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Giornale della diocesi di Locri-Gerace A cura dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali della diocesi.

Il cammino del Vescovo Francesco Oliva Articolo di Rocco Muscari, Direttore del Settimanale "la Riviera", pubblicato il 26 luglio 2020

Il cammino del Vescovo Francesco Oliva

di Rocco Muscari

Il 20 luglio 2014 Monsignor Francesco Oliva è stato ordinato vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, da allora sono trascorsi sei anni in cui di un rinnovamento ben rappresentato dai tanti cantieri aperti per preservare un patrimonio unico e dalla forte presa di posizione nel contrasto ad ogni forma di illegalità. Un contrasto fermo e convinto che, tra l’altro, si concretizza anche con la gestione di numerosi beni sottratti alla ’ndrangheta, riutilizzati ai fini sociali.

La Chiesa è in continuo cammino e, ogni giorno che passa, getta le basi del percorso pastorale del prossimo futuro. Guarda al domani con la forza delle parole scritte nei Vangeli, come nel caso della partenza di Gesù verso la Galilea e la “chiamata” che il Salvatore rivolge a Filippo: «Seguimi». Non è facile “seguire” la chiamata, e lo sa bene Monsignor Francesco Oliva, da 6 anni alla guida della Diocesi di Locri-Gerace. È il 20 luglio del 2014 quando avviene l’Ordinazione episcopale di Monsignor Oliva nella Cattedrale di Gerace – dal 2019 Basilica Minore – da Sua Eccellenza Nunzio Galantino, Vescovo di Cassano all’Jonio e Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.

“Ho avuto certezza che non mi appartengo più, che la chiamata del Signore mi aveva espropriato – scrive Monsignor Oliva esattamente un anno dopo l’ordinazione. – Ho avvertito, in alcuni momenti più che in altri, la preghiera del mio popolo, la vostra preghiera. Ho capito che solo questo sostegno mi avrebbe dato la forza di continuare”. È passato un anno e il vescovo inizia a gettare le basi del suo percorso, ed ecco la Locride come si è presentata al suo pastore: “In questo primo anno ho avuto conferma della chiamata del Signore: tanti volti incrociati sul cammino, in questa terra, che ho scoperto nella sua bellezza”.

Il vescovo sottolinea: “So che solo dalla relazione col Signore è possibile trarre la ‘pazienza’, che fa del Vescovo l’uomo della misericordia, che è la virtù che impedisce di sfigurare il volto materno della Chiesa, che è un volto di madre, sempre luminoso e amorevole.”

La missione evangelica del vescovo apre a una Chiesa “che si fa vicina, che non vuole essere distante, non accomodata su stessa, ma che si mette in cammino, forte e coraggiosa, verso quelle periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo, uscendo dalle sue comodità.”

Nel corso degli anni la Chiesa della Locride ha cambiato volto grazie all’opera di Monsignor Oliva, sempre attento a ascoltare e accogliere i sentimenti dei fedeli. Raccogliendo in molte circostanze il filo che si era spezzato nella società civile, troppo spesso avvilita da quanto avveniva. Il vigore della Chiesa e del suo vescovo hanno dato speranza e forza nel riprendere il cammino di fede. In questo frangente ritornano alla mente le parole dette dal Monsignore nell’omelia del 40º anniversario della sua ordinazione sacerdotale: «Può sembrare strano, ma in quel “seguimi” detto da Gesù a Filippo avverto come un invito personale, direi quotidiano, a un cammino di condivisione, sempre nuovo.»

Ritorna la “chiamata” di Gesù a Filippo, e la necessità e l’importanza che assumono ancora oggi quelle parole del Vangelo per ricordare che «la nostra terra ha bisogno di tanti “Filippo” che sappiano mostrare il Signore.»

Accanto a Filippo c’è anche la “chiamata” a Natanaele, «che invece sembra essere una chiamata alla conversione: la chiamata ad una conversione continua. Convertirsi è condividere l’esperienza di Natanaele: è un voltarsi verso la luce, un lasciarsi inondare da essa, un dare un senso nuovo alla vita, un vero seguire il Signore».

Quello della conversione quotidiana è un tratto importante dell’azione pastorale di Monsignor Oliva, che invita a saper cambiare e stimola i fedeli a superare i macigni della quotidianità, ricordando che «di fronte a Maria non ci sono scogli insuperabili. Madre è la luce che ci illumina dall’alto, che non ci lascia soli, ci aiuta a superare ogni scoglio.»

Il 10 maggio 2017 il Monsignore, nel corso dell’omelia nella giornata della dedicazione del Santuario di Santa Domenica di Placanica a “Nostra Signora dello Scoglio”, riprende il discorso sull’importanza della conversione che «è il vero messaggio che ci viene dallo Scoglio: ritornando al Signore, si colmano i vuoti e le povertà di una vita sbandata.»

Nell’emozione di quella giornata, con a fianco Fratel Cosimo, a gioire non sono solo i fedeli devoti della Madonna dello Scoglio, ma tutta la Chiesa diocesana. Anche per questo riecheggiano con più vigore le parole del vescovo che, tra l’altro, ha detto: «Questo Santuario è il Santuario diocesano del Giubileo della Misericordia: vuole restare nel tempo “segno della misericordia giubilare”, luogo di riconciliazione e di perdono, un appello alla conversione per quanti hanno scelto la via del malaffare che ha contribuito a paralizzare la crescita e lo sviluppo del nostro territorio, per quanti, con i loro loschi intenti, si sono posti al di sopra della legge e hanno calpestato la dignità del fratello. Maria invita tutti alla conversione. Sì, proprio tutti, qualunque sia la propria situazione. Come mamma chiede di volgere lo sguardo al Figlio trafitto dalla lancia dell’umana cattiveria.»

Non è un caso, quindi, che il 30 novembre 2019, Monsignor Oliva, proprio dal Santuario Mariano dello Scoglio, condivida con i fedeli l’apertura diocesana della Visita Pastorale, che, scrive il vescovo nelle lettera di inizio del suo cammino nelle comunità, “richiama l’essenza della vita cristiana, porta conforto ai fratelli e sorelle che vivono in situazioni difficili a causa della malattia e della disabilità, della povertà di beni e soprattutto di amore”. E ancora oltre aggiunge: “Porto dentro di me la comune speranza e il desiderio di un sincero rinnovamento spirituale. Nella consapevolezza delle mie povertà e fragilità, spero di portare una parola di conforto a chi è nella sofferenza e nel dolore o in stato di abbandono”.

La visita pastorale del vescovo, interrotta, a marzo, dal Covid-19, è ripresa in queste ultime settimane. Un cammino costellato di tante emozioni nella riscoperta delle bellezze nascoste e delle tante persone di fede che vivono in Diocesi: “Mi piace immaginare così questa comunità parrocchiale: un seme in primavera, in attesa di germogliare. È primavera quando la comunità cammina, perseverando nella fede in Dio e nei Santi Patroni, quando è impegnata nel ricostruire le sue relazioni sulla giustizia e sulla carità, quando cammina lungo percorsi di legalità, contrapponendosi a ogni logica mafiosa. È primavera quando nella comunità il rispetto dell’altro porta a vincere ogni forma di complicità, di silenzio e paura.”

“Vorrei poter dire a tutti – scrive Monsignor Oliva, – che la Chiesa è proprio questo: una madre che accoglie, un grembo che genera, un riparo nel pericolo, sempre vicina ai fedeli. Non dimenticatelo mai e insegnatelo ai vostri figli.”

Nel corso di questi sei anni la Chiesa di Locri-Gerace si è rinnovata ed ha rinnovato e i fedeli auspicano che il cammino del vescovo prosegua per molto altro tempo ancora lungo le strade della Locride, in cui ogni giorno che passa Monsignor Francesco Oliva getta un seme che attende di germogliare: «Per realizzare un mondo più bello e più giusto».

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Sei anni fa l’ordinazione episcopale e l’ingresso in Diocesi di monsignor Francesco Oliva

Cari confratelli sacerdoti,

Cari diaconi,

nella vita di ciascuno di noi ci sono date che rimangono indelebili, quelle che hanno segnato la propria vita. Quando toccati dalla grazia ci siamo lasciati afferrare da Lui. Sono momenti che ciascuno desidera vivere in intimità con Lui per chiedergli: Perché proprio me? Perché hai voluto esaltare la mia miseria e povertà, colmando con la tua vicinanza i miei vuoti e le mie insufficienze? Tutto rimane nascosto nel mistero di una elezione che trova la sua ragione nell’assoluta gratuità della chiamata. Gratuità che sollecita quotidianamente il tuo grazie. Grazie per avermi amato! Grazie per avermi fatto incontrare persone che mi hanno amato, compreso, perdonato. E’ la certezza che ti sostiene e ti incoraggia nei momenti di buio più totale.

Non sei stato tu a scegliere me, ma Io ho scelto te e ti ho costituito” (Gv 15, 16) per un ministero alto che eserciterai per me ed insieme a me. E’ la storia di ciascuno di noi, carissimi confratelli nel sacerdozio. Una storia che rende superabile la nostra fatica quotidiana, gioioso ogni atto di donazione, significativo ogni passo dietro a Lui. Dio ci ha scelti per essere suoi, appartenere a Lui. Ci ha scelti per un servizio di amore. Come siamo suoi, ci apparteniamo l’un l’altro. Sì, ci apparteniamo e siamo uniti nelle nostre carenze e povertà, capaci di ricostruire ogni giorno una relazione debole ed esposta a tanti rischi ed imprevisti, pronti al reciproco perdono ed a riprendersi per mano.

Quanto impegnative le parole del Maestro: “Ti ho scelto” e “Va’ e porta frutto”! Quanto sorprendente sapere che la sua chiamata cambia ogni giorno la tua vita e la dispone come vuole! Quanto stupendo sapere che, cambiando la tua vita, Egli cambierà anche la vita di coloro che incontrerai sul tuo cammino e che sei chiamato a servire.

Signore, so che mi hai scelto. Accetto ogni giorno la tua chiamata. Accetto di compiere la tua missione per amore verso il tuo popolo. Aiutami a corrispondere quotidianamente con un “Sì” pieno e gioioso. Non far prevalere in me le riserve del mio egoismo e le incertezze della mia povera umanità”.

Vi chiedo di condividere con me questa preghiera nella celebrazione della Santa Messa in occasione del VI anniversario della mia ordinazione episcopale, che celebrerò con un piccolo gruppo di sacerdoti di ultima ordinazione, domani alle ore 19.00 nella chiesa S. Maria del Colle in Mormanno (Cs), la chiesa ove 46 anni fa sono stato ordinato presbitero.

Chiedo di pregare e di far pregare per me il nostro popolo santo di Dio al cui servizio ho offerto la mia vita.

Francesco Oliva

Vescovo di Locri-Gerace

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Vicinanza e stima al dottor Nicola Gratteri

 

 

La cronaca di questi ultimi giorni riferisce di progetti criminali nei confronti del Procuratore di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri. La Diocesi di Locri-Gerace intende esprimere, nella persona del Vescovo, S.E. monsignor Francesco Oliva, dell’intero Presbiterio e di tutte le comunità ecclesiali, vicinanza e stima al Procuratore.

Già nella Solennità del Corpus Domini, S.E. il Vescovo, con chiaro riferimento all’impegno del dottor Gratteri, aveva detto che quando qualche magistrato fa il suo dovere aggredendo le lobby criminali, “c’è chi lo attacca, lo diffama o vuole intimidirlo o metterlo a tacere”.

Figlio di questa terra della Locride, il dott. Nicola Gratteri è impegnato quotidianamente nella lotta alla criminalità mafiosa, alla corruzione e ad ogni illegalità. La sua attività inquirente di magistrato coraggioso non passa inosservata, diviene punto di riferimento per tutte le persone oneste e per quanti nello svolgimento del proprio dovere non si piegano alle logiche corrotte e violente della mafia.

Il suo impegno, fiero e combattivo, unitamente a quello di tanti altri suoi colleghi magistrati, esprime il volto positivo di una Calabria che non si piega al sopruso di quanti intendono realizzare i propri interessi, in modo disonesto e violento, approfittando dei propri ruoli. Così facendo umiliano questa terra magnifica manifestando al mondo intero il volto non vero della nostra Regione.

Come Diocesi di Locri-Gerace rinnoviamo la nostra stima al Procuratore Gratteri.

Desideriamo far sentire, al Procuratore ed a quanti collaborano con lui, la nostra vicinanza e quella dei tantissimi cittadini onesti che condividono il loro impegno coraggioso e dinamico portato avanti anche a rischio della propria vita, per costruire in Calabria una società civile onesta e laboriosa.

Rivolgiamo il nostro sguardo anche alle tantissime persone oneste della Calabria perché non smettano mai di operare la giustizia, di collaborare nella denuncia dei fatti criminali, e perché non cedano mai alla tentazione di conformarsi ad una mentalità mafiosa corrotta.

 

Locri 2 luglio 2020

L’Ufficio Stampa

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“Il suo impegno a favore della nostra gente” Lettera Aperta di S.E. monsignor Francesco Oliva al Consigliere Regionale della Calabria On. Avv. Giacomo Crinò

LETTERA APERTA

al Consigliere Regionale della Calabria Avv. Giacomo Crinò

 

On.le Crinò,

scrivo a Lei che riveste l’importante ruolo di rappresentante del nostro territorio della Locride in seno al Consiglio Regionale della Calabria, al cui interno è stato eletto Segretario della Prima Commissione – Affari Istituzionali, Affari Generali e Normativa Elettorale.

Innanzitutto la ringrazio per il bel gesto solidale che ha compiuto nel pieno dell’emergenza Covid-19, destinando attraverso la Caritas diocesana una parte della sua prima indennità di Consigliere regionale, per le famiglie bisognose della Locride. Si è trattato di un gesto concreto di generosità che è servito ad aiutare la larga fascia di persone fragili che vivono nella povertà e nella precarietà.

Con la fondata speranza che non verrà mai meno il suo impegno a favore della nostra gente, specie delle fasce più deboli, intendo limitarmi a manifestare il diffuso disagio che riscontro nelle mie visite alle comunità di questa Diocesi. In tanti lamentano i troppo noti problemi che affliggono il nostro territorio; in primis la sanità, per continuare con la scarsa attenzione verso l’ambiente, le politiche giovanili, la crisi dei settori produttivi, la mancanza di lavoro e, continuando, la cultura, la scuola, i trasporti, ecc. Tutti problemi a Lei noti, certamente al centro della Sua agenda politica.

Da uomo e giovane professionista della Locride, quale Ella è, sono certo che offrirà sempre il meglio di sé per risollevare questa terra, tanto bella quanto abbandonata.

Sono certo che si adopererà, assieme agli altri consiglieri regionali, con passione e attenzione per fare fronte alle sfide dei nostri tempi e del nostro amato territorio, mettendo sempre davanti ad ogni azione il bene comune.

Augurandole buon lavoro,

 

✠ Francesco OLIVA, vescovo di Locri-Gerace

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Il malfunzionamento della sanità pubblica è offesa alla dignità di ogni cittadino LETTERA APERTA DI S.E. MONSIGNOR FRANCESCO OLIVA AL CONSIGLIERE REGIONALE SAINATO RAFFAELE

LETTERA APERTA

AL CONSIGLIERE REGIONALE SAINATO RAFFAELE

 

Scrivo a te, dott. Raffaele Sainato, uomo della Locride chiamato a rendere un servizio alla Regione Calabria nella veste di neo-segretario della commissione regionale della sanità, presidente della Commissione Riforme della regione Calabria. Incarichi che fanno ben sperare nel tuo impegno per una migliore organizzazione della sanità in questo territorio ed una maggiore vigilanza ed attenzione verso l’ospedale della Locride. All’inizio di questo nuovo percorso ti auguro – a nome della Comunità diocesana – di operare con tutto l’impegno, il disinteresse e la saggezza di cui disponi. Ti considero un politico, non solo preparato, ma anche attento alle problematiche che affliggono il nostro territorio, che sono, oltre alla sanità, l’ambiente, le politiche giovanili, i settori produttivi, il lavoro, la cultura, ecc.

Scrivo a te, sperando che riuscirai a creare sinergie con gli altri consiglieri regionali, in modo che nelle aule regionali si operi con più passione e attenzione di fronte ai tanti problemi della nostra terra. Qui desidero richiamare la drammatica situazione dell’ospedale della Locride, a te comunque nota. Lo faccio non con l’intento di entrare in questioni estranee al mio compito, ma a nome dei tanti malati che sto incontrando nel corso della mia visita pastorale rivolta al mondo della sofferenza. Raccolgo quotidianamente il grido di aiuto di tanti di loro che vengono assistiti in casa da parenti e badanti per lo più di nazionalità straniera, che amorevolmente se ne prendono cura e li assistono giorno e notte.

Dott. Sainato, ti scrivo da semplice cittadino che sa di dover ricorrere prima o poi alle cure mediche ed ai servizi ospedalieri. Dalla parte del malato si ha un’idea diversa del mondo della politica e della sanità. Si guarda all’essenziale, alla vita che s’indebolisce, alla solitudine che ci si crea attorno e all’inutilità delle promesse. Si chiede la concretezza di un “bicchiere d’acqua fresca”, di una prestazione medica senza dover attendere mesi se non anni, la certezza di trovare ascolto ed accoglienza nei luoghi di cura, gesti di vicinanza e di attenzione da parte dell’operatore sanitario. Dalla prospettiva del malato, la gente spera in un sistema sanitario pubblico funzionale e non accetta che la pubblica sanità possa essere subordinata ad interessi privati o a speculazione di altro genere. Qualunque profitto personale ricercato attraverso le risorse destinate ad essa è gravemente immorale.

I problemi grandi che si fanno rilevare da parte dell’utenza sanitaria sono veramente tanti. A cominciare dal laboratorio d’analisi. Se fosse stato possibile processare i tamponi presso il nostro laboratorio, nello spazio di qualche ora sarebbe stata data una risposta più puntuale, che avrebbe consentito all’utenza di effettuare i ricoveri, il trasporto verso altri presidi ospedalieri, l’accesso per interventi chirurgici ecc. Nell’immediato, occorrono parecchi giorni (da tre ai sei) e l’utenza viene parcheggiata in astanteria in attesa del risultato che, prima o poi, giungerà da Reggio. Per non dire degli interventi chirurgici: gli interventi oculisti, urologici, ortopedici e chirurgici vengono effettuati solo dopo l’esito dei tamponi o rimandati sempre per mancanza dell’esito: ciò rende estenuante il rapporto tra paziente e medico.

Sono tanti i cittadini che lamentano le difficoltà delle visite ambulatoriali specialistiche. Gli ambulatori non sono aperti o vengono riaperti a rilento sempre per mancanze dell’esito dei tamponi o perché ancora non sono state avviate le procedure di sicurezza (distanze da rispettare, sanificazione dei locali, segnaletica per invitare l’uso delle mascherine o la disinfezione delle mani). L’ufficio prenotazione resta ancora chiuso!

C’è chi fa presente che non si effettuano e non verranno effettuate più le mammografie, un fatto inaudito, poiché è l’indagine diagnostica per eccellenza per individuare i tumori al seno.

Ed a seguire è da rimarcare la grave mancanza di personale, di cui da anni si parla. Ma le esigenze di bilancio e gli aspetti economici hanno sempre prevalenza. Come se coronavirus non avesse insegnato nulla. Il personale afferente a tutti i reparti è sotto organico (su dieci medici previsti in pianta organica ne sono presenti cinque). Il personale medico, infermieristico e gli OSS sono stati messi a dura prova dall’esperienza COVID 19, hanno diritto a turni di riposo, alle ferie spettanti ed al recupero di ore in eccesso per motivi di servizio. Tutto questo oggi non è possibile e crea tensione fra gli operatori e pazienti (in radiologia al momento c’è un solo medico: e se si dovesse ammalare?). Occorre certamente pensare alle condizioni del personale sanitario, che deve poter operare in tranquillità e sicurezza. In ospedale si può accedere in qualsiasi ora del giorno e della notte, le vie di accesso sono infinite, e questo è un grave problema per la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari. Manca un servizio di vigilanza quanto mai necessario.

Dulcis in fundo, il Pronto Soccorso. E qui siamo nel girone dell’inferno! Pazienti posteggiati per otto – dieci ore, dalla sera al mattino, per essere visitati; ambienti poco accoglienti e dignitosi, arredamenti vetusti, molti aspettano fuori sulle panchine il loro turno. Eppure il Pronto Soccorso è il biglietto da visita di un Ospedale ed il nostro non è certo uno dei migliori. Si spera e si auspica che con una nuova dirigenza ci possano essere miglioramenti.

L’elisoccorso ha tutti i requisiti e le autorizzazioni necessarie (ENAC, regionali, VVFF ecc.) per effettuare anche i voli notturni (in atto sono garantiti quelli diurni), questo permetterebbe in casi urgenti e fuori Regione di poter trasportare il paziente (in mezz’ora da Locri a Bari per esempio) in tempi brevi eppure per questa Azienda non è un argomento prioritario.

Sul piano logistico diventano problema anche gli ascensori. I cittadini non chiedono l’oro quando invocano il corretto funzionamento degli ascensori (la medicina è al IV piano, la cardiologia al V piano). Ogni operatore tecnico-sanitario assuma le proprie responsabilità. Per amore verso sé stessi e verso la propria terra!

Quanto all’Ortopedia è stata deliberata la chiusura. Un bacino di utenza di 140.000 abitanti può essere dirottato per queste esigenze su Polistena o Reggio?

Questo tempo di emergenza per la pandemia causata dal covid-19, che ha suscitato tanta attenzione sul mondo della sanità, si spera diventi l’occasione per risanarne le disfunzioni. Tutti si aspettano che presto si passi dall’emergenza e dal commissariamento alla normalità nell’organizzazione della sanità. L’ammalato non può aspettare! Non si chiede l’impossibile, ma che si dia una risposta immediata a quanti hanno bisogno di essere curati. Questo è possibile facendo funzionare la struttura ospedaliera, garantendo quei servizi essenziali che nelle strutture sanitarie private (non a tutti accessibili) di solito vengono erogati con puntualità e competenza (spesso da parte di sanitari che hanno già operato nella struttura pubblica!). Non è possibile che, nonostante i disservizi ed il mancato raggiungimento dei livelli minimi di assistenza, si debba subire anche l’aumento delle tasse con una maggiorazione dell’aliquota fiscale. Al danno la beffa!

La cosa che più addolora è che le disfunzioni della sanità sono a tutti note. Passano i giorni, i mesi e gli anni, se ne parla sulla stampa. Ma nessuno muove foglia! C’è chi sottolinea l’inerzia da parte di chi ha responsabilità nella gestione e chi sottolinea che ci siano interessi a non far funzionare la pubblica sanità. Ma chi può avere di tali interessi? E’ possibile che il coronavirus non ci abbia insegnato nulla?

Il mio non vuole essere un “cahiers de doléances”, ma una semplice nota di riflessione perché ti possa rendere interprete del sentire comune ed operare di conseguenza. Sarei grato se aveste la bontà di consegnarla e discuterla anche con l’onorevole Presidente J. Santelli.

e soprattutto dei più poveri ed indigenti, cui viene negata l’unica possibilità di cura.

E tu, onorevole Sainato, puoi smuovere le acque stagnanti. Basterebbe questo. Non è giusto, non è umano rendere più triste e disagiata la vita di chi già soffre tanto.

Con questo mio scritto intendo semplicemente manifestarti un grave diffuso disagio e nello stesso tempo formularti l’augurio di offrire il meglio di te per questa nobile causa.

Francesco OLIVA, vescovo di Locri-Gerace

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