Archivi categoria: Chiesa e società

25° anniversario dell’ordinazione episcopale di monsignor GianCarlo Maria Bregantini Martedì 7 maggio 2019 ore 18,00 - Basilica concattedrale “Santa Maria Assunta” - Gerace

Diocesi di Locri-Gerace

Il vescovo monsignor Francesco Oliva

Il presbiterio diocesano

La Chiesa che è in Locri-Gerace

con gioia e gratitudine celebrano il Giubileo Episcopale di

Monsignor GianCarlo Maria Bregantini

Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano

già vescovo di Locri-Gerace

nel 25° anniversario della sua ordinazione episcopale

 

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“Infrastrutture. Il bene negato”. L'ottavo incontro del IV anno del Corso di formazione all'impegno socio-politico e alla cura del creato Laudato si'

Lunedì 6 maggio, alle ore 18.30, presso il salone del centro pastorale in Locri, si terrà l’ottavo incontro del IV anno del Corso di formazione all’impegno socio-politico e alla cura del creato Laudato si’, promosso dalla diocesi di Locri-Gerace, che quest’anno è dedicato ai temi della “Giustizia, Etica e Politica nella città dell’uomo”.

Tema del convegno sarà “Infrastrutture. Il bene negato”. Relazionerà l’Ing. Fabio Scionti, Sindaco di Taurianova e Consigliere della Città metropolitana di Reggio Calabria.

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28° Raduno dei Cori Parrocchiali Il 5 maggio 2019 presso la Basilica Concattedrale “Santa Maria Assunta” – Gerace

28° Raduno dei Cori Parrocchiali

5 maggio 2019

Basilica Concattedrale “Santa Maria Assunta” – Gerace

Programma

 

9,30 Arrivo dei partecipanti

10.00 Prove dei canti per la Santa Messa

12,00 Solenne celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

13,00 Pranzo

16,00 Relazione

17,00 Concerto dei Cori parrocchiali uniti

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La morte di un Uomo sulla croce Uno studio di Francesco La Cava sui meccanismi della morte per crocifissione. La scienza concorda pienamente con il racconto evangelico.

Uno studio di Francesco La Cava sui meccanismi della morte per crocifissione. La scienza concorda pienamente con il racconto evangelico.

La morte di un Uomo sulla croce

Le parole dell’apostolo Giovanni come precisi dati clinici

 di Giuseppe Italiano

 


ph. Agensir

In questi giorni che ricordano la passione di Gesù, come non ricordare il medico-umanista Francesco La Cava [Careri (RC), 1877 – Roma, 1958]? Egli nel 1953 ha scritto un libro così intitolato: La Passione e la morte di N.S. Gesù Cristo illustrate dalla scienza medica (Napoli, M. D’Auria Editore Pontificio). Libro che, approfondendo gli studi sul meccanismo della morte per crocifissione, segna una svolta nella letteratura intorno agli ultimi istanti, sul Calvario, di Gesù: il quale soffre e muore sulla croce come una qualsiasi persona sana, dal fisico perfetto e senza alcuna malattia preesistente. Francesco La Cava smantella l’ipotesi, sostenuta da alcuni studiosi, della presenza in Cristo di una pleurite; nonché la tesi che la Sua morte sia stata provocata dalla rottura della parete del cuore. Egli dimostra che il liquido che fuoriesce dal Suo costato non proviene dalla pleura, ma dall’idrotorace che si era formato per l’atteggiamento inspiratorio del cruciarius; e che la separazione di tale liquido (sangue e successivamente acqua) sta scientificamente a dimostrare che il cuore di Cristo era integro.

La Cava, scopritore nel 1923 del volto di Michelangelo nel Giudizio Universale della Cappella Sistina (tra le pieghe della pelle di San Bartolomeo), ricava dal Vangelo i dati clinici che gli permettono di esaminare il caso; precisamente dalle parole di Giovanni, testimone oculare della morte del Maestro. E le usa – lui, uomo di fede – come reperto necroscopico. E sono quelle relative al colpo di lancia di Longino sul fianco destro di Gesù già morto. Colpo che provoca la fuoriuscita di sangue e di acqua, nettamente; prima sangue e poi acqua. Giovanni mantiene la sua consueta chiarezza: «continuo exivit sanguis et aqua» (Gv 19, 34), «subito ne uscì sangue e acqua».

Lo studio di La Cava è la dimostrazione scientifica della esattezza delle parole di Giovanni.

E prende l’avvio dall’orto di Getsemani, dove Gesù si ritira e dove rivela chiaramente la sua condizione umana: con il bisogno di solitudine nell’imminenza della morte, con la tristezza e l’angoscia che prova (cfr. Mt 26, 37).

Prima di intraprendere il percorso che, per le vie di Gerusalemme, porta al Calvario, Gesù subisce le umiliazioni più prostranti: viene deriso, legato, ingiuriato, flagellato, incoronato con spine. Ed era stato tradito da Giuda, abbandonato dai discepoli, tradito dal popolo che prima l’aveva accolto con le palme e poi lo manda a morte, preferendo salvare Barabba; e rinnegato da Pietro.

In tali condizioni psico-fisiche, Gesù percorre quasi per intero il chilometro della via crucis; arriva all’inizio del tratto finale (molto ripido) avendo già la cosiddetta dispnea da sforzo, cioè l’affanno. I giudei si accorgono e, per evitarGli la morte prima della crocifissione, Lo alleggeriscono della croce, che viene caricata sulle spalle del Cireneo.

Tre ore circa dura la sua agonia sulla croce. Un solo lamento: «Ho sete». Gli esegeti hanno interpretato queste parole nel significato di sete divina di redenzione delle anime. La Cava precisa che si tratta di sete umana; della sete di un uomo che non mangiava e non beveva da almeno 24 ore, che aveva perduto sangue per la flagellazione, per la corona di spine, per la crocifissione; che era nello stato febbrile per le ferite già infiammate.

La morte, quindi, sopraggiunge dopo breve agonia, considerato che vengono registrati casi di condannati che hanno resistito sulla croce fino a otto/nove giorni. Tanto che i soldati non Gli rompono le gambe, come invece fanno con i due ladroni, ancora in vita. La rottura delle gambe procurava subito la morte.

E, dopo il colpo di Longino, lo spruzzo di sangue e acqua. Alcuni studiosi giustificano il sangue con la rottura della parete del cuore stesso, dovuta alle sue violente contrazioni; e attribuiscono il flusso dell’acqua alla ferita del pericardio, la membrana che avvolge il cuore e che contiene una certa quantità di liquido.

La Cava osserva che la rottura spontanea del cuore è evento assai raro. E aggiunge che, se anche così fosse stato, non si sarebbe potuto verificare la fuoriuscita distinta di sangue e acqua, poiché, nel cavo pleurico, i due elementi si sarebbero mescolati. Precisa che il prolungato atteggiamento inspiratorio di Cristo, appeso alla croce, aveva portato la grande vena azygos, dalla parte destra, ad inturgidirsi di sangue; così come le altre vene endotoraciche; la cui pressione aveva provocato la trasudazione di siero e il formarsi dell’idrotorace. Il sangue, scuro, proviene quindi dalla vena colma; l’acqua, ben distinta, dall’idrotorace da stasi del cavo pleurico.

L’indagine anatomo-patologica e la fede concordano nella lucida spiegazione del medico La Cava, affascinato dalla scienza medica e dalla Passione di un Uomo necessariamente perfetto per poter profondamente soffrire.

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E’ risorto per noi!   Il messaggio per la Santa Pasqua di monsignor Francesco Oliva

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Ogni anno è Pasqua, ma non è mai la stessa. Proprio perché non si tratta di semplice ricorrenza. È un evento straordinario che irrompe nella storia, ieri come oggi. Un evento tanto imprevedibile quanto sperato. Anche da chi distratto cammina senza meta. È l’evento che riguarda il Signore che ha vinto la morte, spalancando le porte di quel Sepolcro che era lì a paralizzare le speranze di tutti. Quel sepolcro vuoto ridona vita alle attese dell’uomo, alle nostre attese.

Sono attese di vita, di resurrezione, di pace.

Attese di vita, di una vita rinnovata, passata attraverso il crogiolo della prova e della passione, e ancor più della morte. Quella passione annunciata che aveva scandalizzato e tramortito i discepoli che seguivano Gesù e che quell’annuncio aveva fatto cadere in un’angoscia totale. La morte dopo quella Pasqua non ha più potere, non è più l’ultima parola detta sulla nostra esistenza. Il Dio della vita è più forte di essa, l’ha vinta, ricreando l’umano vero, purificato dall’ingiustizia, dalla violenza e dall’egoismo senza cuore. C’è bisogno oggi di una nuova umanità, capace di sentimenti forti, dello sguardo attento alle sofferenze e alle ferite di chi è smarrito e solo. Troppe morti! Tanti cuori spenti! Tanta violenza, inutile violenza, insopportabile corruzione! Quanti scarti di umanità attorno a noi! Abbiamo bisogno della pasqua, di quel passaggio che rialza la nostra umanità.

Attese di risurrezione. Nessuno vuol vedere frustrati i sogni e le attese. Nessuno vuol vedere finite le sue relazioni più belle, la vita amata sin dal primo momento. Nessuno vuol vedere finite nel nulla le gioie e le speranze. O perdere gli amici più cari, il bene che ha saputo costruire, anche a fatica, l’affetto della famiglia, gli amori che hanno sfidato il tempo che passa. Risorgere è la parola che fa primavera, che fa rinascere tutte queste attese, che fa sperare nella vita e nell’amore che non finisce. Ecco la vera risurrezione: la vita che ritorna a fiorire immersa nell’infinito amore del Dio che crea ed è fonte di vita. Il Signore fa fiorire quel giardino che custodiva il sepolcro nuovo, raccoglie le lacrime della vedova di Nain, che piange il suo figlio morto, rialza l’amico Lazzaro, venuto a mancare in sua assenza, ridona la vita alla figlioletta del centurione, che prende per mano e riconsegna agli affetti più cari. E’ il Signore che fa vivere, che libera dalla disperazione, dalla morte, dalla solitudine, dall’indifferenza, che risolleva e fa risorgere dalle vite spente, dalle vite senza sogno e senza fuoco. Lui che dice di sé: “Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me non morirà in eterno”. Egli è Colui che non desiste finché non ha raggiunto e fatto fiorire l’ultimo ramo della creazione, l’ultimo oscuro angolo del cuore umano.

Attese di pace, la pace vera che libera dal male, dalle ingiustizie e dal peccato. Quel peccato che si annida nelle pieghe più profonde della nostra società, ma anche della nostra vita. Attesa di pace per ogni cuore che torna ad essere riconciliato con sé stesso ed il mondo intero. Quella riconciliazione donata dal Padre al figlio che non sopportava più la sua vicinanza: è riconciliazione con la vita, con la bontà, con l’universo. Non c’è pace senza riconciliazione. Non c’è riconciliazione senza perdono. Non c’è perdono senza accoglienza dell’altro, qualunque ne sia l’origine ed il colore della pelle, il credo religioso. Non c’è accoglienza senza rispetto. Non c’è rispetto senza accoglienza. Non c’è accoglienza senza dialogo. Non c’è dialogo senza fraternità.  Non c’è fraternità senza amore. Non c’è amore senza Dio. Non c’è Dio che non generi vita e risurrezione. Con Lui tutto si ricompone. Anche il cuore diviso.

Ed allora viviamo la Pasqua, viviamola nell’attesa del Risorto. Cerchiamolo ogni giorno nella fitta trama delle nostre ore. Risorgiamo dall’incapacità di perdonare, cancelliamo la memoria amara del male ricevuto, che c’inchioda ai nostri ergastoli interiori e crea legami imbarazzanti. Togliamo la durezza del cuore. S’intoni l’alleluia pasquale, facendo spazio al Dio che ama senza soste. E’ Lui a rimuovere ogni pietra dai nostri sepolcri. Splenda su tutti il suo volto che vince la morte ed infonde eterno amore.

C’è il Risorto con noi! E’ Pasqua per tutti!

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