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da figli AMATI, chiAMATI al dono, progettiAMO un sogno… 3° week end vocazionale

ChiAMATI al dono, progettiAMO un sogno…

3° week end vocazionale

I week end vocazionali organizzati dalla Diocesi di Locri-Gerace giungono al terzo appuntamento. Dal 3 al 5 novembre, i ragazzi e le ragazze partecipanti si ritroveranno presso il Seminario Diocesano “S. Luigi” di Locri, luogo centrale di questa iniziativa che vedrà, come nei primi due week end, la visita di una parrocchia della diocesi.

Sabato 4 e domenica 5 dicembre, infatti, il programma prevede la visita alla parrocchia di Siderno Superiore.

Per le iscrizioni e per qualsiasi altra informazione ci si può rivolgere al vicerettore del Seminario, don Antonio Peduto (antonio_p@live.it), oppure al proprio parroco.

Si ricorda che i Weekend Vocazionali sono rivolti a ragazzi e ragazze di età compresa tra i 14 e i 35 anni e il programma completo prevede otto incontri che termineranno il 5 giugno 2022.

Don Antonio Peduto, che si occupa dell’organizzazione, ribadendo che questi incontri non sono destinati esclusivamente a chi ha “avvertito la chiamata al sacerdozio”, ma sono stati pensati per tutti quei ragazzi e ragazze che vogliono condividere “un percorso di animazione vocazionale per riscoprire la bellezza della vita, dell’incontro e della relazione tra persone e realtà diverse”.

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Immagini del precedente incontro con la visita a  Stilo

 

 

 

 

©2023 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

da figli AMATI a chiAMATI… progettiAMO un sogno… Dal 12 al 14 novembre: secondo weekend vocazionale.

 

da figli AMATI a chiAMATI… progettiAMO un sogno…

week end vocazionali

Dal 12 al 14 novembre, presso il Seminario Diocesano “S. Luigi” di Locri, si svolgerà il secondo weekend vocazionale, organizzato dalla Diocesi di Locri-Gerace, riservato a ragazzi e ragazze dai 14 ai 35 anni.

L’incontro inizierà venerdì 12 novembre alle 17,00 e terminerà domenica 14 novembre dopo il pranzo.

Sabato 13 e domenica 14 il programma prevede la visita alla parrocchia di Stilo.

Per le iscrizioni e per qualsiasi altra informazione rivolgersi al vicerettore del seminario, don Antonio Peduto (antonio_p@live.it), oppure rivolgersi al proprio parroco.

Immagini del primo weekend vocazionale che si è svolto dal 29 al 31 ottobre 2021

©2023 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Il sacerdote salesiano don Sergio Chistè è tornato alla casa del Padre

Il sacerdote salesiano don Sergio Chistè è tornato alla casa del Padre

 

Nel giorno di Tutti i Santi, giunge la notizia del ritorno alla casa del Padre di don Sergio Chistè. Figlio di don Bosco, don Sergio ha portato avanti con entusiasmo e generosità la missione di pastore e fratello della gente della Locride. Ha soprattutto fatto suo il progetto pastorale che portò i Salesiani di don Bosco a Locri e ne divenne l’interprete più fedele, dando continuità alla missione salesiana in questa diocesi e nella città di Locri in particolare.

S.E. monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, sottolinea che: “Il suo ministero è stato molteplice, solerte, preparato, ricco e fecondo, mai improvvisato, sempre frutto di riflessione acuta e di profonda preghiera. È stato innanzitutto un uomo e un presbitero dell’ascolto; dell’ascolto del territorio, della società locridea, della sua complessità e delle sue peculiarità, grazie all’ascolto delle persone, nella confessione e nella preziosissima attività di direzione spirituale di laici, presbiteri e religiose. A queste due attività, è stato costantemente fedele fino a quando la sua solute glielo ha consentito”.

Don Sergio, nato a Madruzzo (TN) il 3 luglio del 1924 e ordinato presbitero a Torino il 2 luglio del 1951, si è speso in prima persona per fondare e organizzare, sistematicamente e sapientemente, l’opera catechetica in diocesi, continuando a collaborare anche con i diversi sacerdoti nell’ufficio catechistico e contribuendo significativamente alla svolta della catechesi in stile catecumenale fino alla progettazione e stesura del Cammino Emmaus. Ha speso le sue migliori energie nella Scuola diocesana per i ministeri istituiti e il diaconato permanente e l’Istituto superiore di Scienze religiose. All’edificazione delle pietre vive aggiunse anche l’edificazione materiale fondando la chiesa di Merici, nel territorio comunale di Gerace.

Il Nostro Vescovo dice, inoltre: “La sua scomparsa ci porta a rendere grazie al Signore per questo sacerdote salesiano di lungo corso e per la benemerita opera pastorale, specie tra i giovani e nelle attività oratoriali, che la famiglia Salesiana svolge da anni in questa terra, come scelta missionaria di impegno nella formazione e nella crescita umana e spirituale della popolazione della Locride”.

©2023 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Fedeltà e unità nel vincolo santo Ordinazione diaconale di don Antonio Peduto - L'omelia del Vescovo

 

 

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“Canterò in eterno l’amore del Signore / di generazione in generazione / farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà” (Salmo 88).

La liturgia della Parola di questa XXVII domenica invita a cantare la fedeltà dell’amore di Dio, un amore che si lascia intravedere nell’amore dell’uomo e della donna che uniscono le loro vite in modo da formare una sola carne. Quello dell’uomo e della donna è un amore fragile, soffre le difficoltà della durata, l’impegno dell’infedeltà e della totalità della donazione. E’ un amore che tende ad essere vero nella misura in cui non pone limiti, riserve, condizioni e si realizza nella fatica di costruirsi giorno dopo giorno. E’ un amore che si ispira ed alimenta nell’amore di Dio: “Il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano” (Deus caritas est, 70). Sia dell’amore coniugale tra l’uomo e la donna che dell’amore del consacrato e della consacrata, del diacono e del sacerdote, del missionario e della missionaria.

Caro Antonio, è alla luce di questo amore che devi leggere la storia della tua vocazione. Chi non si sposa desiderando seguire la vocazione sacerdotale vive anch’egli una consacrazione in vista dell’amore di Dio e dei fratelli. In questa prospettiva non c’è contrapposizione tra lo stato sacerdotale, diaconale e religioso da una parte e quello coniugale e matrimoniale dall’altra: sono stati di vita che non si pongono su livelli di inferiorità o di superiorità, ma sono complementari, “in modo tale che uno può essere più perfetto per qualche aspetto e l’altro può esserlo da un altro punto di vista” (AL 159). Verginità e castità rispetto al matrimonio sono modalità diverse di amare. Quello che conta è realizzarsi nell’amore. E’ questo il progetto di Dio su ciascuno di noi. Di conseguenza, “l’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per sé stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore” (RH, 1979, 10). I malesseri del nostro tempo sono legati a quella solitudine, che si viene a creare quando non si è capaci di vivere l’amore, quando non ci si sente amati, quando si scopre attorno a sé uno stato di isolamento e di incomprensione. Non bastano i social network per superare questa mancanza: essi portano ancora di più a chiudersi in se stessi e a non aprirsi alla relazione umana.

Caro Antonio, come gli sposi attraverso la consacrazione coniugale danno vita ad una famiglia, anche tu, ordinato diacono, contribuirai a dare vita ad una famiglia, che è la Chiesa. Anche da te per il dono dello Spirito che ricevi dipenderà l’edificazione della Comunità cristiana. Per fare questo dovrai giorno dopo giorno fortificarti nella virtù della fedeltà a Dio e alle promesse che oggi pronuncerai davanti a me. Essere fedele comporta dire No alle seduzioni del mondo, allo spirito di mondanità, alla comodità. Dovrai essere inquieto nella ricerca quotidiana di Colui che ti ama e ti chiama a seguirlo e a condividerne la missione. Come nelle nozze tra l’uomo e la donna dovrai impegnarti a conservare fedeltà e unità nel vincolo santo. Senza fedeltà, come si distrugge il vincolo coniugale, si spegne anche il vincolo diaconale e sacerdotale, la stessa consacrazione va in crisi. Fedeltà, amore al servizio nella comunità dei fratelli e totalità di donazione della propria vita: ecco le perle preziose del tuo essere diacono prima e sacerdote poi. L’identità diaconale ti farà essere: bocca che annuncia la Parola ed evangelizza; mano che benedice e mostra la benevolenza del Dio vivente nella preghiera, nell’amministrazione del Battesimo, del Matrimonio, del Viatico ai moribondi, nel rito delle Esequie. Compiti che dovrai svolgere sempre nella dimensione dell’amore e in assoluta dedizione a Cristo e alla Chiesa. La fedeltà all’impegno di “celibato” che hai liberamente scelto ti renderà interiormente libero di dare maggiore disponibilità a Dio e alla sua Chiesa ed essere vero segno e richiamo dei valori eterni del Regno di Dio.

Caro Antonio, non dimenticare (ma lo ricordo anche a me e a tutti i sacerdoti e diaconi presenti) che il ministero sacro ha la sua sorgente in Gesù, pastore, maestro e sposo, che si consegna alla Chiesa, sua sposa. In questa nuzialità sei stato generato per il ministero del primo grado del sacramento dell’Ordine ed innestato nel “ministero” del Vescovo, per essere aiuto suo e del suo presbiterio. Non sei più solo. Non pensare mai di poterti realizzarti da solo, senza la comunità sacerdotale, profetica e regale. Ti è vicino il primo diacono nella Chiesa che è il Vescovo. Ti sono vicino sapendo di svolgere un servizio non in modo monocratico, in solitudine, ma facendo largo ad altri (diaconi e presbiteri) nella partecipazione alla “diaconia” del Signore.

Con la tua vita, con tutta la tua umanità, sarai incardinato, ovvero stabilmente inserito in questa Chiesa. Un’incardinazione che ti dà diritto più che ad uno stipendio, ad un servizio. Il servizio vale indipendentemente dallo stipendio, anzi sono i servizi più umili, quelli resi a chi non ti potrà ricambiare mai il favore, assolutamente gratuiti, che daranno senso alla tua vocazione diaconale. Scopri ogni giorno la dignità e bellezza del servire disinteressatamente. Lo stile della giovialità, del rispetto e del dialogo sia il tuo stile. Poniti in atteggiamento umile e gioioso verso quanti incontri. Considera gli altri superiori a te e conservane sempre rispetto. Una buona parola, un buon consiglio pagano sempre, la maldicenza rovina l’animo di chi la pronuncia. Se indosserai il grembiule con cui Gesù si è cinto lavando i piedi ai discepoli, godrai la bellezza del tuo essere diacono e con Gesù potrai dire: sono stato costituito non per essere servito, ma per servire. Versa sui piedi di tutti, “sino alla fine” l’acqua dell’amore e della consolazione. Gesù non ha chiesto ai discepoli di inginocchiarsi davanti a Lui, ma si è inginocchiato ai loro piedi, facendosi servitore loro e dell’umanità! Il giorno in cui smetterai d’indossare il grembiule, sarà un giorno da dimenticare, brutto per te e per la Chiesa, si accenderà una spia rossa che ti dice che il tuo cuore si sta inaridendo. E da pastore che credevi essere, ti scoprirai mercenario.

Caro Antonio, cari diaconi e sacerdoti tutti, la Parola di Dio oggi ci invita anche a guardare la bellezza della realtà coniugale e familiare come Dio l’ha disegnata. Preghiamo per le nostre famiglie, per le coppie in difficoltà. Ringraziamo il Signore per il dono delle famiglie che seppure a fatica vanno avanti e testimoniano la fedeltà dell’amore di Dio. Grazie alla tua famiglia, che ti ha accolto ed accompagnato sin qui, ai sacerdoti ed educatori che ti hanno saputo consigliare e sostenere nei momenti di incertezza e di difficoltà.

Concludo richiamando il pensiero di Papa Francesco che descrive il diacono come persona mite, un servitore che non gioca a “scimmiottare” i preti”. Il servizio della carità, in qualunque forma di manifesti, è lo specifico della tua consacrazione diaconale. Sia la caritas il tuo primo ministero, quella caritas che si manifesta in tutti gli ambiti in cui sarai chiamato ad operare. Caritas è lo sguardo attento e premuroso che saprai avere verso quanti incontri, a cominciare dalle persone più vicine.

Chiedo a tutti Voi, fratelli e sorelle carissimi, di pregare per me e per tutti i sacerdoti e diaconi e per le anime consacrate. Ne abbiamo bisogno. Chiedo di pregare per le vocazioni. Oggi sta venendo meno la consapevolezza della dimensione vocazionale della vita. Ma la nostra preghiera in questo momento è per te, Antonio. Chiediamo per te la costanza nel servire il Dio fedele; la costanza nella preghiera, la costanza nel ministero sacro, senza stancarti nel portare avanti l’opera di Dio. E alla fine della giornata possa ripetere con Gesù: ‘Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare’ (Lc 17,10). La Vergine Maria, umile serva del Signore, ti doni il suo cuore per magnificare il Signore con la tua vita. AMEN.

Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

©2023 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Un momento d’incontro con la misericordia di Dio Giornata Diocesana di Preghiera per la conversione dei mafiosi e la riconciliazione con la Casa Comune

 

 

 

Sarà celebrata sabato 6 ottobre presso il Santuario diocesano “Nostra Signora dello Scoglio”, la Giornata Diocesana di Preghiera per la conversione dei mafiosi e la riconciliazione con la Casa Comune.

Per questa occasione, la Penitenzieria Apostolica, ha concesso la possibilità di lucrare l’Indulgenza plenaria (da mezzanotte del primo sabato del mese di ottobre, a mezzanotte della domenica successiva) da parte di quanti visiteranno il Santuario, naturalmente, nel rispetto delle condizioni stabilite (si vedano le condizioni per l’indulgenza allegate).

“Questa giornata -ha dichiarato il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva- può essere per tutti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio. Ne abbiamo veramente bisogno: ne ha bisogno la nostra Chiesa, ne ha bisogno la Locride, per superare le conseguenze dei suoi antichi mali sociali. Invito a non sciupare il dono della Misericordia di Dio, che è più forte di ogni nostro peccato”.

Si ricorda che questa Giornata, istituita da monsignor Oliva il 10 maggio del 2017, viene celebrata nel Santuario “Nostra Signora dello Scoglio” ogni primo sabato di ottobre, e in tutti gli altri Santuari diocesani il primo giorno di novena della festa in essi commemorata o in altra data concordata anzitempo con il vescovo.

 Programma

Ore 11,00     Santo Rosario

Ore 12,00     Angelus

Dalle ore 15,00 Evangelizzazione di fratel Cosimo; Celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Francesco Oliva; processione con il Santissimo Sacramento; preghiera d’intercessione di fratel Cosimo per gli ammalati e i sofferenti; benedizione eucaristica; processione mariana.

 

Condizioni per l’Indulgenza

Per ottenere l’indulgenza plenaria, oltre l’esclusione di qualsiasi affetto al peccato anche veniale, è necessario:

  • 1. per lucrare l’indulgenza plenaria annessa ad una chiesa/Santuario o ad un oratorio occorre visitare i luoghi sacri (l’opera prescritta), recitando in essi la preghiera del Signore (Padre nostro), il Simbolo della fede (il Credo) e adempiere le tre condizioni: Confessione sacramentale, Comunione Eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.
  • 2. Si adempie pienamente la condizione della preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, recitando secondo le sue intenzioni un Padre nostro e un’Ave Maria; è lasciata tuttavia libertà ai singoli fedeli di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno
  • 3. Con una sola confessione sacramentale si possono acquistare più indulgenze plenarie; invece, con una sola Comunione Eucaristica e una sola preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice si può acquistare una sola indulgenza plenaria.
  • 4. Le tre condizioni possono essere adempiute 8 giorni prima o dopo aver compiuto l’opera prescritta (vedi § 1); tuttavia è conveniente che la Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice siano fatte nello stesso giorno, in cui si compie l’opera.
  • 5. Se manca la piena disposizione o non viene eseguita totalmente l’opera richiesta e non sono poste le tre condizioni, l’indulgenza sarà solamente parziale, salvo per gli ammalati e tutti coloro che siano impossibilitati a partecipare fisicamente, i quali potranno usufruire ugualmente del dono dell’Indulgenza plenaria, offrendo le loro sofferenze al Signore o compiendo pratiche di pietà.
  • 6. È capace di lucrare indulgenze chi è battezzato, non scomunicato, in stato di grazia almeno al termine delle opere prescritte.
  • 7. Per lucrare le indulgenze è necessario che si abbia l’intenzione almeno generale di acquistarle e si adempiano le opere ingiunte nel tempo e nel modo stabilito dalla concessione.
  • 8. Ogni fedele può lucrare per sé stesso le indulgenze sia parziali che plenarie o applicarle ai defunti a modo di suffragio.
  • 9. L’indulgenza plenaria può essere acquistata una sola volta al giorno.

 

©2023 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.