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Esaltare la Croce, esaltare lo stile di vita di Cristo Omelia Festa dell'Esaltazione della Croce (Polsi 2018)

Omelia – Festa dell’Esaltazione della Croce – 

(Polsi 2018)

 

Celebriamo oggi la festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce. Una festa che qui a Polsi ha un significato speciale, perché è al rinvenimento della croce da parte di un pastorello di Santa Cristina d’Aspromonte che si legano le origini del nostro santuario della Madonna della montagna. Ci chiediamo cosa può significare “esaltare” la croce qui a Polsi? Eṡaltare vuol dire «innalzare», sollevare in alto, innalzare a una suprema dignità, nobilita

re, onorare, glorificare. Ciò che è paradossale è che noi esaltiamo una CROCE, non una cosa che piace, una persona che si ammira, un evento che si celebra. Eppure, per quanto possiamo essere uomini e donne di fede non siamo affatto innamorati della sofferenza e del dolore da esaltarli. Nessuno ama il dolore come tale. Lo si accetta solo per amore. Penso al sacrificio di don Puglisi, il sacerdote del quartiere Brancaccio in Palermo. ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 e beatificato il 25 maggio 2013. Don Pino sorrise al killer che gli sparò sotto casa. Quel suo sorriso esprime la gioia di chi paga con la vita la scelta di servire la comunità sino al sacrificio della vita. Quelle sue parole: “Me lo aspettavo”. Me lo aspettavo prima o poi perché il mio servizio di amore alla comunità non può essere senza l’impegno della vita. Don Pino Puglisi era un sacerdote innamorato di Gesù che ha messo in pratica le parole: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.”. Come don Puglisi tanti altri, sacerdoti, uomini e donne, martiri per amore della giustizia e della pace. Portare la croce con Gesù vuol dire amare come ha amato Lui.

La Croce di Polsi attira in molti. Qui viene di tutto: viene il devoto umile, il povero ed il sofferente, il giovane e l’anziano. Viene il debole, l’uomo di fede, come anche chi ha consumato delitti ed ha nel suo cuore il male. Polsi è una rete gettata nel mare, che raccoglie pesci buoni  e pesci cattivi. Polsi è un campo ove germoglia il buon seme, ma anche le erbacce. Polsi è tutto questo. Qui viene un’umanità ferita, una comunità santa e peccatrice nello stesso tempo. Qui è presente tutta la comunità credente, che porta dentro di sé le ferite e le conseguenze del peccato. Qui si viene perché è possibile incontrare la salvezza. Se si viene con fede, con la fede di chi crede che l’amore è più forte del peccato e del male. Per questo esaltiamo la Croce, perché attraverso di essa, possiamo incontrare pace, perdono e riconciliazione, possiamo divenire un’umanità nuova.

Da Polsi non si può ritornare con sentimenti di male. Il vero pellegrino e devoto di Maria torna da Polsi riconciliato. Non avrebbe senso venire a Polsi e ritornare col peso dei propri peccati.

Dico a tutti: A Polsi si viene da Maria per incontrare l’amore di Dio. Qui si può incontrare un Padre benevole e misericordioso, un Dio che salva, che ricrea un’umanità nuova. Di fronte a questo Dio il male, la mafia cedono, non hanno l’ultima parola sulla nostra storia. Veniamo a Polsi non perdete il viaggio, la fatica e il sudore del lungo e difficile viaggio, se confessandovi pentiti del male fatto ritornate a Dio.

Cari fratelli e sorelle, ascoltiamo Papa Francesco che ci dice: “Guardiamo alla croce, sulla quale il Figlio di Dio è morto per la nostra salvezza. Essa è la risposta di Dio al male e al peccato dell’uomo. È una risposta di amore, di misericordia e di perdono. Mostriamo questa Croce al mondo e glorifichiamola nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità”.

Su quella Croce posta in alto ha trovato compimento un amore portato fino in fondo. Su quella Croce Gesù è salito «perché nessuno si perda e perché ciascuno viva» (Gv 6,39). “Per essere guariti dal peccato, guardiamo il Cristo crocifisso!” (sant’Agostino).

Fare festa intorno al Crocifisso ed di amore portato alle estreme conseguenze. E il nostro mondo, oggi più che mai, ha bisogno di gente che, con la sua vita e con le sue scelte, a costo di essere messo in Croce, denunzia le logiche contrarie a quelle dell’amore che si dà fino a finire sulla Croce. Se noi, credenti in Gesù Crocifisso, non orientiamo tutta la nostra vita all’amore, un amore vissuto, donato e testimoniato tradiamo noi stessi e la nostra fede.

Siamo qui, oggi, a Polsi, per dire a Gesù Crocifisso che vogliamo essere suoi discepoli; sapendo che ciò vuol dire combattere, come Lui, una lotta gioiosa con le armi della carità contro lo strapotere di chi offende la giustizia e la speranza, contro l’arroganza di chi fa della violenza la sua arma preferita.

Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Ritorniamo a Maria. Riappropriamoci della vera devozione Omelia del Vescovo - (Polsi 2 settembre 2018)

Ritorniamo a Maria. Riappropriamoci della vera devozione

 La Parola di Dio che ci è stata riproposta in questa XXII domenica del T.O dell’anno (B), richiama l’attenzione sulla vera religiosità. Polsi è un luogo in cui da secoli si manifesta la pietà e la religiosità di un popolo, semplice e devoto. E’ una tradizione di fede, che si rinnova e che troppo spesso è stata mortificata da interferenze esterne. L’uso indebito dell’immagine della Madonna di Polsi e la sua strumentalizzazione da parte di uomini di mafia e di ‘ndrangheta, il venire qui non da pellegrini ma con intenti malvagi e sacrileghi è stata una gravissima offesa alla fede di tutto il popolo mariano. Tutto il popolo dei fedeli di Polsi è stato umiliato ed offeso. Ed ancora oggi ne soffre le conseguenze. Chi potrà mai risarcire il popolo fedele della Madonna di Polsi, che, volendo, avrebbe ogni diritto di costituirsi “parte civile” in ogni processo di mafia. E’ un popolo la cui fede è stata gravemente profanata, ma è un popolo fiero e coraggioso che non teme sventura alcuna ed a Maria affida la propria storia.

Non è il caso di ritornare a ricordare antiche ferite. A riguardo parole chiare sono state pronunciate non solo da me, ma da tutti i miei predecessori. Ribadisco che non è assolutamente conciliabile la fede in Maria con la criminalità mafiosa. Non è fede genuina quella di chi cova nel suo animo propositi di sangue e di vendetta. Portare con sè l’immagine della Vergine e nutrire odio, rancore, vendetta non sono comportamenti conciliabili con la più genuina fede mariana. Chi fa queste cose fa soffrire Maria e non è degno suo figlio. Il Vangelo di oggi ci dice che questa non è religione pura (Gc 1,27). Gesù, rivolgendosi a scribi e farisei, afferma: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”. C’è religiosità e religiosità. C’è una religiosità, che non piace al Signore. E’ quella fatta di parole. “Non chi dice: Signore, Signore…”. Non basta dirsi cattolici. Non basta partecipare ad atti di culto: accompagnare la statua in una processione, ricevere i Sacramenti, venire in pellegrinaggio. Ci vuole qualcosa di più. Ci vuole la rettitudine di cuore, la purità nei pensieri e nelle intenzioni. Gesù non guarda l’esterno del bicchiere, va in profondità, vede quello che c’è nel cuore di ciascuno. Condanna la tendenza a dare più importanza ai gesti e ai riti esteriori che alle disposizioni interiori, rifiuta le apparenze e va all’essere. Davanti a Lui non contiamo per quello che appariamo ma per quello che siamo. In breve, Gesù condanna l’ipocrisia e il formalismo religioso. Quanta ipocrisia nel nostro mondo! Quante maschere! Quanti maestri del travestimento! Quanti volti dietro l’anonimato! Sono gente senza volto e senza dignità, omertosa e vile. Gente senza onore, che opera nell’oscurità delle tenebre. Perché non ha volto da mostrare. Quello che si fa vedere non è quello che c’è nel loro cuore. Quanta falsa religiosità! C’è chi dice di adorare Dio, ma in realtà adora se stesso ed i propri affari, preferisce venerare le statue invece che seguire Dio nella vita quotidiana.

Gesù condanna la distorsione del dare più importanza alla pulizia esteriore che alla purezza del cuore. Una distorsione, che si ripete ancora oggi. C’è chi si preoccupa dell’inquinamento esteriore e fisico dell’atmosfera, delle acque, dell’ambiente, ma tace dell’inquinamento interiore e morale. Con questo non voglio – capitemi bene – contrapporre tra loro i due tipi di inquinamento. La lotta all’inquinamento fisico e la cura dell’ambiente è segno di progresso e di civiltà al quale non si può e non si deve in alcun modo rinunciare. Gesù non dice che non bisogna curare l’igiene (lavarsi le mani, o lavare i bicchieri). Dice solo che questo non basta. Per Lui conta l’ecologia del cuore. Quella che si tiene lontana dalle realtà “inquinanti”, dai “propositi di male”, di cui parla il vangelo: “impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. Chi opera queste cose, è corrotto, si è lasciato “contaminare da questo mondo”. Se vogliamo realizzare davvero un’opera di bonifica del cuore, dobbiamo intraprendere una lotta senza quartiere contro tutti questi mali. Solo così saremo veramente liberi. Dobbiamo liberare il nostro cuore da tutte le cattive intenzioni. Dobbiamo conquistarci la libertà di fare il bene, dobbiamo vincere le nostre schiavitù. Schiavo è il mafioso, che mette al centro di tutte le sue preoccupazioni gli affari, l’esercizio del potere, l’idolatria del denaro. Schiavi possiamo essere anche noi, se agiamo sempre e solo per il nostro tornaconto, se anteponiamo l’interesse personale al bene comune. Chi è schiavo è lontano da Dio. “Il suo cuore è lontano da me”.

Qual è allora la vera religione? «Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze». In una parola: la fede ‘pura’ sta nella pratica della carità, verso gli ultimi, i poveri, che al tempo di Gesù erano soprattutto gli orfani e le vedove.

Anche la nostra religiosità va purificata. Non solo quella dei mafiosi. La purificazione non si ferma all’esterno come una lavatura di bicchiere. Esige la conversione del cuore. Gesù c’invita a prestare più attenzione alla vita interiore, alle sue esigenze di purità. Venire in pellegrinaggio in un santuario è volersi convertire a Dio. Questa conversione la desidero per tutti. Chi viene in questo santuario chiede a Maria di poter trovare perdono e salvezza, felicità e pace interiore, mettendo da parte ogni proposito di male.

Convertirsi a Dio vuol dire voltare pagina. E’ questo il nostro desiderio, il desiderio di tutta la comunità credente e dei devoti della Madonna di Polsi: voltare definitIvamente pagina. Chiedo a tutti di deporre ogni sentimento di odio e di rancore, di abbandonare la via vecchia per abbandonarsi nelle bracce di Maria.

VOLTARE PAGINA è desiderio dei tanti pellegrini che vengono qui, in carovana. Andare in carovana, tante persone insieme, verso una meta comune, verso questo Santuario, è la parabola della nostra vita. Un vita che ha una meta, che ha un senso, che è ricerca, che ci porta all’incontro vero con Maria e attraverso di Lei con Gesù. Ho detto: incontro vero. Lo credete questo? Se non fosse così che ci staremmo a fare qui? Nel pellegrinaggio, nel camminare insieme verso un Santuario sperimentiamo un bisogno di fede, di affidamento a Maria e a Dio, manifestiamo un bisogno di purificazione e di vita sana. E’ desiderio di Dio, di pace, di perdono e di riconciliazione. Quando voi andate ai Santuari, vi portate la famiglia, i vostri figli, voi state facendo proprio un’azione bella, state leggendo il Vangelo, state vivendo la bella notizia che andare dietro a Gesù salva. Bisogna andare avanti così!

VOLTARE PAGINA. E’ un desiderio delle autorità anche civili, che hanno accettato la sfida di liberare Polsi dal suo isolamento. Un nuovo percorso stradale che sia più sicuro ed agevole. La presenza di servizi utili alla collettività (una postazione di pronto soccorso), servizi necessari all’ordine e alla sicurezza (la postazione dei CC, l’istallazione di un collegamento internet).

Siamo qui per incontrare l’amore e la tenerezza di Dio, che sempre ci perdona, che perdona tutti gratuitamente, che sempre ci aspetta e ci ama. Un incontro che può fare anche il peccatore, il mafioso che si converte a Dio. Il vero devoto della Madonna di Polsi è colui che desidera incontrare Dio, ricevere il suo perdono e cambiare vita attraverso una vera conversione del cuore. La bella notizia è questa: qui è presente e si è fermato il Signore. Signore, non andare oltre, resta con noi! Amen.

Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

A Polsi per fare rifornimento di grazia Il vescovo Oliva al raduno provinciale delle Pro Loco

XIV Domenica T.O / B

Santuario Madonna della Montagna di Polsi – 8 luglio 2018

Omelia

Foto di archivio

 

La liturgia di questa domenica ci pone davanti Gesù che torna al suo paese Nazareth. “Molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data?». Ed era per loro motivo di scandalo”. I compaesani di Gesù soffrono di un grave pregiudizio che condiziona il loro porsi di fronte a Lui: esso è dovuto alla conoscenza e familiarità che avevano con Lui. Il pregiudizio è un giudizio previo col quale ci si pone di fronte alle cose senza averne una conoscenza personale. Esso conduce ad una falsa rappresentazione della realtà. Il pregiudizio è un modo errato di relazionarsi con gli altri. Senza conoscere, si danno etichette, si catalogano le persone secondo schemi artefatti e miopi. Quasi sempre poi la realtà fa venire fuori la verità, smantella le bugie, gli inganni che si erano formati con il pregiudizio.

Penso a chi viene qui a Polsi per la prima volta. O va a San Luca. O viene nella Locride. Quanti pregiudizi nella sua mente, sulla base di una conoscenza per sentito dire. Venendo qui si pensa di incontrare il male fattosi persona, una comunità di malfattori. Pensa di incontrare bambini col tatuaggio dello scorpione. Qui ci sono bambini normali, intelligenti. Senza alcun tatuaggio. Ci sono ragazzi che amano la vita, che magari desiderano realizzarsi nello sport e superare il complesso di abitare una terra maltrattata e dimenticata. L’unica pecca potrebbe essere arrendersi alla logica di un destino di miseria, di disoccupazione e di disperazione. I ragazzi di San Luca – come tutti i ragazzi di questa terra – sono creature innocenti amate da Dio. A nessuno è lecito offenderne la dignità o strumentalizzarli per altri obiettivi. Qui non ci sono bambini appartenenti alla criminalità. Né i bambini sono responsabili delle malefatte dei genitori. Purtroppo sono sempre loro a pagare le ingiustizie e le malefatte altrui. E’ esigenza di civiltà tutelarli da ogni fenomeno delinquenziale, offrire loro opportunità di crescita e formazione, spazi di socializzazione e di amicizia. Come chiesa non ci stancheremo di lavorare per la loro formazione umana e cristiana.

In questa terra purtroppo c’è tanto male ma ci sono anche tante risorse di bene. C’è chi s’è piegato alla seduzione della ‘ndrangheta e della criminalità, ma c’è anche chi vive onestamente del suo lavoro e di tanta povertà. Questo Santuario della Madonna della Montagna è una porta aperta, attraverso la quale entrano tutti: non c’è da pagare alcun biglietto d’ingresso né si chiede la carta d’identità a chi desidera entrare. Questo santuario è come una rete da pesca che raccoglie pesci buoni e pesci cattivi. Desidero ribadire la mia ferma condanna verso chi in questo santuario è venuto nonostante conservasse in cuore propositi di male senza alcuna intenzione di fede e di preghiera. Questi l’hanno profanato ed hanno contribuito a creare un’immagine distorta della religiosità mariana e del nostro santuario. Hanno fatto credere che si potesse essere nello stesso tempo devoti di Maria e operatori di morte. Essi non meritano sconti di pena! Per il male fatto a questa terra, vera periferia dell’Italia e non solo, la condanna nei loro confronti è senza appello, definitiva. E’ condanna del male in tutte le sue manifestazioni. Non c’è conciliabilità tra la fede cristiana e ‘ndrangheta. Quanto vorrei che il nostro santuario non venisse più associato ad essa! Quanto vorrei che la cinematografia mettesse da parte questo luogo comune e non lo associasse – per rispetto alla buona fede di chi crede – a fenomeni criminali come la ‘ndrangheta! La ricerca dell’audience deve cedere il passo alla dignità di questo luogo sacro. Come Chiesa faremo di tutto perché esso sia sempre e solo spazio aperto a chi prega ed ha il suo cuore rivolto a Maria. E’ questa la vera ecologia da custodire in questo luogo. Il crimine deturpa l’ambiente ed è il vero fattore che inquina la nostra terra creando un sottosviluppo mortale. Non è né vero né giusto etichettare l’Aspromonte solo come luogo di criminalità!

Desidero invitare i pellegrini e i devoti della Madonna della Montagna a venire qui per fare rifornimento di grazia, a venire qui per convertire il proprio cuore e la propria vita. Il nostro Santuario è per tutti un’area di preghiera, un’oasi di riconciliazione e di pace, di perdono e di vera conversione.

Ho parlato di pregiudizio. Lo stesso pregiudizio che hanno avuto verso Gesù i suoi compaesani. Conoscendo personalmente Lui e la sua famiglia, gli abitanti di Nazareth non pensavano che Gesù il figlio di Maria potesse venire da Dio, fosse Dio, un vero profeta in parole ed opere. Non potevano aspettarsi cose grandi da uno non diverso da loro. Non riuscivano a credere in un Dio a portata di mano, in un Dio della porta accanto. Questo li scandalizzava. Pensavano scendesse dal cielo, quale liberatore potente dal potere del dominatore straniero, invece era uno che aveva i natali da un’umile famiglia di lavoratori. Era questa la ragione della loro incredulità e mancanza di fede: non riuscire a credere in un Dio dal volto umano, il volto di un uomo normale. La gente di Nazareth non accettava il mistero di Dio presente in una persona comune come il figlio di Maria… CIO’ CHE LI SCANDALIZZAVA ERA LA NORMALITA’ DI GESU’! Era questa “normalità” che non si riuscivano a capire. Un Dio “normale” che manifesta la sua bellezza attraverso la nostra umanità, l’umanità redenta dal sangue di Cristo versato sulla croce. Era la “normalità” di chi dona la vita per i fratelli, della mamma che versa il sangue per i figli, del papà che sopporta anche le umiliazioni in terra straniera per portare il pane in casa, del missionario e del sacerdote che consacrano la vita per annunciare il Vangelo, di chi si spende per gli altri, di chi vive ogni giorno la novità del vangelo, di chi perdona il proprio nemico. Era questa la normalità che scandalizzava. La normalità di un Dio che non entra nel mondo con azioni portentose, ma con la discrezione e l’umiltà dell’uomo vero. L’umiltà di chi indica la via del servire, della solidarietà, dell’accoglienza, della carità e del perdono come cammino verso la perfezione.

monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

A Polsi con Maria, madre della nostra liberazione Festa del Corpus Domini e inaugurazione del presidio dell'Arma dei Carabinieri al Santuario di Polsi

 

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Omelia del Vescovo, monsignor Francesco Oliva

 

La Parola di Dio oggi richiama il tema dell’Alleanza. Il Signore sceglie luoghi come questo per fare alleanza con l’uomo. Sul monte Sinai al tempo di Mose, Dio fece alleanza con il popolo Israele, al quale consegnò la sua legge. Un dono di Dio che fece d’Israele il suo popolo. Questi assunse un serio impegno: “Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto”.

In Cristo avviene una nuova alleanza sul monte Calvario. E’ una Alleanza sancita con il suo sangue sulla croce. Nell’ultima cena Gesù richiama proprio questa all’alleanza e si offre quale vittima di espirazione. “Prendete e mangiate…” Gesù si spezza per noi, spezza il pane, dona la sua vita.

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Qui a Polsi è stata ritrovata la croce che è il simbolo della nuova Alleanza in Cristo. Qui veniamo attratti da quella Croce. Qui oggi possiamo vedere quello che Dio ha compiuto per noi attraverso il suo progetto di amore realizzato in Gesù. L’Eucaristia ci manifesta il mistero d’amore di un Dio che si fa nostro cibo e bevanda. Qui a polsi la nostra chiesa vive e soffre il mistero d’amore insito in questa croce e lo celebra con gratitudine. Nella Croce di Polsi sono raccolte le tante sofferenze della nostra terra, un mare di sofferenza e di dolore. Qui si può fare memoria di tante storie belle, di perdono, di incontro con Dio vissuti in questa nostra terra. Una terra, bagnata dal sangue della criminalità mafiosa, che ha causato tante ferite, che ci addolorano. Ogni violenza verso i suoi figli è una ferita nella carne di Cristo. Ma Cristo vuole redimerci da questa storia e da tante ferite mortali. Sulla croce Gesù ci offre il suo perdono. Lo offre anche a chi gli ha voltato le spalle, disinteressandoci di Lui, a chi è rimasto distratto di fronte alle sofferenze dei fratelli, a chi non lo ha saputo riconoscere nel loro volto, a chi si professa cristiano a parole. Rialziamoci e lasciamoci purificare.

Su quella croce Gesù ha portato il male dell’umanità, su quella croce è salito dopo avere invitato i suoi discepoli nell’orto del Getsemani a “stare attenti”, a “vegliare e pregare” (Mc 13, 33). Vegliare e pregare per condividere la sua fedeltà e obbedienza alla volontà del Padre. Con la vigilanza e la preghiera è possibile contrastare le forze del male incarnate nella violenza mafiosa, che hanno deturpato il volto della Madre del Buon Pastore anche con un uso distorto della sua simbologia religiosa. A nessuno è lecito appropriarsi dell’immagine sacra della Madonna, lasciandosi guidare da propositi di morte e da arroganza mafiosa. Non accada mai che l’immagine sacra di Maria e questo santuario siano associata a propositi di male.

La nostra comunità diocesana ha tanto sofferto si sente profondamente mortificata quando tra i devoti fedeli s’intrufola gente senza scrupoli con propositi di morte. Al Gesù, che nel Getsemani ha provato l’angoscia della solitudine e della lontananza del Padre, la nostra Chiesa rinnova la sua fedeltà. A noi tutti Gesù chiede fedeltà non rassegnazione, impegno concreto di fronte all’ingiustizia ed alla corruzione, un sincero rinnegamento di ogni forma di compromesso, di omertà e di complicità con il male. Da noi suoi figli devoti si aspetta una vera testimonianza di vita evangelica. Non una religiosità formale e sterile.

Svegliaci, Signore! Ritorniamo a percorrere sentieri di riconciliazione e di pace.

Come comunità credente, siamo chiamati ad avere gli occhi aperti: sveglia, Signore, la nostra terra, la nostra Chiesa. Chiediamo a Maria di purificare la nostra terra da ogni forma di violenza. Possiamo rialzarci!

A Polsi con Maria, madre della nostra liberazione, siamo chiamati a rinascere, ad abbandonare la via del male ed a guardare le cose con lo sguardo di Dio. La compagnia di Maria ci aiuta ad assumere le responsabilità della vita, a portare la nostra Croce.

Che senso ha per noi celebrare qui oggi la solennità del Corpus Domini? Che senso ha ritrovarci insieme ad adorare e contemplare quei “segni” della vita quotidiana, il pane e il vino, cambiati nel Corpo e Sangue di Cristo? Gesù stesso ha detto che, attraverso il pane e il vino offerti ai discepoli quella sera, – e anche a noi, ogni volta che celebriamo l’Eucaristia – passa la Nuova Alleanza; si compie, cioè, in pienezza la comunione tra Dio e noi. Chi accetta di entrare seriamente e con passione in questa Nuova Alleanza contribuisce ad edificare la storia secondo il progetto di Dio. Nutrirci del corpo e sangue di Cristo significa essere assimilati a Lui, ricevere in noi la Sua vita, rispecchiare il Suo amore per l’umanità! Noi veniamo invitati ad adorare e contemplare la presenza di Gesù “pane spezzato e donato”, “sangue versato per la nostra salvezza”! Un Gesù che condanna ogni atteggiamento egoistico, la cultura del dare solo perché si è ricevuto o per averne un contraccambio. L’Eucaristia è il Sacramento del “cuore aperto”, è educazione al dono gratuito e pieno di sé.

Perciò, nel celebrare la solennità del Corpus Domini, mentre rendiamo grazie ed adoriamo il Signore, chiediamo anche perdono per le tante Eucaristie celebrate male o per esserci accostati ad esse con un animo non pentito. Rinnoviamo l’impegno ad essere “pane spezzato” e “sangue versato” per i fratelli.

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.