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A servizio della Chiesa e della sua missione Nomine e decreti vescovili

 

Con l’avvio del nuovo anno pastorale, S.E. monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, ha nominato i nuovi parroci in diverse comunità parrocchiali e i nuovi direttori in alcuni Uffici pastorali diocesani.

Ogni nomina, ogni nuovo incarico vanno visti e vissuti come dono e come missione, pertanto vanno accolti e vissuti con entusiasmo e come preziosa occasione di rinnovamento.

S.E. il vescovo ringrazia i Reverendi Sacerdoti per l’obbedienza con cui hanno accolto le nuove destinazioni e per il servizio che hanno offerto nelle precedenti parrocchie in cui hanno operato.

Ai fedeli viene rivolto l’invito ad accogliere con gioia i nuovi parroci, a pregare per loro e a sostenerli nelle varie attività parrocchiali.

 

Nomine

Sac. p. Renato COLUCCI, s.d.B. Nomina a Vicario Parrocchiale di San Biagio in Locri (RC). Con decorrenza dall’1 settembre 2020.

Sac. p. Giuseppe CILIONE, s.d.B. Nomina a Vicario Parrocchiale di San Biagio in Locri (RC). Con decorrenza dall’1 settembre 2020.

Sac. p. Santo ZANCHETTA, IMC. Nomina a Parroco in solidum Moderatore e Legale rappresentante della Parrocchia di Santa Maria di Loreto in Platì (RC) e delle Parrocchie di Santa Chiara Vergine e Santa Maria del Soccorso in Careri, fraz. Natile (RC). Con decorrenza dall’1 ottobre 2020.

Sac. p. Angelo MAFFEIS, smm. Nomina a Parroco della Parrocchia Tutti i Santi in Bianco (RC). Con decorrenza dal 15 settembre 2020.

Sac. p. Antonello ROSSI, IMC. Nomina a Parroco in solidum della Parrocchia di Santa Maria di Loreto in Platì (RC) e delle Parrocchie di Santa Chiara Vergine e Santa Maria del Soccorso in Careri, fraz. Natile (RC). Con decorrenza dall’1 ottobre 2020.

Sac. Antonio MAZZA’. Nomina a Parroco delle Parrocchie San Nicola di Bari e Santa Maria del Carmine, in Mammola (Rc). Con decorrenza dall’1 settembre 2020.

Sac. ARMENI Giovanni. Nomina a Vicario parrocchiale della Parrocchia Santa Maria di Portosalvo in Siderno Marina. Con decorrenza dal 18 settembre 2020.

Sac. p. Jean Dieudonne JAOMANANA. Nomina ad Amministratore parrocchiale di San Nicola ex aleph in Roccella Jonica. Con decorrenza dall’1 novembre 2020.

Sac. Lorenzo SANTORO. Nomina a Vicario Parrocchiale di san Nicola di Bari in Marina di Gioiosa Jonica. Con decorrenza dal 18 ottobre 2020.

Sac. Gianluca GERACE. Nomina a Parroco della Parrocchia Annunciazione e Parroco della Parrocchia Maria Madre della Chiesa in Stignano. Con decorrenza dal 15 ottobre 2020.

Sac. Mario DELPIANO. Nomina a Direttore Ufficio Diocesano Catechistico. Con decorrenza dall’1 settembre 2020.

Sac. Giovanni ARMENI. Nomina a Vice Direttore del Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile e Vocazionale. Con decorrenza immediata.

Nomina per il quinquennio 2020-2025 del nuovo Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero:

Sac. Donato Ameduri, Presidente

Sac. Giuseppe Strangio, Vicepresidente

Sac. Giuseppe Alfano

Diac. Renato Carè

Avv. Antonio Cavo

e del Collegio dei Revisori dei conti

Avv. Domenico Vestito

Sac. Enzo Chiodo

Dott. Giovanni Francesco Fiammingo

 

Sac. Gianluca GERACE. Nomina a Confessore straordinario presso il Santuario Diocesano Nostra Signora dello Scoglio in Santa Domenica di Placanica (RC). Con decorrenza 15.10.2020

Sac. Samir Adolfo VEGA MORAD. Nomina a Vicario Parrocchiale della Parrocchia San Nicola di Bari in Bovalino Marina (RC). Con decorrenza 13.10.2020.

 

Locri 14 ottobre 2020

L’Ufficio stampa

 

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Suor Angela ha fatto della propria vita un dono generoso e completo Esequie di suor Angela Fraterno - l'Omelia del Vescovo

ESEQUIE DI SUOR ANGELA

(Cattedrale di Locri – 11 ottobre 2020)

 Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva

Esprimo, a nome della comunità diocesana, la mia vicinanza alla famiglia di suor Angela, in particolare alla sorella. Vicinanza alla sua famiglia religiosa, le Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo, qui rappresentate dalla madre Generale e da tante altre sue consorelle. Celebriamo oggi l’ingresso nel banchetto del cielo di suor Angela, una donna che ha consacrato la sua vita al Signore entra a far parte della compagnia dei Santi.

Suor ANGELA FRATERNO, nata il 14 settembre 1940 a Locri, era entrata nell’Istituto “Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo il 2 settembre 1956. Dopo aver conseguito il Diploma di Maestra d’Asilo, emise i primi voti perpetui il 22 settembre 1966. 54 anno di vita consacrata al Signore. Fu una suora esemplare, buona, socievole, comprensiva e caritatevole. Ben voluta dai bambini e dai genitori nella scuola materna di Matera e di Roma fu maestra premurosa e affettuosa verso i piccoli. Dal 1978 a 2001, ha svolto il suo apostolato nella Casa di riposo “Sant’Antonio” di Siderno, dove si dedicò al servizio degli anziani con grande dedizione. Dal 2002 operò nella Casa Famiglia di Locri come assistente/educatrice e come Direttrice dal 2008 a 2013.

Col suo modo di essere gentile, delicata ed accogliente, acquistò la benevolenza di tutti, grandi e piccoli.

Dopo una lunga malattia sofferta, vissuta con fede e speranza, ricevuto il conforto dei sacramenti, l’11 ottobre 2020, circondata dall’affetto e dalle preghiere delle consorelle, è ritornata alla Casa del Padre.

Sr Angela, consacrando la sua vita al Signore attraverso la professione religiosa, ha dimostrato di essere interiormente libera. Solo se si è liberi si è capaci di scegliere e di scegliere il Signore. Chi si consacra al Signore è una persona estremamente libera, capace di mettersi al suo servizio.

Paolo afferma: «chi è stato chiamato nel Signore è un uomo libero, a servizio del Signore, allo stesso modo chi è stato chiamato da libero è schiavo di Cristo» (1 Cor 7,22).

Cristo ci ha liberati per la libertà!”. La libertà acquistataci da Gesù consiste nell’essere “a servizio gli uni degli altri” (Gal 5,1.13). Libertà e amore che si dona coincidono! Al contrario, obbedire al proprio egoismo conduce a rivalità e conflitti. Solo chi è libero è capace di amare.

La religiosa è una donna veramente libera. Chi si consacra a Dio è veramente libero. Chi rinuncia a tutto, persino a se stesso, per seguire Gesù, entra in una nuova dimensione della libertà, che san Paolo definisce “camminare secondo lo Spirito” (cfr Gal 5,16). Dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (2 Cor 3,17).

La libertà è poter fare della propria vita un dono generoso e completo mediante la carità a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge di Dio trova la sua pienezza nel precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso.

Il Vangelo ci presenta la reazione di Gesù di fronte a coloro che chiedono un segno per credere in Lui. Dopo che Gesù aveva guarito un indemoniato molti dicono che egli ha operato il miracolo in nome di Belzebul, principe dei diavoli. C’è diffidenza ed incredulità attorno a Lui. Gesù chiama “malvagia” la generazione che gli chiede un segno. Ad essa non sarà dato alcun segno se non il segno di Giona.

Qual è questo segno?

Per Matteo il segno per credere in Gesù è dato da Giona che rimane per tre giorni e tre notti nel grembo del pesce: Giona è immagine di Gesù che rimane nel tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Gesù che muore e risorge e attraverso la sua parola ci mostra il volto della misericordia di Dio è il segno che ci viene dato per credere. Occorre allora accogliere Lui e credere nella sua persona e nel mistero della sua vita.

Per Luca il segno per credere in Gesù è la conversione dei Niniviti in seguito alla predicazione di Giona.

Occorre essere liberi, se vogliamo fare le scelte che giovano veramente alla nostra vita. Essere liberi non è agire secondo la propria opinione: “Sono libero se faccio quello che voglio”. Essere liberi è essere in grado di poter fare quello che si è chiamati a fare, che si ha il dovere di fare. Sono libero se faccio quello che devo fare.

Per papa Francesco,  “libertà vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ciò che è bene e ciò che è male, quelli che sono i comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene. Noi siamo liberi per il bene. E in questo non abbiate paura di andare controcorrente.” (Papa Francesco).

Suor Angela ha saputo scegliere il sommo bene. Per questo oggi lodiamo e ringraziamo il Signore per la testimonianza di vita religiosa che ci lascia. E’ una eredità che tutte voi, Ancelle parrocchiali dello Spirito Santo, dovete saper far germogliare. Ma anche tutti noi dobbiamo far nostra. Siamo liberi nella misura in cui sappiamo scegliere ed operare il bene.

(foto di Giulio Archinà)

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Servo per amore ORDINAZIONE SACERDOTALE di don Samir Adolfo Vega Morad

ORDINAZIONE SACERDOTALE

DI don Samir Adolfo Vega Morad

(San Nicola di Bari – Bovalino 10 ottobre 2020)

           

            Siamo qui a condividere la gioia della Famiglia di don Ottorino la Pia Società di San Gaetano, partecipando a questo banchetto eucaristico delle nozze dell’Agnello. La nostra gioia è grande per il dono del sacerdozio di questo nostro fratello don Samir, che per l’imposizione delle mani e l’effusione dello Spirito diverrà un ministro di Dio, chiamato ad essere pastore nella Chiesa.

            Ringrazio la Famiglia Gaetanina ed il suo Superiore per questa opportunità di grazia e per il dono alla Chiesa di questo suo figlio in un momento in cui avvertiamo con particolare gravità la crisi vocazionale. Don Samir è un dono grande per la Pia Società di San Gaetano, per tutta la Chiesa, ed anche per la nostra Chiesa. La sua esperienza diaconale ha portato freschezza, entusiasmo e gioia in questa comunità di Bovalino. Divenendo sacerdote sono certo – e tutti ce lo auguriamo – che in obbedienza ai suoi Superiori – continuerà a seminare germi di Vangelo in questa comunità, tra i giovani, in mezzo alla gente, con un’attenzione particolare agli ultimi ed alle periferie, rivolgendo a tutti l’invito a partecipare al banchetto del Regno.

            Sì, già da diacono, caro don Samir, hai fatto l’esperienza del ‘servo per amore’, ora da sacerdote continuerai a servire la chiesa con radicale donazione. Ti sei ben inserito nella realtà di questa parrocchia e della diocesi, non tirandoti indietro di fronte alle difficoltà. Pur provenendo da un paese diverso, non hai avuto difficoltà ad integrarti, mettendo in atto i carismi ricevuti e servendo la comunità con entusiasmo, senza mai arrenderti. D’ora in avanti sarai pastore nella Chiesa. Lo sarai tra la gente per far gustare la bellezza del Vangelo e dell’unione con Gesù. Spesso dovrai faticare incoraggiando a camminare chi rimane indietro. Dovrai essere avanti per indicare il cammino che porta alla vita, a quel banchetto nuziale che fa pregustare sin da questa terra la gioia di sedere alla mensa del pane della vita eterna. A nessuno chiuderai le porte della salvezza. A tutti darai speranza. A chi chiederà il perdono e la remissione dei peccati non mancherai di mostrare il volto misericordioso del Padre. Non dovrai mai far prevalere nella tua vita il tuo “io” esigente. Porrai al centro della tua vita Gesù, quel Gesù che hai incontrato, di cui ti sei innamorato, che t’invita a farti pane spezzato, a partecipare senza riserve alla sua opera. Ogni giorno farai tue le parole del Signore: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Scoprirai il senso della tua vita, pronunciando il tuo ‘sì’ nel donare la vita al Signore, alla chiesa ed al mondo intero. Questo sì quotidiano che rinnoverai all’altare sarà “la sorgente pura della tua gioia” (papa Francesco).

La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, attraverso l’immagine del banchetto nuziale, allude al Regno definitivo, a cui sono convocate tutte le genti, nel giorno in cui Dio eliminerà la morte per sempre ed asciugherà le lacrime su ogni volto. E’ il banchetto del cielo che qui sulla terra pregustiamo nel convito eucaristico.

L’immagine del banchetto è ripresa nella parabola degli invitati alle nozze del figlio del re (Mt 22,1-14). Essa mostra come l’invito del Padre a partecipare al banchetto messianico è rivolto a tutti gli uomini, anche se non tutti accettano di parteciparvi. In realtà accade qualcosa d’inverosimile: i prescelti non accettano di prendere parte alla festa, si scusano col dire di avere altro da fare. C’è chi mostra indifferenza, disinteresse, perfino irritazione, non ritenendo l’invito un guadagno, prigioniero delle sue preoccupazioni, dei suoi interessi ed affari. C’è chi addirittura maltratta e uccide i servi che recapitano l’invito. Ma, nonostante tale rifiuto, la festa nuziale non può essere sospesa. Il re non demorde, manda i suoi servi nelle piazze e ai crocicchi delle strade a radunare tutti quelli che vi si trovano: poveri, abbandonati e diseredati, addirittura buoni e cattivi. Anche i cattivi sono invitati.

Il banchetto nuziale è un’immagine che è riferibile anche al banchetto eucaristico, anticipazione e prefigurazione del banchetto eterno: in esso i fedeli possono pregustare la liturgia della Gerusalemme celeste. L’Eucaristia è un banchetto di festa che Cristo stesso celebra, attraverso il sacerdote, e al quale il cristiano è chiamato a partecipare. Nel banchetto eucaristico ci si ciba del Corpo e del Sangue del Signore, versato per amore. Si rafforza il legame con Gesù, diveniamo membra di un unico corpo, tralci di un’unica vite. Il nostro essere strettamente uniti a Gesù in questa vita ci prepara a condividere la vita eterna, al termine dell’esistenza terrena. In questa prospettiva l’Eucaristia è prefigurazione, ma anche “pegno” e garanzia della salvezza eterna.

Al banchetto eucaristico tutti siamo invitati. Non è un banchetto per pochi intimi. Anche chi sta ai margini, addirittura chi è rigettato e disprezzato è invitato a partecipare. La partecipazione comporta però l’abito della festa, condizione necessaria per vivere in anticipo quella realtà che sarà pienamente realizzata nel convito eterno. Tutti siamo chiamati ad essere commensali, ma nel rispetto delle dovute condizioni. I padri della Chiesa vedono nell’abito nuziale la grazia battesimale, che, grazie alla fede ed alle opere di carità fraterna, ci rende nuove creature.

Come sacerdote, caro don Samir, grazie alla tua azione santificatrice e a quella di ogni sacerdote che consacra il pane ed il vino, è possibile partecipare al banchetto eucaristico e pregustare le realtà del cielo. Avrai il compito dei servi della parabola radunando i fedeli intorno alla mensa domenicale: “Venite alla festa!” e chiamando “Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello”.

Sarai araldo dell’Eucaristia in questo tempo in cui gli stessi cristiani non sembrano avvertire il bisogno del pane eucaristico, disertando facilmente l’Eucaristia domenicale. Dovrai impegnarti molto, per far pregustare il banchetto del Signore. Insieme agli altri presbiteri avrai come primo compito quello di radunare i fedeli nella celebrazione domenicale, insegnando loro che “ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunciamo la morte del Signore, nell’attesa della sua venuta”. Facendo comprendere la priorità dell’Eucaristia nella vita del cristiano. Tutti ne abbiamo bisogno. Senza di essa la nostra vita spirituale inaridisce. Noi cristiani senza Eucaristia non possiamo vivere.

L’Eucarestia domenicale è anche quella sosta che ci rinfranca nella fatica quotidiana: “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (EG 47). Essa c’invita a sostare, mangiando quel pane, che, come ad Elia, ci dà la forza di camminare verso il monte di Dio.

Come ogni sacerdote, sarai chiamato a tenere desta la fede nelle realtà del cielo e nella vita eterna che pregustiamo nel banchetto eucaristico. A chi si accosta alla santa comunione dirai: “Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello” (Ap 19,9). E nominando l’Agnello della cena, richiamerai l’attenzione a quel trono di grazia dov’è assiso l’Agnello immolato (cfr Ap 5,6).

Caro don Samir, vivi l’Eucaristia, sii innamorato di essa, mettila al centro della tua vita e trasmetti a tutti questo tuo amore. Aiuta a riscoprire la bontà di questo pane, “farmaco di immortalità (S. Ignazio d’Antiochia), che predispone alla vita eterna. “Chi mangia di questo pane non morirà in eterno”, dice il Signore. “Dacci di questo pane”. Quando ti sentirai dire questo dai fedeli, vuol dire che hai seminato bene! Il sacerdote è per l’Eucaristia. Non c’è Eucaristia senza sacerdozio. Non per nulla i due sacramenti sono stati istituiti dal Signore nel contesto dell’ultima Cena.

A tutti fai comprendere che il riunirci in assemblea domenicale “non è un momento di evasione in un mondo di sogni, ma è un momento di corroborante serenità comunitaria per resistere alla prova, sotto qualunque forma si presenti: corruzione, tortura, violenza e miseria, così come le conosciamo nel nostro mondo” (X. Léon-Dufour). L’Eucaristia è “sacramento di carità”, una forza di trasformazione della nostra vita nelle dinamiche della carità e della partecipazione alla vita sociale e civile. Il sacerdote dalla sua celebrazione quotidiana attinge energia e vita.

 

Signore Gesù, che hai scelto come tuo sacerdote il diacono Samir,

Tu che ti avvali dell’opera di ogni sacerdote, ministro dell’altare,

per compiere la tua opera di salvezza

rendi tutti noi desiderosi di te, pane di vita eterna.

Aiutaci a riscoprire la centralità dell’Eucaristia domenicale

perché possiamo rinsaldare il nostro legame con Te.

Nella fedeltà alla volontà del Padre,

sostenuti dal dono dello Spirito Santo,

fa che la nostra vita diventi pane spezzato.

Con Maria, donna eucaristica,

madre tua e di ogni sacerdote,

rendici capaci di pregustare la gioia della beatitudine eterna. Amen!

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Nel segno di Maria tutto è possibile 27ma Domenica del Tempo ordinario - la riflessione di S.E. monsignor Francesco Oliva

 

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Riparto da questo Santuario dello Scoglio, per affidare a Maria il prosieguo del cammino pastorale della nostra Chiesa. Nel segno di Maria, tutto è possibile. Così come a Lei, umile serva del Signore, è stato possibile essere la madre del Salvatore. Come Maria siamo chiamati ad essere docili allo Spirito del Signore, in modo da essere resi capaci di ascoltare e vivere la parola di Dio.            La liturgia di questa domenica ci presenta un’immagine molto comune nelle Sacre Scritture: l’immagine della vigna. La vigna richiama il “sogno” di Dio, il progetto che Egli ha sul suo popolo, sul mondo e sull’intero creato. Dio si avvale dell’immagine della vigna, per descrivere il suo rapporto con il suo popolo, un rapporto definito da un amore paziente, appassionato e fedele. Possiamo dire che il sogno-progetto di Dio, descritto attraverso l’immagine della vigna, è mosso dal suo amore eterno ed appassionato per essa. Eppure il sogno di Dio trova tanti ostacoli. Isaia afferma che la vigna, amata e curata, “ha prodotto acini acerbi” (5, 2.4). Dio “si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi”.

La parabola dei vignaioli ripropone lo stesso tema. Il padrone della vigna verso la quale aveva manifestato attenzioni, tanta cura ed affetto l’affida a dei vignaioli e se ne va. L’affida loro, perché la custodiscano, la curano e la facciano fruttificare. In questo modo mette anche alla prova la loro lealtà e fedeltà. Giunto il tempo della vendemmia, manda i suoi servi a raccogliere i frutti. Ma i vignaioli si mostrano arroganti e prepotenti, comportandosi più che da semplici gestori ed amministratori da proprietari arroganti: rifiutano di consegnare il raccolto, maltrattano i servi, al punto di ucciderli. Ma il padrone si mostra paziente: manda altri servi, più numerosi dei primi. Il risultato non cambia: anche verso di loro solo rifiuto e violenza. Alla fine decide di mandare il proprio figlio; ma quei vignaioli lo uccidono pensando di impossessarsi dell’eredità.

Attraverso la metafora della vigna troviamo un richiamo a tutta la storia dell’antico Israele, ove i servi inviati dal padrone rappresentano i profeti, rifiutati nell’esercizio della loro missione di annuncio, perseguiti e maltrattati. Il figlio inviato per ultimo è il Gesù, anch’egli rifiutato e rigettato. Ma il padrone rimane fedele al suo amore appassionato e fedele, anche se tradito, non trova la stessa corrispondenza. Con questa parabola, Gesù si rivolge anzitutto ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè ai “saggi”, alla classe dirigente. E’ ad essi in particolare che Dio ha affidato il suo “sogno”, cioè le sorti del suo popolo eletto, la sua vigna, perché la coltivino, ne abbiano cura e la custodiscano. Il loro compito è coltivare la vigna con impegno, creatività e operosità. Un compito che non riguarda solo l’antico popolo d’Israele, ma anche il nuovo popolo di Dio, la Chiesa. Riguarda anche a noi. La parabola ha una grande attualità. Il Signore affida anche a noi la sua vigna, che è il suo popolo, il mondo creato con le responsabilità di custodirlo e farlo fruttificare. Anche noi siamo chiamati a lavorare insieme ed a cooperare nel progetto di Dio, a far sì che il suo sogno di un mondo più giusto si realizzi. Ma occorre lavorare nella vigna non spadroneggiando e sfruttandola in modo scriteriato, ma nei limiti del compito ricevuto, quello della custodia e della premura attenta. Dobbiamo sempre ricordarci che non siamo noi i padroni assoluti della vigna, ma il Signore. Da noi Egli si attende che la facciamo fruttificare, che non ne abusiamo come fosse oggetto di sfruttamento senza limiti.

In concreto, lavorare nella vigna del Signore è operare:

nel mondo: portare avanti le proprie responsabilità in modo da renderlo veramente umano e vivibile.

Nella chiesa: ciascuno deve operare secondo i carismi e i ministeri ricevuti. La Chiesa con la sua azione nel mondo contribuisce a realizzare il Regno di Dio, ma le sue infedeltà ne rallentano la realizzazione e ne ostacolano i frutti.

Nella famiglia: adoperarsi in modo da renderla spazio di umanità, una comunità di relazioni fraterne e di amicizia.

C’è un particolare della parabola su cui vorrei ritornare. Dopo aver mandato i servi il padrone della vigna continua a mostrarsi paziente e misericordioso: mandò il suo Figlio pensando che avrebbero avuto rispetto di lui. Ma non fu così. Neanche l’invio del Figlio Gesù fece desistere i contadini dalla loro malvagità. Il Vangelo conclude: la pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo. Il Gesù rifiutato diviene il salvatore e redentore, colui che attraverso l’umiliazione della croce porta speranza e salvezza. Attraverso la “pietra di scarto”, attraverso Gesù, che è la prima pietra che i costruttori hanno scartato, possiamo anche dire attraverso situazioni di debolezza e di rifiuto del bene, Dio continua a mantenere in piedi il suo sogno di umanità nuova, conserva la sua misericordia e benevolenza verso il mondo intero. Accade spesso che gli ultimi, i meno considerati, quelli su cui nessuno scommetterebbe nulla, fanno meglio di tanti altri che hanno pensato solo al proprio tornaconto più che all’interesse della vigna ed al compito ricevuto. La parabola dei vignaiuoli infedeli è allora un invito a cooperare a questa storia di amore, diventando custodi e coltivatori della vigna del Signore, perché porti frutti abbondanti, a metterci a servizio di quel mondo nuovo sognato da Dio.

Invochiamo l’intercessione di Maria Santissima, affinché ci aiuti ad essere collaboratori nella vigna del Signore ed a contribuire a realizzare il sogno di Dio sulla nostra terra. Un sogno che prevede l’impegno e la partecipazione di tutti, un lavoro per tutti, lo sviluppo del territorio, il rispetto della legalità ed il superamento di ogni forma di illegalità e criminalità, la cura della casa comune e dell’ambiente. Per questo sentiamoci collaboratori nel progetto/sogno di Dio, ed operiamo nella vigna nel rispetto della consegna del Creatore, camminiamo nel rispetto delle sue leggi anzitutto e delle leggi che rendono la nostra comunità sana ed ordinata. Camminiamo nella legalità. Come afferma san Paolo nella lettera ai Filippesi: “Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” Ed aggiunge: “Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica”. In altri termini, restiamo fedeli a quanto sin da piccoli abbiamo imparato e ricevuto in famiglia o appreso in Chiesa. Non lasciamoci prendere dalla tentazione di seguire altre vie. Non osservando la legge del Signore ci si allontana dal suo progetto. Seguendo le vie illegali della criminalità o facendosene promotori, si rovina il sogno di Dio.

La Parola ascoltata oggi ci chiede di essere cooperatori di un mondo nuovo, quello pensato da Dio al momento della creazione.

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