Archivi categoria: Liturgia

“Tra Arte e Fede, immagini dei Santi Taumaturghi in Calabria dal XVI al XIX secolo” Inaugurata la mostra nel Museo Diocesano a Gerace

 

E’ stata inaugurata presso il Museo Diocesano di Gerace la mostra dal titolo “Tra Arte e Fede. Immagini dei Santi Taumaturghi in Calabria dal XVI al XIX secolo” a cura di Giuseppe Mantella, Giacomo Oliva, Daniela Vinci e Sante Guido.

L’Esposizione, che sarà visitabile fino al 30 giugno 2019 tutti, i giorni dalle ore 9:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00, è stata finanziata dalla Regione Calabria e promossa dalla Diocesi di Locri-Gerace, a conclusione del primo triennio (2016-2018) del progetto “Arte e Fede nella Diocesi di Locri-Gerace” sul restauro, la conservazione e la valorizzazione di opere d’arte in molti casi cadute nell’obblio e riscoperte per l’occasione; un progetto  che nasce da un’idea del restauratore, Giuseppe Mantella e coordinato da don Angelo Festa e don Fabrizio Cotardo.

Il lungimirante programma di recupero, già inserito tra gli eventi dell’”Anno europeo del patrimonio culturale 2018″ del MIBAC, è finalizzato alla “collaborazione di competenze diverse che hanno precorso ed affiancato le operazioni conservative, catalogative e di ricerca archivistica fornendo un quadro completo sulla storia, sulla composizione materica e sullo stato dei manufatti sui quali si è operato, conciliando un approccio interdisciplinare sugli interventi eseguiti”. A tal fine, il progetto, si è avvalso di autorevoli collaborazioni quali: l’Università Mediterranea di Reggio Calabria – Dipartimento PAU – Patrimonio, Architettura, Urbanistica-, L’ Università di Trento – Facoltà di Lettere e Filosofia – , la Pontificia Università Gregoriana, L’Università Federico II – Facoltà di Lettere e Filosofia – , L’Università della Calabria-Unical – Dipartimento di Studi umanistici -, insieme alle Scuole per restauratori ed assistenti restauratori, delle Accademie di Belle Arti di Napoli, di Reggio Calabria, de L’Aquila, di Catanzaro ed il Corso di Formazione Professionale per Collaboratore Restauratore di Beni Culturali della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

La cerimonia inaugurale è stata presieduta da monsignor Francesco Oliva, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, dall’Assessore all’Istruzione, Attività Culturali, Università e Alta Formazione della Regione Calabria Maria Francesca Corigliano e dai rappresentanti degli enti partner del progetto.

La mostra offre ai visitatori, la possibilità di ammirare varie tipologie di opere d’arte dal rilevante valore storico artistico e religioso tra cui i dipinti di Matti Preti quali la Madonna di Loreto proveniente dalla Chiesa di Santa Barbara di Taverna e il San Nicola dal Museo di Capodimonte di Napoli, il Busto reliquiario di San Nicola, in rame dorato, argento sbalzato e cesellato del XVIII secolo proveniente dal Museo Statale di Mileto ed altri pregiati manufatti provenienti dalla diocesi di Oppido Mamertina – Palmi e dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. Significative sono le opere del territorio della diocesi di Locri-Gerace come le sculture lignee dei Santi Medici di Riace, Santi Taumaturghi per eccellenza, il preziosissimo Reliquiario dei Santi Martiri capolavoro in legno, ottone dorato e rame, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria ad Nives e San Nicola di Bari a Bovalino.

L’esposizione di circa 48 manufatti permette di percorrere, tra “Arte e fede”, un itinerario ricco di contenuti sul piano religioso etico, sociale e culturale attraverso gli emblemi della fede e della tradizione, la storia dell’iconografica cristiana ed artistica dei “Santi Taumaturghi” che si è sviluppata nell’arco di tre secoli in Calabria.

©2022 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

La Veglia Pasquale cuore del mistero cristiano Indicazioni liturgico-pastorali

Indicazioni liturgico-pastorali

 

La Veglia Pasquale

cuore del mistero cristiano

 

 

Premessa

 

Per antichissima tradizione nella notte di Pasqua si celebra la grande Veglia “in onore del Signore”, detta “madre di tutte le sante veglie” (S. Agostino). In questa notte il Signore “è passato” per salvare e liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù; in questa notte Cristo “è passato” alla vita vincendo la morte. In essa la Chiesa annuncia e celebra la Risurrezione del Signore, fondamento della nostra fede e della nostra speranza. Anche se per la Chiesa che celebra è sempre Pasqua e la domenica è celebrazione della Pasqua, la ricorrenza annuale ha un’intensità impareggiabile: per la solennità e ricchezza dei simboli “ci rappresenta quasi visivamente il ricordo dell’evento” (S. Agostino).

 

Fedeltà alla tradizione vivente della Chiesa

 

La Pasqua, grazie allo Spirito che ci accompagna, ci fa rivivere l’esperienza, che del Risorto, ha fatto la comunità apostolica alle origini della Chiesa. Come Popolo di Dio, pellegrino nel tempo, possiamo oggi rivivere questa esperienza trasmessa e attualizzata nella fede, nel culto e nella comunione; possiamo vivere l’incontro con il Risorto, “non solo come una cosa del passato, ma nella comunione presente della fede, della liturgia, della vita della Chiesa” (papa Benedetto XVI). Questa è l’autentica Tradizione della Chiesa, la vera tradizione della Chiesa, che non è mai “trasmissione di cose o di parole, una collezione di cose morte”.

Non lasciamo che la tradizione vivente sia opacizzata dalle tradizioni degli uomini, le diverse tradizioni popolari, che, pur attraenti e rispondenti alle istanze della gente, rischiano di dare prevalenza agli elementi secondari, spettacolari ed emotivi, estinguendo l’afflato spirituale che ne era all’origine. Non lasciamo che le nostre comunità si lascino prendere dalla nostalgia di un passato che non c’è più e perdano il contatto con questa realtà vivente. La legittimità e verità dei riti e delle tradizioni popolari si misura dalla capacità di ridestare e mantenere in vita il legame con l’esperienza dell’incontro col Risorto.

In questa prospettiva si è posto il recente Convegno liturgico del 25 e 26 febbraio scorso, che ci ha offerto preziose indicazioni per la Veglia Pasquale, che non vogliamo far cadere. Esse richiamano quanto già prescritto nella Lettera Paschalis sollemnitatis della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (16 gennaio 1988), nel Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (17 dicembre 2001) e negli Orientamenti liturgico-pastorali e norme per le feste religiose, che ho consegnato unitamente alla lettera pastorale “Oltre la soglia lungo il cammino della storia  (2015). Tali orientamenti vanno accolti ed osservati in spirito di umiltà e di fedeltà alla tradizione liturgica della Chiesa.

La prima disponibilità che chiedo è quella di non aver paura di intraprendere un percorso di purificazione della nostra fede di stampo tradizionale, troppo spessa condizionata da forme stereotipi, vuote di valore, che rischiano di oscurare il vero significato dei riti liturgici. Le comunità parrocchiali devono prepararsi alla Pasqua durante la Quaresima, seguendo un cammino spirituale e liturgico, nel quale siano coinvolti i consigli pastorali, i cori e i gruppi liturgici, le confraternite. In esso i fedeli siano accompagnati, illuminati ed istruiti nella comprensione dei riti della Settimana Santa.

In particolare, sia adeguatamente preparato il Triduo Pasquale, coinvolgendo il consiglio pastorale, il coro e il gruppo liturgico. Sono giorni da vivere con grande partecipazione interiore. Ciò è possibile solo se vi è stata una specifica preparazione.

 

Alcune indicazioni liturgico-pastorali

 

  1. Sul Triduo pasquale

 

  1. Si educhino i fedeli al senso della liturgia, preparandoli a vivere i vari momenti della settimana santa ed avendo cura di spiegare nel migliore dei modi il significato e la struttura dei riti che si celebrano e di prepararli a una partecipazione attiva e fruttuosa.
  2. Grande attenzione sia data alla liturgia del Triduo Pasquale che culmina nella grande Veglia, in cui la chiesa celebra i misteri dell’umana redenzione dalla Messa vespertina del giovedì nella Cena del Signore fino ai vespri della Domenica di Risurrezione. Questo tempo è chiamato il “triduo del crocifisso, del sepolto e del risorto” o anche “triduo pasquale”, perché con la sua celebrazione è reso presente e si compie il mistero della Pasqua, cioè il passaggio del Signore da questo mondo al Padre. Con la celebrazione di questo mistero la chiesa, attraverso i segni liturgici e sacramentali, si associa in intima comunione con Cristo suo sposo.
  3. Il Triduo Pasquale va celebrato nelle chiese parrocchiali, evitando di duplicarlo in quelle non parrocchiali e raccogliendo in unità le comunità parrocchiali più piccole e vicine, soprattutto se affidate allo stesso sacerdote o quando per la vicinanza delle chiese o per lo scarso numero dei partecipanti non possa aversi una celebrazione ben preparata e solenne. Si tenga conto che per compiere convenientemente le celebrazioni del triduo pasquale, si richiede un congruo numero di ministri e di ministranti, che devono essere accuratamente istruiti su ciò che dovranno compiere.
  4. Si cerchi, con l’aiuto dell’ufficio liturgico, di trovare le giuste soluzioni per i riti della pietà popolare legati ai giorni del Triduo.
  5. Si aiutino i fedeli a riscoprire il senso spirituale del sabato santo, in cui la chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e morte, la discesa agli inferi e aspettando nella preghiera e nel digiuno la sua risurrezione. Raccomando la celebrazione dell’Ufficio delle letture e delle Lodi mattutine con la partecipazione del popolo.  Dove ciò non è possibile, sia prevista una celebrazione della parola di Dio o qualche altro pio esercizio rispondente al mistero di questo giorno. Restino esposte nella chiesa per la venerazione dei fedeli l’immagine del Cristo crocifisso o deposto nel sepolcro o un’immagine della sua discesa agli inferi, che illustra il mistero del sabato santo; ovvero l’immagine della beata Maria vergine addolorata. Ricordo che in questo giorno la chiesa si astiene del tutto dal celebrare il sacrificio della Messa. La santa Comunione si può dare soltanto in forma di viatico. Non è consentita la celebrazione dei sacramenti, eccetto quelli della penitenza e dell’unzione degli infermi.

 

  1. Sulla Veglia pasquale

 

  1. La Veglia pasquale ha un’impostazione liturgica che non può essere modificata a proprio arbitrio: dopo il “lucernario” ed il “preconio pasquale” (prima parte), la Chiesa nella liturgia della Parola medita sulle meraviglie compiute dal Signore sin dalla creazione (seconda parte) e nella liturgia battesimale con i suoi membri rigenerati nel Battesimo (terza parte) è invitata alla Mensa Eucaristica, memoriale della morte e risurrezione del Signore, in attesa della Sua venuta (quarta parte). Nella partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore, offre sè stessa in sacrificio spirituale, per essere sempre più inserita nella sua Pasqua.
  2. La Veglia Pasquale sia curata con attenzione e diligenza nella sua bellezza ed armonia, in modo da offrire al popolo cristiano la ricchezza dei riti e delle orazioni. E’ importante che sia rispettata la verità dei segni, che sia favorita la partecipazione dei fedeli, che venga assicurata nella celebrazione la presenza dei ministranti, dei lettori e della “schola” dei cantori. Si favorisca altresì la partecipazione e coinvolgimento dei gruppi, dei movimenti e delle associazioni, in modo che tutti, riuniti insieme, possano sperimentare il senso di appartenenza alla comunità ecclesiale.
  3. La Veglia pasquale deve svolgersi di notte e terminare prima dell’alba della domenica. Usanze e consuetudini contrarie, che talvolta si verificano, così da anticipare l’ora della celebrazione della veglia pasquale nelle ore in cui di solito si celebrano le messe prefestive della domenica, non sono ammessi.
  4. La Veglia Pasquale inizia al di fuori dalla chiesa davanti al fuoco. Il fuoco nuovo e la luce del cero sono simboli di Gesù risorto che vince le tenebre del male. In un luogo adatto, si prepari il rogo per la benedizione del nuovo fuoco, la cui fiamma deve essere tale da dissipare l’oscurità ed illuminare la notte. I fedeli si raccolgono intorno al fuoco, avendo in mano una candela.
  5. Nel rispetto della verità del segno, si prepari il Cero Pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, mai fittizio, per poter significare che Cristo è la Luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicate nel Messale.
  6. La processione, con cui il popolo fa ingresso nella chiesa, deve essere guidata dalla sola luce del cero pasquale. Ad ogni sosta, si accendono al cero successivamente le candele del sacerdote, dei ministri e dei fedeli e infine quelle della chiesa. In tal modo la chiesa è progressivamente illuminata, l’oscurità è vinta dalla luce.
  7. Il Preconio Pasquale sia cantato dal diacono o in sua assenza dallo stesso sacerdote o da un cantore, in modo che sia evidente che il culmine della liturgia del fuoco o della luce è il canto dell’Exultet, che, per primo, nella liturgia e nella tradizione della Chiesa, dopo l’acclamazione a “Cristo Luce del mondo” all’ingresso del Cero nella chiesa al buio, saluta la Risurrezione del Signore.
  8. La lettura dei testi biblici è parte essenziale della Veglia pasquale. La proclamazione delle letture previste dalla Liturgia della Parola sia adeguatamente preparata. Tutte le letture siano lette, dovunque sia possibile, in modo da rispettare completamente la natura della veglia pasquale, che esige il tempo dovuto. Tuttavia dove le circostanze di natura pastorale richiedono di ridurre il numero delle letture, se ne leggano almeno tre dall’Antico Testamento; non venga mai omessa la lettura del cap. 14 dell’Esodo con il suo cantico. La liturgia della Parola è essa stessa una meditazione alla luce dei riti che si compiono, per cui l’omelia del sacerdote, a carattere kerigmatico ed esortativo, sarà breve, immediata ed efficace.
  9. Il Canto del Gloria sigilla l’itinerario della lettura dell’Antico Testamento compreso alla luce del Risorto e ne è l’inno gioioso che prepara ad accogliere l’annunzio della Resurrezione nell’Epistola, nel Rito del Canto dell’Alleluia e nella proclamazione solenne del Vangelo. Può essere accompagnato dal suono delle Campane che nel ritmo ascensionale della Veglia, rompe il silenzio, anche ad esse imposto all’inizio del Triduo, e dal suono pieno dell’organo.
  10. Il Vangelo sia proclamato solennemente, possibilmente leggendolo dall’Evangeliario, che, portato in processione all’ambone, senza candele, come prescritto dalle rubriche, ma, alla sola luce del Cero, è simbolo del Risorto che parla alla Chiesa e la invia ad annunciare la Risurrezione.
  11. La liturgia battesimale associa alla Pasqua di Cristo la nostra. Pertanto, la Veglia pasquale è vissuta in pienezza, quando la comunità  può presentare degli adulti o dei bambini per il battesimo. Ma anche quando questo non è possibile, la comunità sia consapevole del fatto che il suo rinnovamento pasquale esige un impegno più grande nell’attuazione delle promesse battesimali. La benedizione dell’acqua battesimale avvenga al fonte e, dovendo celebrare la Veglia nelle chiese parrocchiali, si usi la formula per la benedizione del fonte, anche quando non ci sono battezzandi.
  12. Non si tralascino le Preghiere dei fedeli e la processione offertoriale che porti all’altare il pane (le ostie), il vino e l’acqua, nonché doni per i poveri.
  13. Culmine dell’intera Veglia è la Comunione Eucaristica che si abbia cura di fare sotto entrambe le specie del pane e del vino consacrate nella stessa celebrazione della Veglia.

 

  1. Una prassi da evitare

 

Si deve evitare l’usanza di svelare, o far salire (con effetti scenici tra i più vari) la statua di Gesù Risorto distogliendo dall’autentico significato del rito che si sta celebrando, risultando un elemento “di disturbo” nella strutturazione della Veglia stessa. Diverse sono le ragioni che la dissuadono:

 

  1. Il rischio di far passare erroneamente il messaggio che vi sia un momento preciso della Veglia in cui risorgerebbe Gesù e che tale sarebbe il canto del Gloria, quando invece la celebrazione della Risurrezione non è rappresentazione (mimesi) di un evento a cui nessuno ha mai direttamente assistito, ma azione liturgica (anamnesi) ovvero presenza misterica dell’evento pasquale dell’evento annunciato e testimoniato dagli Apostoli. Gesù è risorto e i fedeli lo incontrano nella celebrazione della Veglia già nel fuoco nuovo acceso e benedetto, come in tutto il prosieguo della Veglia nelle diverse parti in cui è strutturata.

 

  1. La perdita del ritmo ascensionale della Liturgia della Parola che culmina non nel canto del Gloria ma nel rito del canto dell’Alleluia e del canto del Vangelo della Risurrezione. Ciò evidenzia che l’annuncio della Resurrezione è frutto della testimonianza apostolica raccolta nella Parola di salvezza del Vangelo, possibile ancora oggi attraverso la testimonianza di fede, speranza e carità operosa in ciascuno di noi e nella chiesa nella sua interezza.

 

  1. La statua del Cristo risorto va collocata precedentemente nel luogo in cui sarà esposta alla venerazione dei fedeli, in modo che all’accensione delle luci della Chiesa essa appaia già visibile ai fedeli e la si incensi unitamente al Cero pasquale. Rimanga esposta per la durata della Veglia e per tutto il giorno di Pasqua, ma sia riposta nel luogo in cui viene solitamente conservata dopo i Secondi Vespri della Domenica di Resurrezione.

 

  1. Il Cero Pasquale

 

Il Cero Pasquale, che è il vero simbolo del Risorto, si collochi presso l’ambone o vicino all’altare, e rimanga acceso in tutte le celebrazioni liturgiche del Tempo Pasquale sino alla domenica di Pentecoste. In seguito il Cero venga conservato con il dovuto onore nel battistero, per accendere alla sua fiamma le candele dei neo-battezzati nella celebrazione del battesimo. Nella celebrazione delle esequie il cero pasquale sia collocato accanto al feretro, ad indicare che la morte è per il cristiano la sua vera pasqua. Non si accenda il cero pasquale fuori del tempo di Pasqua né venga conservato nel presbiterio

 

  1. Sulla tradizione dell’Affruntata o Cunfrunta

 

Laddove il giorno di Pasqua è presente la tradizione dell’Affruntata o Cunfrunta, che rappresenta a livello popolare l’incontro della Madre con il Figlio Risorto, occorre fare di tutto perché il suo svolgimento non interferisca con la celebrazione liturgica più solenne della domenica di Pasqua né abbia a prevalere su di essa. Il su richiamato Direttorio sulla Pietà popolare e la Liturgia raccomanda di evitare inappropriate commistioni.

 

  1. Disposizioni finali

 

  1. Affido all’Ufficio liturgico di seguire con diligenza l’applicazione di queste disposizioni e di dare seguito ad ogni eventuale richiesta di aiuto e di chiarimento, prevedendo ed organizzando momenti di formazione.

 

Ogni sacerdote ed operatore pastorale deve attenersi a queste disposizioni accogliendole come scelta di amore alla Chiesa, che unisce in un solo cuore ed in un’anima sola la comunità credente. Il loro rispetto aiuta a cogliere la preziosità dei riti liturgici ed a vivere il senso dei riti e delle azioni liturgiche tra loro connesse, superando ogni eccesso di spettacolarizzare coreografica.

Francesco Oliva, Vescovo

©2022 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

La Veglia Pasquale Convegno Liturgico Diocesano - Lunedì 25 e Martedì 26 febbraio dalle 18.00 alle 20.00 - Locri, Auditorium Centro Pastorale

Diocesi di Locri-Gerace

Ufficio Liturgico

Convegno Liturgico Diocesano

La Veglia Pasquale

Lunedì 25 e Martedì 26 febbraio dalle 18.00 alle 20.00

Locri, Auditorium Centro Pastorale

 

Il convegno, dedicato interamente alla Veglia Pasquale, sarà introdotto da don Nicola Commisso Meleca, Direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano, i relatori saranno don Franco Magnani, Direttore dell’Ufficio Liturgico Nazionale e don Luca Perri, Responsabile regionale della Cec per la Liturgia e Vicario episcopale per la Liturgia e i Sacramenti dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano.

I lavori saranno presieduti dal Vicario Generale della Diocesi di Locri-Gerace, don Pietro Romeo.

Il Convegno rappresenta un appuntamento importante soprattutto per la formazione di sacerdoti e diaconi e per tutti coloro che operano in ambito liturgico (gruppi liturgici, lettori, accoliti, ministri straordinari della comunione, membri delle confraternite, coristi e ministranti)

E’ consigliata a tutti la partecipazione perché si tratta anche di un momento liturgico importantissimo per la vita spirituale del cristiano e delle comunità.

©2022 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

“Più che un titolo di onore, è un impegno che va assolto con una vita liturgica e di carità più intense ed esemplari” Elevazione a Basilica minore della concattedrale di Gerace - Omelia di monsignor Nunzio Galantino

 

Ph Archinà

L’elevazione a Basilica minore di questa Concattedrale è un segno di attenzione particolare e di affetto paterno di papa Francesco per questa Diocesi.

Di fatto, questo titolo vuole significare il «particolare vincolo [che questa Chiesa deve sentire] con la Chiesa di Roma e con il Sommo Pontefice».

Più che un titolo di privilegio, come erroneamente e con mentalità mondana viene percepito, il titolo di “Basilica minore” va visto come un modo per sentirsi particolarmente chiamata a farsi portatrice del Magistero del Papa. E sappiamo quanto esigente sia questo Magistero soprattutto in questi ultimi tempi.

Mi auguro, anzi sono certo che questa Basilica saprà vivere questo impegno e questa vocazione irradiandola a tutte le altre Chiese del territorio diocesano.

La Basilica, qualsiasi Basilica, non diventa quindi una realtà a sé stante con privilegi ingiustificati ed ingiustificabili. La Basilica, ogni Basilica lega piuttosto in maniera più visibile la sua vita e la sua storia al territorio, ma con una missione particolare; quella di far risuonare più forte e in maniera più credibile la Parola di Dio ed il Magistero della Chiesa.

Per questo, vengono offerte alla Basilica delle opportunità tutte spirituali.

Opportunità di beneficiare dei tesori spirituali della Chiesa – quelli che conosciamo con il nome di indulgenze – attraverso una vita di preghiera e di carità più intense.

L’aver legato questa opportunità a giorni speciali ha l’unico compito di far ritrovare insieme i singoli e la comunità a meditare eventi e parole particolari, a fare esperienza di vita sacramentale e di carità in maniera visibile perché tutti, vedendo, possano imitare. Si è soliti rendere pubblici i giorni nei quali si potrà, con la preghiera, la partecipazione alla vita sacramentale e le opere di carità beneficiare di questo tesoro spirituale.

L’impegno e la testimonianza richiesti vanno attinti direttamente dalla Liturgia e dalla Parola di Dio. Come quella risuonata oggi a partire dalla prima lettura. Oggi la gioia del Natale trova la sua pienezza.

Già la prima lettura ci introduce al messaggio della liturgia odierna. Isaia, infatti, si rivolge al popolo di Israele con un invito alquanto sorprendente! Ad un popolo che ha sperimentato esilio e sopraffazioni il profeta dice: “Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”. “Rivestiti di luce!”, cioè, apri il tuo cuore all’esperienza forte della presenza e della vicinanza del Signore! Un invito che, oggi, con la stessa intensità, viene rivolto anche a noi che abbiamo celebrato il Natale di Gesù, esortandoci a lasciarci raggiungere dalla luce di Betlemme! Anche noi, cioè, veniamo invitati a non fermarci ai segni esteriori che hanno accompagnato il Natale, ma a ripartire da quell’evento, per vivere con più autenticità la nostra vita di uomini e di credenti!

Il comportamento dei personaggi che animano l’episodio evangelico non solo ci aiuta a comprendere il modo in cui noi stessi abbiamo vissuto l’incontro con Gesù nel Natale, ma anche a verificare cosa siamo riusciti a portare con noi allontanandoci dalla grotta. L’evangelista Matteo, infatti, ci mostra quanto diversi siano i modi con cui ci si può accostare a Cristo e reagire alla sua presenza. Erode e gli scribi sono emblema di un cuore che si indurisce, si ostina e rifiuta la presenza del Signore. Essi sono i veri sconfitti dalla nascita di Gesù. Erode è sconfitto dalla paura di perdere il potere, gli scribi e i capi del popolo risultano sconfitti, perché non sanno guardare oltre le loro certezze (“sta scritto”, essi dicono), non sanno aprirsi e cogliere la novità che è in Gesù.

Di tutt’altra portata è l’esperienza dei Magi. Essi, “venuti da Oriente”, simbolicamente rappresentano tutti i popoli lontani dalla fede ebraica tradizionale. Eppure, essi si lasciano guidare dalla stella (simbolo di guida divina) e affrontano un lungo e pericoloso viaggio pur di conoscere la verità sul Messia, una verità che cercano con sincerità ed impegno. Essi recano doni che appartengono alle loro usanze, alla loro storia. Perché dal Signore ci si va così, con la propria storia. E ci si va anche per educarsi al dono: “se aspettiamo di diventare ricchi prima di diventare donatori, moriamo di povertà” (don P. Mazzolari). Ma l’esperienza dei Magi non finisce davanti alla grotta di Betlemme. Essi tornano per raccontare e condividere l’esperienza fatta, pronti a rinnovare la propria vita proprio a partire da quell’incontro. Perché a nessuno è consentito “appropriarsi” egoisticamente di quel Bambino: Egli è un dono per tutti.

Anche noi, dunque, “lasciamoci rivestire” dalla luce di Cristo e, come i Magi, intraprendiamo ogni giorno il percorso che porta a Lui, per essergli testimoni nel mondo.

✠ don Nunzio Galantino

©2022 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

“L’elevazione a Basilica Minore della nostra Concattedrale è un dono ed una responsabilità” Il saluto di monsignor Francesco Oliva

 

(Basilica Concattedrale di Gerace – 5 gennaio 2019)

 

 

Ph Archinà

Bentornato Mons. Nunzio Galantino dopo cinque anni, in questa Concattedrale elevata a Basilica Minore. La proclamazione ufficiale dell’elevazione a Basilica Minore di questa antica e storica Concattedrale è un evento che onora questa Chiesa locale e ci dà tanta gioia. Ti ringrazio a nome della chiesa diocesana per avere accettato di rendere con la tua presenza più solenne questo evento. Ti ringrazio anche per esserci stato vicino in tanti momenti di difficoltà. Penso all’alluvione di quatto anni fa, quando questo già disastrato territorio ebbe a subire enormi danni. Allora come Segretario Generale della Cei insieme al Cardinale Presidente ci hai espresso la solidarietà della Chiesa Italiana. Ma anche in altre circostanze ci hai sostenuto, incoraggiandoci nell’opera di accoglienza migranti.

Permettetemi di salutare tutte le autorità civili e militari di ogni ordine e grado, S. E. il Prefetto, i rappresentanti delle diverse istituzioni (il Segretario Generale della Sovrintendenza), i sindaci, i sacerdoti, i movimenti e le associazioni cattoliche, le Confraternite.

E’ un DONO, che rafforza il vincolo di comunione con la Chiesa di Roma e con il Santo Padre, ne riconosce l’esemplarità quale centro di particolare azione liturgica e pastorale. E’ un dono, che esalta la bellezza architettonica, la storia e la tradizione liturgica e spirituale di un bene dichiarato “monumento nazionale”. Una Chiesa che sino al 1480 era stata luogo di celebrazione e testimone della tradizione bizantina e del rito greco. Sempre comunque punto di incontro ecumenico tra le Chiese d’oriente e d’occidente. Sino al 1954 era stata la Cattedrale del Vescovo di Gerace.

In questa Eucaristia che celebriamo sull’altare dedicato all’unità benedetto nel 1995 dal vescovo Bregantini e dal metropolita greco-ortodosso d’Italia delegato dal patriarca di Costantinopoli, in occasione del 950 anniversario della sua dedicazione, vogliamo anche pregare per l’unità tra i cristiani, manifestando il sentire ecumenico che ha sempre caratterizzato questa comunità diocesana.

Una Basilica minore è dono, ma anche RESPONSABILITA’, quella di continuare a promuovere la liturgia in tutta la sua bellezza, di custodire la storia, l’arte e la tradizione di fede del nostro popolo, segnato da ideali e speranze, ma anche da tante sofferenze e ferite. E’ la tradizione di una fede che ha illuminato nel corso dei secoli le vicende lieti e tristi di una terra, che ancora soffre le conseguenze di calamità naturali, dell’emigrazione e del suo isolamento geografico.

Eccellenza rev.ma, conosciamo l’importanza delle responsabilità che ti sono state affidate, ma continuiamo a sentirti vicino come vescovo emerito di Cassano all’Ionio, ove hai iniziato a svolgere il ministero episcopale. Ora, come Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, sei più vicino al Santo Padre e ne condividi sentimenti e preoccupazioni. Il Santo Padre ci mostra che le vere ricchezze della Chiesa sono i poveri e l’amministrazione dei beni della Chiesa non è mai chiusa ai loro bisogni. E’ un’indicazione importante per la nostra Chiesa locale e ci sforzeremo di seguirla, mettendo a disposizione dell’accoglienza quanto abbiamo di meglio rispondente a tale finalità.

Vorrei chiederti – a nome di questa Chiesa – di esprimere il nostro ringraziamento al Santo Padre per l’attenzione, la vicinanza e l’incoraggiamento dimostratici in tante occasioni. Lo sentiamo accanto a noi che viviamo in una periferia lontana dai grandi centri. Ci farebbe tanto piacere poterlo incontrare, anche soltanto per un saluto. Le sue parole riecheggiano le stesse parole di Gesù. E mentre assicuriamo costante preghiera per il suo ministero, facciamo nostro l’impegno a far tesoro del suo Magistero.

Ma non mancheremo di pregare anche per te, carissimo mons. Galantino, e per il tuo delicato compito. Sicuri che anche tu farai lo stesso per questa Chiesa. Grazie!

✠ Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

©2022 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.