Continuare con l’impegno quotidiano La Giornata del 21 marzo a Locri. Un mese dopo.

di Luigi Ciotti

 «Siamo qui perché amiamo la vita» ci siamo detti più volte quel giorno. Il 21 marzo di Locri è stato un momento di partecipazione grande, vera, non estemporanea, sbocciata da percorsi di semina, di approfondimento, di consapevolezza. Per questo è necessario darle seguito, fare in modo che la generazione di speranza diventi impegno quotidiano.

Perché questo avvenga occorre, a mio avviso, indirizzare gli sforzi su quattro piani. Il primo è quello del legame tra memoria e impegno. Lo diciamo da sempre, ma la presenza a Locri del presidente Mattarella con la sua storia personale di famigliare di vittima di mafia e le parole attente, toccanti, che ha pronunciato di fronte agli altri famigliari, hanno dato ulteriore forza a un’idea di memoria lontana da ogni retorica, da ogni vuota celebrazione. La memoria diventa motore d’impegno e dunque di giustizia solo se è memoria viva e condivisa, solo se i nomi delle vittime sono scritte, prima che sulle targhe e sulle lapidi, sulle coscienze di ciascuno di noi. «Quando uccidono tuo figlio è come se sparassero su di te» disse un giorno Saveria Antiochia, persona straordinaria e madre di Roberto, agente di polizia ucciso nel 1985 a Palermo mentre scortava il questore Ninni Cassarà. Memoria viva è quella di una comunità che sente la violenza sulle vittime e sui loro famigliari come una violenza inflitta su tutto il corpo sociale.

Il secondo piano è quello culturale. Non è più sufficiente né accettabile parlare delle mafie come di un fenomeno esclusivamente criminale, senza metterne in luce le radici sociali, economiche, politiche. Oggi il problema più grave del nostro paese è la commistione fra mafie e corruzione – che è la mafia dentro di noi, quella che rende possibile la mafia propriamente detta – una commistione che si manifesta come intreccio di criminalità organizzata, criminalità politica, criminalità economica. Perciò il cambiamento richiede molto più che politiche d’occasione o misure calibrate secondo la logica dell’emergenza. Un grande calabrese, don Italo Calabrò, lo aveva capito prima di altri: «Non basta essere antimafia – ha detto – occorre reimpostare tutta una cultura della vita».

Il terzo piano è quella della condivisione e della corresponsabilità, del “noi” per intenderci. Se a Locri, e insieme in 4000 posti d’Italia, c’è stato un grande momento di democrazia, è stato anche grazie alla partecipazione e all’apporto – sia nella Giornata che nei momenti preparatori – di tante persone e realtà appartenenti a mondi diversi, diversi per riferimenti culturali e spirituali ma uniti dagli stessi valori – la dignità e la libertà umane – e dall’impegno per affermarli. E qui voglio ricordare con gratitudine il sostegno del Vescovo di Locri Monsignor Oliva, il suo generoso spendersi, così come l’adesione piena di tutta la Conferenza episcopale calabra e di quella nazionale, per non dire delle tante realtà dell’associazionismo e della cooperazione cattolica storicamente legate a Libera. E ancora la disponibilità del Sindaco di Locri e della sua amministrazione. Ecco il “noi”… Che significa convergenza di passioni e di competenze, rifiuto di personalismi e di deleghe. Nessuno è insostituibile, ma nessuno nemmeno può fare al nostro posto quello che la coscienza ci chiede di fare.

Infine i giovani. I veri protagonisti del 21 marzo sono stati loro e protagonisti devono continuare a essere. In Calabria ne ho incontrati di meravigliosi, animati da un amore ardente per la propria terra, che non accettano di vedere ferita dalle mafie, dalla corruzione, dalle tante forme di abuso e illegalità. Sono patrimonio della Calabria e patrimonio del nostro Paese. Non possiamo più illuderli, non possiamo più deluderli. Dobbiamo sostenerli, incoraggiarli, ma poi anche garantire gli strumenti necessari per realizzare le loro passioni, le loro capacità, il loro amore per il bene comune. Non farlo sarebbe danneggiarli ma al contempo danneggiare noi stessi. Le politiche educative e di lavoro sono il primo impegno di una società aperta al futuro. Diamo ai giovani quello che gli spetta e saranno loro, gli esclusi di oggi, a indicarci e a costruire la strada del domani.

dal n. 3/2017 di Pandocheion-Casa che accoglie 

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