Chiamato ad essere “ministro del vangelo” Ordinazione presbiterale di don Antonio Peduto - L'omelia di monsignor Oliva

bty(Basilica di Gerace 20 luglio 2019)

 

Siamo in questa nostra basilica per celebrare un evento di gioia. La gioia viene dal Signore per i suoi tanti doni. E tra questi si aggiunge il dono speciale che Egli fa alla Chiesa ed a questa chiesa particolare: l’ordinazione presbiterale del diacono con Antonio Peduto. Don Antonio sa che questo non è un traguardo personale (certo non è mancato il suo impegno nello studio e nella vita spirituale), quanto un “dono ed un mistero” all’interno di un progetto, per il quale Dio ha chiesto la sua collaborazione. Quel Dio che l’ha chiamato dapprima alla vita nella sua famiglia, poi alla fede, all’impegno diaconale nella comunità parrocchiale della cattedrale di Locri e quindi al sacerdozio ministeriale.

Permettetemi anzitutto di salutare la famiglia di Antonio che ha avuto in tutto questo un ruolo importante, avendogli trasmesso il dono della vita e della fede. Saluto e ringrazio anche la comunità parrocchiale di origine di Castel San Lorenzo (SA). La mia riconoscenza va ai suoi educatori, in particolare a quelli del seminario maggiore S. Pio X di Catanzaro. Ringrazio i sacerdoti che lo hanno circondato del loro affetto e lo hanno accompagnato nel percorso formativo. Sono grato a tutti i sacerdoti che hanno a cuore le vocazioni sacerdotali e religiose e spendono del loro tempo nell’accompagnamento spirituale dei giovani. Chi ama il proprio sacerdozio e la propria chiesa prende a cuore i giovani e segue con attenzione quelli che mostrano segni di vocazione.

In questo giorno di grazia e di benedizione non possiamo lasciar cadere la Parola che ci è stata consegnata nella liturgia di questa XVI domenica del T.O.. Cogliamo alcuni riferimenti importanti che riguardano il presbitero ed il suo ministero.

Il presbitero è un ministro che porta a compimento la Parola di Dio. Per la sua esperienza san Paolo, nella lettera ai Colossesi, dice di essere un ministro del Vangelo, che porta “a compimento la parola di Dio” (Col 1, 25).

Caro Antonio, anche tu, come i tanti sacerdoti qui presenti, sei chiamato ad essere “ministro del vangelo”. Non lo dimenticare. Sei ordinato per questo servizio. E’ questa la grande sfida di chi viene ordinato diacono prima e sacerdote dopo. E’ un servizio che ti è affidato, perchè ti sei fidato del Signore e ti sei messo al suo seguito. Nel rito d’ordinazione ti chiederò davanti a tutti: “Vuoi adempiere degnamente e sapientemente il ministero della Parola, nella predicazione del Vangelo e nell’insegnamento della fede cattolica?”. Il primo servizio che renderai alla Comunità è questo. Il Concilio lo dice espressamente: “i presbiteri sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento” (LG 28). Secondo questa sequenza: alla base di tutto devi porre il servizio della Parola, che suscita e nutre la fede cristiana. Divenendo ministro della Parola, dovrai esserne per primo ascoltatore, dovrai ogni giorno essere abitato dalla Parola. Tu porterai la Parola agli altri, se sarai portato dalla Parola. Illuminato e sostenuto da essa. Ciò significa che tu sei chiamato a vivere la tua fede fondata sulla Parola e non su te stesso o su altre realtà. San Giovanni Paolo II diceva che “il sacerdote deve essere il primo credente alla Parola, nella piena consapevolezza che le parole del suo ministero non sono sue, ma di Colui che lo ha mandato. Di questa Parola egli non è padrone: è servo. Di questa Parola egli non è l’unico possessore: è debitore nei riguardi del popolo di Dio” (PDV 26).

Caro don Antonio, il Vangelo sarà ciò che darà forza alla tua vita. Senza la Parola di Dio tu non avrai nulla da dire alla Chiesa, il tuo impegno non gioverà a nulla! Dal rapporto con la Parola dipende la tua vita spirituale, la tua serenità, l’efficacia del tuo ministero. Il Signore ti chiama a spenderti per essa, a farti piccolo fino a saperti inginocchiare di fronte al prossimo. Vedi Maria, la sorella di Marta: sceglie di inginocchiarsi davanti al Maestro, vuole imparare ad ascoltare, prima di mettersi a servire. Impara anche tu ad ascoltare la voce di Dio, se vuoi servire meglio Dio, la Chiesa ed il prossimo. Lo farai quanto più ami il Signore. Il Signore ti chiede: “Mi ami tu?”. Non c’è servizio sacerdotale senza questa relazione di amore. A chi è chiamato al sacerdozio non è chiesto di amare di meno, ma di vivere un amore più grande, un amore universale, che abbraccia tutti, compresi gli ultimi ed i più poveri, i più malandati e sofferenti. Con l’abbraccio di Francesco di Assisi al lebbroso. Un amore che va oltre i legami familiari, del gruppetto di amici e simpatizzanti. E’ un amore che si fa dono, servizio. Ciò che conta è “servire”. Senza ambizione, senza spirito carrieristico, senza ricerca dei primi posti, senza protagonismo ed autoreferenzialità. L’unica logica che vale è quella del Maestro: “Chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo. E chi governa, come colui che serve” (Lc 22, 26). E’ la logica dell’amore crocifisso che ti cambia la vita, che è stato capace di cambiare la vita di tanti sacerdoti. Quando questo cambiamento non avviene e noi siamo soggetti alle solite categorie di ciò che piace, di ciò che fa comodo, di ciò che non inquieta, una spia rossa si accende e mette in allarme la vita del sacerdote. Prima d’imporre le mani sul tuo capo, caro Antonio, ti chiedo: mettiti subito al lavoro con la coscienza del “servo inutile” (Lc 17,7-10), sapendo che “servire è regnare”! Spendi per Cristo tutto il tuo tempo, la tua intelligenza. Dona te stesso a Lui, e vivrai felice. Lo dico anche a me e a tutti i sacerdoti. Se si vive il ministero come una sistemazione, inganniamo noi stessi. Se pensiamo di servire il Signore senza sentire il bisogno di una comunità da amare, cui rendere in un servizio disinteressato tutto il nostro tempo e le nostre energie, la nostra vita sarà sterile, spenta, fallita. Il Signore ci invita a servirlo, senza risparmiarci dal “pagare il prezzo” della rinuncia a ciò che è inutile, a ciò che fa comodo, alla ricerca del denaro e delle sicurezze umane. Servire è osare il bene dell’altro, accettando di fare quello che risponde di più al bene della comunità. E questo non lo puoi decidere personalmente. C’è chi ha autorità su questo. Un servo non sceglie il lavoro da svolgere, non sceglie quando svolgerlo, non inizia il servizio, quando vuole lui e non lo finisce quando decide lui: sarebbe un libero professionista! Noi sacerdoti non siamo liberi professionisti. Essendo ministri per vocazione non siamo noi a scegliere. Siamo stati scelti dal Signore per seguire Lui e fare quello che Lui ci chiede. Ripeto: non siamo liberi professionisti, che hanno uno stipendio assicurato e per questo nulla di cui preoccuparsi. Lo dico anche a voi, carissimi fratelli e sorelle. Non trattate i sacerdoti da liberi professionisti, chiedendo solo servizi, magari a pagamento, e rifiutando quando vi indicano la via stretta che porta a Dio o vi espongono le esigenze del Vangelo che non ammettono compromessi.

Carissimi fratelli e sorelle, il Vangelo ci porta nella casa di Marta e Maria, per essere accanto a Gesù. Per ascoltarlo, contemplarlo, godere della sua amicizia. Non è un invito a vivere passivamente, indifferenti verso gli altri e quanto ci accade attorno. Ai piedi del Signore, per ascoltarlo, col desiderio di non perdere una parola che esce dalla sua bocca. Siamo ai piedi del Signore come Maria, non per inoperosità o inerzia, non per perdere tempo a scapito delle tante cose da fare. Ai piedi di Gesù per gustare la tenerezza, che ci manifesta la benevolenza del Padre.

Caro Antonio, trascorri più tempo ai piedi del Signore, in modo da ascoltare la sua Parola. Il primo servizio da rendere a Lui e a quanti metterà sulla tua strada è l’ascolto. Dall’ascolto iniziano le relazioni più belle. Ascoltalo e lasciati conquistare da Lui. Solo da Lui. Ti accorgerai che ti vuole comunicare il suo amore e renderti sempre pronto a portare agli altri la gioia della sua presenza. Questo è scegliere la parte migliore, che nessuno ci può togliere.

Ma attenzione! Gesù non intende rinnegare nè contraddire il servizio di Marta. Ciò che vuole è la sua liberazione dall’affanno, dal troppo agitarsi. Gesù non disprezza il suo cuore generoso, ma non gradisce la frenesia del tutto fare. Gesù invita tutti, anche noi, ad essere attenti a non lasciarci sopraffare dall’ansia e dalle preoccupazioni. Ci mette in guardia dal troppo che assorbe la vita, dal troppo lavoro, dai troppi desideri, dal troppo correre ed affaccendarci, dalla troppa distrazione, dal troppo fare che porta a dimenticare le persone, gli affetti, gli amici, la famiglia, i figli. Ci dice: prima la persona, poi le cose, prima l’ascolto poi il parlare, prima lo sguardo poi l’operare. In noi le due sorelle Marta e Maria si integrano. E ci fanno passare da un Dio avvertito come agitazione e dovere da compiere ad un Dio che suscita stupore, ammirazione, attrazione.

In ultimo, richiamo brevemente l’esperienza di Abramo. Il Signore gli apparve alle Querce di Mamre, mentre sedeva all’ingresso della tenda. Abramo lo riconobbe e si prostrò a terra: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti”. Poi provvide ad una degna accoglienza. Fa la parte di Marta e di Maria e stando davanti al Signore, gli chiede: Non passare oltre senza fermarti”. Ha compreso qual è la “parte migliore”: avere nella propria tenda il Signore!

Grazie, Antonio, per l’impegno che metterai nel servire il Signore. Con gioia e con perseveranza. Non perdere l’entusiasmo, il sorriso e la gioia del Vangelo. Questa Chiesa si aspetta tanto da te. Tu puoi confidare sulla vicinanza mia e dei confratelli. Nella preghiera, con il consiglio, con la compassione. Non sei mai solo nel seguire il Signore. Fai parte di una compagnia di amici, una compagnia imperfetta, che chiede ogni giorno la conversione del cuore. Questa compagnia è questa comunità cristiana. è questo presbiterio diocesano. E’ una comunità di fede che cammina con te e che ti vuole come guida e pastore. Affido a Maria, madre della chiesa, il tuo sacerdozio. Amen.

Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

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