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È tempo di rinascere! Lettera di S.E. monsignor Francesco Oliva ai ragazzi e alla comunità di Platì

Ai ragazzi e giovani

Ai fedeli tutti

della Comunità di PLATI’

 

È tempo di rinascere!

È tempo di rinascere a vita nuova! È il tempo della Pasqua del Signore. Fate vostra la bella notizia che “Gesù è la vera grande luce di speranza e di guida nella nostra notte” (ChV 33), la stella radiosa del mattino” (Ap 22,16)”.  Egli “è risorto… ed è apparso” (1Cor 15,5), “primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,20), “primogenito dei morti” (Ap 1,5). È risorto per tutti, per esserci sempre vicino. C’invita a liberarci dalle tante paure che ci assillano in questo tempo, dalle tenebre del male e dai pregiudizi che ci assillano.

È tempo di rinascere e di rialzarvi, per costruire un mondo nuovo, una nuova Platì, libera da un passato negativo, che, ingiustamente, ha fatto ricadere, specie su Voi più giovani, le conseguenze di tante male compiuto da altri. Liberatevi dal male passato e intraprendete una via nuova.

Nel corso della mia visita pastorale ho conosciuto il volto positivo di Platì, tante belle realtà, attività d’impresa familiare portate avanti da tanti giovani che non vogliono allontanarsi dal proprio paese, perché l’amano veramente.

Cari Ragazzi e Giovani, ribellatevi ad ogni forma di ingiustizia, ma evitate di distruggere quanto di positivo la vostra comunità vi offre. Mi ha tanto addolorato la notizia degli atti vandalici compiuti al campo di calcetto comunale ed alla struttura ricreativa in corso di realizzazione. So che è una struttura tanto attesa e di cui avete veramente bisogno. Mi spiace che i lavori in corso si stiano protraendo troppo a lungo, quando invece ne avete tanto bisogno. Dite no ad ogni forma di burocrazia che impedisce la realizzazione delle opere pubbliche nei tempi giusti. Ma dissociatevi da ogni forma distruttiva dei beni che appartengono a tutti, che appartengono alla comunità di Platì. Fate emergere quanto di positivo e di bello la vostra comunità esprime. Purtroppo atti del genere, opera di qualche scalmanato isolato, fanno male a tutta la comunità. Ma i ragazzi e giovani di Platì non sono tutti uguali. So che a Platì ci sono tanti ragazzi e giovani e famiglie oneste, che soffrono di fronte a questi gesti e non ne sono in nessun modo responsabili. Non restate però nell’anonimato e siate concordi nel condannare ogni gesto vandalico che impoverisce la vostra comunità.

Auguro a tutti voi che, sotto la guida dei vostri sacerdoti, possiate vivere un’esperienza pasquale vera, che vi porti a rialzarvi ed a camminare in compagnia del Signore Risorto, che dice a ciascuno: “Sono con Voi sempre, cammino con voi, soffro con Voi, ho abbracciato la croce, perché tutti possiate incontrare la gioia del perdono, di una vita piena e possiate vincere ogni forma di male e di ingiustizia”.

Questa certezza di fede vi accompagni in questo difficile tempo di pandemia. Buon tempo pasquale a tutti.

✠ Francesco Oliva,

Vescovo di Locri-Gerace

©2021 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

“UN SECOLO DI STORIA DAVANTI A NOI” 97ma Giornata per l’Università Cattolica - di Maria Carmela Ferrigno

97a Giornata per l’Università Cattolica

 

“UN SECOLO DI STORIA DAVANTI A NOI”

 

La Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, come sempre promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Ateneo, voluta da Armida Barelli, avrà come tema la frase, logo del centenario, che mi è sembrato opportuno riproporre anche come titolo di questa riflessione in occasione dell’annuale celebrazione che si svolgerà domenica 18 aprile.

E’ un appuntamento che si celebra da 97 anni, tre anni in meno rispetto alla nascita dell’Università, a lungo sognata e desiderata dai cattolici italiani, in modo particolare dal beato Giuseppe Toniolo, figura storica del movimento cattolico italiano, che nel settembre del 1918, sul letto di morte, affidò tale compito a padre Agostino Gemelli e ad Armida Barelli.

Padre Agostino Gemelli raccolse dal Toniolo l’impegno di fondare “una Università dei cattolici italiani” e, insieme a Francesco Olgiati, Ludovico Necchi e soprattutto con iI determinante supporto di Armida Barelli,  creò le condizioni per la nascita del nuovo Ateneo ; superando  lo scetticismo che aleggiava nei  confronti dell’ambizioso progetto, solo tre anni dopo istituì le prime due facoltà -Scienze sociali e Filosofia- dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e il 7 dicembre 1921 inaugurò nell’Aula Magna della nuova sede l’Ateneo dei cattolici italiani, che, come affermano i vescovi italiani  nel loro  messaggio per la Giornata universitaria  2021 “rimanevano ancora ai margini della vita sociale e culturale del Paese”.

Armida Barelli fu la tesoriera e fu lei che convinse Pio XI, quel card. Achille Ratti, arcivescovo di Milano che nel 1921 aveva tenuto il discorso per l’inaugurazione dell’Ateneo, a indire, nel 1924 la prima «Giornata universitaria», volta alla raccolta di fondi a sostegno dell’Ateneo dei cattolici italiani.

Senza la determinazione, la dedizione incondizionata, l’azione appassionata di Armida Barelli, per la quale l’unica cassa era la Provvidenza, forse l’Università Cattolica non sarebbe mai decollata; ella seppe creare una rete di rapporti con tutte le realtà del mondo cattolico, confidando sul sostegno economico dei cattolici italiani, ma soprattutto sul Sacro Cuore di Gesù, primo e fondamentale protagonista, a cui, per sua volontà, l’Ateneo fu intitolato.

Fu una sfida straordinaria, ma il sogno di padre Agostino Gemelli e di Armida Barelli, è divenuto realtà; oggi quell’Ateneo, a cento anni dalla fondazione, ha 5 sedi, 12 facoltà e oltre 45 mila studenti, e rappresenta una delle istituzioni accademiche e culturali più importanti non solo a livello nazionale ed europeo ma anche a livello internazionale.

Qualcuno potrebbe chiedersi che senso ha la celebrazione di questa giornata nell’attuale momento storico, fortemente segnato da una pandemia che ha sconvolto il mondo.

La risposta la troviamo nella frase scelta per il logo del centenario; essa è emblematica e, se apparentemente potrebbe apparire conclusiva di un percorso, in realtà segna l’inizio di un nuovo secolo di storia ed esprime un augurio per quel che l’Università potrà realizzare ancora e anche consapevolezza delle responsabilità nuove che si profilano per il futuro, per la svalutazione sociale delle conoscenze e dalle nuove forme di umanesimo, determinate dai cambiamenti del nuovo contesto.

Anche i vescovi italiani nel messaggio sopracitato ci aiutano a comprendere il significato e l’importanza della celebrazione; essi, infatti sottolineano che, proprio in questo tempo, “fare tesoro dell’esperienza passata costituisce la migliore premessa per affrontare il futuro che si presenta incerto e gravido di trasformazioni epocali “ed evidenziano la necessità della formazione di professionisti che “con profonde convinzioni morali e con qualificate competenze scientifiche  possano contribuire a realizzare quello sviluppo sostenibile di cui il nostro paese e l’intera umanità hanno bisogno.

La celebrazione della Giornata Universitaria di questo anno, inoltre, per la felice coincidenza con la beatificazione di Armida Barelli e la ricorrenza dei 100 anni della fondazione dell’Ateneo, rappresenta occasione privilegiata per riflettere prioritariamente sul ruolo svolto dall’Ateneo Cattolico nei 100 anni di storia, relativamente “recente”, se confrontata con quella di alcuni prestigiosi Atenei italiani, ma è una storia ricca di valori e di risultati, vissuta con straordinario  impegno dalla fase iniziale degli anni Venti all’entusiasmo del dopoguerra ,dal radicamento nella realtà italiana negli anni sessanta alla internazionalizzazione  degli anni Duemila.

Questa giornata non vuole essere un momento celebrativo, né intende  proporsi come rievocazione nostalgica di un glorioso passato o limitarsi al compiacimento per il traguardo raggiunto nel corso dei 100, ma vuole essere occasione per prendere atto della sua crescita, per dire grazie per quanto realizzato in tempi difficili, in particolare quelli tra la prima e la seconda guerra mondiale, per trarre insegnamento dal passato, per  riaffermare nel presente, con lo sguardo rivolto alle mutate condizioni, i valori,  gli obiettivi educativi e formativi, la qualità  del servizio per affrontare il futuro che  presenta  scenari impensati ed impensabili  e radicali trasformazioni, partendo dai tradizionali punti di forza, nella consapevolezza che i traguardi conseguiti sono certamente il frutto della qualità dell’offerta formativa, ma anche del legame costitutivo che unisce l’Ateneo alla Chiesa cattolica.

Tale legame, soprattutto in questo particolare momento storico offre all’Ateneo non solo sostegno spirituale, ma preziose indicazioni riguardanti le trasformazioni e i cambiamenti epocali, i bisogni vecchi e nuovi delle persone che la Chiesa nelle sue varie articolazioni percepisce prima delle altre istituzioni; da qui il valore della Giornata per l’Università Cattolica come occasione per avvicinare l’Ateneo a ogni sacerdote e ogni fedele.

Celebrare la giornata dell’Università Cattolica significa anche rinsaldare il profondo legame dell’Ateneo cattolico con la Chiesa, recependo le istanze del Papa riguardo il Patto Educativo globale e il Patto per ripensare l’economia e collaborare per sviluppare una visione antropologica integrale e contrastare la frammentazione e la disgregazione sociale  che, purtroppo, caratterizzano questo nostro tempo a livello individuale, familiare, sociale per essere volano di sviluppo aiutando soprattutto i giovani, che guardano con fiducia i luoghi dell’educazione al sapere e cercano maestri che sappiano aiutarli a maturare dal punto di vista umano, professionale, culturale e spirituale per essere protagonisti del futuro.

Il tempo della pandemia, difficile e angosciante non si è ancora concluso, ma non possiamo certamente chiuderci attendendo che giunga al termine; diventa sempre più necessaria la presenza di Istituzioni quali l’Università Cattolica che, seguendo l’insegnamento illuminato dei fondatori, ancorata al passato, ma radicata nell’oggi della storia, rinnovi l’impegno pedagogico e didattico perché ogni studente possa sviluppare al meglio le sue qualità, mettere a frutto i suoi talenti e  scoprire l’importanza della responsabilità per il servizio del bene comune; continui nel qualificato, impegno  per la ricerca scientifica, che testimoni la visione Cristiana del mondo, della vita, della persona per formare uomini e donne capaci di cogliere le sfide del mutato contesto storico, rifuggendo, come afferma Papa Francesco “La tentazione della rigidità  che nasce dalla paura del cambiamento, e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio”.

Nel corso della pandemia l’Università Cattolica ha dato un esempio luminoso non solo di qualificata competenza professionale, di eccezionale impegno e di puntuale svolgimento del servizio di tutto il personale del Policlinico “A: Gemelli “, di capacità di superare barriere ed ostacoli  ma di straordinaria umanità e di profondo rispetto per la dignità di ogni  persona, senza alcun distinzione, per far trionfare l’amore fraterno la solidarietà umana e cristiana sull’indifferenza testimoniando concretamente i valori  che furono elementi fondanti della sua istituzione.

Il senso della celebrazione di questa giornata mira a richiamare il ruolo e l’importanza dell’Università Cattolica nel terzo millennio, perché prosegua l’affascinante compito di educare e formare le nuove generazioni, promuovendo i valori che furono fondamento della sua Istituzione, sia sempre palestra di sapienza dove il sapere  si trasmette non per finalità esclusivamente accademiche, ma per diventare  ragione di vita, luce nel cammino verso le mete più alte, fonte di scelte coraggiose, auspicando che i cattolici italiani, pur nella mutata realtà, continuino ad amare e sostenere la loro ’Università “affinché come augurato nel 1921 dal card. Achille Ratti, arcivescovo di Milano, poi Pio X, a conclusione del suo discorso per l’inaugurazione della nuova sede essa VIVAT, CRESCAT, FLOREAT.

 

Maria Carmela Ferrigno

Delegata dell’Università Cattolica

Diocesi Locri-Gerace

©2021 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

L’Università Cattolica compie 100 anni Il messaggio di S.E. monsignor Francesco Oliva


L’Università Cattolica compie 100 anni

 

Domenica 18 aprile si celebrerà la 97a Giornata per l’Università Cattolica che coinciderà con i 100 anni dalla sua fondazione; per l’occasione il vescovo di Locri-Gerace, S.E. monsignor Francesco Oliva, ha indirizzato la seguente lettera ai Rev.di Parroci, alle Comunità Parrocchiali, ai movimenti e alle associazioni cattoliche della diocesi.

 

Carissimi,

è vero: i sogni belli possono diventare realtà. È quanto è accaduto a padre Agostino Gemelli e ad Armida Barelli, presto beata, il cui grande sogno di una Università Cattolica è divenuto realtà ed ora compie 100 anni.

L’Università Cattolica, secondo lo spirito dei suoi fondatori, fa proprio l’obiettivo di assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad affrontare e risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i problemi della società e della cultura (Statuto dell’Università Cattolica, Articolo 1). Essa è portatrice di valori che mettono al primo posto il riconoscimento della persona umana e l’impegno formativo. Raccoglie un grande sogno di valori e prospettive educative. Non restiamo indifferenti, ma facciamo quanto ci è possibile nelle nostre comunità parrocchiali, nei movimenti e nelle associazioni, perché sia ben presentata e conosciuta.

Oltre 45.000 studenti iscritti e 1.293 docenti in organico. Sono i numeri dell’Università Cattolica, che esprimono innanzitutto le sue due dimensioni chiave: la formazione e la ricerca scientifica. L’offerta formativa si struttura in poco meno di 100 tra corsi di laurea triennale, magistrale e a ciclo unico, e un’ampia proposta di formazione continua con oltre 100 master, 48 scuole di specializzazione e 20 programmi di dottorato. Gli investimenti e le spese annui destinati a sostenere la ricerca superano i 30 milioni di euro, per l’88% provenienti da enti esterni e per il 12% frutto di autofinanziamento dell’Ateneo. le strutture principali in cui è condotta l’attività scientifica sono i 39 Dipartimenti, 1 Istituto, 94 Centri di Ricerca e 6 Centri d’Ateneo.

L’Università Cattolica ha anche costituito il Fondo “Agostino Gemelli” per il sostegno agli studenti iscritti in difficoltà economiche a causa dell’emergenza sanitaria, al fine di permettere loro di proseguire il percorso di studi.

Desidero richiamare l’attenzione della Comunità diocesana alla Giornata per l’Università Cattolica, che, promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Ateneo, si celebra domenica prossima 18 aprile 2021.

Invito ogni Comunità Parrocchiale a promuovere una colletta in tale occasione, versandone puntualmente il ricavato in Curia.

Ringraziando per la sensibilità, cordialmente vi saluto augurando di trascorrere questo tempo impreziosito dei doni pasquali.

 

©2021 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Don Giuseppe Maria Zangari è tornato alla Casa del Padre

DIOCESI Dl LOCRI-GERACE

 

Il Vescovo Francesco, i sacerdoti e i diaconi, i religiosi e le religiose, la Comunità diocesana di Locri-Gerace e i Parenti tutti partecipano il ritorno alla Casa del Padre, nella Domenica della Divina Misericordia, del

SAC. GIUSEPPE MARIA ZANGARI

già Parroco della Parrocchia S. Maria Assunta in S. Giovanni di Gerace Canonico Onorario del Capitolo Cattedrale.

Nel ringraziare il Signore per il dono di questo zelante sacerdote alla nostra Chiesa Diocesana, affidiamo la sua anima benedetta all’amore misericordioso del Padre, grati per il suo servizio pastorale e per la sua testimonianza di fedeltà ed amore alla Chiesa.

Alle Suore Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo, unitamente al personale medico sanitario della Casa di Riposo “S. Antonio” in Siderno che Lo hanno amorevolmente accolto ed accompagnato negli ultimi anni, va la gratitudine riconoscente della Chiesa Diocesana.

Locri, 11 aprile 2021

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A Siderno riaperta al culto la Chiesa di S. Maria dell’Arco

Riapertura al culto della Chiesa S. Maria dell’Arco

(Siderno 8 aprile 2021)

OMELIA

Mi piace vedere questa Chiesa parrocchiale come la scala del sogno di Giacobbe, una scala che “poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa” (Gn 28,11-18). Mi piace sognare la Chiesa come la scala di Giacobbe, che consente di raggiungere il cielo e di collegare la terra con il cielo. La terra, grazie a questa scala, non è più un deserto, un luogo solitario e di inutile faticare, ma una terra che consente di vedere il cielo che sta sopra di noi. E lo consente a tutti, anche all’uomo di oggi, spesso ripiegato su se stesso, adagiato su interessi troppo terreni. Presi dalle occupazioni terrene il nostro sguardo non deve perdere di vista il cielo, la vita eterna, il giudizio finale (“saremo giudicati sull’amore”, non dimentichiamolo). Il sommo poeta Dante direbbe: “Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. L’operare virtuoso e la ricerca del bello, del vero, del buono deve caratterizzare tutta la nostra vita.

Nel luogo da cui partiva la scala, Giacobbe, svegliatosi dal sonno, vede Dio ed esclama: “Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevoQuanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo“. Fu così che Giacobbe volle erigervi una stele, versando olio sulla sua sommità e chiamando quella località Betel, che in ebraico significa proprio “casa di Dio”. Anche se Dio possiamo incontrarlo in ogni luogo c’è bisogno di un luogo concreto ove vedere la sua presenza. La vocazione-missione di una chiesa parrocchiale è proprio questa. Noi fedeli, ministri sacri e fedeli laici, ne siamo i custodi. Custodire la bellezza della chiesa favorisce l’incontro con la Bellezza, con Dio. Qui è possibile attraverso la preghiera e la contemplazione incontrare Dio, vivere momenti di silenzio e di riflessione.

La Chiesa parrocchiale è nel territorio cittadino come la porta del cielo, la scala che collega la terra al cielo: in essa si ritrova la comunità, vi si riunisce, si apre al dialogo con tutti, si mette in ascolto, si riconcilia, prega, ritrova il gusto della festa. Altro che luogo di maldicenze, di passatempo o di inutili discorsi! È il luogo ove viene spezzata la Parola, ove ci si siede a mensa per vivere l’Eucaristia. Il luogo in cui chi vi entra ha occasione di riconoscere il Signore nel segno dello spezzare il pane, nel presentare al cielo i bisogni della terra, nell’aiutare uomini e donne a rivolgere lo sguardo a Dio, senza mai restare prigionieri delle cose terrene. Lasciamoci interpellare dal Signore: Quanti frequentano la chiesa v’incontrano veramente il Signore? Ricordiamoci che una delle poche volte in cui il Signore si mostra sdegnato e duro è stato quando si accorse che il tempio di Dio era stato trasformato in un mercato. Forse anche noi talvolta abbiamo vissuto l’esperienza di Giacobbe: “il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo”. Può essere accaduto di esserci dimenticato che la Chiesa è uno spazio aperto all’accoglienza del Signore, all’incontro tra fratelli, specie con quelli più poveri, all’ascolto ed al dialogo. Sia la confessione di Giacobbe motivo di esame di coscienza per tutti. Tanti non sanno o non riescono a vedere – spesso a causa della contro testimonianza dei cristiani – che la Chiesa è luogo sacro ove s’incontra il Signore, nel quale togliersi i calzari dai piedi. Tanti dimenticano che “questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo”. Il rito di questa sera vuole ricordarci tutto questo, farci prendere coscienza che siamo in un luogo sacro, da custodire, rispettare ed amare.

La seconda immagine che mi viene in mente è quella della fontana del villaggio: la Chiesa parrocchiale come fontana del villaggio. Ed è stato un grande Papa, San Giovanni XXIII, parlando della Chiesa, a definirla “l’antica fontana del villaggio che dà l’acqua alle generazioni di oggi, come la diede a quelle del passato” (13 novembre 1960).  L’immagine è davvero bella e suggestiva. Con i suoi spazi, le sue attività, i suoi momenti celebrativi la chiesa è la fontana del villaggio. Ciò che la caratterizza è la sua presenza nel quartiere, nei centri storici, nelle periferie, la sua vicinanza alla gente, il suo essere presente nei momenti della gioia e nel dolore, quando si fa festa e quando s’implora la misericordia del Padre, all’inizio della vita (battesimo) ed alla sua fine (esequie). In tutti i momenti più importanti della vita e dell’anno si ricorre in Chiesa. La chiesa ci si fa vicina. È la casa che vive tra le altre case, la casa dei poveri e dei bisognosi, dei giovani e degli anziani: è la casa di tutti. La fontana del villaggio continua a essere lì: con il passare del tempo mostra segni di fragilità, richiede di essere restaurata, di essere adeguata alle nuove esigenze. Quello che conta è che la fontana continui ad essere vicina alla gente, che continua a dare a tutti speranza, l’acqua che dà vita, vita eterna. Quell’acqua che sgorga da una fontana di una bellezza unica, perché – come diceva sant’Agostino – è “bellezza antica e sempre nuova”. Ma la sua fecondità non dipende tanto o solo dalla sua organizzazione, dalle manifestazioni che attirano le folle o dalle sue rappresentazioni capaci di suscitare emozioni: “non è data – come afferma Papa Francesco – né dal successo, né dall’insuccesso secondo criteri di valutazione umana, ma dal conformarsi alla logica della Croce di Gesù, che è la logica dell’uscire da se stessi e donarsi, la logica dell’amore” (7 luglio 2013). Quello che conta è che la fontana continui a essere fedele al suo Signore, ravvivata dal dono dello Spirito, abitata da una comunità unita nel nome della Trinità. Dobbiamo riconoscere – come ricorda sempre papa Francesco – che “la diffusione del Vangelo non è assicurata né dal numero delle persone, né dal prestigio dell’istituzione, né dalla quantità di risorse disponibili. Quello che conta è essere permeati dall’amore di Cristo, è lasciarsi condurre dallo Spirito Santo, è innestare la propria vita all’albero della vita, che è la Croce del Signore”.

L’acqua che sgorga dalla fontana ha la sua fonte in Gesù, è Lui la sorgente che l’alimenta. Ma Gesù non è un fantasma! Non è un’idea o un personaggio del passato, un ideale da seguire, ma una persona che possiamo incontrare, di cui possiamo fidarci. È il vivente, il Risorto, Colui con il quale poter avere un rapporto personale. Lo si può incontrare per via, nella vita quotidiana, nel lavoro onesto, nella disponibilità a donarsi, nel soccorrere il bisognoso, ma anche nella Scrittura, letta con intelligenza, alla luce dello Spirito Santo che la ispira. Lo possiamo incontrare nel volto dei poveri e sofferenti, nei malati. Facciamo in modo che le nostre chiese rendano sempre più visibile la presenza del Signore, che l’incontro con Lui attraverso i Sacramenti alimenti la nostra fede. Quella fede nel Signore Risorto, che vive tra noi e non ci abbandona mai. Egli è Colui che ci cammina al fianco come ha fatto con i discepoli di Emmaus, per aiutarci, lungo la via, a comprendere le Scritture che ci parlano di Lui e ci mostrano il volto del Padre. Amen.

✠ Francesco Oliva

Vescovo di Locri-Gerace

 

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