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Vivere il Mistero Pasquale nell’incontro col Risorto! Si apre la Settimana Santa. Il Vescovo di Locri-Gerace accompagna il cammino della comunità diocesana.

Con la celebrazione della Domenica delle Palme è iniziata la settimana santa. Una settimana molto attesa e partecipata nelle nostre comunità. C’è chi attende con impazienza i riti e le tradizioni popolari, che hanno scandito e continuano a scandire la fede semplice del nostro popolo.  Oggi però in un mondo secolarizzato dobbiamo chiederci: sino a che punto è sufficiente contentarsi di assistere a questi riti? Non è il caso di guardare oltre, più in profondità, facendo nostro il messaggio di fede che attraverso di essi sin dalla loro origine s’è sempre inteso comunicare?

La celebrazione delle palme è anche la giornata dei giovani. Nella Basilica di Gerace tantissimi giovani e adolescenti hanno vissuto un pomeriggio meraviglioso che li ha aiutati ad entrare nel clima della settimana santa.

La Liturgia delle palme ci mostra che il Signore non ci ha salvati con un ingresso trionfale o mediante dei potenti miracoli, ma con l’esempio del Signore che si china su di noi. E noi non possiamo amare senza farci prima amare da Lui, senza sperimentare la sua sorprendente tenerezza.

Un appuntamento diocesano molto importante avverrà il mercoledì santo alle ore 18 con la messa crismale nella Basilica di Gerace, ove si riuniscono tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ed il popolo di Dio ed i adulti giovani cresimandi. Saranno benedetti gli oli santi che in tutte le parrocchie verranno usati nella celebrazione dei sacramenti del Battesimo, della Cresima, dell’unzione dei malati, nelle ordinazioni sacerdotali.

Il Giovedì santo dà inizio al Triduo pasquale. Con il gesto della lavanda dei piedi, il Signore si abbassa fino ai piedi dei discepoli, come solo i servi facevano. E il giorno dopo quell’Ultima Cena. Nel pomeriggio è per me importante vivere un momento di preghiera nel carcere di Locri, in modo da poter esprimere la vicinanza della comunità a quanti sono in esso ospiti. Lavare loro i piedi è riproporre la via del servizio come via di reintegrazione e di reinserimento sociale. Solo la conversione al servizio della carità può ridonare a chi ha sbagliato la gioia di vivere ed il recupero umano e sociale.

Il Venerdì Santo, giorno della passione e morte del Signore, si rivela il volto vero di Dio, che nel suo essere misericordia apre le porte del paradiso al ladrone pentito e tocca il cuore del centurione. Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato.

Rinnoviamo la fede nel Crocifisso e volgiamo lo sguardo a Lui, chiedendo la grazia di capire qualcosa di più del mistero del suo annientamento per noi; e così, in silenzio, poter contemplare il grande mistero d’amore di questa Settimana.

Il sabato santo è giorno in cui la Chiesa resta in silenziosa attesa insieme a Maria madre addolorata. E’ il giorno in cui non celebra l’Eucaristia ed i fedeli si preparano alla grande veglia pasquale, madre di tutte le veglie.

Come di tradizione parteciperò e presenzierò alla celebrazione in Cattedrale a Locri. Chiedo alle comunità parrocchiali di ritrovarsi intorno al Risorto nell’unica celebrazione della Veglia che sarà nelle chiese parrocchiali. Ciò che è essenziale è vivere la Pasqua nell’incontro con il Signore, riconciliati nell’animo grazie al perdono ricevuto con la confessione.

Il giorno di Pasqua celebrerò nella Basilica concattedrale a Gerace, mentre la sera sarò nella chiesa parrocchiale di Stilo. 

Invito a vivere questa Settimana Santa, partecipando ai misteri che vi si celebrano, superando la tentazione di assistere ad essi come ad uno ‘spettacolo’ che suscita, sì, emozioni, ma che poco coinvolge la vita personale. I riti della pietà popolare devono predisporre il nostro animo ad accogliere il Risorto. Non vanno ridotti a folklore o a semplici manifestazioni che non parlano più al nostro cuore e non contribuiscono affatto alla nostra conversione.

A tutti, specie a quanti soffrono o sono soli, auguro una santa Pasqua.

 

Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

“Più che un titolo di onore, è un impegno che va assolto con una vita liturgica e di carità più intense ed esemplari” Elevazione a Basilica minore della concattedrale di Gerace - Omelia di monsignor Nunzio Galantino

 

Ph Archinà

L’elevazione a Basilica minore di questa Concattedrale è un segno di attenzione particolare e di affetto paterno di papa Francesco per questa Diocesi.

Di fatto, questo titolo vuole significare il «particolare vincolo [che questa Chiesa deve sentire] con la Chiesa di Roma e con il Sommo Pontefice».

Più che un titolo di privilegio, come erroneamente e con mentalità mondana viene percepito, il titolo di “Basilica minore” va visto come un modo per sentirsi particolarmente chiamata a farsi portatrice del Magistero del Papa. E sappiamo quanto esigente sia questo Magistero soprattutto in questi ultimi tempi.

Mi auguro, anzi sono certo che questa Basilica saprà vivere questo impegno e questa vocazione irradiandola a tutte le altre Chiese del territorio diocesano.

La Basilica, qualsiasi Basilica, non diventa quindi una realtà a sé stante con privilegi ingiustificati ed ingiustificabili. La Basilica, ogni Basilica lega piuttosto in maniera più visibile la sua vita e la sua storia al territorio, ma con una missione particolare; quella di far risuonare più forte e in maniera più credibile la Parola di Dio ed il Magistero della Chiesa.

Per questo, vengono offerte alla Basilica delle opportunità tutte spirituali.

Opportunità di beneficiare dei tesori spirituali della Chiesa – quelli che conosciamo con il nome di indulgenze – attraverso una vita di preghiera e di carità più intense.

L’aver legato questa opportunità a giorni speciali ha l’unico compito di far ritrovare insieme i singoli e la comunità a meditare eventi e parole particolari, a fare esperienza di vita sacramentale e di carità in maniera visibile perché tutti, vedendo, possano imitare. Si è soliti rendere pubblici i giorni nei quali si potrà, con la preghiera, la partecipazione alla vita sacramentale e le opere di carità beneficiare di questo tesoro spirituale.

L’impegno e la testimonianza richiesti vanno attinti direttamente dalla Liturgia e dalla Parola di Dio. Come quella risuonata oggi a partire dalla prima lettura. Oggi la gioia del Natale trova la sua pienezza.

Già la prima lettura ci introduce al messaggio della liturgia odierna. Isaia, infatti, si rivolge al popolo di Israele con un invito alquanto sorprendente! Ad un popolo che ha sperimentato esilio e sopraffazioni il profeta dice: “Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”. “Rivestiti di luce!”, cioè, apri il tuo cuore all’esperienza forte della presenza e della vicinanza del Signore! Un invito che, oggi, con la stessa intensità, viene rivolto anche a noi che abbiamo celebrato il Natale di Gesù, esortandoci a lasciarci raggiungere dalla luce di Betlemme! Anche noi, cioè, veniamo invitati a non fermarci ai segni esteriori che hanno accompagnato il Natale, ma a ripartire da quell’evento, per vivere con più autenticità la nostra vita di uomini e di credenti!

Il comportamento dei personaggi che animano l’episodio evangelico non solo ci aiuta a comprendere il modo in cui noi stessi abbiamo vissuto l’incontro con Gesù nel Natale, ma anche a verificare cosa siamo riusciti a portare con noi allontanandoci dalla grotta. L’evangelista Matteo, infatti, ci mostra quanto diversi siano i modi con cui ci si può accostare a Cristo e reagire alla sua presenza. Erode e gli scribi sono emblema di un cuore che si indurisce, si ostina e rifiuta la presenza del Signore. Essi sono i veri sconfitti dalla nascita di Gesù. Erode è sconfitto dalla paura di perdere il potere, gli scribi e i capi del popolo risultano sconfitti, perché non sanno guardare oltre le loro certezze (“sta scritto”, essi dicono), non sanno aprirsi e cogliere la novità che è in Gesù.

Di tutt’altra portata è l’esperienza dei Magi. Essi, “venuti da Oriente”, simbolicamente rappresentano tutti i popoli lontani dalla fede ebraica tradizionale. Eppure, essi si lasciano guidare dalla stella (simbolo di guida divina) e affrontano un lungo e pericoloso viaggio pur di conoscere la verità sul Messia, una verità che cercano con sincerità ed impegno. Essi recano doni che appartengono alle loro usanze, alla loro storia. Perché dal Signore ci si va così, con la propria storia. E ci si va anche per educarsi al dono: “se aspettiamo di diventare ricchi prima di diventare donatori, moriamo di povertà” (don P. Mazzolari). Ma l’esperienza dei Magi non finisce davanti alla grotta di Betlemme. Essi tornano per raccontare e condividere l’esperienza fatta, pronti a rinnovare la propria vita proprio a partire da quell’incontro. Perché a nessuno è consentito “appropriarsi” egoisticamente di quel Bambino: Egli è un dono per tutti.

Anche noi, dunque, “lasciamoci rivestire” dalla luce di Cristo e, come i Magi, intraprendiamo ogni giorno il percorso che porta a Lui, per essergli testimoni nel mondo.

✠ don Nunzio Galantino

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

“L’elevazione a Basilica Minore della nostra Concattedrale è un dono ed una responsabilità” Il saluto di monsignor Francesco Oliva

 

(Basilica Concattedrale di Gerace – 5 gennaio 2019)

 

 

Ph Archinà

Bentornato Mons. Nunzio Galantino dopo cinque anni, in questa Concattedrale elevata a Basilica Minore. La proclamazione ufficiale dell’elevazione a Basilica Minore di questa antica e storica Concattedrale è un evento che onora questa Chiesa locale e ci dà tanta gioia. Ti ringrazio a nome della chiesa diocesana per avere accettato di rendere con la tua presenza più solenne questo evento. Ti ringrazio anche per esserci stato vicino in tanti momenti di difficoltà. Penso all’alluvione di quatto anni fa, quando questo già disastrato territorio ebbe a subire enormi danni. Allora come Segretario Generale della Cei insieme al Cardinale Presidente ci hai espresso la solidarietà della Chiesa Italiana. Ma anche in altre circostanze ci hai sostenuto, incoraggiandoci nell’opera di accoglienza migranti.

Permettetemi di salutare tutte le autorità civili e militari di ogni ordine e grado, S. E. il Prefetto, i rappresentanti delle diverse istituzioni (il Segretario Generale della Sovrintendenza), i sindaci, i sacerdoti, i movimenti e le associazioni cattoliche, le Confraternite.

E’ un DONO, che rafforza il vincolo di comunione con la Chiesa di Roma e con il Santo Padre, ne riconosce l’esemplarità quale centro di particolare azione liturgica e pastorale. E’ un dono, che esalta la bellezza architettonica, la storia e la tradizione liturgica e spirituale di un bene dichiarato “monumento nazionale”. Una Chiesa che sino al 1480 era stata luogo di celebrazione e testimone della tradizione bizantina e del rito greco. Sempre comunque punto di incontro ecumenico tra le Chiese d’oriente e d’occidente. Sino al 1954 era stata la Cattedrale del Vescovo di Gerace.

In questa Eucaristia che celebriamo sull’altare dedicato all’unità benedetto nel 1995 dal vescovo Bregantini e dal metropolita greco-ortodosso d’Italia delegato dal patriarca di Costantinopoli, in occasione del 950 anniversario della sua dedicazione, vogliamo anche pregare per l’unità tra i cristiani, manifestando il sentire ecumenico che ha sempre caratterizzato questa comunità diocesana.

Una Basilica minore è dono, ma anche RESPONSABILITA’, quella di continuare a promuovere la liturgia in tutta la sua bellezza, di custodire la storia, l’arte e la tradizione di fede del nostro popolo, segnato da ideali e speranze, ma anche da tante sofferenze e ferite. E’ la tradizione di una fede che ha illuminato nel corso dei secoli le vicende lieti e tristi di una terra, che ancora soffre le conseguenze di calamità naturali, dell’emigrazione e del suo isolamento geografico.

Eccellenza rev.ma, conosciamo l’importanza delle responsabilità che ti sono state affidate, ma continuiamo a sentirti vicino come vescovo emerito di Cassano all’Ionio, ove hai iniziato a svolgere il ministero episcopale. Ora, come Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, sei più vicino al Santo Padre e ne condividi sentimenti e preoccupazioni. Il Santo Padre ci mostra che le vere ricchezze della Chiesa sono i poveri e l’amministrazione dei beni della Chiesa non è mai chiusa ai loro bisogni. E’ un’indicazione importante per la nostra Chiesa locale e ci sforzeremo di seguirla, mettendo a disposizione dell’accoglienza quanto abbiamo di meglio rispondente a tale finalità.

Vorrei chiederti – a nome di questa Chiesa – di esprimere il nostro ringraziamento al Santo Padre per l’attenzione, la vicinanza e l’incoraggiamento dimostratici in tante occasioni. Lo sentiamo accanto a noi che viviamo in una periferia lontana dai grandi centri. Ci farebbe tanto piacere poterlo incontrare, anche soltanto per un saluto. Le sue parole riecheggiano le stesse parole di Gesù. E mentre assicuriamo costante preghiera per il suo ministero, facciamo nostro l’impegno a far tesoro del suo Magistero.

Ma non mancheremo di pregare anche per te, carissimo mons. Galantino, e per il tuo delicato compito. Sicuri che anche tu farai lo stesso per questa Chiesa. Grazie!

✠ Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Alla chiesa concattedrale di Gerace concesso il titolo di Basilica minore Il telegramma del Segretario di Stato di Sua Santità

A Sua Eccellenza Reverendissima mons. Francesco Oliva,

Vescovo di Locri-Gerace

Via Garibaldi, 104     89044 Locri

 

In occasione della cerimonia con cui si rende pubblico il Decreto di concessione del titolo di Basilica minore della chiesa concattedrale di Santa Maria Assunta in Gerace, il Santo Padre Francesco rivolge il suo cordiale saluto, esprimendo compiacimento per l’accresciuto prestigio dell’edificio sacro. Egli auspica che la provvida circostanza susciti nei credenti rinnovati propositi di comunione, di evangelizzazione e di coraggiosa testimonianza cristiana volta a diffondere sempre più i valori del Vangelo, promuovendo la dignità della persona umana e diventando artefici di giustizia, di pace e di solidarietà. Con tali sentimenti, Sua Santità invia la benedizione apostolica a vostra eccellenza, all’ecc.mo mons. Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa, che presiede il sacro rito, ai sacerdoti ed all’intera comunità diocesana, come pure alle autorità ed ai presenti tutti.

Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.

Ph Archinà

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