Accogliere e vivere il Vangelo del perdono e della riconciliazione Messa in Coena Domini - (Casa Circondariale di Locri 29 marzo 2018)

 

 

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Siamo qui per partecipare alla cena del Signore. Facciamo memoria di quanto Egli ha fatto durante quell’ultima cena con i discepoli.

Fare memoria: non è un semplice ricordo, ma riattualizzazione di quanto Gesù ha fatto nell’ultima cena. Ha voluto attorno a sé i suoi amici. Ma il suo rapporto di amicizia è turbato: c’è in corso un tradimento. Giuda tradisce e va via. Il tradimento è opera di satana (“il divisore”), colui che rompe l’unità e toglie la pace. Fare memoria è riconoscere l’attualità di quanto è accaduto in quella cena. Tutto è avvenuto per me, per te, ed ha ancora valore. Tutto quello può accadere ancora oggi.

Gesù non si allontana, nonostante il tradimento di Giuda, nonostante i nostri tradimenti. E’ come il padre della parabola del Figliol prodigo che non si stanca di aspettare alla porta il ritorno del figlio. Il suo cuore non smette di battere, rimane “padre”, anche quando il figlio va via di casa. La sua fedeltà non ha limiti. Il padre tradito, umiliato ed offeso, non smette di essere padre. Non si vendica, vuole il bene del figlio. Aspetta il suo ritorno nella speranza che si ravveda. E’ un padre che ama il figlio, lo rispetta affidandosi alla sua libertà.

Gesù rimane con noi. Nella seconda lettura (I Cor 11,23-26) San Paolo richiama i gesti significativi compiuti in quell’ultima cena: Gesù sceglie il pane ed il vino come segno reale di ciò che sta per compiere. Ed assicura: “Ogni volta che mangerete questo pane e berrete al calice, voi annunziate la morte del Signore”. In questo modo si realizza la sua promessa: “Ecco io sono voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”. Quella di Gesù è una presenza rassicuratrice, non più limitata dallo spazio e dal tempo. Gesù è presente ovunque c’è una feritoia attraverso cui possa entrare. Ovunque c’è anche un cuore arido e freddo pronto ad accoglierlo. E’ presente ove l’uomo, smarrito e disorientato, è offeso, umiliato e condannato. E’ presente ovunque l’uomo ha bisogno di Lui e gli apre la porta del suo cuore.

Il Signore si fa presente in questa celebrazione eucaristica in questa Casa Circondariale. Non vuole che alcuno si perda definitivamente. Non vuole vedere nessuno morire sotto i colpi della rassegnazione e dello sconforto. Il suo sguardo si posa su ciascuno. E anche se c’è ancora da trascorrere del tempo qui dentro, anche se c’è ancora una colpa da espiare, il Signore resta vicino nella sofferenza e nella solitudine della cella. Vuole che riscopriate la luce del bene, che troviate la forza di chiedere perdono a chi avete offeso e che perdoniate a colui dal quale avete ricevuto offesa. Questo è anche tempo di ravvedimento e di conversione.

: non conservate nel vostro cuore propositi di vendetta. Con la violenza non si risolve nulla. Le armi portano solo morte, distruzione. Esse sono fatte per la morte e non per la vita. E’ la non violenza a vincere. Farsi ragione da soli e mettersi al sopra della legge non è la via da seguire. Sappiate che la sicurezza non è affatto assicurata dal possesso delle armi. Il Signore continua a scommettere su di voi, continua a soffrire e a morire. Ma a tutti e a ciascuno chiede amore, chiede di lottare contro gli egoismi e le chiusure. Anche in questo luogo. Mettere al primo posto sempre il bene altrui più che il proprio: è questa la scelta vincente.

Gesù lava i piedi, abbassandosi e piegandosi davanti a noi. Ecco l’umiltà di un Dio che ama veramente, indicandoci la via da seguire. Egli vuole togliere il marcio: c’è troppo fango in noi e nel mondo in cui viviamo. E’ il fango del peccato, del male morale. E’ il peccato a rendere impuri, è l’amore sbagliato, l’amore di sé, il rifiuto di Dio e dell’altro. Il peccato è ciò che si crede amore, ma amore non è, ciò che si riveste di altruismo, ma nasconde gl’interessi dell’io. Il peccato mette il proprio “Io” al posto di Dio, porta a farsi giudici del bene e del male, a decidere della vita dell’altro, a farsi padrone del futuro degli altri, a comportarsi con arroganza, a sottomettere gli altri a se stessi, a mettere al primo posto la bramosia del denaro, il guadagno ad ogni costo. E’ peccato cercare il benessere, volendo la morte dell’altro, è procurarsi il “pane sporco” attraverso vie illecite. Il peccato è far danno all’ambiente, ai beni altrui, è procurarsi ingiusta ricchezza per vie illecite (estorsioni, pizzo, spaccio di stupefacenti, usura). E’ fare male alla propria famiglia, al proprio paese. E’ non riconoscere altra legge al di sopra di sé. Quando si fa così, non è possibile ovviamente alcuna comunione con Dio e la partecipazione all’Eucaristia è vana, è sacrilega e profanazione del Corpo di Gesù.

Chi desidera sedersi alla mensa con Gesù deve prima lasciarsi lavare, riconoscendo lo sporco che c’è in noi: “se non ti laverò, non avrai parte con me” (Gv 13, 8). Pietro pensava prima alla pulizia del corpo. Più tardi, però, dopo aver rinnegato Gesù per tre volte, capisce che aveva bisogno di essere interiormente purificato. Per aver parte con Gesù era necessario lasciarsi lavare da Lui. Gesù parla dal punto di vista spirituale. Rivolgendosi a Giuda, dice che non tutti sono puri e Giuda non lo è per il peccato di infedeltà. Il suo “bacio” è tradimento non un gesto di amicizia. Ed il tradimento dell’amico uccide se stessi prima ancora che l’amico. Ma quel Gesù tradito venuto a salvare dalla morte e a ridonare la vita è capace di dare la vita anche a Giuda.

Gesù che lava i piedi manifesta il suo amore verso i discepoli. Un amore, il suo, che si esprime nel perdono dei peccati. Il perdono è un dono di amore che Gesù vuol fare a tutti. Senza il perdono non è possibile ‘aver parte con Lui’.

Che cosa significa per noi lasciarci lavare da Gesù per essere ‘mondi’ e avere parte con lui? Come Gesù può lavarci completamente?

La lavanda dei piedi è un gesto di purificazione di tutta la persona, espressione del desiderio di Gesù di metterci in condizione di vivere con Lui un rapporto di amicizia, di servizio e di fraternità. Per vivere bene la vita occorre fare proprio il Vangelo del servizio e del lavarsi i piedi l’uno con l’altro.

Partecipiamo in raccoglimento alla Cena del Signore. L’Eucaristia è comunione con Lui: è vera la comunione con Lui, quando si vive la comunione con gli altri.

♰ Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

 

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