Don Eugenio Fizzotti: indimenticabile compagno di viaggio Un ricordo di don Mario Delpiano

Don Eugenio Fizzotti è venuto a mancare dopo un calvario di ben 6 anni di malattia che lo ha isolato del mondo, privandolo di ogni coscienza di relazione con l’altro.

Proprio colui che aveva studiato tutta la vita, insegnato, approfondito, divulgato con scritti, conferenze, seminari internazionali, la Logoterapia come ricerca e accoglienza del senso della vita, ha vissuto gli ultimi anni della sua esistenza estraniato e deprivato dal senso dell’esistenza.

Eugenio, salesiano di don Bosco, era diventato allievo e poi raccoglitore della eredità preziosa del grande Victor Frankl, lo psicologo che aveva approfondito e poi sondato la situazione psicologica di chi viveva con lui nei campi nazisti di concentramento, e da quell’inferno, sopravvissuto, aveva offerto al mondo intero il suo percorso di psicoterapia del senso della vita: nessuna situazione umana, per quanto pessima e drammatica, poteva risultare insuperabile e ingestibile, una volta scoperto il “senso” dell’esistenza, come dono e conquista.

Divenuto erede culturale di Frankl don Eugenio ha vissuto la sua vita al servizio della formazione e della docenza universitaria nell’UPS di Roma; ha percorso tutte le latitudini e longitudini del pianeta per creare confronto, far conoscere, favorire la scoperta del suo grande maestro, e soprattutto del messaggio di resistenza, oggi diremmo di resilienza, di cui ogni umano è dotato.

Ma è stato ben conosciuto anche a Locri e nella Locride, perché fin da giovane sacerdote ha vissuto i suoi primi anni insieme a don Gigi Drosi e don Benvenga nella fondazione della presenza salesiana a Locri. Tantissimi professionisti di eccellenza sono stati suoi allievi del Liceo e ancor oggi, quando incontrano un salesiano, fanno immediata memoria di Eugenio. Ha operato come aiuto parroco a Sant’Ilario dove tutti lo ricordano e hanno con lui coltivato una amicizia indimenticabile. Tra un corso accademico e un biennio di riposo ogni tanto don Eugenio tornava nella sua amatissima Locride, dove svolgeva il suo ministero di sacerdote, di maestro e di formatore.

La parrocchia di san Biagio in Locri ha avuto la gioia di conoscerlo anche come parroco: infatti è stato il prima parroco salesiano in questa diocesi. Amato, stimato, apprezzato da tutti, ha lasciato un pezzo di cuore nell’Unitalsi di questo territorio.

E poi il mistero insondabile della vita, della sua fragilità, in alcuni casi ci verrebbe da dire, della sua crudeltà, lo ha imprigionato in una simbolica torre inaccessibile alla relazione con l’altro. Nonostante questo don Eugenio, pur non potendo più stabilire relazione con alcuna persona nella sua piena consapevolezza, ha mantenuto l’unico legame rimasto: quello con il Signore della Vita che più e più volte lo supplicava di venirlo a liberare da quel mondo misterioso che lo teneva lontano da ogni legame con l’umano.

Siamo tutti riconoscenti di questo grande dono avuto, per ciascuno di coloro che lo hanno conosciuto e incontrato, e lo affidiamo a quel Dio della Vita, il Padre, del quale ha tanto invocato con nostalgia l’Incontro.

Viva nella pace e nel mondo nuovo che Dio ha cominciato a costruire sulla terra e oltre, il suo Regno, di cui don Eugenio è stato umile e discretissimo servo.

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