente. Come accade ad Elia, cui Dio manda due segni della sua presenza: un angelo e, attraverso le sue mani, un po’ di pane e un sorso d’acqua. Poca cosa davvero quel po’ di pane e quel sorso d’acqua! Ma sufficienti a rimettere in cammino il profeta, permettendogli di tornare al suo posto e continuare a servire il popolo come inviato di Dio.

Anche al sacerdote – come ad Elia – l’angelo del Signore porta una focaccia ed un orcio d’acqua per ritrovare l’energia di continuare il cammino. Spesso è il sacerdote l’angelo che conforta e dona una focaccia ed un orcio d’acqua a chi ha fame e sete. Il sacerdote è uno che aiuta, che ci consente di poter continuare il cammino. E’ l’uomo della carità. Quando ci si sente appesantiti dal peccato ci dona il perdono. Quando ci si sente soli ci fa compagnia. Quando si avverte fame e sete di verità, ci dona la parola di Dio. Quando ci si sente interiormente vuoti spezza il pane per noi. Ci dona l’eucaristia, il pane di vita, Gesù.

“Io sono il pane vivo disceso dal cielo” (Gv 6, 41-51). Senza sacerdoti non ci sarebbe Eucaristia!

Il sacerdote è uno che prega per noi anche quando non lo vediamo. Se vi accorgete che non prega ed è stanco stategli vicini e preoccupatevi per lui e con lui. Collaborate con lui in tutte quelle cose che potete fare (vedi l’amministrazione della parrocchia, la custodia e manutenzione della chiesa, ecc.). Ma non prendete il suo posto di ministro. Non clericalizzatevi!

E’ nostro padre e maestro. Educa aprendoci il libro delle Scritture, il Vangelo, insegnandoci le verità che sono via al cielo. Ci mostra sempre il volto del padre e ci insegna a pregare. Segue le nostre famiglie con l’amorevolezza del padre.

In tutto quello che fa il sacerdote è imitatore di Gesù. Come Gesù accetta anche la persecuzione. Quante difficoltà da parte delle comunità a seguire i suoi insegnamenti. Quante mormorazioni. S Paolo ci ricorda di allontanare da noi ogni asprezza, sdegno, ira e maldicenze. Il popolo mormora contro Gesù, come mormora contro i sacerdoti. Spesso anche il sacerdote mormora contro il popolo. Gesù c’invita a non mormorare: “Non mormorate tra voi”. Quando ciò accade non siamo con Gesù. Maldicenze, false testimonianze, calunnie e mormorazioni non ci aiutano, creano solo un clima disfattista e dividono le comunità. Rompono la comunione. Parimenti rompe di fatto la comunione chi parla alle spalle, chi diffonde calunnie attraverso lettere anonime, chi mette in giro menzogne contro il proprio fratello, chi sparla del fratello. Chi semina calunnie e maldicenze e diffama il fratello rompe la comunione ecclesiale, esce fuori dalla comunione ecclesiale, si autoscomunica.

 “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv 6,43-44). Lasciamoci attrarre da Lui. Che cosa ci attrae di Lui? Non certo gli onori e le apparenze. Il sacerdote è uno che è stato attratto da Lui. e che si lascia attrarre ogni giorno da Lui.

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