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Giornale della diocesi di Locri-Gerace A cura dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali della diocesi.

Ordinazione diaconale di Gianluca Longo

Ordinazione diaconale di Gianluca Longo

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Sabato 9 gennaio 2021, alle ore 17,00, nella Basilica Concattedrale di Gerace, S.E. monsignor Francesco Oliva, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, impartirà l’ordine del diaconato al seminarista della nostra diocesi Gianluca Longo.

La celebrazione si svolgerà seguendo le norme anti covid19 e, per evitare assembramenti, i fedeli potranno seguirla in diretta sull’emittente televisiva Telemia e sui canali social della diocesi.

©2020 Pandocheion – Casa che accoglie. Diocesi di Locri-Gerace. Tutti i diritti sono riservati.

La diocesi di Locri-Gerace piange la scomparsa di Rocco Ritorto

La diocesi di Locri-Gerace piange la scomparsa di Rocco Ritorto

 

 

La diocesi di Locri-Gerace piange la scomparsa di Rocco Ritorto, 50 anni, membro del consiglio della Caritas diocesana, responsabile del volontariato e del servizio civile all’interno della stessa Caritas diocesana e referente per l’area dell’educazione alla mondializzazione. Il compianto Rocco era stato nominato da S.E. Mons. Francesco Oliva presidente della Fondazione Santa Marta, branca operativa della Caritas diocesano e membro del consiglio della Fondazione antiusura “Santi Cosma e Damiano.

“Rocco ha sempre svolto il suo impegno con lo spirito di servizio, di solidarietà e responsabilità -ha dichiarato don Rigobert Elangui, Direttore della Cartitas diocesana- era una persona affabile e sempre disponibile”.

I funerali saranno celebrati oggi 4 gennaio 2020 nella Chiesa di San Rocco in Gioiosa, alle 15,30; tra i concelebranti ci saranno il Vicario Generale diocesano don Pietro Romeo, il Direttore diocesano della Caritas don Rigobert Elangui e il parroco di “San Rocco” don Francesco Passarelli.

Il vescovo, il consiglio diocesano della Caritas e il consiglio direttivo della Fondazione Santa Marta porgono le più sentite condoglianza alla cara moglie e a tutta la famiglia di Rocco e assicurano la loro vicinanza e la preghiera.

Locri 4 gennaio 2021

L’Ufficio stampa

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Messaggio alla Diocesi in occasione della promulgazione del decreto di riconoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio Rosella Staltari https://www.pandocheion.it/wp-content/uploads/2021/01/ROSELLA-STALTARI-Messaggio-alla-Diocesi.pdf

 

                

 

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Diocesi di Locri – Gerace

              Il Vescovo

 

Messaggio alla Diocesi

In occasione della promulgazione del decreto di riconoscimento

delle virtù eroiche della Serva di Dio Rosella Staltari

 

Sorelle e fratelli tutti!

 

            Una bella notizia

La nostra Chiesa diocesana gioisce per il “dono natalizio” che il Santo Padre Francesco le ha fatto, riconoscendo “le virtù eroiche” di una figlia di questa nobile terra della Locride, Rosa Staltari, Religiosa professa della Congregazione delle Figlie di Maria Santissima Corredentrice, nata il 3 maggio 1951 ad Antonimina (RC) e morta a Palermo il 4 gennaio 1974.

La Congregazione delle Cause dei Santi il 22 dicembre 2020 ha promulgato il Decreto di riconoscimento delle sue virtù eroiche, insieme a quelle di altri sei Servi di Dio, tra cui Rosario Angelo Livatino, il magistrato siciliano ucciso “in odio alla fede”. È questa una bella notizia ed un bel dono natalizio per la nostra terra.

La causa di canonizzazione era stata introdotta il 25 febbraio 2002 da S. E. GianCarlo Maria Bregantini, Vescovo pro-tempore della Diocesi di Locri-Gerace, con la costituzione del tribunale per l’inchiesta diocesana, dopo avere acquisito il parere della Conferenza Episcopale Calabra ed il nihil obstat della Santa Sede. L’inchiesta diocesana s’è svolta dal 24 settembre 2002 al 14 ottobre 2006. La pubblicazione della Positio è avvenuta in data 11 febbraio 2016.

 

            Breve profilo biografico

Rosella è figlia di questa terra, essendo nata ad Antonimina (RC), in contrada Cacciagrande, una zona collinare duramente messa alla prova dall’alluvione nell’ottobre del 1951, quando aveva pochi mesi di vita. “Una terra aspra, ma feconda”, come afferma suor Franca Polimeni, una delle più tenaci e convinte sostenitrici di questa causa di canonizzazione.

A soli due anni e cinque mesi, Rosella aveva perso la mamma per una banale caduta. Accolta presso l’Istituto Scannapieco di Locri (RC), vi restò fino all’età di 14 anni, ricevendo una buona formazione umana e religiosa. Conseguita la licenza media, si trasferì a Reggio Calabria presso la Congregazione delle Figlie di Maria SS. Corredentrice, che gestivano una Casa-Famiglia per ragazze orfane e bisognose o con situazioni familiari difficili. In questa Casa-famiglia conobbe Padre Vittorio Dante Forno, Fondatore della suddetta Congregazione religiosa, e Maria Salemi, collaboratrice al Progetto di Fondazione. P. Vittorio Forno fu il suo direttore spirituale, che alimentò in lei una sincera devozione alla Madonna e il desiderio di abbracciare la vita religiosa.

Il 2 luglio 1973 Rosella emise la Professione religiosa nella Congregazione delle Figlie di Maria SS. Corredentrice, pronunciando il suo SI al Signore. Trasferita a Palermo, divenne maestra di scuola materna presso l’Istituto Pietro Ardizzone. Non godendo di buona salute, il mattino del 4 gennaio 1974 si addormentò nel Signore, realizzandosi il suo grande desiderio di essere per sempre con Lui: «Gesù, voglio essere Tua e non ti darò pace, finché non mi vedrò accanto a Te». Pochi mesi prima, annotava nel suo Diario: «Rosella, se ti sei data tutta a Gesù, devi saper trovare tutto in Gesù, ciò che troverai lontano da Gesù sarà niente. Rosella, devi trovare tutto in Comunità, perché altrimenti la tua anima cadrà infallibilmente in tutto, senza trovare niente. Rosella, fai di tutto per essere religiosa di nome e di fatto altrimenti sarai niente. Per evitare ciò, Rosella, devi sempre trovarti a dare e amare Gesù in tutto».

Provata come oro nel crogiuolo, non ha cercato conforti umani o consolazioni terrene, preoccupandosi solo di piacere al Signore, di correggere e “addomesticare” il suo carattere, che definiva “selvaggio”.  Convinta che senza Gesù non potesse far nulla, ha sempre avuto con Lui una relazione confidenziale ed un dialogo sincero, accettando ciò che le accadeva con coraggio e tanta forza spirituale.

Innamorata di Gesù

Rosella è espressione della tradizione di fede di questa terra. È nata in un tempo di calamità naturale, che segnò gravemente la storia di tanti piccoli borghi della Locride. Una terribile e devastante alluvione distrusse molti piccoli borghi e costrinse i suoi abitanti a trasferirsi altrove ed a cercare rifugio in luoghi più sicuri.

La sua breve esistenza è stata provata da tante difficoltà: alluvione, povertà, dolore, afflizioni, prove interiori, solitudine e lacrime. Ma lei non si è mai lasciata schiacciare né si è ripiegata in sé stessa. Grazie alla fede, con volontà e tenacia portò avanti il suo cammino verso la santità, sostenuto dall’umiltà, dal superamento delle prove quotidiane, dal desiderio di consacrare la propria vita al Signore. “Innamorata di Gesù”: ecco il tratto ispiratore della sua vita spirituale. Ha saputo reagire alle tante difficoltà, che incontrava sul suo cammino. Anche grazie alla sua intima relazione con Gesù. Se dovessimo dire in breve chi era Rosella Staltari, dovremmo dire: era un’innamorata di Gesù, innamorata di Lui grazie alla fervida devozione che aveva per Maria sua Madre. Un’innamorata, rapita dall’amore per lo Sposo. Il suo dialogo con Lui era continuo, dall’aurora al tramonto, persino di notte: «Tutti dormono, o Gesù, ma io sono qui a chiederti la forza a cominciare bene un altro giorno» (12/01/1973). Per lei Gesù era tutto, proprio tutto, contava solo Lui. Annotava nel suo Diario: «Mi piace tanto il tuo Gesù, o Maria, per avermi dato tanta libertà, senza avermi forzato la porta per entrare, ma facendomi capire che era ancora lì aspettando che io superba e misera mi degnassi di AMARLO».

La sua era una spiritualità fondamentalmente Cristocentrica, ma anche mariana. Fu vera figlia di questa Chiesa diocesana, che è una Diocesi dalla radicata fede mariana. Per amore verso la Madonna si consacrò al Signore. In una sua lettera, durante il ritiro spirituale a Cucullaro (RC), scriveva: «Mi convinco sempre più che è la Madonna stessa a darmi Gesù e che è Lei la bussola che segna l’Amore tra me e Lui e che senza di lei è inutile ogni tentativo» (3 ottobre 1969). E qualche anno dopo aggiungeva: «Gesù abbi pietà di me che non so darti nulla, ma che voglio darti tutto» (13/02/1972).

La sua profonda relazione con Gesù era molto confidenziale: a Lui si rivolgeva con il “tu”, dal profondo del cuore, gli diceva: «Modellami, Gesù, fammi come tu mi vuoi e fa’ che io segua sempre la strada tua, quella della verità senza altri compromessi» (28/06/1973).

Era convinta che «l’aiuto del cielo è la grande forza che sostiene le nostre misere energie». Chiedeva a Gesù: «Dammi la tua mano, ho paura di me perché la mia fede tentenna ed io mi sento cadere nella solitudine, nella tristezza e nel pianto» (02/02/1973).

La sua grande preoccupazione era di diventare santa: «Gesù e Maria salvatemi, temo tanto che non potrò riuscire ad essere santa» (12.05.1967). Lo scriveva all’età di sedici anni. Aveva paura di non riuscirci. Diventare santa, non per perdere la propria vita, ma per viverla in pienezza. Per questo non bisognava essere eroine, bastava lasciarsi guidare da Dio e trasformare dalla sua Parola, vivere radicalmente il Vangelo e mettersi alla scuola di Gesù. La santità era un dono di Dio, che viene offerto ad ognuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova. Ciò che conta è essere in piena comunione con Lui, aperti ai fratelli e ai loro bisogni. Momento importante della sua giornata era la preghiera che considerava il respiro dell’anima. Per lei era necessario ricordarsi di Dio più velocemente del ritmo stesso del respiro. Anche durante le attività quotidiane, pregava con tanto fervore e lodava Dio per le sue meraviglie. In tutto ciò che faceva, metteva quel pizzico d’amore, che piaceva a Lui. Era forte in lei il desiderio di vivere una vita appassionata per il Signore, che nutre per ogni creatura un amore e una fedeltà senza confini.

            Mistico fiore nel giardino della Locride

Mistico fiore nel giardino di Dio, Rosella si aggiunge alle tante figure di santità che illuminano la nostra terra: i Santi Martiri Locresi, Santa Veneranda, San Antonio del Castello, San Iejunio (San Giovanni il digiunatore), San Leo di Africo, San Nicodemo di Mammola, San Giovanni Theristis, il Beato Camillo Costanzo da Bovalino. È un faro luminoso, che ci porta a preferire la “cultura dell’amore” a quella dell’odio e della vendetta criminale, accogliendo il Vangelo e la cultura della solidarietà. La stessa legalità come rispetto delle leggi è essenziale per la crescita del nostro territorio, ma non basta. Oltre “la cultura della legalità”!  Solo la carità e l’amore per il prossimo, per la propria terra, per la casa comune, per l’ambiente, la ricerca del lavoro onesto danno speranza e futuro.

Innestandosi in maniera sublime con quella di questa diocesi, Rosella attesta che in ogni terreno, per quanto aspro, è possibile vivere senza rassegnarsi agli eventi che accadono, realizzare il progetto pensato per ciascuno da Dio, che ama d’amore infinito i suoi figli ed è sempre pronto a perdonare chi con cuore umile e semplice si rivolge a Lui. Per Rosella il dolore, sapientemente gestito, si trasforma in amore. Il niente, messo nelle mani di DIO, diventa pienezza.

Dolce e pura creatura è per tutti, per i giovani in particolare, una stella luminosa, che guida al Bene, facendo gustare il “dolce profumo di Cristo”. Il modello di una vita che ha un orizzonte di senso, oltre ogni apparenza e inutilità. Rosella è una compagna di viaggio, un modello di donna che non s’è smarrita di fronte alle difficoltà ed al dolore fisico e morale, ha saputo trasformare i suoi limiti in spazi aperti alla Grazia, vincendo se stessa e resistendo alle paure, che spesso allontanano i più giovani dall’abbracciare grandi ideali.

Rosella insegna ad avere fiducia nella Provvidenza, a non confidare solo nelle proprie forze, ad affidarsi alla misericordia del Padre, che tutto supplisce quando trova un cuore docile, umile e generoso. Lo svuotamento di sé, per fare spazio all’azione divina, è la testimonianza più alta che consegna ai giovani. È di grande insegnamento conoscere la grammatica della sua vita, che si snoda in breve tempo, seguendo un cammino di santità che affascina.

Questa giovane donna del nostro tempo, con la forza della grazia e la speranza riposta nell’amore di Dio, è forza di riscatto per la nostra terra. Ci aiuta a liberare la nostra Locride da ogni asservimento, dipendenza e gravi pregiudizi, a non lasciarci vincere dalla paura e dalla mediocrità. In un momento particolare come questo ci mostra orizzonti nuovi, ci porta a guardare in alto, a ridare fiducia a chi è nella tristezza e nella sofferenza, ad indicare vie di riscatto a quanti hanno scelto il malaffare e la criminalità organizzata e sono finiti nelle grinfie della ‘ndrangheta. La nostra terra e tutta la Chiesa diocesana possono avere in Rosella un riferimento sicuro e lo stimolo verso un cammino di riconciliazione e di santità. C’è bisogno della sua santità, che non è altro che vivere il presente «colmandolo di amore», «compiere azioni normali in modo straordinario» (FRANCESCO, Gaudete e exsultate, 17). Come ha fatto Rosella, che, amando Dio, non si è contentata di una vita mediocre, rassegnata e inconsistente. In lei vediamo il “genio femminile”, che si manifesta in una santità della vita quotidiana che porta a dare se stessi a Dio.

Se la santità è il volto bello della Chiesa, Rosella è il volto bello della nostra chiesa diocesana, il volto della «santità della porta accanto», «di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» (Ivi, 7). Spalancando i nostri cuori alla grazia divina, ci sollecita ad essere creature nuove, capaci di contribuire nel nostro piccolo al rinnovamento del nostro Paese e della Calabria!

Lo stupore, che suscitano le sue virtù, ci spinge a non avere «paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere. Dipendere da Lui ci libera dalle schiavitù e ci porta a riconoscere la nostra dignità» (Gaudete et exsultate, 32).

Nel suo cammino verso la santità, Rosella ci appartiene, appartiene alle comunità di Antonimina, di Gerace, di Locri, appartiene a tutta la Chiesa diocesana. Appartiene alla Congregazione delle Figlie di Maria SS. Corredentrice, della quale, illuminata dallo Spirito, ha accolto il carisma. Appartiene alla Chiesa reggina, alla Chiesa di Palermo. Appartiene a tutti. E noi possiamo averla come vero modello di santità. Quella santità che non può essere monopolio di pochi, ma che è per tutti, proposta di rinnovamento e di vita nuova, che arricchisce tutti ed unisce in una comunione che rende più bella l’umanità. Tutti possiamo ritrovarci in essa, guardando Rosella con una simpatia particolare, in modo da poter dire: “anch’io posso essere come lei. Se lei ha realizzato in breve tempo questo cammino di santità, è possibile anche a me!”.

La via è quella indicata da Papa Francesco: «Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali» (Gaudete et exsultate, n.14).

Come Rosella, «lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio, sempre di nuovo» (Ivi, 15).

Un cammino di contemplazione ascetica

Rosella ha vissuto in tutta la sua vita un cammino continuo di maturazione spirituale. In uno scritto indirizzato alla direttrice Salemi diceva di sè: «Ho un carattere selvaggio. In questo che le scrivo, non cerco la comprensione, perché altrimenti finirei per avere qualcosa per me. Voglio soprattutto aiuto…» (20 ottobre 1970). Consapevole della sua fragilità, cercava l’aiuto di Dio, per superare tutto ciò che non era conforme alla sua volontà. Viveva nel silenzio, nella contemplazione, nel servizio e nell’offerta alla volontà divina, accolta con docilità. Era forte il desiderio di nascondersi in Dio: «Vorrei essere tanto umile, o Gesù da scomparire, da non farmi vedere da nessuno, insomma da nascondermi in TE, mio DIO e mio TUTTO» (23/01/1973). In una lettera alla direttrice Maria Salemi, confessava: «Quest’amore per Lui mi toglierà la vita» (13/02/1972). Il “contatto con Dio” la estraniava da tutto, al punto che il suo corpo e la sua anima ardevano d’amore per lo Sposo.

La sua vita fu duramente messa alla prova e molto sofferta, soprattutto a causa della perdita della mamma. La solitudine l’accompagnò per lunghi tratti della sua vita sin dall’adolescenza, quando il suo cuore non trovava comprensione, affetto e tutte quelle premure che un’adolescente avrebbe voluto. Si sentiva un fiore desideroso di germogliare, che non trovava il terreno fertile nel giardino della sua arida terra. La solitudine che si formò in lei non sconfinò mai nella depressione, nell’isolamento: grazie alla meditazione ed all’aiuto spirituale, riusciva ad essere con tutti sempre mite e dolce. Avvertì la solitudine anche nel periodo reggino: nuovo ambiente, nuove compagne, nuova comunità religiosa. Questo senso di solitudine non l’abbandonò neanche nel breve periodo vissuto a Palermo, da lei accettato in spirito di obbedienza: «Gesù, vedi, solo per amor Tuo sono qui a Palermo. Non ti nascondo, Gesù che non vorrei trovarmi qui, ma so anche che questo fa parte del gran Sì, che ti pronunciai il giorno dei miei Voti. Questa è la tua volontà e a me costi quel che costi, purché Tu resti contento, purché in me si compia ciò che Tu vuoi con i fatti, con le opere, perché so che le parole non ti bastano più». Ed aggiungeva: «Mi sento tanto sola e lontana dalla mia famiglia religiosa, lontana da coloro che mi hanno dato Te e che mi hanno fatto conoscere Te. Il mio cuore è debole e mi sento come se fossi rimasta per la seconda volta orfana» (30/08/1973).

Quel senso di solitudine che ha pervaso il suo animo nelle diverse età, l’ha portata a gustare l’intimo dialogo col Signore, fatto di ascolto, di nascondimento, di silenzio, dell’offerta di sé alla volontà divina. Col trascorrere del tempo, favorì in lei una vera maturazione ed un autentico cammino interiore.

L’amore per Gesù e per Maria purificò questa sua solitudine, trasformandola in dono. Era un’esperienza mistica che attestava come l’Amore non revochi la solitudine, ma la porti a compimento, scendendo nel fondo della propria anima: «Adesso più di prima capisco che il cuore umano non si accontenta degli affetti terreni, ma ha bisogno di un essere divino quale è Gesù per potergli confidare tutto abbandonandosi a Lui come si abbandona il bimbo alle cure della sua mamma senza aver paura.» (agosto 1968). Poco più di tre anni dopo scrisse: «Da adesso voglio impegnarmi a costruire nel mio cuore la strada a senso unico, dove tutto ciò che è in me deve tendere ad un solo fine che è Gesù» (31dicembre 1971).

La sua delicata sensibilità e vulnerabilità sono fonte di ricchezza interiore e di partecipazione alle gioie e ai dolori altrui. In una lettera alle sue guide spirituali Rosella diceva di sé: «Sì, è molto difficile far di me un’altra, quella che sappia amare, che sappia donarsi senza mai chiedere, che sappia soffrire nel silenzio e generosamente. Quell’altra che sappia morire a sé stessa per dare la gioia agli altri» (Pasqua 1972).

Religiosa di contemplazione e di azione, Rosella frenava le sue aspirazioni, non si lamentava delle sopraffazioni. La ricchezza della sua umanità, coniugandosi con l’esperienza forte di Dio, spalancava spazi luminosi di speranza e nostalgia d’infinito. Gustando questo afflato mistico e temendo che potesse venir meno, scriveva: «Ho paura di perdere Gesù e non mi do pace, ho una sola speranza che è come un filo di seta che mi lega a lui, il filo della misericordia» (28/06/1971).      Nonostante la giovane età, Rosella arrivò ad avvicinarsi a Dio attraverso un crescente percorso di contemplazione. Pur mantenendo i suoi impegni comunitari, in diversi momenti della giornata, sentiva il bisogno di staccarsi dal mondo circostante, per fare silenzio dentro di sé, mentre mente e cuore venivano rapiti dal suo TUTTO. È divenuta così un modello per tutti noi, troppo spesso pronti a reagire ostilmente, a difenderci, quando riceviamo qualche ingiusta offesa o quando, presi da futili cose, perdiamo di vista l’essenziale.

 

            «Cristo vive in me» (Gal 2, 20)

Una vita semplice e ricca di ogni virtù umana e spirituale fu quella di Rosella. Affrontando con fede sin dalla più tenera età ogni difficoltà, è divenuta modello per le generazioni future: insegna l’importanza d’intraprendere l’itinerario di fede, di abbandono totale al Padre misericordioso ed a Gesù. Nelle prove e difficoltà quotidiane si avvicinava sempre più a Dio, fidandosi di Lui e mettersi nelle sue mani. Sapeva essere docile, lasciandosi plasmare da Gesù e trasformare dalla sua Grazia. Affermava: «Gesù mi chiede il distacco completo dalla mia natura, dal mio carattere, dai miei sentimenti, per accostarmi alle sorelle così come mi accosto a Lui» (14 maggio 1972). «Il mio amore per Lui è fatto di queste piccole cose» (23 luglio 1973).

Come Santa Teresa di Lisieux, anche Rosella esprime in sé la forza trasformante e vivificante del Signore, che porta a dire con San Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Era consapevole che senza Gesù non poteva far nulla: «L’aiuto del cielo è la grande forza, che sostiene le nostre misere energie. Dobbiamo pregare molto Gesù artefice della nostra trasformazione, perché possa degnarsi di aiutarci». Appariva come «un giardino dove crescono tanti fiori, che sono le varie virtù, sono il giglio e la rosa. Il giglio rappresenta la preghiera, che è la vita, la rosa rappresenta il sacrificio e la penitenza, che ci legano all’amore della Croce».

            Sua vera preoccupazione era scoprire ciò che Gesù vuole. Una scoperta che faceva gradualmente attraverso varie tappe e gradi di orazione in un cammino ascetico verso la perfezione. A Gesù si rivolgeva con queste parole: «O Gesù mio… Il mio passato alla tua misericordia. Il mio presente al tuo amore. Il mio avvenire alla tua provvidenza» (9.6.1968). E a Cucullaro (RC), dove si trovava un Corso di Esercizi spirituali, ebbe a confessare:

«Gesù ti lascio campo libero in me, fai di me quello che vuoi e soprattutto fammi tanto soffrire in modo che nella mia sofferenza io possa scoprire le sfumature del Tuo Amore. Accetta o Gesù questa mia unica e sola promessa, farò per TE: “Tutto per amore”, perché sento che il raggio di luce che si sprigiona dal Tuo cuore ha riscaldato il mio, che le radici che partono dal Tuo cuore hanno legato il mio con un triplice nodo; e nessuno potrà mai separarci neanche il demonio se Tu mi stai vicino e mi darai tanta forza. L’obbedienza mi chiama al dovere, una sola parola ti voglio lasciar scritta, passa Tu poi a leggerla. “TI AMO”. Infine ti prego o Gesù conta i battiti del mio cuore di tutta la vita, di giorno e di notte e ad ogni battito io ti ripeterò, al conto che farai, “TI AMO”» (5 ottobre 1969).

Il suo cammino di santificazione era sostenuto dall’intima comunione con Dio, dalla contemplazione del Suo mistero, dalla preghiera quotidiana, dall’ardore spirituale. Attratta dall’amore divino, realizzava la sua vocazione “fondata tutta sul dono di sé esclusivo e totale a Dio, nel nascondimento e nel rinnegamento di sé, in unione con Gesù e con Maria”, secondo il carisma della Congregazione delle Figlie di Maria SS Corredentrice. Durante il noviziato, sperimentò la bellezza di questo carisma, che la portava ad essere tutto in Dio, tutta per Dio, sotto lo sguardo di Maria:

«Voglio realizzare a costo di sacrificarmi la vocazione. Per realizzare questo ho bisogno di allontanarmi dagli affetti che non costruiscono in me l’amore verso Gesù» (2 ottobre 1971).         «Voglio liberarmi al più presto di tutto ciò che mi allontana da Gesù. E voglio che tutto di me serva solo per rendere gloria a Gesù e affinchè gli altri in me possano vedere uno strumento di Gesù» (3 marzo 1972).

Erano questi i sogni d’una giovane che aveva scelto il Signore e che non intendeva in nessun modo venire meno alle sue promesse, ma vivere per Cristo e con Cristo.

Luce sul nostro cammino!

Con la sua esemplare testimonianza di vita e di santità, Rossella illumina il nostro cammino. L’esempio di Rosella è un percorso di vita, che ci mostra la strada che porta a Dio Lui, e ci dà stimoli ad offrirgli la nostra vita, come ha saputo fare lei. A tal fine indico tre percorsi da seguire, perché questa testimonianza diventa lievito e fermento di crescita per la nostra Chiesa.

            Conoscere Rosella. È importante conoscere. Invito tutti, particolarmente i fedeli di Antonimina, di Gerace e dell’intera diocesi a conoscere questa figura di giovane donna innamorata del Signore. Una figura di Santa così esemplare è una luce che non può restare sotto il moggio. La conoscenza di Rosella c’indica il cammino di santità, ci fortifica, ci fa capire come può essere una ragazza normalissima, una donna non solo del 1951, ma di oggi, che ha in cuore un grande sogno, un amore coinvolgente, che ha scelto il Signore. Rosella chiedeva a Maria: «Ti chiedo troppo, Madonna cara, ma sei stata Tu a farmi innamorare di Lui; adesso fammi vivere d’Amore per Lui» (Diario del 15-09-1973). Quanti bei pensieri nel suo Diario. È bello conoscerli, meditarli.

La sua testimonianza di santità illumina il cammino spirituale dei giovani di questa nostra terra. Rosella ha sofferto ed è stata duramente provata nella sua vita. L’alluvione del 1951 distrusse la sua casa, per cui dovette trovare ospitalità altrove. La madre morì, quando aveva appena due anni. Rosella visse per un certo tempo col padre in una grave situazione di povertà, soffrendo anche il vuoto affettivo creatosi dopo la morte della madre. Un vuoto che più che abbatterla la rese libera di potersi donare al Signore. Primo impegno per noi è allora conoscerne le virtù, discernere i suoi percorsi di vita, visitare i luoghi dove è nata e vissuta. Sono luoghi toccati dalla santità, che ci portano a pensare che questa terra, che calpestiamo, lontana dai centri di potere, periferia da tanti sconosciuta, è “terra santa”, terra che ha dato i natali a tante figure di santità, molte ancora sconosciute. È terra da amare e da vivere. E perciò e anche terra da rispettare!

            Amare Rosella. Lo sguardo di Rosella attrae, il suo volto sereno infonde pace: è il volto di una ragazza semplice, gioviale, lieta. Lasciamoci sempre attrarre da esso. Amiamo Rosella. L’amiamo quanto più la conosciamo e ne apprezziamo le virtù. Amarla è condividere la sua vita, le sue scelte radicali. Ha studiato come tanti ragazzi di oggi, ha conseguito il diploma. È stata una ragazza normale come tante altre, una donna semplice di un popolo semplice, proveniente da una campagna isolata della catena aspromontana. Conseguito il diploma ha scoperto e seguito la sua vocazione religiosa nella Congregazione delle Figlie di Maria SS. Corredentrice. Ne ha interpretato il carisma in modo radicale ed autentico. Pochi anni di vita religiosa. Ma tutta la vita consacrata al Signore.

            Seguire Rosella. Riconoscendo le sue virtù eroiche, la Chiesa ci esorta ad essere come lei. Come ha fatto lei, posso fare anch’io. Una santa emulazione! La strada che lei ha percorso è una strada che porta alla felicità, perché porta a Dio. Seguire Rosella e cercare di essere come lei è un percorso spirituale, che ci rende beati. Imitiamone lo stile orante e contemplativo. Le nostre preghiere nascano dal profondo del cuore e siano spontanee e vere come quelle di Rosella, che, rivolgendosi alla Madonna, ci lasciava un pensiero profondissimo che può essere considerato suo “testamento spirituale”: «Tu lo sai, o Vergine SS., che io voglio diventare e sforzarmi di essere quella che Tu ed il Tuo Gesù mi volete e non questo pugno di miserie che adesso sono» (26.12.1973). Un pensiero di profonda spiritualità, che avvicina Rosella ad un’altra grande mistica del secolo scorso, Santa Teresa di Lisieux. Dobbiamo chiedere al Signore: donaci di diventare come lei e di imitarne lo stile orante e contemplativo.

A lode e gloria del Suo nome!

            Siamo grati al santo Padre Francesco, che, in seguito al complesso iter di questa causa di canonizzazione, ha riconosciuto le virtù eroiche di una figlia di questa terra, umile donna sbocciata nel giardino della Locride.

Siamo grati a quanti con le proprie testimonianze e la propria opera hanno portato avanti questa causa di beatificazione e canonizzazione ed hanno così contribuito a far luce sulla vita e la personalità di una giovane donna, che ha avuto impresse nella sua carne i disagi, le povertà e le ferite di questa terra, e che in breve tempo ha raggiunto la meta desiderata.

Sia lode e gloria a Te, o Padre, che ci doni la consapevolezza che anche le nostre periferie, i nostri piccoli borghi collinari, le sperdute contrade di questa terra sono abitati da «una moltitudine di testimoni, che ci spronano a non fermarci lungo la strada, ci stimolano a continuare a camminare verso la meta. E tra di loro può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine (cfr 2 Tm 1, 5). Forse la loro vita non è stata sempre perfetta, però, anche in mezzo ad imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore» (Gaudete et exsultate, 3).

Sia lode e gloria a Te, Spirito santificatore, che ci doni la consapevolezza di poter attingere da Te ogni dono di santità, capace di disinnescare le radici dei mali che affliggono la nostra terra.

Sia lode e gloria a Te, Signore Gesù. Con Rosella ti chiediamo: «Dammi l’acqua di vita che promettesti alla Samaritana, solo così io non avrò più sete di altri perché ci sei TU che mi basti!» (24.01.1973).

 

Trinità beata, fonte d’eterno amore,

mostraci la ricchezza della tua infinita benevolenza,

rendi i nostri cuori pronti ad accogliere

la testimonianza di santità dei tuoi servi fedeli,

che in questa terra da te benedetta ed illuminata

hai fatto germogliare come i fiori del campo,

il gelsomino, il melograno ed il verde olivo.

 

O Padre, creatore della vita, fonte di ogni santità,

che ci hai fatto dono di questa umile tua serva

ed hai fatto splendere in lei il tuo volto di purezza e santità,

donaci di imitare il candore e l’innocenza della sua giovane età, 

l’amore alla Vergine e la serenità di fronte alle prove della vita,

di essere come lei innamorati del tuo amore

e null’altro preferire a Te, nostro sommo Bene.

 

O Spirito d’amore,

donaci di venerare Rosella nella schiera beata dei Santi,

che i nostri colli hanno accolto quali doni e segni di speranza,

testimoni di una bellezza che non viene mai meno.

 

O Figlio unigenito, Parola incarnata, 

fa che questa tua creatura semplice e povera,

splenda come astro nel cielo.

Per sua intercessione concedici di essere tuoi imitatori

e di vivere nella concordia e nella pace. Così sia!

 

Locri 28 dicembre 2020

Memoria dei Santi Innocenti

 

ROSELLA STALTARI – Messaggio alla Diocesi

 

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