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Quando le lacrime prendono il posto delle parole Omelia pronunciata da S.E. monsignor Francesco Oliva durante le esequie di Alessandro Luppino, il ragazzo di Bianco morto in un incidente stradale.

Esequie di Alessandro Luppino
(Bianco 22 gennaio 2020)

 

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Cari fratelli e sorelle, carissimi genitori di Alessandro,
ho desiderato essere qui con voi, unitamente alla chiesa diocesana e alla comunità di Bianco, per condividere il vostro dolore per la perdita di Alessandro. E’ una perdita per tutta la comunità di Bianco. Vogliamo fare nostre le vostre lacrime, abbracciare assieme a voi la croce della sofferenza, dire a tutti la nostra fede nella vita e nella resurrezione: Alessandro non rimane nella morte, ma vive per sempre in Dio. Dio non lascia perire nulla di quanto ha creato. E’ il Dio della vita, non della morte. Ma chi ama la morte o la provoca non è a Lui gradito. Quando un giovane come Alessandro voluto bene dai suoi coetanei, vivace ed educato, viene a mancare, vacilla la speranza. Ma di fronte ad un evento così tragico, non possiamo restare indifferenti, non possono lasciarci indifferenti i sogni di un adolescente. Siamo presi da sentimenti diversi, di commozione e di compassione, di dolore ma anche di speranza. In questo momento, è più giusto fare silenzio e pregare, è più giusto che le lacrime prendano il posto delle parole. E’ vero ciò che scrive S. Agostino: «Il dovere della preghiera si adempie meglio con i gemiti che con le parole, più con le lacrime che con i discorsi». Se in questo momento apriamo il nostro cuore all’ascolto della voce di Dio in noi, se diamo più attenzione all’amore di Dio per noi, se ascoltiamo la sua Parola che è sempre Parola di Vita e non di morte, non prevale né la disperazione né la rassegnazione, appare ai nostri occhi la vita, non la morte.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato da una parte ci mostra Gesù che guarisce un paralitico e dall’altra ci pone di fronte il dramma dell’uomo che lo rifiuta e condanna, perché ha fato questo in giorno di festa, trasgredendo la legge mosaica del riposo. Ma per Gesù l’uomo e la sua vita vale più di tutto, anche della legge del sabato. Se crediamo in Lui che è il Dio della resurrezione e della vita possiamo dire con San Girolamo: “È un grande dolore averlo perduto, ma Ti ringraziamo, o Dio, di averlo avuto, anzi di averlo ancora, perché chi torna al Signore non esce di casa” (San Girolamo). Chi torna al Signore non esce di casa. Sono certo che sarà così per Alessandro: resterà per sempre nella vita della sua famiglia, nel cuore degli amici, che non potranno dimenticarlo.
Carissimi giovani, amici di Alessandro,
trasformate il vostro dolore in germe di vita. Custoditi i vostri sogni e date valore alla vita anche siete alla guida sulle strade della Locride e su questa SS 106, infida ma necessaria via di comunicazione. Con i suoi rettifili, i suoi attraversamenti dei centri abitati, la ristrettezza delle corsie, le curve improvvise nasconde tanti pericoli e diviene causa di morte. Questa nostra strada principale è diventa un percorso di morte, un cimitero cosparso di crisantemi e di croci che ricordano le tante morti avvenute lungo il suo percorso. Non è possibile accettare che sia la strada delle lacrime. Reagiamo alla tentazione di percorrerla come una pista di Formula 1, un’autostrada ove gareggiare in velocità. E’ una strada che non è stata fatta per questo. Rispettiamone i limiti di velocità. La fretta non è buona consigliera. Non si può continuare a morire per strada. Ci sia alla guida senso di responsabilità: quando esso manca, non bastano gli autovelox. Non lasciatevi prendere dalla tentazione di usare il cellulare durante la guida. E quando siete stanchi o poco lucidi dopo una serata da sballo o al sabato sera, non mettevi alla guida, rischiate di mettere in pericolo la vostra e l’altrui vita. Essere alla guida non è semplice svago o divertimento, è una responsabilità grande: il mezzo che guidate può divenire veicolo che uccide le vostre ed altrui speranze di futuro e di vita. Se amate la vita, amatela sempre, anche durante la guida. Lo dico a Voi giovani, perché intendano gli adulti. Della guida spericolata e delle morti causate dagli incidenti stradali Dio un giorno chiederà conto.
Mi rivolgo anche a voi Amministratori presenti. Per i morti su strada c’è una responsabilità diffusa, che va da chi causa l’incidente a chi è tenuto a vigilare, da chi guida distratto a chi attraversa la strada senza avvertirne il pericolo, dal giovane patentato agli stessi genitori che non valutano i rischi che corrono i loro figli quando sono alla guida di un’auto di grossa cilindrata. La sicurezza del cittadino è al primo posto tra i vostri doveri amministrativi. Siamo stanchi di continuare a celebrare funerali di giovani che perdono la vita su strada. Siamo stanchi di continuare a chiedere le stesse cose. Nelle contingenze economiche è il caso di rinunciare a qualche grande opera, per mettere in sicurezza le ordinarie strade di collegamento. Date senso alle lacrime di tanti genitori che per dare senso al loro dolore hanno costituito persino un’associazione, quella dei “Figli in cielo”.
O Signore, fa che ogni conducente di auto operi sempre con perizia e prudenza per la sicurezza e l’incolumità di tutti. Fa che avverta accanto a sé la tua continua presenza. Allontana da chi è alla guida la distrazione, la fretta, la precipitazione, l’arroganza, l’impazienza, l’intolleranza, l’inosservanza delle regole stradali. Fa che non venga meno la memoria di Alessandro e la sua tragica scomparsa susciti maggiore responsabilità in chi guida. Fa che il ricordo del suo volto infonda negli amici amore e rispetto per la vita propria ed altrui. Signore, Tu sei la via, la verità e la vita, accogli nel tuo regno Alessandro e tutti i giovani che sulle strade vedono spegnersi i loro sogni e speranze. Amen.

✠ Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

E’ Natale, non siamo soli Il messaggio augurale del vescovo di Locri-Gerace


E’ Natale, non siamo soli

 Mi piace quest’anno rivolgere gli auguri di Natale da San Luca ove è in corso la visita pastorale. Da questo bel paese della nostra terra, che risente di tante ferite e sofferenze ed in un certo senso raccoglie in sé tutte le povertà della nostra Locride. Condividono con me questo augurio tutte le persone che sto incontrando in questi giorni e che vivono la presenza del Signore nelle loro case, spesso umide e fredde, che non possono partecipare alla gioia della festa insieme alla comunità, perché malate, anziane, impedite per altre ragioni o agli arresti domiciliari. O anche perché hanno perso il lavoro. E’ un augurio che raccolgo sulle labbra di tutti, passando tra le case e incontrando la quotidianità della gente, là dove abitano le famiglie, i malati ed i sofferenti. E’ in questi luoghi che il Signore viene ad abitare. Questi nostri fratelli e sorelle, cui ho chiesto di offrire la propria sofferenza per la nostra Chiesa, sono pronti ad accogliere l’annuncio dell’angelo nella notte santa: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore». Il Natale ci richiama tutto questo: il Signore viene tra noi per restarvi, s’incarna nella storia di tutti i giorni e negli ambienti di vita, soprattutto là dove c’è tristezza e sofferenza. È in questa quotidianità che siamo chiamati a dire che il Signore ci è accanto, anche quando siamo «affaticati e oppressi».

Ho visto con piacere che in tante case è stato allestito il presepe. Con il linguaggio semplice di San Francesco di Assisi “il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita” (Papa Francesco). Nella povertà dei segni di un presepe, dove Maria depone Gesù nella mangiatoia e con Giuseppe ed i pastori Lo contempla e adora, incontriamo la tenerezza di Dio.

Il senso profondo del Natale sta nella fedeltà del Signore, nella sua continua benevolenza. Il Signore è fedele sempre, anche quando non ce ne accorgiamo o siamo troppo presi dalle cose o dalle fatiche del vivere quotidiano. Non ci dimentica, non ci lascia soli, si mostra col volto di un Dio che ci vuole bene, ci cerca, ci viene incontro, ci ama e si fa carico delle nostre difficoltà.

L’augurio più bello che voglio condividere con tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, sta nella certezza che non siamo soli e che anche coloro che vivono situazioni di disagio, di dolore e difficoltà o sono in carcere possono unirsi a noi nella contemplazione ed adorazione del Mistero Incarnato, di quel Bambino, nato nella grotta di Betlemme. E’ l’annuncio che ci sostiene e ci dona la speranza e la forza di andare avanti.

Buon Natale a tutti ed a ciascuno!

✠ Francesco Oliva

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Incontrare il mondo della sofferenza e delle povertà Il Decreto di indizione della Prima Visita Pastorale di monsignor Francesco Oliva

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 Il  Decreto di indizione della prima visita Pastorale alla Diocesi di S.E. monsignor Francesco Oliva

 

Al popolo di Dio, che è in Locri-Gerace!

Nel sesto anno del mio ministero pastorale, dopo tante visite alle parrocchie in occasione di celebrazioni o avvenimenti particolari, accogliendo la parola del Signore “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”, ho la gioia di annunciare la mia prima Visita pastorale a cominciare dai malati e da quanti sono nel bisogno. E’ una visita speciale, perché rivolta a coloro, che, per le loro condizioni personali e di salute, possono essere solo visitati o perché immobilizzati nelle loro case a causa di una malattia grave o perché, essendo bisognosi, non hanno voce se non quella della comunità parrocchiale. Anche se è insolito pensare ad una visita pastorale ai malati ed agli indigenti, ne sento il bisogno. Incontrare il mondo della sofferenza e delle povertà del territorio diocesano, chiedere a chi soffre l’offerta del proprio sacrificio e della propria sofferenza a favore della nostra Chiesa mi sembra la prima opera pastorale.

Con queste intenzioni, consapevole che la visita agli ammalati mette a contatto con le fragilità, le debolezze e le difficoltà delle nostre famiglie, conoscendo la gravità dei problemi che sta attraversando il mondo della sanità nella nostra Regione e le tante emergenze della nostra comunità,

Dopo aver sentito il Consiglio presbiterale,

INDICO

LA PRIMA VISITA PASTORALE

AL MONDO DELLA SOFFERENZA E DELLE POVERTA’

DELLA DIOCESI DI LOCRI-GERACE.

 

La visita pastorale avrà inizio la I domenica di Avvento (1° dicembre 2019) a cominciare dalla VICARIA SUD, secondo il programma che sarà concordato con i Vicari foranei e presto pubblicato. E si protrarrà per la durata dell’anno liturgico 2019/2020.

Questa Visita pastorale è l’occasione, per affidare la nostra Chiesa a chi vive quotidianamente l’incontro con Gesù attraverso l’esperienza del dolore o si trova in situazioni di bisogno, ma anche per chiedere di pregare per la nostra Chiesa. E’ sentirmi anch’io attratto da Lui: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35-36). A quanti sono in queste situazioni chiederò di vivere la loro condizione né come prova né come condanna, ma come partecipazione ai patimenti del Signore in attesa della definitiva liberazione.

Immagino sia un tempo di grazia per me anzitutto e per la nostra Chiesa. Visitare gli ammalati e quanti sono nel bisogno, per essere visitati dal Signore. Incontrare loro, per incontrare il Signore. Poter mettere nelle loro mani un’intenzione particolare: pregare per i sacerdoti, per la pace nella nostra Chiesa, e soprattutto per le vocazioni sacerdotali e religiose.

Affido al Direttore dell’ufficio di pastorale sanitaria ed al Direttore della Caritas diocesana l’incarico di voler predisporre quanto necessario per gli incontri di preghiera, la visita agli ammalati nelle case e nelle strutture sanitarie, gli incontri con le Caritas parrocchiali e le associazioni di volontariato e con quanti operano nei servizi sociali. Nella Visita mi avvarrò della collaborazione dei Vicari foranei per la vicaria di competenza, del Coordinatore della pastorale integrata, dei diaconi e degli operatori di curia, laddove sia necessario nell’organizzazione di aspetti concreti e per altri adempimenti specifici.

Chiedo ai presbiteri, ai consacrati ed alle consacrate, ai diaconi, ai ministri straordinari della Santa Comunione, ai fedeli laici, di collaborare nello svolgimento della Visita, secondo le possibilità di ciascuno. Mi aspetto da tutti l’accompagnamento nella preghiera.

Affido alla Beata Vergine Maria, salute degli infermi, ogni incontro, ogni condivisione, ogni stretta di mano, ogni lacrima, perché portino beneficio alla nostra Chiesa.

Il Signore benedica tutti, soprattutto i malati, i fratelli e le sorelle con disabilità, quanti cercano pane e futuro. Ci conceda in abbondanza il dono del Suo Spirito, perché possiamo incontrare nel malato, nel povero, nell’emarginato il volto sofferente del Signore Gesù.

La gioia di essere testimoni credibili del Vangelo sia la nostra forza. Amen.

 Mons. Francesco Oliva

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Meeting di apertura del nuovo anno della pastorale giovanile e vocazionale

“è ora di oratorio”

Meeting di apertura del nuovo anno della pastorale giovanile e vocazionale

Domani 13 ottobre 2019 presso il Centro Salesiani di Locri si svolgerà il Meeting di apertura del nuovo anno della pastorale giovanile e vocazionale.

Don Marius Okemba, Direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale, spiegando il tema del meeting “è ora di oratorio”, dice: “Non perché l’oratorio sia una novità da scoprire, ma perché vogliamo riportare al centro del nostro azione pastorale in questo settore i quattro capisaldi dell’oratorio, visto come casa che accoglie, come parrocchia che evangelizza, come scuola che avvia alla vita e come cortile che incontra”.

Sarà presente don Michele Falabretti, responsabile del servizio nazionale per la pastorale giovanile della CEI che aiuterà i partecipanti a riflettere su: “Oratorio oggi”.

L’iniziativa è aperta a tutte le realtà diocesane: associazioni, movimenti, famiglie e sacerdoti.

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