Archivi categoria: Papa Francesco

Vivere l’esperienza della compassione MESSAGGIO DEL VESCOVO DI LOCRI-GERACE PER LA GIORNATA DEL MALATO

MESSAGGIO DEL VESCOVO PER LA GIORNATA DEL MALATO

(11 febbraio 2019)

 

In occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, che quest’anno viene celebrata in India, desidero volgere il mio saluto a quanti portano nella propria carne i segni della passione  del Signore. Sono tanti i sofferenti che vivono nelle case o sono ricoverati negli ospedali, nelle strutture sanitarie private: sono fratelli e sorelle che invocano aiuto, vicinanza, condivisione e quella benevolenza e compassione che nessun farmaco può sostituire.

Il mio saluto va a tutti gli operatori del mondo della sanità, medici, infermieri, operatori sanitari, amministratori vari. Mi rivolgo particolarmente a quegli operatori sanitari, che sono animati da spirito cristiano, per ricordare il valore del loro servizio. Esso non è un ‘mestiere’ qualunque, ma una missione-vocazione, risposta ad un appello trascendente, che prende forma nel volto del sofferente. La vostra attività è prolungamento e attuazione della carità di Cristo, il quale “passò beneficando e sanando tutti” (At 10,38). Ma è anche carità verso Gesù stesso: è lui l’ammalato (“ero malato”), sicché Egli ritiene rivolte a sé le cure per il fratello (“l’avete fatto a me”). Sì, la vostra professione sanitaria ha una dimensione trascendente, perché “oltrepassa il piano puramente umano del servizio alla persona sofferente, e assume il carattere di testimonianza cristiana, e perciò di missione” (papa Francesco).

Un grazie a tutti i medici, infermieri ed operatori sanitari, che svolgendo senza risparmio il loro servizio sono un riflesso del buon samaritano, che si ferma accanto all’uomo ferito, facendosi suo “prossimo” nella carità. So che il loro ministero si svolge talvolta in condizioni di difficoltà, costretti a sopportare pesanti turni di lavoro, con strumenti ed attrezzature inadeguati, in strutture mal funzionanti. In un contesto generale che soffre le conseguenze di una cultura che fa difficoltà ad affermare il valore sociale dei servizi pubblici e dell’interesse preminente del bene comune. Ma spesso proprio la gratuità, un gesto di benevolenza, una stretta di mano, un servizio non dovuto reso con gioia sono capaci di supplire ogni altra carenza. Papa Francesco lo ricorda, affermando che la cura dei malati ha bisogno di professionalità, ma anche di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza.

A tutti i volontari sanitari, privati cittadini ed associazioni ricordo che il loro ministero è un servizio alla vita, un ministero di salvezza e di guarigione, che annuncia ed attua l’amore di Cristo. Non a caso, nel Messaggio della Giornata del malato di quest’anno ci viene richiamata la figura di Santa Madre Teresa, che indica come unico criterio di azione l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. L’esempio di questa Santa è di grande attualità, essendo modello di quella gratuità umana, che è lievito dell’azione dei volontari nel settore socio-sanitario. Il mondo della sanità nella nostra terra ha bisogno del suo sguardo e della sua intercessione.

Mi unisco al ringraziamento del santo Padre verso quanti si occupano di trasporto e soccorso dei pazienti, verso coloro che provvedono alle donazioni di sangue, di tessuti e organi. Quanto sono importanti i loro servizi di volontariato nelle strutture sanitarie e a domicilio!

Ne beneficiano tante persone malate, sole, anziane, con fragilità psichiche e motorie. Il Signore dia loro la forza di continuare.

Nel mondo della sanità ha immenso valore la testimonianza della cultura della gratuità e del dono, quella che abbatte la cultura del profitto. Questo mondo rischia di essere sopraffatto dalla cultura dell’interesse, dall’affermazione degli affari privati. In esso ogni forma di speculazione, ogni esasperata ricerca di lucro, ogni forma di disamministrazione e di sperpero delle risorse pubbliche è un reato ancora più grave perché perpetrato a danno del malato, e del più debole, spesso del meno abbiente, e quindi del sacrosanto diritto ad essere curato.

Il mio augurio è che questa giornata possa essere per tutti stimolo a vivere l’esperienza della compassione, vicini a quanti sono nella malattia, nella vecchiaia ed in ogni forma di disabilità. Auguro di sperimentare la gioia e la bellezza dell’esperienza del Samaritano, che non passa dall’altra parte ma si prende cura del bisognoso, chiunque esso sia, straniero o cittadino, che s’incontri sul proprio cammino.

In questo particolare momento storico che vede il mondo della sanità in Calabria impegnato nel ricercare e superare le difficoltà che lo segnano da molto tempo, non dimentichiamo le parole del Vangelo: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).

Lasciamoci sostenere dallo sguardo amorevole di Maria, Salute degli infermi, verso la quale nutriamo tanta devozione: accompagni e protegga il nostro cammino, rendendoci sempre pronti al dialogo ed all’accoglienza reciproca, imparando a vivere da fratelli e sorelle in un mondo strano, che crede di difendersi, costruendo muri e steccati e chiudendosi dentro i confini del proprio egoismo.

A tutti va la Benedizione del Signore.

Locri, 11 febbraio 2019

Francesco OLIVA

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

“Più che un titolo di onore, è un impegno che va assolto con una vita liturgica e di carità più intense ed esemplari” Elevazione a Basilica minore della concattedrale di Gerace - Omelia di monsignor Nunzio Galantino

 

Ph Archinà

L’elevazione a Basilica minore di questa Concattedrale è un segno di attenzione particolare e di affetto paterno di papa Francesco per questa Diocesi.

Di fatto, questo titolo vuole significare il «particolare vincolo [che questa Chiesa deve sentire] con la Chiesa di Roma e con il Sommo Pontefice».

Più che un titolo di privilegio, come erroneamente e con mentalità mondana viene percepito, il titolo di “Basilica minore” va visto come un modo per sentirsi particolarmente chiamata a farsi portatrice del Magistero del Papa. E sappiamo quanto esigente sia questo Magistero soprattutto in questi ultimi tempi.

Mi auguro, anzi sono certo che questa Basilica saprà vivere questo impegno e questa vocazione irradiandola a tutte le altre Chiese del territorio diocesano.

La Basilica, qualsiasi Basilica, non diventa quindi una realtà a sé stante con privilegi ingiustificati ed ingiustificabili. La Basilica, ogni Basilica lega piuttosto in maniera più visibile la sua vita e la sua storia al territorio, ma con una missione particolare; quella di far risuonare più forte e in maniera più credibile la Parola di Dio ed il Magistero della Chiesa.

Per questo, vengono offerte alla Basilica delle opportunità tutte spirituali.

Opportunità di beneficiare dei tesori spirituali della Chiesa – quelli che conosciamo con il nome di indulgenze – attraverso una vita di preghiera e di carità più intense.

L’aver legato questa opportunità a giorni speciali ha l’unico compito di far ritrovare insieme i singoli e la comunità a meditare eventi e parole particolari, a fare esperienza di vita sacramentale e di carità in maniera visibile perché tutti, vedendo, possano imitare. Si è soliti rendere pubblici i giorni nei quali si potrà, con la preghiera, la partecipazione alla vita sacramentale e le opere di carità beneficiare di questo tesoro spirituale.

L’impegno e la testimonianza richiesti vanno attinti direttamente dalla Liturgia e dalla Parola di Dio. Come quella risuonata oggi a partire dalla prima lettura. Oggi la gioia del Natale trova la sua pienezza.

Già la prima lettura ci introduce al messaggio della liturgia odierna. Isaia, infatti, si rivolge al popolo di Israele con un invito alquanto sorprendente! Ad un popolo che ha sperimentato esilio e sopraffazioni il profeta dice: “Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”. “Rivestiti di luce!”, cioè, apri il tuo cuore all’esperienza forte della presenza e della vicinanza del Signore! Un invito che, oggi, con la stessa intensità, viene rivolto anche a noi che abbiamo celebrato il Natale di Gesù, esortandoci a lasciarci raggiungere dalla luce di Betlemme! Anche noi, cioè, veniamo invitati a non fermarci ai segni esteriori che hanno accompagnato il Natale, ma a ripartire da quell’evento, per vivere con più autenticità la nostra vita di uomini e di credenti!

Il comportamento dei personaggi che animano l’episodio evangelico non solo ci aiuta a comprendere il modo in cui noi stessi abbiamo vissuto l’incontro con Gesù nel Natale, ma anche a verificare cosa siamo riusciti a portare con noi allontanandoci dalla grotta. L’evangelista Matteo, infatti, ci mostra quanto diversi siano i modi con cui ci si può accostare a Cristo e reagire alla sua presenza. Erode e gli scribi sono emblema di un cuore che si indurisce, si ostina e rifiuta la presenza del Signore. Essi sono i veri sconfitti dalla nascita di Gesù. Erode è sconfitto dalla paura di perdere il potere, gli scribi e i capi del popolo risultano sconfitti, perché non sanno guardare oltre le loro certezze (“sta scritto”, essi dicono), non sanno aprirsi e cogliere la novità che è in Gesù.

Di tutt’altra portata è l’esperienza dei Magi. Essi, “venuti da Oriente”, simbolicamente rappresentano tutti i popoli lontani dalla fede ebraica tradizionale. Eppure, essi si lasciano guidare dalla stella (simbolo di guida divina) e affrontano un lungo e pericoloso viaggio pur di conoscere la verità sul Messia, una verità che cercano con sincerità ed impegno. Essi recano doni che appartengono alle loro usanze, alla loro storia. Perché dal Signore ci si va così, con la propria storia. E ci si va anche per educarsi al dono: “se aspettiamo di diventare ricchi prima di diventare donatori, moriamo di povertà” (don P. Mazzolari). Ma l’esperienza dei Magi non finisce davanti alla grotta di Betlemme. Essi tornano per raccontare e condividere l’esperienza fatta, pronti a rinnovare la propria vita proprio a partire da quell’incontro. Perché a nessuno è consentito “appropriarsi” egoisticamente di quel Bambino: Egli è un dono per tutti.

Anche noi, dunque, “lasciamoci rivestire” dalla luce di Cristo e, come i Magi, intraprendiamo ogni giorno il percorso che porta a Lui, per essergli testimoni nel mondo.

✠ don Nunzio Galantino

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

“L’elevazione a Basilica Minore della nostra Concattedrale è un dono ed una responsabilità” Il saluto di monsignor Francesco Oliva

 

(Basilica Concattedrale di Gerace – 5 gennaio 2019)

 

 

Ph Archinà

Bentornato Mons. Nunzio Galantino dopo cinque anni, in questa Concattedrale elevata a Basilica Minore. La proclamazione ufficiale dell’elevazione a Basilica Minore di questa antica e storica Concattedrale è un evento che onora questa Chiesa locale e ci dà tanta gioia. Ti ringrazio a nome della chiesa diocesana per avere accettato di rendere con la tua presenza più solenne questo evento. Ti ringrazio anche per esserci stato vicino in tanti momenti di difficoltà. Penso all’alluvione di quatto anni fa, quando questo già disastrato territorio ebbe a subire enormi danni. Allora come Segretario Generale della Cei insieme al Cardinale Presidente ci hai espresso la solidarietà della Chiesa Italiana. Ma anche in altre circostanze ci hai sostenuto, incoraggiandoci nell’opera di accoglienza migranti.

Permettetemi di salutare tutte le autorità civili e militari di ogni ordine e grado, S. E. il Prefetto, i rappresentanti delle diverse istituzioni (il Segretario Generale della Sovrintendenza), i sindaci, i sacerdoti, i movimenti e le associazioni cattoliche, le Confraternite.

E’ un DONO, che rafforza il vincolo di comunione con la Chiesa di Roma e con il Santo Padre, ne riconosce l’esemplarità quale centro di particolare azione liturgica e pastorale. E’ un dono, che esalta la bellezza architettonica, la storia e la tradizione liturgica e spirituale di un bene dichiarato “monumento nazionale”. Una Chiesa che sino al 1480 era stata luogo di celebrazione e testimone della tradizione bizantina e del rito greco. Sempre comunque punto di incontro ecumenico tra le Chiese d’oriente e d’occidente. Sino al 1954 era stata la Cattedrale del Vescovo di Gerace.

In questa Eucaristia che celebriamo sull’altare dedicato all’unità benedetto nel 1995 dal vescovo Bregantini e dal metropolita greco-ortodosso d’Italia delegato dal patriarca di Costantinopoli, in occasione del 950 anniversario della sua dedicazione, vogliamo anche pregare per l’unità tra i cristiani, manifestando il sentire ecumenico che ha sempre caratterizzato questa comunità diocesana.

Una Basilica minore è dono, ma anche RESPONSABILITA’, quella di continuare a promuovere la liturgia in tutta la sua bellezza, di custodire la storia, l’arte e la tradizione di fede del nostro popolo, segnato da ideali e speranze, ma anche da tante sofferenze e ferite. E’ la tradizione di una fede che ha illuminato nel corso dei secoli le vicende lieti e tristi di una terra, che ancora soffre le conseguenze di calamità naturali, dell’emigrazione e del suo isolamento geografico.

Eccellenza rev.ma, conosciamo l’importanza delle responsabilità che ti sono state affidate, ma continuiamo a sentirti vicino come vescovo emerito di Cassano all’Ionio, ove hai iniziato a svolgere il ministero episcopale. Ora, come Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, sei più vicino al Santo Padre e ne condividi sentimenti e preoccupazioni. Il Santo Padre ci mostra che le vere ricchezze della Chiesa sono i poveri e l’amministrazione dei beni della Chiesa non è mai chiusa ai loro bisogni. E’ un’indicazione importante per la nostra Chiesa locale e ci sforzeremo di seguirla, mettendo a disposizione dell’accoglienza quanto abbiamo di meglio rispondente a tale finalità.

Vorrei chiederti – a nome di questa Chiesa – di esprimere il nostro ringraziamento al Santo Padre per l’attenzione, la vicinanza e l’incoraggiamento dimostratici in tante occasioni. Lo sentiamo accanto a noi che viviamo in una periferia lontana dai grandi centri. Ci farebbe tanto piacere poterlo incontrare, anche soltanto per un saluto. Le sue parole riecheggiano le stesse parole di Gesù. E mentre assicuriamo costante preghiera per il suo ministero, facciamo nostro l’impegno a far tesoro del suo Magistero.

Ma non mancheremo di pregare anche per te, carissimo mons. Galantino, e per il tuo delicato compito. Sicuri che anche tu farai lo stesso per questa Chiesa. Grazie!

✠ Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Alla chiesa concattedrale di Gerace concesso il titolo di Basilica minore Il telegramma del Segretario di Stato di Sua Santità

A Sua Eccellenza Reverendissima mons. Francesco Oliva,

Vescovo di Locri-Gerace

Via Garibaldi, 104     89044 Locri

 

In occasione della cerimonia con cui si rende pubblico il Decreto di concessione del titolo di Basilica minore della chiesa concattedrale di Santa Maria Assunta in Gerace, il Santo Padre Francesco rivolge il suo cordiale saluto, esprimendo compiacimento per l’accresciuto prestigio dell’edificio sacro. Egli auspica che la provvida circostanza susciti nei credenti rinnovati propositi di comunione, di evangelizzazione e di coraggiosa testimonianza cristiana volta a diffondere sempre più i valori del Vangelo, promuovendo la dignità della persona umana e diventando artefici di giustizia, di pace e di solidarietà. Con tali sentimenti, Sua Santità invia la benedizione apostolica a vostra eccellenza, all’ecc.mo mons. Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa, che presiede il sacro rito, ai sacerdoti ed all’intera comunità diocesana, come pure alle autorità ed ai presenti tutti.

Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.

Ph Archinà

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

E’ Natale: Dio entra nella nostra storia Il messaggio di auguri natalizi del vescovo di Locri-Gerace

Natale 2018

 

 

 

bty

 

 

 

 

 

 

È con tanta gioia nel cuore che rivolgo a voi questo messaggio natalizio.

Sono contento di condividere la gioia del Natale e di poter dire a tutti: BUON NATALE! Quanto vorrei per tutti e per ciascuno un Natale evento di amore: l’amore di un Dio che non si è dimenticato di noi, che ci ama tanto da farsi uno di noi! Un Dio che continua ad accompagnarci ogni giorno e ci chiede di accoglierlo nell’intimo del cuore, nelle nostre case. Non c’è Natale se non lo accogliamo, se con Lui non accogliamo il fratello.

Col Natale Dio assume la nostra umanità, quella che ti appartiene, qualunque sia il tuo stato o colore della pelle, le tue origini. È un Dio senza nazionalità, che viene per dare dignità.

, sino a penetrare nelle pieghe più profonde della nostra carne. Viene per me, per te, per tutti. Davanti a Lui contiamo più di ogni immaginazione. Non bada al conto in banca e non fa preferenza alcuna. Chiede che ogni essere umano sia difeso e tutelato. Un Dio diverso che si fa uomo senza cessare di essere Dio. È un Dio che si propone con discrezione nella nostra storia, per dileguare il letargo di umanità che contagia anche chi aspetta il Natale. Un Dio per il quale non c’è posto quando un solo migrante viene sfrattato. Che non si riconosce in chi ha paura dello straniero: “Ero straniero e non mi avete accolto”.  È un Dio che fa dell’accoglienza la sua carta d’identità; che abbatte i muri di separazione e dà la cittadinanza a tutti; che sogna un mondo diverso, in cui “non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo ne libero, non c’è più uomo né donna”, perché tutti siamo uno in lui (Efesini 2,14; Gal 3,28). E continua a dirci: “Appartengo a ciascuno di voi e ciascuno di voi mi appartiene”.

Apri le porte del tuo cuore tu che attendi il Natale. Anche tu hai bisogno del Dio che ama, che ama te come ama lo straniero ed il forestiero. Apri i tuoi occhi, comunità credente. Non lasciare passare il Natale. Il Dio che ti fa visita è un Dio diverso. Cerca solo cuori ospitali. Non ama abitare i cieli in una beata solitudine. Non sopporta i compromessi ed il perbenismo, vive la semplicità ed umiltà di un bimbo tra le braccia della madre.

È Natale per te, cristiano, che credi nel Dio diverso, che accogli il diverso volendo e sapendo di accogliere Dio. Che metti da parte le ragioni politiche di fronte al bisogno di umanità. A Natale Dio si fa diverso per fare sua la tua umanità. Non tradire il Natale! Vivilo sapendo che la tua diversità è amata e sposata da Dio. Vivi il Natale del Dio che non ci considera “stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio” (Efesini 2,19).

Ed il Natale ci rende familiari di Dio. Ecco la ragione della nostra gioia! Ecco l’evento rivoluzionario, che contagia con la forza dell’amore! È quanto vorrei per tutti, in particolare per chi soffre. A Natale nessuno si senta escluso dalla sua gioia a motivo di una sofferenza. Nessuno si senta escluso dalla verità a motivo del dubbio, dalla festa a motivo della tristezza, dall’impegno per un mondo diverso a motivo dello scoraggiamento. Nessuno si senta escluso dall’integrazione a motivo dell’indifferenza o della diffidenza altrui.

A tutti dico: Non abbiate paura di accogliere Gesù nella vostra vita, anche quando si presenta affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, ricordandoci che: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

È Natale per tutti!

Un pensiero speciale va ai tanti migranti che devono lasciare questa terra, alle donne che hanno subito violenza o ne sono rimaste vittime e alle mamme che da sole portano sulle loro spalle le responsabilità della casa. Il Dio con noi, l’Emmanuele, viene a portare la pace. Buon Natale a Voi familiari di Dio. Buon Natale, perché no, anche a chi come Lui nasce e vive da profugo, in un paese non suo, rifiutato dagli ostelli lussuosi di questa umanità.

A tutti auguro l’amore e la benedizione di Dio.

Francesco OLIVA, Vescovo di Locri-Gerace

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.