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“Tra Arte e Fede, immagini dei Santi Taumaturghi in Calabria dal XVI al XIX secolo” Inaugurata la mostra nel Museo Diocesano a Gerace

 

E’ stata inaugurata presso il Museo Diocesano di Gerace la mostra dal titolo “Tra Arte e Fede. Immagini dei Santi Taumaturghi in Calabria dal XVI al XIX secolo” a cura di Giuseppe Mantella, Giacomo Oliva, Daniela Vinci e Sante Guido.

L’Esposizione, che sarà visitabile fino al 30 giugno 2019 tutti, i giorni dalle ore 9:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00, è stata finanziata dalla Regione Calabria e promossa dalla Diocesi di Locri-Gerace, a conclusione del primo triennio (2016-2018) del progetto “Arte e Fede nella Diocesi di Locri-Gerace” sul restauro, la conservazione e la valorizzazione di opere d’arte in molti casi cadute nell’obblio e riscoperte per l’occasione; un progetto  che nasce da un’idea del restauratore, Giuseppe Mantella e coordinato da don Angelo Festa e don Fabrizio Cotardo.

Il lungimirante programma di recupero, già inserito tra gli eventi dell’”Anno europeo del patrimonio culturale 2018″ del MIBAC, è finalizzato alla “collaborazione di competenze diverse che hanno precorso ed affiancato le operazioni conservative, catalogative e di ricerca archivistica fornendo un quadro completo sulla storia, sulla composizione materica e sullo stato dei manufatti sui quali si è operato, conciliando un approccio interdisciplinare sugli interventi eseguiti”. A tal fine, il progetto, si è avvalso di autorevoli collaborazioni quali: l’Università Mediterranea di Reggio Calabria – Dipartimento PAU – Patrimonio, Architettura, Urbanistica-, L’ Università di Trento – Facoltà di Lettere e Filosofia – , la Pontificia Università Gregoriana, L’Università Federico II – Facoltà di Lettere e Filosofia – , L’Università della Calabria-Unical – Dipartimento di Studi umanistici -, insieme alle Scuole per restauratori ed assistenti restauratori, delle Accademie di Belle Arti di Napoli, di Reggio Calabria, de L’Aquila, di Catanzaro ed il Corso di Formazione Professionale per Collaboratore Restauratore di Beni Culturali della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

La cerimonia inaugurale è stata presieduta da monsignor Francesco Oliva, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, dall’Assessore all’Istruzione, Attività Culturali, Università e Alta Formazione della Regione Calabria Maria Francesca Corigliano e dai rappresentanti degli enti partner del progetto.

La mostra offre ai visitatori, la possibilità di ammirare varie tipologie di opere d’arte dal rilevante valore storico artistico e religioso tra cui i dipinti di Matti Preti quali la Madonna di Loreto proveniente dalla Chiesa di Santa Barbara di Taverna e il San Nicola dal Museo di Capodimonte di Napoli, il Busto reliquiario di San Nicola, in rame dorato, argento sbalzato e cesellato del XVIII secolo proveniente dal Museo Statale di Mileto ed altri pregiati manufatti provenienti dalla diocesi di Oppido Mamertina – Palmi e dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. Significative sono le opere del territorio della diocesi di Locri-Gerace come le sculture lignee dei Santi Medici di Riace, Santi Taumaturghi per eccellenza, il preziosissimo Reliquiario dei Santi Martiri capolavoro in legno, ottone dorato e rame, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria ad Nives e San Nicola di Bari a Bovalino.

L’esposizione di circa 48 manufatti permette di percorrere, tra “Arte e fede”, un itinerario ricco di contenuti sul piano religioso etico, sociale e culturale attraverso gli emblemi della fede e della tradizione, la storia dell’iconografica cristiana ed artistica dei “Santi Taumaturghi” che si è sviluppata nell’arco di tre secoli in Calabria.

©2021 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Un’estate tra Arte e Fede La terza edizione dedicata ai santi taumaturghi

 

Concattedrale di Gerace – 29 luglio 2018 – ore 17,30

 

 

Si apre il terzo anno di “Un’estate tra Arte e Fede”, il progetto di studio e restauro di opere d’arte religiose promosso da monsignor Francesco Oliva, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace.

La novità principale di questa edizione è rappresentata dall’intervento su 10 opere provenienti da altrettante diocesi calabresi, che si aggiungeranno alle 14 scelte nell’ambito del territorio diocesano locrese. I 40 giovani stagisti, provenienti da tutta Italia, saranno impegnati nello studio e nell’opera di restauro fino al 12 agosto.

A conclusione di questa edizione, sarà allestita nel Museo Diocesano di Gerace una mostra dal titolo “I santi taumaturghi”.

L’iniziativa sarà presentata con un convegno domani, domenica 29 luglio 2018, nella Concattedrale di Gerace; (si allega la locandina con il programma completo del convegno, le cui conclusioni saranno affidate al vescovo, monsignor Francesco Oliva).

Al termine seguirà una visita del Museo Diocesano.

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Ecco l’autore dell’ostensorio della Cattedrale di Gerace La scoperta dello storico Enzo D'Agostino resa nota in un articolo pubblicato su Pandocheion-Casa che accoglie

L’ostensorio della Cattedrale di Gerace

 È del serrese Domenico Barillaro

 Enzo D’Agostino

 

 

Giuseppe Maria Pellicano fu vescovo della nostra diocesi dal 1818 al 1833, ultimo “indigeno” a tenerne la cattedra. Era, infatti, originario di Gioiosa Jonica, nato (1864) in una delle famiglie patrizie più cospicue di quella città, ed ivi aveva svolto il ministero sacerdotale come parroco di Santa Caterina, poi come arciprete della Matrice. Molto considerato dal vescovo Vincenzo Barisani (1798-1806), era stato gratificato del titolo di arcidiacono onorario e dallo stesso era stato anche delegato a compiere alcune visite pastorali. Un chierico illustre, insomma.

Con la nomina a vescovo (“presentato” dal re di Napoli Ferdinando I), ricevette l’impegno a riparare la cattedrale, che, gravemente danneggiata dal terremoto del 1783, era rimasta allo stato di rudere a causa delle vicende cui era andata soggetta la diocesi negli anni 1783-1818. E la riparazione della cattedrale fu indiscutibilmente l’obiettivo principale del suo episcopato, che, come ricorda la seguente epigrafe:

 

D . O . M .

HOC . CATHEDRALE . TEMPLVM

A . R . S .  MXLV . CONSECRATVM

VI . TERREMOTVS . AN . MDCCLXXXIII

E . FVNDAMENTIS . PENE  CONLAPSVM

TEMPORVM . INDE . VASTATIONE . DEPERDITVM

IOSEPH . MARIA . PELLICANO . EPISCOPVS

PLENISSIMO . STVDIO . PIETATIS . CVRARVM . QVE . SVARVM

AB . EXTREMO . VINDICAVIT . OCCASV . ET . IN . MELIOREM

FACIEM . OPERE . CVLTV . QVE . RESTITVIT

VOTI . DENIQVE . COMPOS . PERPETVITATIS . MVNERE . IMPLORATO

ID . SEXT  .A . MDCCCXXIX . AD . SACRA . REVOCAVIT

gli costò dieci anni di fatiche e la spesa di circa 24mila ducati, attinti in gran parte dal patrimonio personale.

Insieme con la riparazione delle strutture murarie, mons. Pellicano ebbe a cuore anche l’arricchimento della suppellettile liturgica del maestoso tempio, che, infatti, fu impreziosita, tra l’altro, con il pregevole ostensorio – «per ricchezza, grandezza e lavoro artistico uno dei più belli della Calabria» (A. Oppedisano) – che oggi, a lui intestato, costituisce uno dei “pezzi” pregiati del Museo Diocesano.

Si tratta di un oggetto davvero notevole: pesa circa dieci chilogrammi, è fatto di argento e d’oro, è costato per alcuni 1.200, per altri 2.000 ducati; nelle schede che lo descrivono è detto realizzato in una ancora non identificata bottega orafa napoletana nella prima metà del XIX secolo, tra gli anni 1824 e 1832, su progetto e direzione di un maestro neppure esso identificato.

Ebbene, un Cenno biografico di Giuseppe Maria Pellicano Vescovo di Gerace (scritto nel 1875 da Giuseppe Pellicano Spina, pronipote del presule) affiorato casualmente dalle mie tante carte (dove l’avevo riposto e dimenticato, donatomi in fotocopia non so da chi, ma credo dall’indimenticabile mons. Vincenzo Nadile) consente di conoscere finalmente l’artista autore dell’opera e di restringere di qualche anno l’arco temporale della realizzazione.

Si legge, infatti, in tale Cenno: «Nè quì tacer devesi un’opera assai distinta e singolare, di cui in sulle prime [mons. Pellicano] volle adornare la novella Chiesa Cattedrale, che si è appunto una grandiosa e preziosissima Sfera, che per solo stupendo disegno ideato dal rinomatissimo Architetto di Serra Domenico Barillaro troppo noto nelle Calabrie per suo straordinario ingenio n’erogò ducati cento venti, e che poi nell’eseguirsi in Napoli da valente Orefice Giojielliere si rinvennero delle difficoltà in materia di arte, in guisa che il Barillaro a bella posta si dové in Napoli conferire, ed ove trattenne sino a che tanto esimio lavoro non venne a compimento, e tutto a spese di Monsignor Pellicano. Singolare sacro monumento si è questo, che tutto giorno si rende ostensivo ad ogni straniero che si fa a visitare il Duomo in Gerace. Onde a giusto titolo in Diocesi di Gerace la fama di Monsignor Giuseppe Maria Pellicano sarà eterna e duratura».

L’artista ha dunque un nome e cognome ben precisi: Domenico Barillaro, che era di Serra San Bruno (ivi nato nel 1788), qualificato “architetto” nel Cenno, altrove semplicemente “mastro” [cioè, “maestro”] e che, tra le altre sue realizzazioni, nel 1820 disegnò un altrettanto pregevole ostensorio per la chiesa matrice della sua città (verosimilmente visto da mons. Pellicano durante una visita pastorale a Serra – che allora apparteneva alla nostra diocesi – e immediatamente desiderato più bello anche per la cattedrale di Gerace), purtroppo trafugato nel 1982 e mai più ritrovato.

Domenico Barillaro è ben noto agli storici d’arte, i quali, tra le sue opere, potranno ora annoverare anche l’ostensorio di Gerace.

E poiché Domenico Barillaro morì nel 1829, è evidente che il suo capolavoro geracese deve essere stato realizzato a Napoli entro tale data, cioè non tra 1824 e 1832, ma tra 1824 e 1829. Il Cenno, purtroppo, non ci rivela il nome dell’argentiere realizzatore, ma non sempre è possibile avere tutto ciò che vorremmo avere.

 

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