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Battezzati e inviati: il mese missionario nella diocesi di Locri-Gerace

Il Mese Missionario Straordinario indetto da papa Francesco nella ricorrenza del centenario della promulgazione della Lettera apostolica di Benedetto XV “Maximum Illud” (30 novembre 1919), nella Diocesi di Locri-Gerace si chiude con quattro giorni particolari, dal 26 al 29 ottobre, grazie alla visita di due missionari della Consolata: fratel Carlo Zaquini (da oltre 40 anni in missione nel territorio amazzonico di Roraima in Brasile) e padre Angelo Casadei (da circa 20 anni missionario nella selva amazzonica colombiana). I due missionari porteranno le loro testimonianze in alcune parrocchie della diocesi, inoltre, la mattina di lunedì 28 ottobre incontreranno gli studenti dei Licei “Mazzini” di Locri e alle 18,30 dello stesso giorno, nel Centro pastorale diocesano, offriranno le loro riflessioni sul tema “Chiesa missionaria e difesa dei popoli indigeni”.

Per tutto il mese di ottobre la Diocesi di Locri-Gerace, seguendo le indicazioni del vescovo, monsignor Francesco Oliva, ha organizzato numerose veglie di preghiere con l’intento di vivere, come ha indicato il Santo Padre, “con rinnovato slancio missionario la vocazione propria della Chiesa: quella di evangelizzare, affidando ad ogni cristiano –nessuno escluso- il compito di farsi ogni giorno discepolo missionario del Vangelo”.

L’Ufficio Missionario diocesano guidato da padre Gianfranco Zintu ha presentato una mostra di 18 pannelli sulla vocazione missionaria della Chiesa, ed ha proposto un comune cammino di formazione, preghiera e testimonianza.

Un lavoro, questo dell’Ufficio Missionario, prezioso ed importante come ha spiegato padre Zintu, “per conoscere ed amare la Chiesa e per suscitare il desiderio di vivere oltre le nostre frontiere la responsabilità missionaria di ogni cristiano”.

©2019 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

25° anniversario dell’ordinazione episcopale di monsignor GianCarlo Maria Bregantini Martedì 7 maggio 2019 ore 18,00 - Basilica concattedrale “Santa Maria Assunta” - Gerace

Diocesi di Locri-Gerace

Il vescovo monsignor Francesco Oliva

Il presbiterio diocesano

La Chiesa che è in Locri-Gerace

con gioia e gratitudine celebrano il Giubileo Episcopale di

Monsignor GianCarlo Maria Bregantini

Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano

già vescovo di Locri-Gerace

nel 25° anniversario della sua ordinazione episcopale

 

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“Infrastrutture. Il bene negato”. L'ottavo incontro del IV anno del Corso di formazione all'impegno socio-politico e alla cura del creato Laudato si'

Lunedì 6 maggio, alle ore 18.30, presso il salone del centro pastorale in Locri, si terrà l’ottavo incontro del IV anno del Corso di formazione all’impegno socio-politico e alla cura del creato Laudato si’, promosso dalla diocesi di Locri-Gerace, che quest’anno è dedicato ai temi della “Giustizia, Etica e Politica nella città dell’uomo”.

Tema del convegno sarà “Infrastrutture. Il bene negato”. Relazionerà l’Ing. Fabio Scionti, Sindaco di Taurianova e Consigliere della Città metropolitana di Reggio Calabria.

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28° Raduno dei Cori Parrocchiali Il 5 maggio 2019 presso la Basilica Concattedrale “Santa Maria Assunta” – Gerace

28° Raduno dei Cori Parrocchiali

5 maggio 2019

Basilica Concattedrale “Santa Maria Assunta” – Gerace

Programma

 

9,30 Arrivo dei partecipanti

10.00 Prove dei canti per la Santa Messa

12,00 Solenne celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

13,00 Pranzo

16,00 Relazione

17,00 Concerto dei Cori parrocchiali uniti

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E’ risorto per noi!   Il messaggio per la Santa Pasqua di monsignor Francesco Oliva

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Ogni anno è Pasqua, ma non è mai la stessa. Proprio perché non si tratta di semplice ricorrenza. È un evento straordinario che irrompe nella storia, ieri come oggi. Un evento tanto imprevedibile quanto sperato. Anche da chi distratto cammina senza meta. È l’evento che riguarda il Signore che ha vinto la morte, spalancando le porte di quel Sepolcro che era lì a paralizzare le speranze di tutti. Quel sepolcro vuoto ridona vita alle attese dell’uomo, alle nostre attese.

Sono attese di vita, di resurrezione, di pace.

Attese di vita, di una vita rinnovata, passata attraverso il crogiolo della prova e della passione, e ancor più della morte. Quella passione annunciata che aveva scandalizzato e tramortito i discepoli che seguivano Gesù e che quell’annuncio aveva fatto cadere in un’angoscia totale. La morte dopo quella Pasqua non ha più potere, non è più l’ultima parola detta sulla nostra esistenza. Il Dio della vita è più forte di essa, l’ha vinta, ricreando l’umano vero, purificato dall’ingiustizia, dalla violenza e dall’egoismo senza cuore. C’è bisogno oggi di una nuova umanità, capace di sentimenti forti, dello sguardo attento alle sofferenze e alle ferite di chi è smarrito e solo. Troppe morti! Tanti cuori spenti! Tanta violenza, inutile violenza, insopportabile corruzione! Quanti scarti di umanità attorno a noi! Abbiamo bisogno della pasqua, di quel passaggio che rialza la nostra umanità.

Attese di risurrezione. Nessuno vuol vedere frustrati i sogni e le attese. Nessuno vuol vedere finite le sue relazioni più belle, la vita amata sin dal primo momento. Nessuno vuol vedere finite nel nulla le gioie e le speranze. O perdere gli amici più cari, il bene che ha saputo costruire, anche a fatica, l’affetto della famiglia, gli amori che hanno sfidato il tempo che passa. Risorgere è la parola che fa primavera, che fa rinascere tutte queste attese, che fa sperare nella vita e nell’amore che non finisce. Ecco la vera risurrezione: la vita che ritorna a fiorire immersa nell’infinito amore del Dio che crea ed è fonte di vita. Il Signore fa fiorire quel giardino che custodiva il sepolcro nuovo, raccoglie le lacrime della vedova di Nain, che piange il suo figlio morto, rialza l’amico Lazzaro, venuto a mancare in sua assenza, ridona la vita alla figlioletta del centurione, che prende per mano e riconsegna agli affetti più cari. E’ il Signore che fa vivere, che libera dalla disperazione, dalla morte, dalla solitudine, dall’indifferenza, che risolleva e fa risorgere dalle vite spente, dalle vite senza sogno e senza fuoco. Lui che dice di sé: “Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me non morirà in eterno”. Egli è Colui che non desiste finché non ha raggiunto e fatto fiorire l’ultimo ramo della creazione, l’ultimo oscuro angolo del cuore umano.

Attese di pace, la pace vera che libera dal male, dalle ingiustizie e dal peccato. Quel peccato che si annida nelle pieghe più profonde della nostra società, ma anche della nostra vita. Attesa di pace per ogni cuore che torna ad essere riconciliato con sé stesso ed il mondo intero. Quella riconciliazione donata dal Padre al figlio che non sopportava più la sua vicinanza: è riconciliazione con la vita, con la bontà, con l’universo. Non c’è pace senza riconciliazione. Non c’è riconciliazione senza perdono. Non c’è perdono senza accoglienza dell’altro, qualunque ne sia l’origine ed il colore della pelle, il credo religioso. Non c’è accoglienza senza rispetto. Non c’è rispetto senza accoglienza. Non c’è accoglienza senza dialogo. Non c’è dialogo senza fraternità.  Non c’è fraternità senza amore. Non c’è amore senza Dio. Non c’è Dio che non generi vita e risurrezione. Con Lui tutto si ricompone. Anche il cuore diviso.

Ed allora viviamo la Pasqua, viviamola nell’attesa del Risorto. Cerchiamolo ogni giorno nella fitta trama delle nostre ore. Risorgiamo dall’incapacità di perdonare, cancelliamo la memoria amara del male ricevuto, che c’inchioda ai nostri ergastoli interiori e crea legami imbarazzanti. Togliamo la durezza del cuore. S’intoni l’alleluia pasquale, facendo spazio al Dio che ama senza soste. E’ Lui a rimuovere ogni pietra dai nostri sepolcri. Splenda su tutti il suo volto che vince la morte ed infonde eterno amore.

C’è il Risorto con noi! E’ Pasqua per tutti!

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