Camminiamo insieme, per vincere l’individualismo Lettera Pasquale ai Sacerdoti di S.E. Monsignor Francesco Oliva

 

Lettera Pasquale ai Sacerdoti

di S.E. Monsignor Francesco Oliva

Locri, 26 marzo 2022

dav

 

Ai Rev. mi Sacerdoti,

LORO SEDI

 

Carissimi,

Con l’avvio del percorso sinodale stiamo vivendo un’esperienza ecclesiale che parte dall’ascolto reciproco e soprattutto dall’ascolto della Parola di Dio. Lasciandoci guidare dallo Spirito. Stiamo sperimentando che senza dare spazio allo Spirito, non c’è sinodalità. Lo Spirito ci aiuta nel discernimento. Avvenga per noi quello che accadde nel cosiddetto ‘concilio’ di Gerusalemme, ove maturò la consapevolezza di aver deciso “lo Spirito Santo e noi” (Atti 15). Come nella comunità apostolica, possa maturare anche in noi la consapevolezza di essere al servizio dello Spirito, di godere della luce e della forza della sua verità. Questo ci conduce ad un vero discernimento spirituale e pastorale, aiutandoci a prendere le giuste decisioni con cuore semplice e spirito fraterno.

Questo momento ci chiede di camminare insieme, affinché si realizzi una effettiva esperienza sinodale di crescita per le nostre comunità. Camminiamo insieme, per vincere l’individualismo. Come ebbe ad affermare il card. J. Ratzinger, “essere cristiani significa essenzialmente vivere il passaggio dall’essere per sé stessi all’essere gli uni per gli altri”. Questa vale ancora di più per noi Pastori che non siamo chiamati a guidare la comunità da condottieri solitari, ma in quella comunione che il Signore ha voluto istituire secondo un ordine gerarchico a beneficio della crescita della stessa comunità. Quanti danni fa nella nostra chiesa il decidere di camminare da sé, al fuori di quell’unità che Dio ha realizzato sulla Croce del Cristo. Spesso mi si fanno rilevare comportamenti individualistici da parte di sacerdoti, che portano ad un agire pastorale che “differenzia” una comunità dalle altre, che, pregiudicando l’unità, crea ostacoli seri all’unità ed allo stile sinodale che dovrebbero connotare la vita della nostra Chiesa diocesana. Non faccio riferimento soltanto a fatti secondari, ma a scelte di una certa importanza che fanno dire ai più ‘deboli’: “se nella parrocchia vicina si fa così, perché a noi non è possibile?”. Camminiamo insieme, ricordandoci che da soli non facciamo la Chiesa, come non la fa da solo lo Spirito Santo. “Lo Spirito Santo e noi”: ecco cosa fa la Chiesa, Collaboriamo per costruire e realizzare il sentire ecclesiam che ci sostiene tra le onde del mare in tempesta sui sentieri della storia.

 

Carissimi confratelli nel sacerdozio,

in questo inizio del cammino sinodale mi domando: ce la faremo a far arrivare a tutti la bella notizia del Dio che salva? Anche se al momento non ci è dato pianificare l’intero percorso sinodale, possiamo lavorare per costruire un sentire comune, per intraprendere la direzione giusta e per comprendere i passi da compiere. Anche in tempo di pandemia è emersa la tentazione di fare da soli, di uscire fuori da quel tracciato di unità che è sotteso al rispetto delle persone e al camminare insieme. La nostra gente ha bisogno di speranza e di quella fiducia, che portano a guardare lontano incontro alla verità di un Dio che si fa prossimo nella realtà di un cammino illuminato da una fede vera, dal primato della Parola e della carità, sostenuto dalla lode che s’innalza da un cuore purificato e docile. È la realtà di un cammino fatto di relazioni, di condivisioni, di accoglienza, di ascolto. Quello di una comunità che nasce dal Vangelo e si concretizza in quella rete di relazioni fraterne, ove “uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8).

Alle nostre comunità facciamo pervenire l’invito che Pietro rivolge allo storpio presso la porta del tempio detta Bella: “Alzati e cammina” (At 3, 6). C’è tanto bisogno di rialzarsi in questo momento. Ne hanno bisogno i singoli fedeli troppo spesso sfiduciati in questo lungo tempo di pandemia, cui ora si aggiunge la guerra e le sue infauste conseguenze. Ne hanno bisogno le nostre comunità, per le quali l’eventuale ripresa delle manifestazioni della religiosità popolare deve avvenire in spirito e verità. A noi il compito di aiutarli a rialzarli, a rialzarci con loro, pronti a camminare sulla via del Signore, quella via che il Signore continua a percorrere, camminando davanti a noi per guidarci. Accanto a noi per custodirci. Dietro a noi per tutelarci. A noi il compito di aiutarli a rialzarsi ed a rialzarci, per andare dietro al Risorto: incoraggiare chi si è fermato, rialzare chi è caduto, prendere per mano e, perfino, caricare sulle spalle chi non ce la fa proprio più.

Siamo chiamati ad essere quella chiesa, che don Mazzolari definiva ‘l’ambulanza per chi cade” e non riesce più a camminare, quella “comunità che non può avere il passo delle élite”, ma che, al contrario, cammina col passo del più debole, “un passo cadenzato e stanco, misurato sugli ultimi più che sui primi”. A noi spetta far riscoprire la gioia di questa appartenenza alla Comunità credente, ben preparando le diverse funzioni liturgiche, attraverso le quali occorre far rivivere il Mistero, aiutando a partecipare “intensissimamente ai dolori del Cristo”, a riviverli con fede profonda, sentendo la via presenza del Redentore.

✠ Francesco Oliva

 

©2022 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

Lascia un commento