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Auguri di buon compleanno al nostro Vescovo

Auguri di

Buon Compleanno

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S.E. Mons. Francesco Oliva

Vescovo di Locri – Gerace
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Nato ad Avena di Papasidero (CS), diocesi di San Marco Argentano – Scalea, il 14 gennaio 1951; del clero di Cassano all’Jonio; ordinato presbitero il 5 gennaio 1976; eletto alla sede vescovile di Locri – Gerace il 5 maggio 2014; ordinato vescovo il 20 luglio 2014.

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

2021: colmare il deficit di speranza l'editoriale di Enzo Romeo

2021: colmare il deficit di speranza
Enzo Romeo

Ci sono due richieste divine che dovremmo sforzarci di rispettare in quanto figli di questa striscia di terra calabra. La prima: «crescete e moltiplicatevi» (Genesi 9,1). È ciò che Dio chiede a Noè e ai suoi dopo il diluvio universale. L’umanità, per colpa di se stessa, si era trovata ad affrontare un’immane catastrofe ed aveva rischiato di scomparire. Ma il Signore aveva avuto pietà delle proprie creature e aveva suggerito al patriarca Noè di costruire l’Arca.
La pandemia, che si è sovrapposta a una già pesante crisi socio-economica, ci ha riportato a quell’epoca primordiale. Il vaccino contro il covid potrebbe rappresentare la nostra arca, poi però non dovremo eludere il richiamo alla “fecondità”. Vuol dire invertire la rotta che sta portando allo spopolamento e alla desertificazione dei nostri paesi. Secondo gli ultimi dati Istat, tra le regioni italiane la Calabria è seconda solo al Molise in quanto a decremento della popolazione. E l’area che ricade nella nostra Diocesi è tra quelle percentualmente più interessate allo svuotamento. Si fanno pochi figli o li si manda via, in cerca di fortuna lontano da dove sono nati. Qui non c’è futuro, è la convinzione dei più. Ovvero, come direbbe Otello Profazio, «qui si campa d’aria».
Urge colmare il deficit di speranza che toglie respiro e chiude l’orizzonte. Si tratta di un’operazione culturale (e anche religiosa), prima ancora che economica. Una vera e propria missione a cui dedicare le migliori energie, senza attendere che arrivino gli aiuti dalle istituzioni centrali, ma iniziando a fare, a ricucire relazioni, ad avviare progetti, a valorizzare le risorse.

La seconda richiesta corrisponde al quarto comandamento: «onora il padre e la madre» (Esodo 20,12). È il richiamo al rispetto degli anziani, quelli che più soffrono in questo tempo di isolamento forzato. Sono i primi ad ammalarsi, i primi a morire. Sono i più soli, costretti in residenze dove il rischio dei focolai è elevato e nessun familiare può accedervi. C’è chi fa di tutto ciò un problema statistico: siamo un territorio con la popolazione sempre più vecchia (perché non facciamo figli o li mandiamo via…). E arriviamo a chiederci se non convenga isolare gli anziani per evitare lockdown generalizzati. La logica dell’abbandono si insinua anche tra i bravi cattolici, che spediscono in istituto chi è troppo avanti con gli anni, sebbene autosufficiente, perché l’idea di famiglia ormai non contempla la presenza al suo interno di una persona troppo attempata.
Dovremmo ricordarci della seconda parte del versetto dell’Esodo, in cui si motiva il precetto di onorare papà e mamme, nonni e nonne: «perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio». C’è una causa-effetto iscritta nelle tavole della legge. Siamo un nodo di relazioni ed esistiamo per i nostri legami. Il tempio esiste grazie a ciascuna delle sue pietre e se qualcuna viene rimossa tutta la costruzione crolla. Noi siamo parte di questo tempio, di questo tutto, dove ogni elemento, ogni individuo è indispensabile per la sopravvivenza reciproca. Il futuro non si può costruire senza il rispetto del passato. Il deficit di speranza rimarrà incolmabile se non traiamo linfa dalle nostre radici. Non permettiamo che la scure si abbatta sugli alberi della memoria. Viviamo di quello che trasformiamo. L’albero trasforma la terra in rami, l’ape trasforma il fiore in miele e la nostra fatica deve trasformare le zolle in messi biondeggianti. Questo è l’augurio migliore che possiamo farci per il 2021

«Signore, legami all’albero a cui appartengo. Non ho più significato se sono solo. Che ci si appoggi su di me. Che io mi appoggi all’altro… Io ho bisogno di essere» (A. de Saint-Exupéry).

(dal numero di Dicembre di Pandocheion-Casa che accoglie) 

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Con gli insulti e la diffamazione non si va da nessuna parte Solidarietà al Rev. sac. don Tonino Saraco

Solidarietà al Rettore del Santuario di Polsi

 

S.E. monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, a nome suo e della chiesa diocesana, esprime piena fiducia, vicinanza e solidarietà a don Tonino Saraco, Rettore del Santuario di Polsi e Parroco ad Ardore, fatto oggetto di insulti e scritte offensive.

Le scritte denigratorie sono state notate ieri su un muro lungo una strada provinciale ad Ardore; dopo averne ricevuto segnalazione, il sacerdote si è recato presso la locale Stazione dei Carabinieri dove ha sporto denuncia per diffamazione.

“Ancora una volta viene scelta la via della diffamazione, per denigrare un sacerdote, che tanto bene opera sia al Santuario della Madonna della Montagna che nella parrocchia di Ardore Marina” afferma il vescovo, aggiungendo: “Con gli insulti e la diffamazione non si va da nessuna parte. Si lede la dignità della persona e si tenta di scoraggiare ogni proposito di bene”.

L’azione pastorale condotta da don Tonino, tanto in parrocchia quanto al Santuario della Madonna di Polsi, è un servizio religioso importante, che non ha niente a che vedere con altri interessi privati. Le sue attività sono dirette a privilegiare sempre il bene della comunità e non di singoli. Per quanto riguarda il Santuario della Madonna di Polsi, tende ad affermare, in piena sintonia col vescovo, l’immagine di ciò che dev’essere: luogo di preghiera, di conversione a Dio e di accoglienza dei pellegrini, ma anche spazio umano di crescita sociale e civile che non cede ai compromessi e non si concilia con qualunque azione illegale e malavitosa.

In tale direzione già si vedono tanti buoni frutti, quali un’accoglienza dignitosa e sicura dei pellegrini, l’organizzazione di incontri e ritiri spirituali, la vigilanza e l’ordine pubblico.

“A don Tonino – dichiara ancora il vescovo- ho affidato quattro anni fa la custodia di questo luogo sacro sapendo che non si sarebbe arreso di fronte ad ogni possibile forma di intimidazione. Purtroppo spesso ha dovuto confrontarsi con mentalità distorte e comportamenti negativi che ostacolano il cambiamento ed il rinnovamento. A lui ribadisco la piena fiducia mia e della chiesa diocesana unitamente all’invito a non desistere di fronte ad ogni forma di calunnia e di insulto.

Esprimo altresì la più totale disapprovazione verso tali gesti, ricordando che chi opera nelle tenebre ha paura della luce, chi semina maldicenze o diffama una persona attraverso scritte ingiuriose, lettere anonime o sui social ed altre vie illecite non cammina nella Chiesa, e, se è cristiano, offende questo nome e non segue gli insegnamenti del Signore.

Infine, il vescovo invita la comunità a reagire prendendo le distanze da tali inaccettabili comportamenti: “Bisogna scegliere sempre la via della carità, della lealtà e del rispetto verso tutti. Questa l’unica via che fa crescere in umanità il nostro territorio”.

 

Locri 11 gennaio 2021

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©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Ordinazione diaconale: l’abito del servizio per Gianluca  Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

ORDINAZIONE DIACONALE

DI GIANLUCA LONGO

(Basilica di Gerace – 9 gennaio 2021)

 Omelia di S.E. monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

 

Carissimi fratelli e sorelle, caro Gianluca,

il Battesimo di Gesù conclude il tempo liturgico del Natale e ci manifesta il senso dell’Incarnazione, mostrandoci il Figlio di Dio che si fa uno di noi: scende nelle acque del Giordano, si mette in fila tra i peccatori e solidarizza con la nostra umanità. Il Padre riconosce in Lui il figlio: «Tu sei il Figlio mio, l’amato. In te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,11). Nel Figlio il Padre vede il suo volto umano e noi, in Lui ed attraverso di Lui, possiamo vedere il Padre e diventare “figli nel Figlio”.

Caro Gianluca, stai per ricevere il dono del diaconato nel giorno, in cui si manifesta la gloria della Trinità: il Figlio immerso nelle acque del Giordano, lo Spirito che si posa su di Lui, il Padre che lo riconosce come suo Figlio. E’ il Dio-Trinità di amore, che ti chiama a servire questa chiesa diocesana, a lavorare in questa terra, a condividere le sue fragilità e povertà, a donare speranza a chi è in difficoltà, ad essere apostolo del Signore. A te ed a tutti noi il profeta Isaia rivolge l’invito: “O voi tutti assetati, venite all’acqua” (Is 55,1). Venite, perchè il Signore vi attende, venite, perchè per voi è diventato uomo, venite, perchè si è caricato delle nostre debolezze ed infermità. Lo stesso profeta c’invita a cercare il Signore, mentre si fa trovare, ad invocarlo, mentre è vicino. Cercare il Signore ed invocarlo dà senso a tutta la nostra vita. Ma come possiamo cercarlo ed invocarlo? Seguendo le vie che Lui stesso ci indica. Una di queste è la via del servizio.

Col diaconato, che stai per ricevere, caro Gianluca, sei chiamato a cercare ed invocare il Signore attraverso il servizio della comunità, il servizio della Parola e della Carità in vista del presbiterato. E’ quel ministero che papa Francesco definisce “sacramento del servizio”, servizio di tutta la comunità, la chiesa, che si fa  “ospedale da campo”, nell’accogliere i poveri e gli ultimi, gli emarginati ed i senza tetto, i profughi ed i migranti, che si fa vicino a chi, deluso, rifiuta di aprirsi alla gioia. È un servizio che richiede di essere fatto con gioia e dedizione totale, perché è annuncio di Cristo e del suo Vangelo. Come ci ricorda San Paolo, “noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù” (2Cor 4, 5).

Come puoi immaginare, caro Gianluca, il servizio diaconale non sarà per te un tempo provvisorio, di passaggio, una prova che devi superare, ma un modo di essere che darà identità, sapore, colore a tutta la tua vita. Vivi questo servizio ed allenati in esso: ne gusterai la bellezza! Nel servizio e attraverso di esso sarai immagine del Cristo, servo del Padre e degli uomini. Sul servizio si gioca il tuo ministero. Eppure le tentazioni a riguardo non mancheranno. Penso a quella grave forma di deformazione, che può annidarsi in quanti hanno ricevuto il ministero sacro: il ritenersi superiori, il sentirsi possessori di una scienza che rende inattaccabili, pretendendo rispetto, riverenza e obbedienza cieca. A questa presunzione possono aggiungersi altri comportamenti non improntati a spirito di servizio, quali la saccenteria, l’arroganza, la prepotenza. Per non cadere in questa facile trappola, occorre considerarsi sempre un servo.

Chiediamo a Dio di darci una coscienza continua di questo nostro essere a servizio e di conservare sempre l’umiltà. Senza umiltà non saremo veri ministri. Nell’esame di coscienza interroghiamoci se ci stiamo comportando da servi, da “servi inutili” come dice il vangelo (Lc 17, 10), se facciamo più uso del grembiule che del piviale.

Oggi, caro Gianluca, con il diaconato il tuo essere battezzato, la tua vita cristiana assume l’abito del servizio. Come diacono sarai un apostolo e un servitore, pronto a dimenticare i tuoi impegni, a trascurare i tuoi orari, per aprire tempi e spazi ai fratelli. Servire per amore del Signore, senza stancarsi, dovrà essere il tuo stile, il tuo vero modo di essere suo discepolo. Per poter servire dovrai lasciarti afferrare dall’amore del Signore. E’ Lui che ti ha chiamato, perché ha posto in te il suo sguardo di predilezione. E’ Lui che ti ha chiamato nel contesto di una famiglia che genera alla vita ed alla fede. E’ la famiglia il primo grembo della tua vocazione. Vorrei tanto poter abbracciare la tua mamma, che ti ha accompagnato e condotto per mano e ti ha incoraggiato nei momenti tristi. Anche il tuo papà dal cielo condivide questa liturgia.

L’augurio che ti facciamo è che, attraverso il tuo servizio, tu possa dare testimonianza di un modo diverso di spendere la propria esistenza, quello più rispondente ai pensieri ed alle vie del Signore. In controtendenza rispetto al modo di pensare di questo mondo, perché, come dice il Signore: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”.

Ti accogliamo come un dono bello per la nostra chiesa e per chi ti incontra: porta a tutti la gioia del Vangelo e sentirai il Vangelo. La chiesa, questa chiesa prega per te, perché sii fedele a questa vocazione. Ama con tutto te stesso questo popolo di Dio che abita questa terra di periferia. La chiesa che ti accoglie non ti chiede gesti eroici né l’eloquenza delle parole, ma l’umiltà del cuore, che rende i tuoi comportamenti ed il tuo stile gioiosi e semplici, lineari, sinceri e trasparenti. Non cedere mai alla tentazione della doppiezza e della falsità. Manifesta dinanzi a tutti che sei servo di Cristo e che sei rivestito della Sua carne di Servo. Come scrive San Paolo ai Corinti, “avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo” (2Cor 4, 1). Non perdersi d’animo, perché ci è stata usata misericordia! Lo dico a me e a tutti i sacerdoti e diaconi presenti. Teniamo ben presente che lo stile del servizio non riguarda solo chi è chiamato al diaconato, ma tutti i cristiani. Col battesimo entriamo in una profonda relazione con Gesù che ci chiede di vivere l’umiltà del servizio, senza risparmiarsi e senza andare alla ricerca del protagonismo, che non si addice ai servitori del Vangelo.

La vocazione è un seme che il Signore pone nel cuore dei suoi eletti, ma che ha bisogno di tanta cura e sollecitudine. Pertanto, permettetemi di ringraziare tutti coloro che hanno seguito ed hanno avuto cura del cammino vocazionale di Gianluca. Un grazie speciale ai sacerdoti che gli sono stati vicini ed a quanti ne hanno curato la formazione, al Rettore del Seminario Pio XI di Reggio Calabria ed a tutta la sua equipe. Un grazie ai formatori del nostro seminario diocesano. Grazie anche alla sua parrocchia e a tutte le parrocchie che accolgono con amore ogni germe di vocazione.

Caro Gianluca, ti auguro di continuare nel tuo cammino, senza perdere mai di vista l’essenziale: l’essenziale è Lui, il Signore dell’amore e della vita. Sia Lui luce sul tuo cammino. Maria Santissima, l’umile serva del Signore, assunta in cielo, ti aiuti a cogliere ogni giorno la bellezza del farsi servi gli uni degli altri. Amen.

 monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

 

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.