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Giornale della diocesi di Locri-Gerace A cura dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali della diocesi.

«E al popolo stava a cuore il lavoro» (Ne 3,38). Abitare una nuova stagione economico-sociale.  Messaggio dei Vescovi italiani per la Festa del 1° maggio 2021

Abitare una nuova stagione economico-sociale

Il libro di Neemia, nella Bibbia, racconta l’impegno del popolo d’Israele intento a ricostruire le mura di Gerusalemme. Al lavoro generativo della gente, però, si oppongono le derisioni e le critiche dei popoli nemici: «Che vogliono fare questi miserabili Giudei?» […] «Edifichino pure! Se una volpe vi salta sopra, farà crollare il loro muro di pietra!» (Ne 3,34-35). Neemia, invece, ricorda l’unità e la caparbietà del popolo nel portare a termine l’opera intrapresa, commentando che «al popolo stava a cuore il lavoro» (Ne 3,38). Il brano biblico presenta la forte opposizione tra chi sta a guardare criticando e chi invece mette tutto l’impegno possibile perché nasca qualcosa di nuovo. È la contrapposizione tra il lavoro parlato e il lavoro realizzato concretamente, tra modelli vecchi di lavoro e nuove opportunità che si affacciano. In un contesto molto diverso, oggi scopriamo l’importanza della generatività, che si fonda sull’«amore pieno di verità» (CV 79). Il generare richiede la responsabilità e la capacità di uscire da se stessi per aprirsi all’altro nel segno di una vita segnata dall’amore, unica realtà in grado di rendere la vita piena e feconda. Ciò comporta un conflitto tra il vecchio che resiste e il nuovo che s’impone con la sua forza di cambiamento. A chi affronta questa dinamica è richiesto di abitare una sana tensione tra la paura di perdere quello che si era, o si deteneva come certezza nell’agire, e un rinnovato impegno verso nuovi stili di vita. D’altronde chi ha incontrato il Signore Gesù, chi lo ha sperimentato come Signore della propria vita, «è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52).

La terribile prova della pandemia ha messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico. Nel mondo del lavoro si sono aggravate le diseguaglianze esistenti e create nuove povertà. Già prima di essa il Paese appariva diviso in tre grandi categorie. Una composta da lavoratori di alta qualifica o comunque tutelati e privilegiati che non hanno visto la loro posizione a rischio. Essi hanno potuto continuare a svolgere il loro lavoro a distanza e hanno perfino realizzato dei risparmi avendo ridotto gli spostamenti durante il periodo di restrizioni alla mobilità. Una seconda categoria di lavoratori in settori o attività a forte rischio o comunque con possibilità di azione ridotta è entrata in crisi: commercio, spettacoli, ristorazione, artigiani, servizi vari. L’intervento pubblico sul fronte della cassa integrazione, delle agevolazioni al prestito, dei ristori e della sospensione di pagamenti di rate e obblighi fiscali ha alleviato in parte, ma non del tutto, i problemi di questa categoria. Un terzo gruppo è rappresentato dai disoccupati, dagli inattivi o dai lavoratori irregolari e coinvolti nel lavoro nero che accentua una condizione disumana di sfruttamento. Sono gli ultimi, in particolare, ad aver vissuto la situazione più difficile perché fuori dalle reti di protezione ufficiali del welfare. Va anche considerato il fatto che il Governo ha bloccato i licenziamenti, ma quando il blocco verrà tolto la situazione diventerà realmente drammatica.

Un piccolo segno di speranza è la forte ripresa delle attività sociali ed economiche nell’estate 2020. Ha dimostrato come, appena il giogo della pandemia si allenterà, la voglia di ripartire dovrebbe generare una forte ripresa e vitalità della nostra società contribuendo ad alleviare i gravi problemi vissuti durante l’emergenza. È fondamentale, pertanto, che tutte le reti di protezione siano attivate. Il «vaccino sociale» della pandemia, infatti, è rappresentato dalla rete di legami di solidarietà, dalla forza delle iniziative della società civile e degli enti intermedi che realizzano nel concreto il principio di sussidiarietà anche in momenti così difficili. Un aspetto fondamentale di questo tempo per i credenti è la gratitudine di aver incontrato il Vangelo della vita, l’annuncio del Salvatore. La pandemia, infatti, ci ha permesso di sperimentare quanto siamo tutti legati ed interdipendenti. Siamo chiamati ad impegnarci per il bene comune: esso è indissolubilmente legato con la salvezza, cioè il nostro stesso destino personale.

«Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi» ci ha avvertiti papa Francesco. I periodi di prova sono anche momenti preziosi che ci insegnano molto. La crisi ci ha spinto a scoprire e percorrere sentieri inediti nelle politiche economiche. Viviamo una maggiore integrazione tra Paesi europei grazie alla solidarietà tra stati nazionali e all’adozione di strategie di finanziamento comuni più orientate all’importanza della spesa pubblica in materia di istruzione e sanità. L’insostenibilità dei ritmi di lavoro, l’inconciliabilità della vita professionale ed economica con quella personale, affettiva e famigliare, i costi psicologici e spirituali di una competizione che si basa sull’unico principio della performance, vanno contrastati nella prospettiva della generatività sociale. L’esercitazione forzata di lavoro a distanza a cui siamo stati costretti ci ha fatto esplorare possibilità di conciliazione tra tempo del lavoro e tempo delle relazioni e degli affetti che prima non conoscevamo. Da questa terribile prova sta nascendo una nuova era nella quale impareremo a diventare «imprenditori del nostro tempo» e più capaci di ripartirlo in modo armonico tra esigenze di lavoro, di formazione, di cura delle relazioni e della vita spirituale e di tempo libero. Se le relazioni faccia a faccia in presenza restano quelle più ricche e privilegiate, abbiamo compreso che in molte circostanze nei rapporti di lavoro è possibile risparmiare tempi di spostamento mantenendo o persino aumentando la nostra operosità e combinandola con la cura di relazioni e affetti.

Come Chiesa italiana abbiamo due bussole da seguire nel cammino pastorale e nel servizio al mondo del lavoro. La prima è costituita dall’enciclica di papa Francesco Fratelli tutti: la fraternità illumina anche i luoghi di lavoro, che sono esperienze di comunità e di condivisione. In tempo di crisi la fraternità è tanto più necessaria perché si trasforma in solidarietà con chi rischia di rimanere fuori dalla società. «Il grande tema è il lavoro. Ciò che è veramente popolare – perché promuove il bene del popolo – è assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze» (FT 162). Per questo, il mondo del lavoro dopo la pandemia ha bisogno di trovare strade di conversione e riconversione, anche per superare la questione della produzione di armi. Conversione alla transizione ecologica e riconversione alla centralità dell’uomo, che spesso rischia di essere considerato come numero e non come volto nella sua unicità. Ci inseriamo nella seconda bussola che è il cammino verso la Settimana Sociale di Taranto (21-24 ottobre 2021) sul tema del rapporto tra l’ambiente e il lavoro. Lo ricorda molto bene l’Instrumentum laboris che afferma: «La conversione che ci è chiesta è quella di passare dalla centralità della produzione – dove l’essere umano pretende di dominare la realtà – a quella della generazione – dove ciò che facciamo non può mai essere slegato dal legame con ciò e con chi ci circonda, oltre che con le future generazioni» (n. 25).

Il 1° maggio, festa di San Giuseppe lavoratore, che Papa Francesco ha voluto celebrare con un anno a lui dedicato, ci spinga a vivere questa difficile fase senza disimpegno e senza rassegnazione. Abitiamo i nostri territori diocesani con le loro potenzialità di innovazione ma anche nelle ferite che emergono e che si rendono visibili sui volti di molte famiglie e persone. Sappiamo che ogni novità va abitata con una capacità generativa e creativa frutto dello Spirito di Dio. Nulla ci distolga dall’attenzione verso i lavoratori. Parafrasando un celebre brano di Gaudium et spes, le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del mondo del lavoro, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono i sentimenti dei discepoli di Cristo Signore. Condividiamo le preoccupazioni, ma ci facciamo carico di sostenere nuove forme di imprenditorialità e di cura. Se «tutto è connesso» (LS 117), lo è anche la Chiesa italiana con la sorte dei propri figli che lavorano o soffrono la mancanza di lavoro. Ci stanno a cuore.

ph Giulio Archinà

 

 

La Commissione Episcopale
per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace

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È tempo di rinascere! Lettera di S.E. monsignor Francesco Oliva ai ragazzi e alla comunità di Platì

Ai ragazzi e giovani

Ai fedeli tutti

della Comunità di PLATI’

 

È tempo di rinascere!

È tempo di rinascere a vita nuova! È il tempo della Pasqua del Signore. Fate vostra la bella notizia che “Gesù è la vera grande luce di speranza e di guida nella nostra notte” (ChV 33), la stella radiosa del mattino” (Ap 22,16)”.  Egli “è risorto… ed è apparso” (1Cor 15,5), “primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,20), “primogenito dei morti” (Ap 1,5). È risorto per tutti, per esserci sempre vicino. C’invita a liberarci dalle tante paure che ci assillano in questo tempo, dalle tenebre del male e dai pregiudizi che ci assillano.

È tempo di rinascere e di rialzarvi, per costruire un mondo nuovo, una nuova Platì, libera da un passato negativo, che, ingiustamente, ha fatto ricadere, specie su Voi più giovani, le conseguenze di tante male compiuto da altri. Liberatevi dal male passato e intraprendete una via nuova.

Nel corso della mia visita pastorale ho conosciuto il volto positivo di Platì, tante belle realtà, attività d’impresa familiare portate avanti da tanti giovani che non vogliono allontanarsi dal proprio paese, perché l’amano veramente.

Cari Ragazzi e Giovani, ribellatevi ad ogni forma di ingiustizia, ma evitate di distruggere quanto di positivo la vostra comunità vi offre. Mi ha tanto addolorato la notizia degli atti vandalici compiuti al campo di calcetto comunale ed alla struttura ricreativa in corso di realizzazione. So che è una struttura tanto attesa e di cui avete veramente bisogno. Mi spiace che i lavori in corso si stiano protraendo troppo a lungo, quando invece ne avete tanto bisogno. Dite no ad ogni forma di burocrazia che impedisce la realizzazione delle opere pubbliche nei tempi giusti. Ma dissociatevi da ogni forma distruttiva dei beni che appartengono a tutti, che appartengono alla comunità di Platì. Fate emergere quanto di positivo e di bello la vostra comunità esprime. Purtroppo atti del genere, opera di qualche scalmanato isolato, fanno male a tutta la comunità. Ma i ragazzi e giovani di Platì non sono tutti uguali. So che a Platì ci sono tanti ragazzi e giovani e famiglie oneste, che soffrono di fronte a questi gesti e non ne sono in nessun modo responsabili. Non restate però nell’anonimato e siate concordi nel condannare ogni gesto vandalico che impoverisce la vostra comunità.

Auguro a tutti voi che, sotto la guida dei vostri sacerdoti, possiate vivere un’esperienza pasquale vera, che vi porti a rialzarvi ed a camminare in compagnia del Signore Risorto, che dice a ciascuno: “Sono con Voi sempre, cammino con voi, soffro con Voi, ho abbracciato la croce, perché tutti possiate incontrare la gioia del perdono, di una vita piena e possiate vincere ogni forma di male e di ingiustizia”.

Questa certezza di fede vi accompagni in questo difficile tempo di pandemia. Buon tempo pasquale a tutti.

✠ Francesco Oliva,

Vescovo di Locri-Gerace

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“UN SECOLO DI STORIA DAVANTI A NOI” 97ma Giornata per l’Università Cattolica - di Maria Carmela Ferrigno

97a Giornata per l’Università Cattolica

 

“UN SECOLO DI STORIA DAVANTI A NOI”

 

La Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, come sempre promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Ateneo, voluta da Armida Barelli, avrà come tema la frase, logo del centenario, che mi è sembrato opportuno riproporre anche come titolo di questa riflessione in occasione dell’annuale celebrazione che si svolgerà domenica 18 aprile.

E’ un appuntamento che si celebra da 97 anni, tre anni in meno rispetto alla nascita dell’Università, a lungo sognata e desiderata dai cattolici italiani, in modo particolare dal beato Giuseppe Toniolo, figura storica del movimento cattolico italiano, che nel settembre del 1918, sul letto di morte, affidò tale compito a padre Agostino Gemelli e ad Armida Barelli.

Padre Agostino Gemelli raccolse dal Toniolo l’impegno di fondare “una Università dei cattolici italiani” e, insieme a Francesco Olgiati, Ludovico Necchi e soprattutto con iI determinante supporto di Armida Barelli,  creò le condizioni per la nascita del nuovo Ateneo ; superando  lo scetticismo che aleggiava nei  confronti dell’ambizioso progetto, solo tre anni dopo istituì le prime due facoltà -Scienze sociali e Filosofia- dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e il 7 dicembre 1921 inaugurò nell’Aula Magna della nuova sede l’Ateneo dei cattolici italiani, che, come affermano i vescovi italiani  nel loro  messaggio per la Giornata universitaria  2021 “rimanevano ancora ai margini della vita sociale e culturale del Paese”.

Armida Barelli fu la tesoriera e fu lei che convinse Pio XI, quel card. Achille Ratti, arcivescovo di Milano che nel 1921 aveva tenuto il discorso per l’inaugurazione dell’Ateneo, a indire, nel 1924 la prima «Giornata universitaria», volta alla raccolta di fondi a sostegno dell’Ateneo dei cattolici italiani.

Senza la determinazione, la dedizione incondizionata, l’azione appassionata di Armida Barelli, per la quale l’unica cassa era la Provvidenza, forse l’Università Cattolica non sarebbe mai decollata; ella seppe creare una rete di rapporti con tutte le realtà del mondo cattolico, confidando sul sostegno economico dei cattolici italiani, ma soprattutto sul Sacro Cuore di Gesù, primo e fondamentale protagonista, a cui, per sua volontà, l’Ateneo fu intitolato.

Fu una sfida straordinaria, ma il sogno di padre Agostino Gemelli e di Armida Barelli, è divenuto realtà; oggi quell’Ateneo, a cento anni dalla fondazione, ha 5 sedi, 12 facoltà e oltre 45 mila studenti, e rappresenta una delle istituzioni accademiche e culturali più importanti non solo a livello nazionale ed europeo ma anche a livello internazionale.

Qualcuno potrebbe chiedersi che senso ha la celebrazione di questa giornata nell’attuale momento storico, fortemente segnato da una pandemia che ha sconvolto il mondo.

La risposta la troviamo nella frase scelta per il logo del centenario; essa è emblematica e, se apparentemente potrebbe apparire conclusiva di un percorso, in realtà segna l’inizio di un nuovo secolo di storia ed esprime un augurio per quel che l’Università potrà realizzare ancora e anche consapevolezza delle responsabilità nuove che si profilano per il futuro, per la svalutazione sociale delle conoscenze e dalle nuove forme di umanesimo, determinate dai cambiamenti del nuovo contesto.

Anche i vescovi italiani nel messaggio sopracitato ci aiutano a comprendere il significato e l’importanza della celebrazione; essi, infatti sottolineano che, proprio in questo tempo, “fare tesoro dell’esperienza passata costituisce la migliore premessa per affrontare il futuro che si presenta incerto e gravido di trasformazioni epocali “ed evidenziano la necessità della formazione di professionisti che “con profonde convinzioni morali e con qualificate competenze scientifiche  possano contribuire a realizzare quello sviluppo sostenibile di cui il nostro paese e l’intera umanità hanno bisogno.

La celebrazione della Giornata Universitaria di questo anno, inoltre, per la felice coincidenza con la beatificazione di Armida Barelli e la ricorrenza dei 100 anni della fondazione dell’Ateneo, rappresenta occasione privilegiata per riflettere prioritariamente sul ruolo svolto dall’Ateneo Cattolico nei 100 anni di storia, relativamente “recente”, se confrontata con quella di alcuni prestigiosi Atenei italiani, ma è una storia ricca di valori e di risultati, vissuta con straordinario  impegno dalla fase iniziale degli anni Venti all’entusiasmo del dopoguerra ,dal radicamento nella realtà italiana negli anni sessanta alla internazionalizzazione  degli anni Duemila.

Questa giornata non vuole essere un momento celebrativo, né intende  proporsi come rievocazione nostalgica di un glorioso passato o limitarsi al compiacimento per il traguardo raggiunto nel corso dei 100, ma vuole essere occasione per prendere atto della sua crescita, per dire grazie per quanto realizzato in tempi difficili, in particolare quelli tra la prima e la seconda guerra mondiale, per trarre insegnamento dal passato, per  riaffermare nel presente, con lo sguardo rivolto alle mutate condizioni, i valori,  gli obiettivi educativi e formativi, la qualità  del servizio per affrontare il futuro che  presenta  scenari impensati ed impensabili  e radicali trasformazioni, partendo dai tradizionali punti di forza, nella consapevolezza che i traguardi conseguiti sono certamente il frutto della qualità dell’offerta formativa, ma anche del legame costitutivo che unisce l’Ateneo alla Chiesa cattolica.

Tale legame, soprattutto in questo particolare momento storico offre all’Ateneo non solo sostegno spirituale, ma preziose indicazioni riguardanti le trasformazioni e i cambiamenti epocali, i bisogni vecchi e nuovi delle persone che la Chiesa nelle sue varie articolazioni percepisce prima delle altre istituzioni; da qui il valore della Giornata per l’Università Cattolica come occasione per avvicinare l’Ateneo a ogni sacerdote e ogni fedele.

Celebrare la giornata dell’Università Cattolica significa anche rinsaldare il profondo legame dell’Ateneo cattolico con la Chiesa, recependo le istanze del Papa riguardo il Patto Educativo globale e il Patto per ripensare l’economia e collaborare per sviluppare una visione antropologica integrale e contrastare la frammentazione e la disgregazione sociale  che, purtroppo, caratterizzano questo nostro tempo a livello individuale, familiare, sociale per essere volano di sviluppo aiutando soprattutto i giovani, che guardano con fiducia i luoghi dell’educazione al sapere e cercano maestri che sappiano aiutarli a maturare dal punto di vista umano, professionale, culturale e spirituale per essere protagonisti del futuro.

Il tempo della pandemia, difficile e angosciante non si è ancora concluso, ma non possiamo certamente chiuderci attendendo che giunga al termine; diventa sempre più necessaria la presenza di Istituzioni quali l’Università Cattolica che, seguendo l’insegnamento illuminato dei fondatori, ancorata al passato, ma radicata nell’oggi della storia, rinnovi l’impegno pedagogico e didattico perché ogni studente possa sviluppare al meglio le sue qualità, mettere a frutto i suoi talenti e  scoprire l’importanza della responsabilità per il servizio del bene comune; continui nel qualificato, impegno  per la ricerca scientifica, che testimoni la visione Cristiana del mondo, della vita, della persona per formare uomini e donne capaci di cogliere le sfide del mutato contesto storico, rifuggendo, come afferma Papa Francesco “La tentazione della rigidità  che nasce dalla paura del cambiamento, e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio”.

Nel corso della pandemia l’Università Cattolica ha dato un esempio luminoso non solo di qualificata competenza professionale, di eccezionale impegno e di puntuale svolgimento del servizio di tutto il personale del Policlinico “A: Gemelli “, di capacità di superare barriere ed ostacoli  ma di straordinaria umanità e di profondo rispetto per la dignità di ogni  persona, senza alcun distinzione, per far trionfare l’amore fraterno la solidarietà umana e cristiana sull’indifferenza testimoniando concretamente i valori  che furono elementi fondanti della sua istituzione.

Il senso della celebrazione di questa giornata mira a richiamare il ruolo e l’importanza dell’Università Cattolica nel terzo millennio, perché prosegua l’affascinante compito di educare e formare le nuove generazioni, promuovendo i valori che furono fondamento della sua Istituzione, sia sempre palestra di sapienza dove il sapere  si trasmette non per finalità esclusivamente accademiche, ma per diventare  ragione di vita, luce nel cammino verso le mete più alte, fonte di scelte coraggiose, auspicando che i cattolici italiani, pur nella mutata realtà, continuino ad amare e sostenere la loro ’Università “affinché come augurato nel 1921 dal card. Achille Ratti, arcivescovo di Milano, poi Pio X, a conclusione del suo discorso per l’inaugurazione della nuova sede essa VIVAT, CRESCAT, FLOREAT.

 

Maria Carmela Ferrigno

Delegata dell’Università Cattolica

Diocesi Locri-Gerace

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L’Università Cattolica compie 100 anni Il messaggio di S.E. monsignor Francesco Oliva


L’Università Cattolica compie 100 anni

 

Domenica 18 aprile si celebrerà la 97a Giornata per l’Università Cattolica che coinciderà con i 100 anni dalla sua fondazione; per l’occasione il vescovo di Locri-Gerace, S.E. monsignor Francesco Oliva, ha indirizzato la seguente lettera ai Rev.di Parroci, alle Comunità Parrocchiali, ai movimenti e alle associazioni cattoliche della diocesi.

 

Carissimi,

è vero: i sogni belli possono diventare realtà. È quanto è accaduto a padre Agostino Gemelli e ad Armida Barelli, presto beata, il cui grande sogno di una Università Cattolica è divenuto realtà ed ora compie 100 anni.

L’Università Cattolica, secondo lo spirito dei suoi fondatori, fa proprio l’obiettivo di assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad affrontare e risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i problemi della società e della cultura (Statuto dell’Università Cattolica, Articolo 1). Essa è portatrice di valori che mettono al primo posto il riconoscimento della persona umana e l’impegno formativo. Raccoglie un grande sogno di valori e prospettive educative. Non restiamo indifferenti, ma facciamo quanto ci è possibile nelle nostre comunità parrocchiali, nei movimenti e nelle associazioni, perché sia ben presentata e conosciuta.

Oltre 45.000 studenti iscritti e 1.293 docenti in organico. Sono i numeri dell’Università Cattolica, che esprimono innanzitutto le sue due dimensioni chiave: la formazione e la ricerca scientifica. L’offerta formativa si struttura in poco meno di 100 tra corsi di laurea triennale, magistrale e a ciclo unico, e un’ampia proposta di formazione continua con oltre 100 master, 48 scuole di specializzazione e 20 programmi di dottorato. Gli investimenti e le spese annui destinati a sostenere la ricerca superano i 30 milioni di euro, per l’88% provenienti da enti esterni e per il 12% frutto di autofinanziamento dell’Ateneo. le strutture principali in cui è condotta l’attività scientifica sono i 39 Dipartimenti, 1 Istituto, 94 Centri di Ricerca e 6 Centri d’Ateneo.

L’Università Cattolica ha anche costituito il Fondo “Agostino Gemelli” per il sostegno agli studenti iscritti in difficoltà economiche a causa dell’emergenza sanitaria, al fine di permettere loro di proseguire il percorso di studi.

Desidero richiamare l’attenzione della Comunità diocesana alla Giornata per l’Università Cattolica, che, promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Ateneo, si celebra domenica prossima 18 aprile 2021.

Invito ogni Comunità Parrocchiale a promuovere una colletta in tale occasione, versandone puntualmente il ricavato in Curia.

Ringraziando per la sensibilità, cordialmente vi saluto augurando di trascorrere questo tempo impreziosito dei doni pasquali.

 

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